La fiducia è il fondamento invisibile che lega le persone, permettendo di costruire legami profondi e autentici in ogni ambito della vita: familiare, d'amore o di amicizia. Tuttavia, fidarsi non è sempre semplice, poiché esperienze dolorose, situazioni difficili o ferite emotive ancora aperte possono compromettere questa capacità. La persona che non si fida, infatti, vive spesso in uno stato di costante sospettosità, percependo nelle intenzioni altrui potenziali minacce o inganni. Questo atteggiamento porta a evitare legami profondi, contribuendo a una spirale negativa di solitudine, isolamento e ansia, che mina la propria autostima e la qualità della vita.

Che Cos'è la Mancanza di Fiducia?
La mancanza di fiducia è una condizione emotiva caratterizzata dalla difficoltà o incapacità di credere nelle intenzioni e nei comportamenti altrui. Questa condizione può essere diretta verso una persona specifica, come un partner o un amico, oppure estendersi a un gruppo più ampio o alla società in generale. Chi vive in uno stato di sfiducia tende a percepire il mondo come un luogo insicuro e imprevedibile, sviluppando un senso di vulnerabilità e un bisogno costante di proteggersi. Questa condizione nasce spesso da esperienze negative, come delusioni, tradimenti o traumi emotivi. È un processo che si costruisce nel tempo attraverso esperienze positive e comportamenti coerenti. Se le ferite che causano la mancanza di fiducia non vengono affrontate, si trasformano in un filtro distorto attraverso cui si osserva il mondo, rendendo difficile accettare la possibilità che qualcuno possa essere affidabile. Questo atteggiamento può evolvere in una forma di autosabotaggio relazionale, poiché chi lo vive finisce per privarsi di una delle esperienze umane più gratificanti: la connessione con gli altri.
Segnali della Mancanza di Fiducia Negli Altri
Riconoscere i segnali della mancanza di fiducia è il primo passo per affrontarla. Esistono diversi comportamenti tipici che possono indicare la presenza di questo problema:
- Diffidenza e sospetto: Una persona con problemi di fiducia fatica a interpretare le azioni altrui senza mettere in dubbio le loro intenzioni. Si concentra sugli aspetti negativi, mentre chi ha rapporti più sani tende a vedere i lati positivi.
- Necessità di controllo: Spesso si manifesta un bisogno di sorvegliare gli altri per ridurre l’incertezza e mettere alla prova la loro lealtà. Un esempio tipico è il controllo del telefono del partner, che nasce dalla paura di essere traditi o ingannati.
- Isolamento: La paura di essere feriti porta a mantenere un atteggiamento distante e a evitare situazioni di vulnerabilità emotiva. L'isolamento tende a essere una conseguenza ricorrente della mancanza di fiducia negli altri.
- Richiesta continua di rassicurazioni: C'è un bisogno costante di conferme sulle intenzioni e sulla lealtà degli altri.
- Evitamento dell'intimità: Quando raccontiamo cose intime di noi stessi, ci mostriamo vulnerabili. Se si sente di non potersi fidare delle persone, è normale che si eviti questa vulnerabilità a tutti i costi.
- Serbare rancore: Un altro segno che indica problemi di fiducia è il fatto di serbare rancore nei confronti di altre persone, e soprattutto di non dimenticare il male causato da altri.
- Mancanza di comunicazione autentica: Non dire quello che si pensa veramente perché condividere il proprio mondo interiore richiede fiducia reciproca.
- Difficoltà nell'impegno: Se si hanno difficoltà a impegnarsi con altre persone, questo può essere un segno che si tende a perdere fiducia negli altri.
- Paura dell'abbandono: Vivere nella paura di essere abbandonati o rifiutati dagli altri è un altro segno di mancanza di fiducia.
Questi atteggiamenti indicano un disagio profondo e possono ostacolare la possibilità di costruire relazioni appaganti.
