L'Aumento delle Accise sulla Benzina: Un'Analisi Approfondita

Le accise sulla benzina rappresentano un elemento cruciale nella determinazione del prezzo finale del carburante in Italia e, più in generale, in molti Paesi europei. Questo sistema fiscale, spesso oggetto di dibattiti e polemiche, incide in maniera significativa sulle tasche dei consumatori e sulle dinamiche economiche complessive. Per comprendere appieno l'impatto e le motivazioni dietro l'aumento delle accise, è fondamentale analizzarne la natura, la storia e le implicazioni attuali.

Pompa di benzina con indicazione dei prezzi

Cosa sono le Accise e Come Funzionano

Si definiscono accise le imposte sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. A differenza dell'IVA, che è un'imposta calcolata in percentuale del prezzo di vendita (e che si applica anche sulle accise stesse), l'accisa è un importo fisso, insensibile alle variazioni del prezzo della materia prima. Ciò significa che se il costo del petrolio dovesse scendere, il prezzo dei carburanti non diminuirebbe nella stessa misura, poiché la quota fissa dell'accisa rimarrebbe invariata. Le accise colpiscono determinati beni, come oli minerali, energia elettrica, alcolici e tabacchi, al momento della produzione o del consumo. L'imposta grava sulla quantità dei beni prodotti e si esprime in termini di aliquote commisurate all'unità di misura (volume, peso) del bene; per esempio, nel caso dei prodotti energetici, si hanno aliquote rapportate al litro per la benzina e il gasolio. Il soggetto a cui il Fisco chiede il pagamento delle accise è il produttore o l'importatore, quindi poche grandi imprese, ma alla fine sono i consumatori a sostenerne il costo.

In Italia, le accise sui carburanti sono state introdotte a partire dagli anni '30 del secolo scorso per fronteggiare emergenze dovute a disastri naturali o eventi militari. Vengono applicate al momento dell'acquisto del carburante e incidono per oltre la metà sul prezzo finale. Secondo l'ultima rilevazione effettuata dal MISE, le accise hanno un peso di quasi il 40% sul prezzo finale di benzina e diesel (meno sul GPL). Tuttavia, al valore del prodotto più accisa va aggiunta anche l'IVA al 22%, e il carico sale al 55%.

L'accisa è un importo fisso che, dal 1995, è stata definita in modo unitario, confluendo nel bilancio pubblico complessivo da cui poi si effettuano i vari prelievi di spesa. Nonostante siano state spesso presentate come "addizionali di accisa" per coprire specifiche necessità (emergenze, guerre, manovre fiscali), il testo legislativo si limita a stabilire una variazione dell'imposta come voce unica, senza creare sottoconti specifici. Ciò smentisce la "leggenda" che gli incrementi emergenziali dell'accisa (denominati "accise" nella novellazione di tante addizionali) restino in vigore da decenni seppure venute meno le loro ragioni, tra cui l'affermazione che si starebbe ancora incassando una "accisa" di 1,9 Lire al litro per finanziare la Guerra in Etiopia. Dalla tabella storica, si verifica immediatamente che il 10 settembre 1936 l'imposta tornò a Lire 161 al quintale, come era dal 5 febbraio 1934, grazie a due riduzioni di imposta decise nel 1936.

La Composizione del Prezzo del Carburante

Per capire l'influenza delle accise, è essenziale analizzare la composizione del prezzo alla pompa. Il prezzo del carburante è composto da tre elementi principali:

  1. Costo industriale: rappresenta oggi circa il 30-35% del totale e comprende il costo della materia prima (petrolio greggio), la raffinazione, la logistica e il margine del distributore. Questa percentuale dipende da molte variabili, in primis dal prezzo del petrolio.
  2. Accise: sono una tassa fissa e incidono per il 40-45% del prezzo finale. Lo Stato applica un'imposta per ogni litro immesso al consumo, spesso utilizzata come leva immediata di gettito.
  3. IVA: pari al 22%, si applica anche sulle accise, aumentando ulteriormente il carico fiscale complessivo.

Attualmente, sono circa 19 le accise applicate al prezzo dei carburanti, la cui somma ammonta a circa 0,40 €/L, a cui va aggiunta l'imposta sulla fabbricazione dei carburanti, che fa impennare l'importo finale dell'accisa a 0,73 €/L per la benzina e 0,62 €/L per il diesel. Il totale di suddetti incrementi dell'accisa, stabiliti prima dal Regno d'Italia e poi dalla Repubblica Italiana, ammonta a circa 0,41 euro (0,50 euro IVA inclusa).

