Il suono di un gettone che cade nella fessura, il rumore dei dischi che scorrono durante la selezione, le luci colorate e i brani che partono da quella irresistibile “macchina musicale”. Era questo lo spettacolo suggestivo messo in scena dal jukebox, la “scatola magica” che fece sognare giovani e non solo, spopolando nei bar e prendendo la scena di film e serie. Protagonista assoluto dell’intrattenimento, non poteva mancare nei locali. Attorno a quell’accessorio nascevano amicizie e amori, simbolo di aggregazione e di divertimento, trasformandolo in un vero fenomeno di costume. L’imponente diffusione del jukebox fu direttamente proporzionale alla portata rivoluzionaria che ebbe dal punto di vista sociale ma anche musicale: per la prima volta si potevano scegliere e ascoltare brani in ogni luogo, per di più ballandoci intorno. Una nuova modalità di socializzazione, dunque, tramite un nuovo modo di fruizione musicale. Importante anche l’impatto che questa storica invenzione ebbe sul mercato discografico, divenendo spesso canale privilegiato di nuovi singoli che arrivavano ai giovani magari in un bar in riva al mare in un assolato pomeriggio d’estate. Gli antenati dei cd e dello streaming crearono un immaginario intramontabile, di atmosfere festose e fluorescenti, come i tubi che caratterizzavano certi modelli e che contribuirono a creare uno dei pezzi di modernariato ancora oggi più ambiti. Il jukebox non fu solo un’invenzione o una novità, fu un vero uragano di innovazione. La produzione e la fruizione massicce ebbero un impatto dalla forte eco sociale, culturale, musicale ed economica.
Le Origini e l'Evoluzione della Selezione Musicale Automatica
La storia del jukebox affonda le radici già nell’Ottocento. Il primo prototipo, infatti, fu inventato da Louis Glass e William S. Arnold nel 1890. Si trattava di un fonografo che veniva alimentato da monete e che emetteva musica da una sorta di tubi. Se la musica automatica esisteva già nel XIX secolo, bisognerà attendere il 1906 per avere la funzione di selezione musicale nella forma di dischi da grammofono: fu la John Gabel Company che presentò un giradischi a moneta con cambiadischi automatico, il Gabel Automatic Entertainer. In questo strumento, che come tutti i giradischi dell’epoca doveva essere caricato a manovella, il suono usciva da un altoparlante a corno. Solo nel 1920 ci sarà l’evoluzione verso il vero jukebox, grazie all’arrivo dei dischi registrati e suonati elettricamente. Il cuore del jukebox era il sistema di cambio per mezzo del quale i dischi venivano accatastati, estratti per essere suonati sul piatto e poi riposti. Ognuna delle maggiori case produttrici sviluppò un suo particolare sistema: a cominciare dalla Wurlitzer, che fece del cambiadischi in mostra la sua caratteristica, seguita per alcuni periodi anche dalle altre industrie; usava il sistema “Simplex”, con il quale i dischi erano tenuti in ripiani, quando uno di questi veniva selezionato ruotava sopra il piatto che si alzava, prendeva il disco e lo portava fino al braccio della puntina che si spostava sopra il disco facendolo suonare. La Rock-Ola aveva un sistema “Multi-selector” molto simile a quello della Wurlitzer mentre la Seeburg usava un meccanismo “Freborg”, che permetteva di far scivolare i dischi fuori dal portadischi fino al piatto. Infine la Ami, il cui cambiadischi si rivelò talmente efficiente che durò fino alla seconda metà degli anni 50: i dischi venivano accatastati in un portadischi fisso, a rastrelliera, e venivano estratti da un braccio meccanico che li posizionava sul piatto.

I Grandi Marchi e l'Era d'Oro del Jukebox
Il periodo tra gli anni '30 e gli anni '60 vide l'ascesa dei grandi produttori che definirono l'estetica e la tecnologia dei jukebox. Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola e, in misura minore, Ami furono le grandi case produttrici che dal 1930 al 1960 immisero nel mercato americano numerosi esemplari. I primi apparecchi erano in legno e contenevano 12 dischi 78 giri. Fu la Wurlitzer che dopo il suo primo modello del 1933, segnò il record di vendite mai più eguagliato nella storia: esattamente ottant'anni fa, nel 1936, vendette ben quarantamila jukeboxes. Ben presto anche gli altri due colossi del settore, la Seeburg e la Rock-Ola, si allinearono e iniziarono a produrre numerosi apparecchi. L'apice fu raggiunto negli anni '40/'50, quando il jukebox invase i locali e i luoghi di aggregazione, diventando la colonna sonora di giorni nuovi e densi, anticipatori di lotte sconosciute e di sconfitte, di speranze incoscienti e di fallimenti. Nel 1936 le maggiori case produttrici (Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola, Ami), immisero nel mercato americano ben 40.000 esemplari. I bar e i diners dell’America degli anni '50 e '60 non potevano non avere quella spettacolare scatola sonora e la musica al prezzo di un nichelino divenne uno dei passatempi preferiti della vita americana dell’epoca.

