La violenza, in tutte le sue sfumature, rappresenta una piaga sociale che si manifesta in modi spesso sottili e insidiosi, rendendone difficile il riconoscimento e, di conseguenza, la prevenzione e l'intervento. Se la violenza fisica lascia segni visibili, quella psicologica incide profondamente nell'animo, lasciando ferite invisibili ma non per questo meno devastanti. Capire i segnali premonitori di un comportamento minaccioso è fondamentale per tutelare la propria incolumità e quella degli altri, siano essi adulti o bambini. Questo articolo si propone di esplorare le diverse forme di violenza, i meccanismi psicologici che le sottendono e le strategie per affrontarle.
La Natura Ingannevole della Violenza Psicologica
La violenza psicologica si configura come un modello di comportamento volto a controllare un'altra persona attraverso manipolazione, intimidazione, ricatto emotivo, insulti, umiliazione e altre tattiche denigratorie. È cruciale sottolineare che non si tratta di un singolo episodio, ma di un processo protratto nel tempo, un modello ricorsivo che giustifica il profondo impatto sulla vittima. Spesso, ciò che inizialmente appare come "ironia" o "preoccupazione" può celare una dinamica di svalutazione e controllo, mirando a minare l'autostima e l'identità della persona. Le parole, in questo contesto, diventano armi affilate che colpiscono la sfera emotiva e psicologica, lasciando la vittima in uno stato di impotenza e paura.

Nella pratica clinica, si osserva un rovesciamento delle aspettative: l'autore di violenza racconta spesso il partner come qualcuno animato da una volontà distruttiva nei suoi confronti. L'uomo si sente svalutato, non desiderato, frustrato, invisibile. Quando si ascoltano racconti fortemente segnati dal vissuto di essere vittima, deve immediatamente suonare un campanello d’allarme. Chi si sente vittima percepisce una minaccia e di conseguenza sente di avere il diritto a difendersi, ed è così che si arriva a pensare di essere legittimati a colpire. Questi atteggiamenti relazionali sono il risultato dell'assenza di una progettualità, sia privata che di coppia, a fronte della quale viene organizzato il tentativo di possedere l'altro. Un tentativo destinato a fallire e ad esitare in violenza sempre più manifesta.
Atteggiamenti Relazionali Sintomatici di Rischio
Esistono specifici atteggiamenti relazionali che, presi singolarmente, potrebbero sembrare innocui, ma che, se reiterati e inseriti in un contesto di controllo e prevaricazione, indicano un alto livello di rischio di esercitare un potere violento. Questi sono i segni tipici con cui prende forma il racconto vittimistico, la cui finalità è quella di coinvolgere e convincere una terza persona, chiamata in causa quale testimone, a parteggiare. Chi si lamenta o si preoccupa non riesce a precisare il proprio desiderio e allaga con la propria impotenza anche chi lo ascolta.
Tra questi atteggiamenti, si evidenziano:
Diffidare: Indica un deterioramento dell’immagine della partner, che però al contempo non si ha la forza di rovesciare in una rappresentazione del tutto nemica. Diffidare è un atteggiamento emotivo che può subentrare di fronte alla perdita della dipendenza dell’altro e che mina il rapporto nella fiducia di base. Segnali di per sé neutri, come una cena non preparata con la solita cura o un rientro a casa più tardi del solito, vengono piegati alla logica del sospetto, un sospetto inespresso e dunque irrisolvibile.
Pretesa: La pretesa di qualcosa equivale al tentativo di possedere l’altro a partire dal ruolo che riveste la persona che pretende, con la finalità di spingere il partner ad assumere un certo atteggiamento. Se in ambito lavorativo possiamo facilmente immaginare come il capo possa pretendere che il suo sottoposto esegua dei comandi, in ambito amoroso le cose si fanno decisamente più grottesche. “La pretesa di essere amati è la più grande presunzione”.