L'Italia nel Contesto Europeo

L'Italia è tra i Paesi europei con i livelli di accisa più alti. Solo Paesi Bassi, Danimarca, Germania e Grecia presentano accise sul carburante maggiori. Questo posizionamento genera spesso dibattiti sulla competitività e sul costo della vita nel paese. In particolare, sul gasolio l'Italia ha ora l'accisa più alta d'Europa; sulla benzina scivola invece dal terzo all'ottavo posto, dietro Francia e Irlanda e sopra la Germania, a seguito di recenti riallineamenti.

Speculazione e Taglio delle Accise: Un Dibattito Aperto

Nei primi giorni della crisi in Iran, con il conseguente aumento dei prezzi energetici, una parte della politica italiana e del governo ha parlato di "speculazione" per spiegare il rialzo dei prezzi del carburante alla pompa. Tuttavia, l'analisi dei dati disponibili ha mostrato un quadro più complesso.

VIA le ACCISE ⛽ come funziona il RIBASSO ai prezzi del CARBURANTE

Prima del Decreto di Taglio Accise

Prima del decreto che ha tagliato di 25 centesimi accise e IVA su benzina e diesel, la composizione del prezzo della benzina mostrava un quadro abbastanza chiaro. Nel mese di febbraio, prima dell'avvio delle operazioni militari americane e israeliane in Iran, il prezzo medio del prodotto raffinato era di 43 centesimi al litro. A questo si aggiungevano 97 centesimi tra accise e IVA e 24 centesimi di margine lordo della distribuzione. Dopo l'inizio del conflitto, il prezzo del prodotto raffinato è salito: tra il 28 febbraio e il 16 marzo è passato da 43 a 52 centesimi al litro e la quota incassata dallo Stato è aumentata, da 97 a 99 centesimi. Il margine della filiera, però, è rimasto stabile a 24 centesimi medi. Almeno prima del decreto, quindi, non emerge alcuna prova di un allargamento degli utili delle società di distribuzione. Lo stesso andamento si osserva anche per il gasolio.

In altre parole, in caso di speculazione il prezzo alla pompa crescerebbe più del costo della materia prima, cioè del prodotto raffinato. Ma prima del decreto, non c'era evidenza di questa dinamica.

Dopo il Decreto di Taglio Accise

La situazione è cambiata dopo la pubblicazione del recente decreto in Gazzetta Ufficiale, nella settimana tra il 16 e il 22 marzo, escludendo il 19 marzo (primo giorno di applicazione, quando non tutte le stazioni di servizio avevano ancora recepito gli sconti). Per la benzina, tra il 16 e il 18 marzo il margine medio era pari a 17 centesimi, mentre tra il 20 e il 22 marzo è salito a 22 centesimi. Per il gasolio l'aumento è stato da 15 a 20 centesimi al litro. Un rialzo significativo in pochi giorni.

Questo aiuta a spiegare perché il calo dei prezzi alla pompa sia stato inferiore ai 25 centesimi previsti dal decreto: una parte delle catene di distribuzione ha deciso di trattenere parte del beneficio senza trasferirlo ai clienti finali, e al contempo le quotazioni del petrolio hanno continuato a crescere. In termini economici, si tratta della cosiddetta traslazione dell'imposta: l'aumento o la riduzione di una tassa non colpisce soltanto chi è tenuto a pagarla di diritto, ma può distribuirsi lungo tutta la filiera. In pratica, una parte del beneficio del taglio delle imposte non è arrivata agli automobilisti, ma è stata trattenuta dagli operatori della distribuzione.

In sintesi, prima del decreto non c'era evidenza di una "speculazione" nel senso evocato da parte della politica. Dopo il taglio delle accise, invece, una quota del beneficio fiscale non si è tradotta in un pieno ribasso dei prezzi al consumo ed è stata parzialmente trattenuta dai distributori. Il costo dell'intervento pubblico di calmierazione dei carburanti, poco meno di mezzo miliardo di euro in 20 giorni, ha quindi finito per favorire anche gli utili di una parte degli operatori che erano stati indicati come speculatori. Il sospetto è che, come evidenziato anche da un'inchiesta di Pagella Politica, non sia aumentato solo il costo della materia prima, ma anche il margine lordo degli operatori. Con un effetto paradossale: il taglio delle accise rischia di alimentare proprio quelle dinamiche speculative che avrebbe dovuto contrastare.

