La Volkswagen Golf II GTI 16V rappresenta un capitolo fondamentale nella storia delle compatte sportive, evoluzione di un modello che ha definito un segmento e continua a suscitare passione tra gli appassionati. Nata nel contesto di un'era automobilistica in rapida trasformazione, la Golf II ha segnato un passo avanti significativo rispetto alla sua progenitrice, introducendo innovazioni tecniche e stilistiche che ne hanno consolidato il successo.

Le Origini della Seconda Generazione: Innovazione e Evoluzione
La prima versione della Golf II vide la luce il 4 novembre 1983, mantenendo la consolidata impostazione con motore anteriore trasversale a 4 cilindri in linea e trazione anteriore. Inizialmente, il cambio era a 4 marce, ma ben presto fu affiancato dalla versione Formel E, pensata specificamente per il mercato tedesco. Una delle novità più rilevanti per la gamma Golf fu l'introduzione del modello Syncro, la versione a trazione integrale, che rispondeva alla crescente popolarità di questa configurazione tecnica in quegli anni. La carrozzeria era disponibile sia a 3 che a 5 porte.
Le prime Golf II si distinguevano per dettagli specifici come i paraurti "sottili", i deflettori fissi delle portiere anteriori, gli specchietti retrovisori simili a quelli della Golf I e la scritta "Volkswagen" posizionata sulla sinistra del portellone posteriore, un tratto distintivo condiviso con altri modelli contemporanei del marchio. A richiesta, era inoltre possibile dotare la vettura di un sistema di climatizzazione, un optional che sottolineava il crescente comfort offerto dalla nuova generazione.

Il Ritorno della Leggenda: La Golf GTI
Nel 1984, la leggendaria sigla GTI fece il suo ritorno nella seconda serie della Golf, equipaggiata con un motore da 1800cc a 8 valvole. Era disponibile anche in una versione catalizzata, seppur con una potenza leggermente ridotta. L'anno successivo, nel 1985, la GTI beneficiò di un primo, lieve restyling che introdusse la mascherina anteriore con doppio faro e un terminale di scarico a doppia canna, elementi che ne accentuavano il carattere sportivo.
Il 1986 segnò un momento cruciale con l'introduzione del motore 16 valvole twin cam. Questo propulsore, dotato del sistema d'iniezione Bosch K-Jetronic con iniettori meccanici, era disponibile anche in versione catalizzata. Parallelamente al classico modello GTI, Volkswagen affiancò due versioni ancora più spinte, facilmente riconoscibili dalla distintiva scritta rossa "G60" sulla mascherina anteriore e sul retro del veicolo: la Golf G60 e la Golf G60 Rallye, quest'ultima introdotta nel 1989.

Le Potenti G60: Oltre la Tradizione GTI
Le versioni G60 e G60 Rallye rappresentavano l'apice prestazionale della Golf II. Entrambe erano spinte da un motore 4 cilindri da 1800cc sovralimentato tramite compressore volumetrico G60. La denominazione "G60" derivava dalla forma a G stilizzata del compressore e dalla larghezza interna della sua camera, pari a 60 mm. Questa configurazione permetteva alla berlina tedesca di raggiungere una potenza massima di 118 kW (160 CV). La Golf G60 Rallye, in particolare, beneficiava della trazione integrale Syncro, che ne esaltava ulteriormente le doti dinamiche.
Per il mercato italiano, la Golf G60 Rallye rappresentava un investimento considerevole, con un prezzo di listino che raggiungeva le 40.257.000 Lire nel 1989. Questo dettaglio sottolinea l'esclusività e il posizionamento di queste versioni, destinate a un pubblico alla ricerca di prestazioni eccezionali e di un'esperienza di guida sportiva senza compromessi.
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La G60 Limited Edition: Un Gioiello per Collezionisti
Il 1989 fu anche l'anno della nascita di un modello estremamente raro e ricercato: la Golf G60 Limited Edition. Creata dalla Volkswagen Motorsport, ne furono prodotti solamente 70 esemplari. Questa versione speciale si basava sulla carrozzeria a 5 porte della Golf Syncro, ma presentava un'estetica ispirata alle Golf pre-restyling del 1990, con i caratteristici paraurti "fini".
A distinguerla dalle G60 "normali" vi erano la mascherina anteriore con doppio faro e un bordo celeste, oltre a una targhetta "Volkswagen Motorsport" posizionata nella parte superiore sinistra della calandra. Gli interni erano un tripudio di lusso e sportività, con sedili e pannelli delle porte rivestiti in pelle nera. Il cuore pulsante di questa edizione limitata era il motore 1800cc 16v potenziato dal compressore G60, capace di erogare ben 210 CV a 6500 giri/min e una coppia massima di 247 Nm. La trazione, come accennato, era integrale Syncro, rendendo questa vettura un vero e proprio capolavoro di ingegneria e design.