Controllo e Limitazione: Si evidenzia con sempre maggior chiarezza la limitazione esercitata sulla libertà dell'altro. Il controllo può essere economico, oppure sulle ambizioni lavorative, o sui desideri dell’altro. Chi controlla vive nell’idea di una incombente minaccia e cerca continue rassicurazioni di non essere in pericolo. La sfera privata dell’altro deve scomparire, essendo vissuta come zona potenzialmente nemica. Il controllo può estendersi al telefonino, alle spese, alle attività, fino ad arrivare allo stalking.
Obbligo: L'obbligo a fare o non fare è un altro atteggiamento che esprime violenza, rappresentando e preludendo uno scontro vero e proprio. Per riuscire ad obbligare qualcuno è necessario o costringerlo fisicamente o farlo sentire in colpa, imbrigliandolo in norme mortificanti che negano il desiderio. Qui ad essere attaccate sono le regole del gioco abitualmente condivise in un rapporto.
Provocazione: Chi provoca vuole rovesciare gli accordi presi, sostituendoli con continue eccezioni fondate sul potere del più forte. Un esempio classico è la favola del lupo e dell’agnello, dove il predone cerca pretesti pretestuosi per litigare, accusando l’agnello di colpe inesistenti.
Ironia e Umiliazione: Il maltrattante tende a dare un’immagine positiva di sé e a sminuire quella degli altri attraverso modalità che apparentemente possono sembrare divertenti e ironiche, ma che in realtà sono armi sottili. Se la persona può minare sottilmente l'autostima altrui, ma pretende per sé rispetto assoluto, c’è qualcosa che non va.
Minacce: Velate o esplicite che siano, sono pur sempre minacce. L'imposizione di cambiare abitudini o stili di vita, anche se presentata in modo "preoccupato", nasconde un intento coercitivo.
Atteggiamenti di Sufficienza: Il partner potrebbe interpretare il ruolo di cura, di colui che aiuta la sua metà a superare dei momenti di difficoltà. In questo modo conferma di essere quello più sano, equilibrato, l’esempio a cui la vittima si dovrebbe ispirare, ma a cui non arriverà mai perché lui è il migliore. Qui c’è anche una bella dose di egocentrismo e megalomania.
Invalidazione: Ciò che la vittima pensa o vuole fare non ha alcuna importanza agli occhi del prevaricatore. I suoi bisogni vengono sempre prima.
Reazioni Arbitrarie: Le reazioni del maltrattante sono sempre una sorpresa, e la vittima si trova in uno stato di iper-attenzione per cercare di capire e anticipare cosa dire o fare per accontentarlo e avere la sua approvazione.
Gaslighting: Questa forma di violenza psicologica è insidiosa e sottile, a volte giustificata dalla stessa vittima. Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938, "Gas light", che narra di un marito che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente e insistendo che la moglie si sbaglia o si ricorda male quando nota questi cambiamenti. Il gaslighting è un meccanismo attraverso il quale l'abusante fa sì che la vittima metta in discussione la propria memoria e sanità mentale, facendola sentire in colpa per tutto ciò che non va. I messaggi di svalutazione e le ingiunzioni feriscono emotivamente e nell'anima, ancor di più se pronunciati alla presenza di altre persone come fosse una pubblica umiliazione.
Come riconoscere e difendersi da un manipolatore
Lo Stalking: Una Manifestazione Complessa di Violenza
Il concetto di stalking ingloba in un’unica categoria gruppi di azioni identificabili in condotte devianti più complesse. Il fenomeno dello stalking appare di difficile definizione per la sua complessità, a prescindere dalla prospettiva da cui viene esaminato, che ne determina diverse sfumature. In Italia, il concetto di “Sindrome delle Molestie Assillanti” è stato introdotto nel 2001 da G.M. Galeazzi e P. Curci per descrivere “comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima, che risulta infastidita e/o allarmata da tali attenzioni e comportamenti”.