Tipi di Fiducia e le Loro Implicazioni
La fiducia non è un concetto monolitico, ma può essere suddivisa in tre tipi principali, ciascuno dei quali svolge un ruolo fondamentale nelle relazioni personali e sociali, e capire quale sia stato compromesso aiuta a individuare strategie specifiche per ricostruirla.
- Fiducia di base: Questa forma di fiducia si sviluppa nella prima infanzia attraverso l’attaccamento con i caregiver. Se un bambino riceve cure coerenti e affettuose, impara che il mondo è un luogo sicuro e prevedibile. Questa fiducia primordiale è la base su cui si costruiscono tutte le relazioni future.
- Fiducia interpersonale: È la fiducia che nutriamo verso le persone con cui interagiamo quotidianamente, come familiari, amici o colleghi. È un processo dinamico che si evolve nel tempo, influenzato dalle esperienze dirette e dalla coerenza dei comportamenti altrui.
- Fiducia sistemica: Riguarda la fiducia nei confronti di istituzioni, comunità o regole sociali. È la convinzione che le strutture che governano la nostra vita - dalle leggi alle organizzazioni - siano giuste e affidabili. Quando questa fiducia è compromessa, si può sviluppare un senso di alienazione e disillusione verso la società.

Cause Profonde della Mancanza di Fiducia
Le radici della mancanza di fiducia sono spesso profonde e si sviluppano a seguito di esperienze difficili o dolorose. Ogni storia personale è unica, ma alcune situazioni ricorrenti possono essere considerate tra le cause principali. Le ricerche suggeriscono che la mancanza di fiducia è spesso causata da esperienze sociali.
- Esperienze infantili e attaccamento: La fiducia inizia a formarsi nei primi giorni di vita, quando i bambini scoprono le relazioni con i genitori e con le persone a loro più vicine. La mancanza di un ambiente familiare sicuro e di figure di riferimento stabili può generare diffidenza cronica, rendendo più difficile costruire legami basati sulla fiducia. Gli individui che crescono con una famiglia e degli amici che li sostengono e si fidano possono avere maggiori probabilità di fidarsi degli altri in età adulta. Un’infanzia caratterizzata da incertezze o da relazioni poco affidabili è una causa frequente.
- Traumi e tradimenti passati: I tradimenti passati lasciano segni indelebili: un’amicizia tradita o un partner infedele possono minare la capacità di credere negli altri. In simili circostanze, imparare a perdonare ma allontanarsi è un passo importante per il processo di guarigione. Anche i traumi emotivi, come abusi o perdite improvvise, accentuano la paura del tradimento e del rifiuto, portando spesso a chiusure emotive.
- Paura della vulnerabilità: Aprirsi agli altri e fidarsi implica un rischio: la possibilità di essere delusi, rifiutati o feriti. Questo timore, se eccessivo, può bloccare la capacità di stabilire connessioni autentiche.
- Bassa autostima e insicurezza: La bassa autostima e l’insicurezza sono due facce di una persona che non crede in se stessa e che vive nel timore costante del giudizio altrui. L’autostima si fonda su un giudizio valutativo di sé rispetto ai successi ottenuti e alle proprie aspettative ed è anche influenzata da ciò che gli altri pensano di noi. Insicurezza è uno stato d’animo che porta una persona a percepirsi inadeguata e non all’altezza dei compiti da gestire. Essa dubita dei propri pensieri e decisioni e teme le conseguenze negative di ciò che ha fatto o dovrà compiere. Chi nutre bassa autostima e insicurezza non fa altro che ascoltare gli standard sempre più elevati che la società impone; si paragona sempre agli altri reputandoli superiori, oppure ascolta il “giudice interno” che si esprime sempre con voce petulante e giudicante. La bassa autostima, ad esempio, può alimentare la convinzione di non meritare fiducia o di essere inevitabilmente traditi.
- Esperienze di rifiuto o bullismo: Anche il bullismo o il rifiuto sociale possono contribuire ai problemi di fiducia sia nell'infanzia che nell'età adulta.