Grafico andamento prezzi carburante e accise

Il Provvedimento del Governo e i Suoi Effetti

Il governo, per contenere l'impatto su famiglie e imprese, ha varato lo scorso 19 marzo un decreto urgente da circa mezzo miliardo di euro, articolato su tre pilastri: un taglio temporaneo delle accise per circa 20 giorni, con uno sconto teorico fino a 25 centesimi al litro su benzina e diesel (12 centesimi sul GPL), accompagnato dalla riduzione dell'IVA, e un sistema di crediti d'imposta destinato ad autotrasportatori e pescatori, per evitare che l'aumento dei carburanti si trasferisca sui prezzi dei beni di consumo. Una misura che l'esecutivo ha poi prorogato fino al 1° maggio con un costo complessivo di oltre 900 milioni di euro.

È stato inoltre previsto un rafforzamento dei controlli anti-speculazione, con il coinvolgimento del Garante dei prezzi, della Guardia di finanza e dell'Antitrust, insieme all'introduzione di meccanismi che collegano i prezzi alla pompa all'andamento del greggio. Resta inoltre aperta la possibilità di prorogare o modulare gli sconti attraverso il meccanismo dell'"accisa mobile", in base all'evoluzione dei mercati energetici. Una misura che però non è a costo zero. È stata varata a "bilancio invariato", quindi finanziata con risorse sottratte ad altre voci di spesa.

I provvedimenti sono stati adottati nei primi giorni di marzo, quando i prezzi dei carburanti erano già in forte aumento. Nei primi giorni del mese il gasolio si attestava a 1,869 euro al litro, mentre la benzina a 1,745 euro. Tra il 9 e il 16 marzo il gasolio è salito fino a 2,033 euro al litro, mentre la benzina a 1,819 euro. Il taglio delle accise ha contribuito a stabilizzare temporaneamente i prezzi nel breve periodo (tra il 16 e il 22 marzo), che però sono tornati a salire, almeno per il gasolio, nell'ultima rilevazione disponibile (settimana 23-29 marzo).

I problemi sono infatti due. Da un lato, il taglio delle accise è costoso e può essere finanziato solo attraverso rilevanti riallocazioni di bilancio, sottraendo risorse ad altri settori. Dall'altro, come mostra l'andamento del gasolio, non è sempre efficace. E i meccanismi speculativi possono emergere facilmente. Lo si vede osservando il prezzo netto di benzina e gasolio, cioè quello al netto di imposte (IVA e accise). Tra il 2 e l'8 marzo il prezzo netto della benzina era di 0,757 euro al litro, mentre quello del gasolio di 0,859 euro. Nell'ultima rilevazione del 30 marzo, la benzina è salita a 0,947 euro al litro e il gasolio a 1,193 euro.

Le Politiche Energetiche a Lungo Termine e le Direttive Europee

La linea di Bruxelles, come indicato dal commissario europeo per l'Energia Dan Jørgensen, va in direzione opposta rispetto a quella adottata dall'Italia. Jørgensen ha invitato i governi a evitare "misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione nelle raffinerie UE", sottolineando invece la necessità di incentivare lo smart working e il trasporto pubblico rispetto all'uso dell'auto privata e la limitazione dei voli. Il taglio delle accise, infatti, abbasserebbe i prezzi alla pompa, incentivando i consumi e andando così contro la logica del risparmio energetico richiesta da Bruxelles. E se molti Paesi, tra cui la Spagna, stanno intervenendo riducendo l'IVA su diverse forme di energia, Italia e Ungheria sono tra i pochi a puntare su un intervento diretto per abbassare il prezzo dei carburanti fossili. Una strategia che, almeno finora, sembra avere un prezzo alto e non sempre conveniente.

Nell'ambito della revisione del Pnrr per consentire l'integrazione degli obiettivi di RePowerEU, sono state approvate la nuova Missione 7 e la Riforma 2 per la riduzione dei Sad (Sussidi Ambientalmente Dannosi). Il differente trattamento tributario tra gasolio e benzina attualmente è di 11,1 centesimi di euro/litro in favore del primo. Questa manovra sulle accise verrà portata a termine nell'arco di cinque anni. Da qui al 2030, ci sarà un incremento di un centesimo ogni anno sul prezzo del gasolio e una riduzione di 1 centesimo all'anno su quello della benzina. L'allineamento delle accise tra benzina e gasolio - ridotta di 4,05 centesimi euro al litro per la prima e aumentata dello stesso importo per il secondo, risultando allineate a 67,26 centesimi euro - è stato adottato in quanto l'aliquota più bassa di cui godeva il gasolio era considerata un "sussidio dannoso dell'ambiente".