Fenomeno sempre esistito, in Italia è stato configurato come reato di recente, a seguito del notevole incremento del numero di donne vittime di violenza. Le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di “atti persecutori”, introdotto dalla legge 23 aprile 2009 n. 38. È fondamentale precisare che l’atto dello stalking non rappresenta in modo univoco uno specifico comportamento predatorio dell’uomo sulla donna, sebbene lo stalker sia nell’81% dei casi di sesso maschile e siano predominanti le vittime di sesso femminile, con un’incidenza del 75% (anno 2022). Stante l’ampiezza del fenomeno e i molteplici contesti diversificati che possono occorrere nella concreta disamina di un singolo caso di stalking, è auspicabile un rigoroso approccio metodologico multidisciplinare.
I comportamenti persecutori sono reiterati, intrusivi e atti a mantenere un potere sulla vittima, determinando un profondo disagio psichico e il timore per la propria incolumità e quella dei familiari.
Il Ruolo della Grafologia Forense nell'Indagine dello Stalking
Assieme agli studi in ambito forense, agli interventi di carattere legislativo e in ambito clinico, si sono sviluppati diversi filoni di ricerca che rispondono a esigenze diverse. La grafologia forense fornisce un ausilio sia nella prevenzione che nella repressione dello stalking, approfondendo sia gli aspetti psicodinamici e personologici che grafologici impliciti nelle relazioni di maltrattamento e nelle dinamiche relazionali all’interno della coppia. La grafologia è inserita nel campo criminologico con lo scopo di segnalare il disagio e lo squilibrio interno di un soggetto attraverso la sua grafia, nonché a livello preventivo e identificativo come prova del reato.
Il grafismo individuale svela le tendenze nascoste che sono vere e proprie impronte di personalità, costituendo la scrittura “l’impronta grafica dello psichismo individuale”. La scrittura è un prodotto del cervello, e gli sviluppi nel corso dei decenni hanno portato alla scoperta e alla determinazione di precisi significati rilevanti dei segni e delle caratteristiche della scrittura.
L’indagine grafologica impiegata nelle scienze criminalistiche non mira a individuare “con certezza i segni premonitori” della personalità criminale, ma costituisce un utile strumento a supporto delle più tradizionali tecniche investigative, in grado di rilevare quelli che sono i tratti caratteristici della personalità. Attraverso la grafologia, ossia la disciplina che studia e analizza i segni grafici che riconducono alla sfera emotiva, affettiva, intellettiva dell’individuo, è possibile individuare indici di sofferenza emotiva, instabilità di umore, profili psicopatologici, nonché segni di narcisismo che si ritrovano negli autori delle fattispecie di reato di cui all’art. 612 bis c.p. È possibile dai segni di disagio delle componenti grafiche segnalare lo squilibrio interiore di un soggetto.

È importante rilevare che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; dunque, risulta difficile ricomprendere i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa e identificare la presenza di una patologia mentale. Gli stalker non sono sempre persone con un disturbo psichiatrico, seppure alcune forme di persecuzione sono inserite in un quadro psicopatologico, così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento dello stalker. La presenza di un quadro psicopatologico si riscontra in una piccola percentuale degli autori di questo genere di reato, pressoché il 10%.
A livello grafico, le alterazioni dello spazio, delle forme e del movimento sul foglio danno un primo segnale sulle condizioni (incidenza di patologie varie) dello scrivente, limitandosi il perito grafologo non a fare diagnosi, ma ad evidenziare i “segni di allarme” presenti con le varie tendenze e predisposizioni. La grafologia, l’analisi di una scrittura, può essere utile per rilevare i tratti caratteristici di una personalità a rischio, la vulnerabilità, l’incapacità di tollerare frustrazioni, la rigidità e la chiusura, ma il grafologo non può e non deve porsi in termini deterministici. La grafologia può aiutare a descrivere un comportamento che riflette le disposizioni innate, le motivazioni, le attitudini sensoriali affettive o cognitive, per capire meglio il significato dell’atto in relazione alla sua origine e al suo fine.