- Personalità: Alcuni tratti della personalità possono contribuire alla mancanza di fiducia negli altri, rendendo più difficile per l'individuo aprirsi e credere nell'affidabilità altrui.
Il bambino sull'aereo - Un racconto sulla fiducia
Comprendere queste cause è il primo passo per affrontare la sfiducia e lavorare su sé stessi.
La Sfiducia nelle Diverse Relazioni
La mancanza di fiducia si manifesta in modo differente a seconda del tipo di relazione, ma i suoi effetti sono sempre deleteri per il benessere emotivo dell'individuo e per la qualità dei suoi legami.
Mancanza di Fiducia in Amicizia
In amicizia, la sfiducia crea una barriera invisibile tra le persone, impedendo la creazione di legami profondi e significativi. Senza fiducia, è difficile condividere le proprie vulnerabilità, aprirsi o affidarsi agli altri, privando così il rapporto del sostegno reciproco che lo rende speciale. Col tempo, questa distanza emotiva può alimentare una visione cinica delle intenzioni altrui, portando a percepire le amicizie come fragili o opportunistiche. Questa dinamica può spingere chi vive nella sfiducia a evitare di investire tempo ed energie nelle relazioni, temendo di essere tradito o deluso. Ne consegue un senso di isolamento che rafforza l’idea che non ci si possa fidare di nessuno, chiudendo ulteriormente le porte a nuove connessioni.
Mancanza di Fiducia nella Coppia
Nella coppia, la fiducia è essenziale perché la relazione sia sana e duratura. Quando viene meno, il rapporto diventa instabile e conflittuale: le incomprensioni si amplificano, spesso accompagnate da gelosie e controlli ossessivi. Nei casi più estremi, la sfiducia alimenta dinamiche tossiche, come bugie o manipolazioni. La fiducia è connessa con la perdita del controllo perché il fidarsi implica la possibilità di un tradimento, altrimenti sarebbe certezza, ma essere certi nelle relazioni umane è impossibile.
Un episodio specifico che può generare insicurezza è il contatto con una persona con cui si frequentava prima, soprattutto se l'idea che il partner fosse interessato a incontrare un'ex frequentazione può generare insicurezza. Questo può lasciare una ferita aperta, tanto che, nonostante sia passato del tempo e il partner abbia chiuso ogni contatto con questa persona, il pensiero torna periodicamente e porta a sollevare la questione, causando nuove discussioni. Questo comportamento può essere visto come una forma di controllo o rassicurazione, mossa dal bisogno di avere conferme, di placare l’ansia e il dubbio. Il problema è che, più si cercano rassicurazioni, più la mente tende a mettere in discussione anche le conferme ricevute. Si entra così in un circolo vizioso in cui ogni risposta non sembra mai abbastanza solida da far sentire al sicuro, e il bisogno di “riaprire il caso” diventa una trappola che alimenta l'insicurezza stessa.
In una relazione in cui un partner manifesta ambiguità o comportamenti sfuggenti, come allontanarsi e poi riapparire più volte senza un chiaro motivo, è naturale che il senso di fiducia venga minato. Ad esempio, se un partner esce da una lunga relazione e mostra incertezza, o se ci sono stati episodi di "tira e molla", la persona che subisce questi comportamenti può sentirsi confusa, delusa e con la fiducia compromessa. Il comportamento di aperto disinteresse del partner anaffettivo porta l’altra persona ad avere dei dubbi sui sentimenti che sono investiti nella relazione dalle due parti. Questo può indurre a sentirsi inadeguati, trascurati e poco amati, anche se il partner anaffettivo può essere concentrato su se stesso e il lavoro, e ignorare o ferire senza preoccuparsi della sofferenza che sta procurando.