Aggiornamenti e Nuovi Modelli: Verso la Fine del Ciclo
Nell'agosto del 1989, la Golf seconda serie ricevette il suo ultimo aggiornamento significativo. La versione Golf D fu eliminata dalla gamma, venendo sostituita dalla Golf GL Diesel. Gli allestimenti disponibili vedevano la Golf CL come versione base, mentre al vertice della gamma si posizionava la Golf Rally G60.
Un modello di particolare rilievo per il 1990 fu la Golf GTD. Per la prima volta, questa versione diesel adottò l'intercooler, portando la sua potenza a 80 CV a 4500 giri/min, un incremento notevole rispetto alla versione precedente. Le modifiche estetiche furono minime ma incisive, concentrandosi sui paraurti anteriore e posteriore, ora molto più massicci. Questi includevano fari fendinebbia integrati nella carenatura e una revisione delle frecce anteriori. L'aggiunta di una carenatura in plastica nella parte inferiore, in tinta con la carrozzeria, conferì alla Golf un aspetto più moderno e adatto agli anni Novanta, prolungandone la sua presenza sul mercato in attesa della nuova serie, i cui prototipi iniziarono a circolare già nel 1989.
La Golf Country: Un'Incursione nel Mondo Off-Road
Tra le varianti più originali e distintive della Golf II, spicca la Golf Country, introdotta nel gennaio 1990. Basata sulla trazione Syncro, si caratterizzava per un assetto rialzato, una carrozzeria con protezioni aggiuntive e dettagli di allestimento specifici che la rendevano quasi un fuoristrada o, per usare una definizione più moderna, un'antenata delle SUV.
La Golf Country era equipaggiata con il motore 1800cc a iniezione da 98 CV e presentava una serie di elementi distintivi: piastra paracolpi sotto al motore, mascherina anteriore rinforzata con fari di profondità e fendinebbia, e una ruota di scorta esterna montata sul portellone posteriore. Queste caratteristiche, unite alla trazione integrale, le conferivano un aspetto robusto e avventuroso, distinguendola nettamente dalle altre versioni della Golf II e anticipando tendenze che si sarebbero consolidate negli anni successivi nel panorama automobilistico.

Il Significato della Sigla GTI: Gran Turismo Iniezione
La sigla GTI, acronimo di Gran Turismo Iniezione, ha una storia che affonda le radici nel desiderio di coniugare prestazioni sportive con l'efficienza dell'iniezione elettronica. Sebbene Volkswagen abbia introdotto questa denominazione nel 1975 per identificare la versione più sportiva della Golf, la sigla era già stata utilizzata da Maserati nel 1961 sulla sua 3500. L'adozione dell'iniezione sulla Golf, all'epoca un'innovazione significativa, permise di elevare le prestazioni e l'efficienza del motore, rendendo la compatta tedesca un punto di riferimento nel suo segmento.
In un'epoca dominata da modelli come la Renault 4, la Prinz, la Fiat 500, 126 e 127, e le Audi ancora lontane dall'attuale status symbol, la Golf GTI rappresentava un'autentica rivoluzione. Offriva un connubio di prestazioni, maneggevolezza e un design accattivante che la proiettò immediatamente al vertice delle preferenze, trasformandola in un simbolo di status e aspirazione per molti.
L'Impatto Culturale e la Nostalgia
La Golf II GTI, e in particolare le sue varianti più potenti, ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura automobilistica. Per molti, essa evoca ricordi di gioventù, di un'epoca in cui la passione per le auto si esprimeva anche attraverso modifiche estetiche audaci e un forte senso di appartenenza a una comunità di appassionati. Elementi come i terminali di scarico cromati o gli adesivi "GTI" da applicare su qualsiasi vettura, testimoniavano il desiderio di emulare l'estetica e le prestazioni del modello iconico.
La Golf GTI era la vettura del "figlio di papà", del "tipo losco", dello "smanettone" del paese, ma anche un'auto capace di farsi notare al Wörthersee, il celebre raduno austriaco dedicato al mondo Volkswagen. Cerchi BBS scomponibili a canale rovesciato e cromato, dettagli che oggi sono visti come vere e proprie opere d'arte su ruote, incarnavano un'estetica audace e "tamarra" che, a suo modo, contribuiva al fascino del modello.

Dalla "Zarro" all'Intenditore: L'Evoluzione di un Mito
Oggi, la Golf II GTI, con i suoi 30 anni o più sul groppone, ha attraversato un processo di invecchiamento che l'ha trasformata da auto per "zarri" a oggetto di culto per veri intenditori. La sua presenza nel traffico moderno, rispetto alle vetture attuali, risulta spesso più affascinante e autentica. Se un tempo era associata a uno stile di vita giovanile e talvolta sfrontato, oggi è diventata un'icona di stile, un pezzo da collezione che si distingue per la sua storia e il suo fascino intramontabile.
Le sue prestazioni, pur non essendo più al vertice degli standard moderni, offrono ancora un'esperienza di guida gratificante. Il motore, grazie alle 8 valvole, vanta una buona coppia che consente sorpassi fluidi. L'assenza del servosterzo e un cambio che richiede un certo impegno rendono la guida più "viva" e coinvolgente, elementi che molti appassionati apprezzano come parte integrante del piacere di possedere e guidare un'auto classica. La possibilità di divertirsi e godersi la guida senza necessariamente rischiare la vita è un pregio che non va sottovalutato.
Un Oggetto di Stile e Passione
La Golf II GTI, pur essendo stata un'auto sportiva ai suoi tempi, oggi si configura più come un oggetto di stile e un culto. La sua capacità di evocare un'epoca, di riportare alla mente atmosfere e musiche di un tempo (come il celebre "Children" di Robert Miles), la rende un veicolo che offre una "botta di vita e colore" nel panorama, a volte monotono, della mobilità contemporanea. La sua bellezza, immutata nel tempo, continua a suscitare ammirazione e desiderio.
La vettura, con le sue tre lettere magiche, ha rappresentato per molti un punto di svolta nel mondo dell'automobile, un simbolo di libertà e di espressione personale. La sua evoluzione, dalle versioni più accessibili a quelle estreme come la G60 Limited Edition, dimostra la capacità di Volkswagen di creare modelli capaci di soddisfare esigenze e desideri diversi, consolidando la Golf come una delle auto più iconiche e amate della storia.
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