Simbolicamente, la comunicazione verbale si esprime in uno spazio, mentre quella scritta si esprime sul foglio. Il futuro (il Padre simbolico, la progressione, l’Io sociale) e la sinistra il passato (la Madre simbolica, l’origine, l’Io intimo). La parte centrale della scrittura (la zona media delle lettere) rappresenta invece l’Io, il momento presente, l’oggi, il quotidiano. La scrittura occupa però anche le due estensioni superiori/inferiori del foglio che corrispondono ad altrettante interpretazioni. La scrittura vergata a mano costituisce, “analogamente al braccio scrivente di un sismografo che registra i movimenti tellurici, rappresenta il prodotto della individuale dinamica psico-nervosa, che per ciascun individuo si manifesta con alcune caratteristiche grafiche, fortemente personalizzanti la scrittura stessa e che cristallizzate nel tempo vengono realizzate in una frazione di tempo così minima da restare al di sotto del conscio”.
A livello investigativo, l’autorità giudiziaria pone al perito o consulente tecnico d’ufficio dei quesiti che sono rivolti alla conoscenza di: Predisposizione a delinquere (segni e tendenze), Prova di compatibilità grafica tra scrittura dell’indagato e reato, Capacità (nell’atto dello scrivere) di intendere e di volere, La predisposizione alla reiterazione del reato, Dinamiche comportamentali nei gruppi criminali (leader o aggregato?), Predisposizione alla menzogna, in particolare riferimento all’attendibilità delle fonti scritte e dei collaboratori di giustizia, Incidenza patologie varie, Indici di pericolosità. Dalla grafia individuale è possibile individuare indicazioni di uno specifico “stato di disagio” non solo a carico del molestatore ma anche della vittima. Le grafie degli stalker potrebbero presentare elementi di aggressività o di autoritarismo con predominanza di segni riconducibili ad immaturità. La grafia del molestatore assillante presenta (in prevalenza) forti ineguaglianze in inclinazione, irregolarità nella direzione e nella tenuta del rigo.
Lo stalker talvolta agisce in anonimato, spinto da una rabbia e un’aggressività incontrollata (reazione immatura al rifiuto) rivolte verso la vittima, che può divenire destinataria di lettere anonime. L’anonimografia può assumere la caratterizzazione dell’abitualità e presentare caratteri tipici dello stalking. L’autore dell’anonimografia, quando lo scritto ha come intento quello persecutorio, dispone diversi scritti, opportunamente distanziati nel tempo. Il grafologo, in qualità di perito o consulente, può essere di ausilio anche al fine di identificare l’autore o gli autori di questi scritti nelle indagini finalizzate all’esercizio dell’azione penale.
Preliminarmente occorre precisare che al grafologo perito o consulente è preclusa qualsiasi indagine, dato o valutazione su aspetti psicologici e caratteriali della persona ex art. 220 c.p.p. Lo scritto anonimo ha una notevole variabilità di forme e contenuti (ingiurioso, diffamatorio, minaccioso etc.). Può essere eseguito con ritagli di giornali, uso di timbri di gomma, composizione tipografica e altro. L’autore può scegliere di scrivere con errori ortografici per mascherare i tratti grafici salienti (dissimulazione), usare lo stampatello o sistemi più complessi e impersonali. Nel caso della dissimulazione, tuttavia, rimangono pressoché invariati i segni coattivi ed individualizzanti della scrittura che, nonostante la volontà di modificare i parametri della propria grafia, saranno comunque presenti in un certo numero all’interno dello scritto.
La Violenza Psicologica nei Contesti Relazionali
La violenza psicologica non si limita al contesto di coppia, ma può manifestarsi in diversi ambiti della vita di una persona, inclusi i rapporti familiari, lavorativi e sociali.
Violenza Psicologica nella Coppia
Come evidenziato, la violenza psicologica nella coppia si caratterizza da atteggiamenti che sminuiscono il partner, lo rimproverano, lo deridono, o da gelosia eccessiva, stalking, controllo o limitazione morale ed economica. Un’analisi Istat del 2014 ha rivelato che delle donne che hanno subito violenza psicologica ed economica, il 26,4% era da parte del partner attuale, mentre il 46,1% dall’ex partner. Queste violenze possono portare la vittima a una realtà distorta, a una grande diminuzione della propria autostima e a provare forti sensi di colpa e vergogna.