L'Anaffettività e le Sue Conseguenze
Un aspetto strettamente correlato alla mancanza di fiducia è l'anaffettività, una condizione in cui una persona è incapace di provare e/o esternare sentimenti di affetto. Questa condizione può dipendere da diversi fattori, non sempre di natura patologica, e spesso affonda le radici nel vissuto dell’individuo, condizionando tutti gli aspetti della sua vita. "Evitare le emozioni per non lasciarsi ferire: questa può essere, in estrema sintesi, la strategia che inconsapevolmente mette in atto una persona anaffettiva", spiega la dottoressa Chiara Bastelli. "In genere", continua, "chi ha questo disturbo risulta freddo, distaccato e distante. Nei casi più complessi, l’anaffettivo rifiuta il contatto fisico, anche al punto da accusare evidente disagio e imbarazzo quando viene toccato o abbracciato".
Individuare l’anaffettività non è sempre facile perché è complesso "distinguere un comportamento da un tratto patologico e molte volte la questione viene liquidata con un semplice ‘è fatto così’: ci vuole una frequentazione lunga, a volte anni, per capire la natura di una persona". Tuttavia, esistono delle caratteristiche ricorrenti: "Solo il lavoro, ciò che più è distante dalle emozioni e dall’intimità, sembra appassionare un anaffettivo, ma solo perché non rappresenta un pericolo".
In psicologia l’anaffettività non è una patologia, ma un sintomo, spesso conseguenza di un vissuto personale, anche molto lontano nel tempo, che impedisce di vivere serenamente la propria emotività: subire un trauma da piccoli o crescere con una madre anaffettiva sono tutte situazioni che possono portare a chiudersi, a “congelare” le proprie emozioni e a imparare a non esprimerle per non soffrire. Queste esperienze dolorose fanno sì che chi le vive diventi incapace di nutrire sentimenti oppure che, pur provandoli, non riesca a manifestarli per paura di restare ferito. L’anaffettività, dunque, è un meccanismo di difesa inconscio che la persona mette in atto, in modo automatico e inconsapevole, per proteggersi dal dolore che il contatto con la sua emotività gli procurerebbe.
Non esistono specifiche legate al genere per l'anaffettività, ma stereotipi sociali possono influenzare la sua percezione. Ad esempio, "fin dai tempi antichi gli uomini sono chiamati a dimostrare di essere forti e indipendenti per motivi sociali e culturali. Un soggetto anaffettivo potrebbe quindi più facilmente essere un uomo e non una donna". Nella realtà, l’anaffettività riguarda l’individuo e coinvolge ogni sfera della vita. Crescere con un genitore anaffettivo è sempre complesso, che si tratti della madre o del padre, e può condurre a sviluppare sentimenti di scarsa autostima e di insufficienza personale.
Interagire con una persona anaffettiva non è semplice "perché, difendendosi dal provare emozioni, l’anaffettivo non riesce a mettersi in contatto con gli altri e preferisce trincerarsi dietro un muro di razionalità, silenzio e ragionamenti logici. Chi prova a stare al suo fianco finirà per sentirsi spesso disorientato, perso nella solitudine nonostante la vicinanza fisica". Un partner anaffettivo risulterà freddo, distante, poco empatico, concentrato su se stesso, spesso dedito al lavoro in maniera esasperata, incapace di aprirsi completamente e cieco ai bisogni emotivi di chi gli sta vicino. Potrebbe tradire senza provare alcun rimorso o senso di colpa oppure ignorare o ferire senza preoccuparsi della sofferenza che sta procurando.
Il Disturbo Evitante di Personalità (DEP)
Il Disturbo Evitante di Personalità (AvPD o DEP) è una condizione complessa caratterizzata da inibizione sociale pervasiva, accompagnata da sentimenti di inadeguatezza e una ipersensibilità al giudizio negativo. Questi soggetti, pur desiderando fortemente instaurare delle relazioni, poter avere un partner e condividere esperienze, si mantengono ai margini, rinunciando alla carriera per non essere sottoposti al giudizio altrui e non hanno un gruppo di amici con i quali uscire la sera.

