La Volkswagen Golf GTI non è semplicemente un’automobile; è il punto di riferimento assoluto per chiunque cerchi il perfetto equilibrio tra versatilità quotidiana e temperamento sportivo. La linea evolutiva della nostra berlina col nome di un indumento inizia nel 1976 con la Mk 1, auto che secondo VW è stata la progenitrice del segmento hot-hatchback, anche se in realtà la Renault 5 Alpine venne lanciata un paio di mesi prima e negli Stati Uniti già esisteva da ben quattro anni l’AMC Gremlin X col suo inutile esotico 5.0 V8 da 150 asini e trazione posteriore. Insomma, giriamola come ci garba ma per i tedeschi “ze real hot-hatchback” resta la GTI Mk 1 e inquadrando questa tipologia come “compatte a trazione anteriore dal temperamento sborone ma versatile” forse i nostri amici di Wolfsburg potrebbero avere ragione.

Dalle origini al mito: l’escalation dei propulsori
La sigla GTI sta per Gran Turismo Iniezione, e ci ricorda che anche sulle serie più vecchie, la Golf più sportiva non ha mai avuto motori a carburatore. La prima unità, da 1,6 litri, toccava i 110 CV a 6.100 giri, una coppia di 137 Nm a 5.000 giri e una velocità massima di 183 km/h. Nel 1982, il 1.6 è stato sostituito da un 1.8, più corposo con i suoi 150 Nm, ma con appena 2 CV di potenza in più.
La seconda generazione ha ereditato molto della prima, nel caso della GTI anche il motore 1.8 da 112 CV, affiancato dal 1986 dalla variante con testa a quattro valvole, ben più potente con i suoi 139 CV a 6.100 giri. La versione a gasolio inizialmente è rimasta la stessa della precedente, persino un po' più lenta per via del maggior peso. Con la terza generazione Golf il motore delle GTI è cresciuto ancora fino a due litri, toccando 118 CV ad appena 5.400 giri e 166 Nm a 3.200 giri. La variante a 16 V a sua volta ha superato i 150 CV.
L'era dell'iniezione diretta e del DSG
Piattaforma e telaio sono stati oggetto di una evoluzione costante. Con l'introduzione dell'iniezione diretta FSI, il motore benzina è passato a due litri, toccando i 200 CV e 280 Nm di coppia e per la prima volta si poteva avere con il cambio doppia frizione DSG. L'edizione speciale Clubsport arrivava a 290 CV e 380 Nm e sfondava il muro dei 300 con la Clubsport S da 310 CV. L'ultima generazione della compatta Volkswagen è arrivata alla soglia dell'era dell'elettrificazione e per questo ha ridimensionato le potenze massime, ma moltiplicato l'offerta. Al debutto, la versione più veloce era la ibrida plug-in, chiamata GTE, da 245 CV, ma presto è stata affiancata dalle classiche GTI (stessa potenza) e da una GTD che toccava i 200 CV e 400 Nm, segnando l'apice del motore a gasolio.

Golf GTI 8: l'apice della tecnologia EA888
Come dicevo prima, sulla carta la GTI Mk8 è praticamente identica alla sorella GTI 7.5 Performance se non fosse che l’EA888 Gen 3 passa a Gen 4: il motore è un 1,984 cc quattro cilindri turbo con quattro valvole da 245 cv e 370 Nm di coppia già da 1600 giri/min - la pressione di iniezione passa però da 200 a 350 bar e il rapporto di compressione arriva ad un notevole 9,6:1 - a cui è accoppiato l’immancabile Direkt-schalt getriebe (DSG) a 7 rapporti, anche se da qualche tempo in Italia è finalmente disponibile il cambio manuale a 6 velocità.
I due alberi a camme in testa vengono mossi a catena e è presente un sistema di variazione continua di fase sia in aspirazione che scarico e in quest’ultimo caso è presente un particolare albero a camme che utilizza due lobi diversi a seconda del range di utilizzo del motore. Un’altra figata interessante è il nuovo collettore di scarico integrato all’interno della testata, in questo modo il flusso di scarico ha una migliore efficienza termica migliorando ulteriormente un turbo lag già ridotto all’osso.
Dinamica di guida e telaio: la ricerca dell'equilibrio
La nuova piattaforma MQB - condivisa anche dalla 8 - è stato un passo enorme rispetto alla A5 della Golf GTI 6 in termini di rigidità torsionale, materiali usati e peso. La Golf GTI 8 ha semplicemente preso una formula che alla fin dei conti funzionava piuttosto bene migliorandola con qualche aggiustamento qui e là. Ci sono molle posteriori il 15% più dure, l’avantreno è più leggero e rigido mentre l’XDS è stato tarato come Dio comanda iniziando ad assomigliare vagamente a un autobloccante a slittamento limitato vero.
Tuttavia, la GTI ti ricorda costantemente che è una Golf, l’acronimo non significa Gran Tamarrata Intrepida ma Gran Touring Injection, limpidamente è lei stessa che ci dice “regaz, io non ci voglio andare in pista”. È un’auto che dà subito confidenza, è facile da guidare e non smarmella più di tanto nelle curve complicate.
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Vita quotidiana e versatilità
Ricordandovi che la Golf GTI nasce prima di tutto per essere la compatta sportiva più versatile in circolazione è giusto menzionare che nei suoi 4.30 m di lunghezza, 1.47 m di altezza e 1.80 m di larghezza, riescono a trovare posto comodamente quattro veri esseri umani e con i suoi 374 litri di bagagliaio (o 1.230 abbattendo i sedili) riuscite a caricare cose sul serio. C’è poi un impianto audio Harman Kardon da 480 Watt e 10 altoparlanti per poter fare i galli con il finestrino abbassato, Apple CarPlay + Android Auto, Head-Up Display, Virtual Cockpit da 10 pollici e intramontabile schermo touch centrale pronto da ungere con i ditoni.
L'assetto è studiato per essere sfruttato tutti i giorni e anche settandolo al massimo della rigidità non arriva manco per scherzo a essere duro come quello delle concorrenti più cazzute. Il Gen 4 non consuma niente se consideriamo che si porta appresso ben 245 cv, in autostrada si fanno tranquillamente i 17-18 km/l a 120 km/h mentre in extraurbano veleggiando e dosando con piedino da fata si vedono anche i 20 km/l.
Considerazioni finali sulla filosofia GTI
La Golf GTI è un’ottima automobile, potente, versatile, se vogliamo elegante e molto veloce. È nata per essere una gran tourer, e lo fa da dio. Le shitstorm che la Golf GTI riceve incessantemente dalla community è anche dovuto a questo: per sindrome di compensazione molti proprietari le conciano come carri allegorici per sentirsi possessori di supercar e litigano come babbuini sui social a spada tratta difendendo l’onore del marchio GITTI.
Nella genericità di questo termine odioso mi sento di dire che sì, la GTI Mk8 è sportiva se rapportata al 95% di quello che circola in strada normalmente. Alla fine i cavalli ci sono, la guidabilità è completamente diversa da quella di una Golf normale. In 47 anni di onorato servizio la Golf GTI si è ritagliata un segmento tutto suo ed è forse l’unica hot-hatchback in vendita che può dirsi versatile su tutti i fronti, questo infatti si riflette in numeri da capogiro sulle vendite.