I cambiamenti che si osservano in una vittima di violenza psicologica sono significativi:
- Se prima della relazione ci si sentiva sicuri di sé, ora si comincia a dubitare e a sentirsi insicuri.
- Si ha la sensazione di essere diventati ciò che l’altro vuole, perdendo il senso di identità.
- Si passa da uno stato di serenità a uno di ansia ed esaurimento emotivo.
- Si sperimentano spesso reazioni di rabbia verso se stessi e il partner.
- Le insicurezze preesistenti si intensificano e vengono usate contro la vittima.
- Un sintomo tipico è l'ipervigilanza, uno stato di costante allerta che si sviluppa in risposta a un partner controllante.
Questi cambiamenti possono portare a emozioni negative quali paura, vergogna e senso di colpa, e possono sfociare in disturbi come la depressione o il disturbo da stress post-traumatico (DPTS).
Violenza Psicologica sui Bambini
I bambini sono spesso vittime di violenza verbale, abuso psicologico e mentale e maltrattamenti. La violenza psicologica infantile è definita come un modello di comportamento che compromette lo sviluppo emotivo o l’autostima del bambino. Questo modello include aggressioni, critiche costanti, minacce, rifiuto e la mancanza di amore, supporto o guida. Si tratta di un modello di comportamento intenzionale, verbale e non, oppure una mancanza che trasmette al bambino di non avere valore, che è sbagliato, che nessuno lo vuole oppure che può aver valore solo se soddisfa i bisogni di qualcun altro.
Questa forma di violenza è divisa in alcune categorie:
- Rifiuto: Quando lo si respinge, lo si fa sentire inutile o senza valore, si toglie valore alle sue idee o emozioni, ci si rifiuta di aiutarlo.
- Disprezzo: Sminuirlo, ridicolizzarlo, umiliarlo, fargli provare vergogna, criticarlo, insultarlo.
- Clima di terrore: Minacciarlo di violenza fisica, abbandono o morte o di distruggerli tutte le cose che ha, inserirlo in un ambiente caotico e pericoloso, punirlo se non corrisponde alle aspettative.
- Isolamento: Isolarlo fisicamente e socialmente, limitando le sue opportunità di socializzare.
- Trascuratezza: Essere disattenti ed ignorare i suoi bisogni emotivi, evitare il contatto e l’affetto fisico, trascurare le sue necessità primarie (bisogni educativi e di salute).
- Violenza domestica: Esporre il bambino a parole e comportamenti violenti o aggressioni tra i genitori.
I sintomi di questa forma di violenza includono difficoltà relazionali e scolastiche, disordini alimentari, comportamento ribelle, disturbi del sonno, sintomi a livello fisico (mal di testa, stomaco, stanchezza) e difficoltà emotive come bassa autostima, depressione e ansia. Un bambino che ha vissuto in un ambiente del genere tende a ricreare relazioni di questo tipo, a causa della difficoltà nel regolare le proprie emozioni.
Il Monitoraggio della Minaccia: Un Meccanismo di Sopravvivenza Disfunzionale
Il monitoraggio della minaccia può essere definito come un processo cognitivo-percettivo di vigilanza che consente di porre un’attenzione mirata e costante su eventuali segnali di pericolo presenti nell’ambiente. Si tratta di una strategia di origine adattiva, nonché un meccanismo di sopravvivenza alquanto comune nelle persone con disturbi d’ansia e con tratti paranoidi. Se attuata in maniera ingiustificata o eccessiva, può diventare disfunzionale poiché tende a mantenere uno stato di ipervigilanza volto a ostacolare la vita di tutti i giorni.

Questo processo è importantissimo a fronte di reali circostanze di pericolo. Tuttavia, se presente in contesti sicuri, come sul posto di lavoro o nel corso di un incontro tra amici, può trasformarsi in una strategia maladattiva, dare vita a relazioni sociali disfunzionali e generare ansia, tensione fisica e sintomi dolorosi. Ad esempio, preoccuparsi costantemente che qualcuno stia complottando contro di noi può rendere equivocabile un commento casuale e farlo percepire alla stregua di una critica personale. Anche un semplice sguardo non intenzionale può essere percepito come "prova" della minaccia, in un clima di sospetto e stress.