Recenti ricerche stimano una prevalenza globale di circa 2,7%, con variazioni significative tra i diversi contesti culturali. Il concetto di intersezionalità è un aspetto fondamentale per comprendere l’AvPD: elementi come genere, etnia, status socioeconomico e cultura influenzano l’espressione di questo disturbo, l’accesso alle cure e l’efficacia degli interventi. Ad esempio, le donne tendono a manifestare sintomi evitanti più intensi, probabilmente a causa delle maggiori pressioni sociali e aspettative di adeguamento.
Studi sui gemelli suggeriscono che l’AvPD condivide con il disturbo d’ansia sociale (SAD) una vulnerabilità genetica comune. Le esperienze infantili caratterizzate da trascuratezza emotiva, eccessive critiche o stili educativi disfunzionali sono fortemente implicate nello sviluppo di tratti evitanti. I modelli di pensiero che si formano in questi anni fungono da mediatori tra le esperienze infantili e l’insorgenza del disturbo in età adulta.
Evitare emozioni, pensieri o sensazioni spiacevoli è un comportamento chiave che mantiene il disturbo. Questa strategia aumenta la vulnerabilità allo sviluppo di AvPD e di altri disturbi internalizzanti. Sono inoltre comuni le comorbidità con disturbi d’ansia e panico. È stata infatti evidenziata una co-occorrenza tra AvPD, disturbo di panico e ansia sociale. Recenti ricerche sottolineano che anche il corpo gioca un ruolo importante: chi presenta tratti evitanti tende ad avere un battito cardiaco più rapido quando affronta situazioni di stress psicologico.
Il disturbo compromette il funzionamento sociale, affettivo e lavorativo. Il ritiro sociale può svilupparsi in concomitanza con disturbi depressivi, ansia sociale, agorafobia e dipendenze. Quando si trovano a confrontarsi con le altre persone vivono il disagio della sensazione di non essere visti, di non essere considerati, alla stregua di persone di poco valore; questa esperienza favorisce il mantenimento della convinzione di valere poco e di non avere abilità sufficienti a stabilire e mantenere una pur minima relazione. Ricorrono, quindi, all’evitamento come unico comportamento autoprotettivo da ciò che provoca malessere, dalle proprie emozioni negative; tale comportamento non permette loro di sviluppare quelle risorse ed abilità necessarie nelle relazioni, così come la capacità di venire a contatto con le proprie emozioni.
Per poter vivere sensazioni positive e gratificanti, anche se momentanee, coltivano interessi ed attività solitarie (es. musica, lettura, chat) che non implicano necessariamente un contatto con gli altri; in alcuni casi ricorrono anche all’uso di sostanze, in particolare dell’alcool, per sedare il malessere interiore ritagliandosi così una parentesi di piacere virtuale.
Quando riescono a stabilire una relazione, in genere, le persone con DEP tendono ad assumere un atteggiamento sottomesso per il timore di perderla e di ritornare ad essere soli; si attaccano, quindi, con tenacia all’altra persona assecondandola per evitare il rifiuto temuto. L’evitante si sente diverso ed inadeguato rispetto agli altri e considera questa condizione come immutabile. Tende allora a restare solo, a casa, in famiglia, lontano dal mondo, con la sensazione che la vita non possa riservargli piacevoli sorprese.
Alcuni autori sostengono che aspetti evitanti appaiono precocemente e derivano in parte da fattori biologici temperamentali innati. Sono state descritte come altri possibili fattori di rischio, infatti, storie di abusi fisici, storie di rifiuto da parte dei genitori, atteggiamenti che vengono rinforzati dal rifiuto dei coetanei, precoci esperienze di vita che hanno condotto ad un esagerato desiderio di accettazione e ad un’intolleranza alle critiche. Diversi pazienti riescono a mantenere un discreto funzionamento sociale e lavorativo, organizzando il loro stile di vita in un ambiente familiare e protetto. Tendono a mantenere il proprio lavoro negandosi ambizioni di carriera e quindi di confronto; si limitano a vivere le ristrette relazioni abituali, generalmente quelle familiari. Se il loro sistema di supporto cede, tuttavia, vanno incontro a depressione, ansia e collera. L’umore depresso è una delle motivazioni che può spingere il paziente a richiedere l’intervento psicologico. Tale aspetto sintomatologico può diventare anche molto serio, per sfociare anche in ideazione suicidaria. Per affrontare il malessere legato all’ansia o alla depressione, a volte i pazienti evitanti possono fare uso di sostanze, in particolare di alcolici; tale abitudine a volte può assumere le caratteristiche di una vera e propria condotta di abuso, che va ad accrescere l’isolamento del paziente che vede la propria immagine e la propria autostima crollare inesorabilmente.