Il 1° gennaio, le norme contenute nella manovra, con l'aumento della tassazione sul diesel e la riduzione equivalente di quelle sulla benzina, hanno reso il gasolio più caro della verde. Si tratta, riporta Staffetta Quotidiana, della prima volta da tre anni a questa parte. Il prezzo medio nazionale del diesel è questa mattina pari a 1,666 euro al litro contro 1,650 euro della benzina. Un'inversione che non si verificava dal 9 febbraio 2023, all'uscita dalla fase più acuta della crisi dei prezzi iniziata con l'invasione russa dell'Ucraina. Con il taglio dell'accisa, il prezzo della benzina scende al livello più basso dal 19 dicembre 2022.

Sui prezzi dei carburanti, rileva Staffetta Quotidiana, si è inoltre riversato dal 1° gennaio anche un nuovo aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti, legato al rialzo della quota d'obbligo: secondo Staffetta, il costo di miscelazione è cresciuto tra 1,5 e 2 centesimi al litro. L'aumento è stato compensato dal calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, scese tra la fine del 2025 e l'inizio del nuovo anno proprio di 1,5-2 centesimi al litro, senza che questo si traducesse però in un calo dei prezzi alla pompa.

La Revisione del Pnrr e la Missione 7

Nell'ambito della revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per consentire l'integrazione degli obiettivi di RePowerEU, sono state approvate la nuova Missione 7 e la Riforma 2 per la riduzione dei Sad (Sussidi Ambientalmente Dannosi). Questa manovra sulle accise verrà portata a termine nell'arco di cinque anni. Il decreto introduce poi alcune modifiche che riguardano l'imposizione fiscale su gas naturale ed energia elettrica. Ai fini della tassazione si considerano gas naturale anche le miscele contenenti metano e altri idrocarburi gassosi in misura non inferiore al 70% in volume.

Non essendoci una definizione condivisa a livello internazionale su questi sussidi, le stime sono comunque molto variabili. Tuttavia, l'obiettivo è chiaro: ridurre l'impatto ambientale dei combustibili fossili e incentivare la transizione verso fonti energetiche più sostenibili. Questo percorso, sebbene complesso e potenzialmente oneroso nel breve termine, mira a un futuro energetico più pulito e resiliente.

Mappa dell'Italia con indicazione dei prezzi medi dei carburanti

Accise sul Gasolio: Un Aumento Mirato per il 2025

Per il 2025 è in arrivo un nuovo aumento delle accise sul gasolio. L'obiettivo è quello di trovare, in 3 anni, 500 milioni di euro per rinnovare il contratto dei dipendenti del trasporto pubblico locale (si tratta di 110.000 persone). Da qui al 2030, ci sarà un incremento di un centesimo ogni anno sul prezzo del gasolio e una riduzione di 1 centesimo all'anno su quello della benzina. Questo riallineamento delle accise tra gasolio e benzina, che si è concluso il 1° gennaio 2026, ha portato il gasolio ad avere un trattamento tributario più elevato rispetto al passato, riflettendo una politica volta a disincentivare il consumo di questo carburante per ragioni ambientali.

Il differente trattamento tributario tra gasolio e benzina attualmente è di 11,1 centesimi di euro/litro in favore del primo. Questo divario è destinato a ridursi progressivamente. Questa politica fiscale mira a riequilibrare il carico fiscale tra i due carburanti, anche considerando il loro diverso impatto ambientale e l'uso nei trasporti.

Il Ruolo delle Accise nella Funzione Sanzionatoria e Dissuasiva

L'accisa viene imposta per molteplici ragioni. In particolare, l'accisa sulla benzina ha anche una funzione "sanzionatoria" e dissuasiva del consumo di carburanti, che sono sostanze inquinanti. Questo aspetto è in linea con le politiche ambientali europee e globali che mirano a ridurre le emissioni di gas serra e a promuovere la mobilità sostenibile. La tassazione sui carburanti, quindi, non è solo una fonte di gettito per lo Stato, ma anche uno strumento per orientare i comportamenti dei consumatori verso scelte più ecologiche.

Tuttavia, come abbiamo visto, la riduzione delle accise non sempre risolve il problema dei prezzi elevati alla pompa e può, paradossalmente, alimentare dinamiche speculative. Se il prezzo industriale aumenta perché il prodotto è scarso e lo Stato riduce le accise (ad esempio da 0,73 a 0,50 euro al litro), ma la domanda resta elevata, distributori e raffinatori possono aumentare i margini, sapendo che i consumatori sono comunque disposti a pagare. Il risultato, in questo caso, può essere paradossale: minori entrate per lo Stato e prezzi alla pompa sostanzialmente invariati per i cittadini. Nonostante il decreto legge del 18 marzo, che introduce misure per il controllo dei prezzi e il contrasto alla speculazione, i controlli, del resto, non sempre risultano efficaci.

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