Seeburg: Innovazione, Design Iconico e Meccaniche Raffinate
Seeburg fu un produttore americano di jukebox fondato nel 1902 da Justus P. Seeburg a Chicago, Illinois. L'azienda iniziò come produttrice di rulli per pianoforti automatici e in seguito si espanse a organi per teatri. Nel corso degli anni '30 e '40, Seeburg continuò a innovare e sviluppare vari modelli di jukebox con nuove tecnologie, come la selezione di 100 canzoni e la capacità di riprodurre più dischi. Negli anni '50 e '60, Seeburg rilasciò alcuni jukebox iconici, come il 'Select-O-Matic 100' e il 'Discotheque', entrambi noti per il loro design futuristico e la grande capacità di dischi. Seeburg è ancora considerata uno dei produttori di jukebox più iconici del XX secolo, grazie alle loro tecnologie rivoluzionarie e al design innovativo dei loro jukebox. Le loro macchine sono ancora molto ricercate da collezionisti e appassionati di tecnologia retrò e cultura musicale.
Un esempio lampante dell'innovazione e del fascino Seeburg è rappresentato dal modello presentato nel 1953: il Seeburg 100W, soprannominato "Arlecchino" per via delle sue bellissime colonnine illuminate multicolore. Questo modello si distingueva principalmente per la sua estetica accattivante e distintiva. A differenza dei suoi predecessori degli anni '52, come il Seeburg 100G e il Seeburg 100C, il 100W manteneva la stessa meccanica e amplificazione, ereditando le affidabili soluzioni tecniche dei modelli precedenti. Il cuore del sistema era il meccanismo "Select-O-Matic" a 100 selezioni. In questi apparecchi, i dischi erano posizionati verticalmente, e la grande cartelliera dei 100 titoli era sempre organizzata e divisa in 6 generi musicali, facilitando la scelta per l'utente.

Il Significato Culturale e il Mistero del Nome "Jukebox"
Oltre all'innovazione tecnologica e all'impatto sociale, il jukebox ha lasciato un segno indelebile anche nel linguaggio. Non è chiaro come sia nato il nome "jukebox". Secondo alcune teorie, deriverebbe da una corruzione della parola "jook", un termine nello slang della gente di colore che significava danzare, unito a "box", la scatola che riproduceva la musica. Un'altra corrente di pensiero sostiene che "jook" significhi sesso e che il "jook box" fosse il sistema per fare musica usato nei bordelli. Altri fanno risalire il termine a "jute joints", i locali in cui i braccianti che raccoglievano la iuta si riposavano. Oltre che per il riferimento alle case chiuse, la parola ebbe una connotazione negativa perché aveva caratterizzato gli "speakeasy", i locali clandestini in cui si vendevano gli alcolici. Ma l'ascesa del jukebox fu inarrestabile, sospinta dalla crescente coscienza della musica che il pubblico aveva grazie alla radio e ai dischi.
La Battaglia Tecnologica e il Declino dei Modelli Tradizionali
Fino agli anni '60 ci fu un'acerrima lotta tra le maggiori case produttrici che continuarono a sfornare nuovi modelli ad un ritmo convulso in un'affannosa gara senza esclusione di colpi. Il jukebox era diventato "il divertimento al prezzo di un nichelino" preferito dall'America. Esso sopravvisse al suo declino negli ultimi anni '40 grazie ad una spinta decisiva di nuova tecnologia e stile. La progressiva adozione del microsolco e del vinile a 45 giri fornì una carica di efficienza e di fedeltà di suono ai jukebox. Tra i vari modelli che costruirono la mitologia del jukebox uno in particolare è degno di nota: il 1015 della Wurlitzer, nato nell'immediato dopoguerra. Fu protagonista della più grande campagna pubblicitaria mai dedicata a una macchina a moneta e rivolta al grande pubblico. Questa versione innescò un imponente processo di marketing invadendo pubblicità, riviste e locali. Simbolo per eccellenza del divertimento dei giovani degli anni '50/'60, ne furono costruiti ben 50.000 esemplari e questo modello, a differenza degli altri, non subì colpi dall'evoluzione del mercato perché, invece di essere ritirate, le nuove versioni del 1015 furono riadattate e perfezionate, passando dal 78 giri al 45.
L'Interazione con il Valutatore di Monete
Il funzionamento di tutti questi meccanismi era intrinsecamente legato all'affidabilità e alla precisione del sistema di validazione delle monete. Il gettone, o la moneta, inserita nella fessura non era solo un mezzo di pagamento, ma il primo comando di un'interazione complessa. Il valutatore di monete doveva riconoscere la valuta corretta, verificarne l'autenticità (anche se in epoche precedenti questo era meno sofisticato rispetto agli standard odierni) e, una volta validata, attivare i meccanismi interni che avviavano la sequenza di selezione. Questo passaggio era fondamentale, poiché garantiva il corretto funzionamento del servizio e il guadagno per il gestore del locale. La robustezza e l'ingegnosità di questi sistemi di validazione erano cruciali per la longevità e la redditività dei jukebox, permettendo a milioni di persone di accedere alla musica desiderata con un semplice gesto.