Il nucleo centrale del disturbo evitante è la sensazione dolorosa di non riuscire a condividere l’esperienza con gli altri e ad appartenere ai gruppi. Tale sensazione di distacco interpersonale viene favorita e mantenuta dalla difficoltà che i pazienti hanno nel monitoraggio metacognitivo, ovvero nel riconoscere e descrivere le proprie emozioni e i propri pensieri. In particolare, la difficoltà ad identificare gli stati interni, si accompagna alla tendenza a creare cicli interpersonali quando i pazienti entrano in contatto con gli altri: possono sentirsi inadeguati e per questo esclusi (“Quando le persone capiscono chi sono, mi evitano”); possono sentirsi distaccati (“Non capisco gli altri e gli altri non capiscono me”) o costretti nelle relazioni (“Sono costretto a tollerare la presenza degli altri”). Durante l’intero trattamento sarà necessario riconoscere e modulare i cicli interpersonali.
Come Superare la Mancanza di Fiducia e Ricostruire i Legami
Superare i problemi di fiducia richiede tempo, introspezione e un impegno attivo. La strada verso la ricostruzione della fiducia, sia in sé stessi che negli altri, è un percorso graduale che richiede consapevolezza e strumenti adeguati.
Accettazione e Consapevolezza
Un primo passo fondamentale è distinguere il passato dal presente. Le esperienze negative precedenti non devono definire le relazioni attuali. Riconoscere il proprio vissuto emotivo senza giudicarlo è cruciale. È comprensibile che episodi che hanno ferito abbiano risvegliato insicurezze e dubbi, e la reazione è una risposta naturale a un'esperienza dolorosa. Spesso, quando non ci si fida del partner, il bisogno di controllo e la paura del tradimento possono prendere il sopravvento. Tuttavia, è altrettanto cruciale chiedersi: come possiamo ricostruire la fiducia?
Comunicazione Aperta e Onesta
La comunicazione aperta è un elemento essenziale. Esprimere i propri timori e le proprie insicurezze, senza accusare l’altro, favorisce la comprensione reciproca. Un percorso utile è quello di comunicare apertamente con il proprio compagno, ma non più attraverso il confronto legato all'episodio, bensì esplorando insieme il tema della fiducia. Il dialogo onesto e vulnerabile, dove entrambi possano esprimere i propri bisogni e paure senza accusarsi a vicenda, è un approccio che può aiutare a ricostruire la fiducia.
Lavoro Personale sull'Autostima e l'Insicurezza
Lavorare su sé stessi è altrettanto importante. Coltivare l’autostima e la consapevolezza personale permette di ridurre le proiezioni negative sugli altri. Spesso, la fiducia nel partner è riflessa anche dalla sicurezza che proviamo dentro di noi. Chi nutre bassa autostima e insicurezza non fa altro che ascoltare gli standard sempre più elevati che la società impone; si paragona sempre agli altri reputandoli superiori, oppure ascolta il “giudice interno” che si esprime sempre con voce petulante e giudicante. Dare una svolta alla bassa autostima e insicurezza di fondo, oltre che evitare quelle caratteristiche negative enunciate precedentemente, si può fare servizio di suggerimenti per riarmonizzare la propria vita. Questi suggerimenti sono stati adottati dalla stragrande maggioranza di persone che hanno superato tale limitazione psicologica e che hanno sprigionato dei successi a livello personale e professionale. Tra questi, vi è l'attuazione del principio del co.co.mi. (collaborazione, coesistenza, mitigazione), che suggerisce che andare d'accordo o meno con gli altri dipende da come si sono instaurate le relazioni, non solo da te o solamente dall’altro.
Parallelamente, può essere utile un lavoro personale sulla gestione della gelosia e dell’insicurezza. Sentirsi più sicuri di sé e della relazione potrebbe aiutare a vivere con maggiore serenità. È importante ricordare che, sebbene la sfiducia possa essere una reazione naturale a situazioni ambigue, è essenziale evitare che essa diventi un ostacolo costante nella relazione.
Il Ruolo del Perdono e dei Piccoli Passi
La fiducia non è uno stato fisso, ma un processo dinamico che si evolve nel tempo. Costruirla richiede piccoli passi e gesti quotidiani che rafforzano il senso di sicurezza e affidabilità reciproca. Allo stesso modo, imparare a perdonare è un elemento chiave. Nessuno è perfetto, e occasionali errori o incomprensioni sono inevitabili in ogni relazione. Iniziare con piccoli passi, trovando piccoli modi per ricominciare a fidarsi delle persone, è fondamentale. La fiducia è di solito una cosa graduale, tende a crescere a piccoli passi. Rimanere positivi, invece di concentrarsi sugli aspetti negativi quando si è in compagnia, cercando di essere più ottimisti. Imparare a dire la propria opinione: la tendenza a nascondere i propri sentimenti, emozioni o pensieri può rendere diffidenti nei confronti degli altri.
L'Importanza del Supporto Professionale
Quando i problemi di fiducia sono profondamente radicati, il supporto di un professionista può fare la differenza. Le nuove psicoterapie efficaci insegnano a stare bene con se stessi, con gli altri e il mondo, intervenendo là dove la persona s’era bloccata. Chi invece aveva avuto delle difficoltà contestuali, riesce a disinnescare paure e incertezze limitanti. Oggi esistono diverse psicoterapie che in tempi brevi riescono ad annullare gli effetti deleteri delle persone che hanno costruito la loro esistenza sulla sfiducia in se stessi e sulla loro arrendevolezza. Tali psicoterapie rafforzano il senso di fiducia e aiutano a sperimentare dei successi nella vita e nella professione, a tal punto da incrementare il senso di efficacia, la percezione positiva di se stessi e il loro valore in termini di personalità.
Un approccio efficace è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che aiuta a identificare i pensieri disfunzionali legati alla fiducia e a sostituirli con schemi più realistici e positivi. La Schema Therapy lavora sulla modificazione di schemi legati a esperienze infantili di rifiuto o trascuratezza, affrontando temi come l’autocritica, la paura del giudizio e il perfezionismo. La TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale) è specificamente indicata per i disturbi di personalità, inclusa l’AvPD, e si focalizza sullo sviluppo di una rappresentazione integrata del sé e una maggiore consapevolezza metacognitiva, distinguendo tra pensieri e realtà. L’integrazione di CBT e TMI può risultare particolarmente utile nei casi complessi e in presenza di comorbidità, come il disturbo d’ansia sociale (SAD). Il trattamento farmacologico viene usato in determinate fasi del trattamento e in combinazione con altri interventi, per gestire aspetti sintomatici come ansia e depressione.
Colloqui psicologici hanno anche lo scopo di curare sé stessi. Se la diffidenza verso gli altri è un problema generale, è consigliabile affrontarla al più presto. Affrontare questa difficoltà con un professionista è cruciale, specialmente se si nota che in qualche modo si è imparato che è meglio, più sicuro, non fidarsi e forse non affidarsi, e che questo apprendimento ora sta interferendo con la propria relazione di coppia. La terapia online offre un supporto accessibile e flessibile, permettendo di affrontare le difficoltà emotive con l’aiuto di professionisti qualificati. Con impegno e pazienza, superare la mancanza di fiducia è possibile.