Il monitoraggio della minaccia è un fattore chiave in diversi disturbi psicologici, quali ad esempio:
- Disturbo d'Ansia Generalizzato (DAG): Chi ne soffre risulta tendenzialmente ipervigile verso possibili eventi futuri catastrofici.
- Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): Il monitoraggio della minaccia può manifestarsi mediante controlli reiterati nel tempo e rituali.
- Tratti Paranoidi o Disturbo di Personalità Paranoide: Il monitoraggio della minaccia è pervasivo e alimentato dalla convinzione che gli altri ci siano ostili.
Quando il monitoraggio della minaccia diventa cronico, può avere ingenti conseguenze, del tipo: sovraccarico emotivo, relazioni compromesse e bias percettivi, in cui l’individuo interpreta i segnali neutrali come minacciosi. La terapia metacognitiva (MCT) identifica il monitoraggio della minaccia come parte della Sindrome Cognitivo-Attentiva (CAS), un modello che include rimuginio, ruminazione e strategie di coping disfunzionali, concentrandosi sul modificare le credenze metacognitive che sostengono questi comportamenti.
Autismo e PTSD: Una Connessione Sottovalutata
Essere autistici significa spesso confrontarsi, fin dalla giovane età, con esperienze di vita che possono risultare traumatiche. Per molte persone nello Spettro, questi eventi tendono ad accumularsi, aumentando il rischio di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico (PTSD) grave e persistente. Riconoscere questa connessione è essenziale per fornire il supporto adeguato e aiutare queste persone ad affrontare e superare tali difficoltà.
Spesso, i comportamenti considerati "dirompenti" nei bambini autistici vengono fraintesi e liquidati come semplici problemi comportamentali. Questa percezione superficiale non tiene conto delle reali cause sottostanti e contribuisce a creare imbarazzo o disagio negli altri, con il rischio di portare alla stigmatizzazione, all'esclusione sociale e all'emarginazione della persona autistica. Invece di cercare di comprenderne le ragioni, questi comportamenti vengono erroneamente attribuiti a una presunta cattiva educazione o a una diversità che non si è disposti ad accettare o decodificare.
L'autismo è uno stile di funzionamento neurologico che può comportare difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale. Sebbene queste caratteristiche accompagnino l’intero arco di vita dell’individuo, interventi mirati ed educativi possono migliorare significativamente la qualità della vita delle persone nello spettro autistico. L'autismo è una condizione complessa che coinvolge tre aree principali: comunicazione, interazione sociale e modalità di pensiero. Queste caratteristiche si manifestano in modo unico in ogni individuo, ma possono includere difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale, nell’interpretazione di gesti e segnali sociali, nel comprendere ed esprimere le proprie emozioni, e una tendenza a focalizzarsi su interessi specifici e ripetitivi.

Un aspetto importante è l'eccesso di attivazione del sistema nervoso autonomo, che genera una sensazione di pericolo imminente, rendendo impossibile il controllo del comportamento. Questa reazione non è una scelta, ma una risposta fisiologica e psicologica a uno stress insostenibile. In alcuni casi, la persona può non ricordare ciò che è accaduto, a causa dell'intensità dell'episodio. I comportamenti dirompenti dei bambini nello spettro autistico sono spesso fraintesi e sottovalutati, ma sono la conseguenza di un'emozionalità intensa e di un'incapacità di gestire i sovraccarichi sensoriali, emotivi o cognitivi.
Particolari condizioni come il meltdown, lo shutdown e il tantrum autistico sono espressioni di un disagio profondo e non scelte intenzionali.
- Meltdown: È una temporanea perdita di controllo comportamentale, spesso il risultato dello stress accumulato, amplificato da ipersensibilità sensoriale e da una modalità sociale e cognitiva differente. L'ambiente scolastico, in particolare, può diventare estremamente difficile per una persona autistica, a causa di rumori, confusione, luci al neon, contatto fisico e una socializzazione imposta.
- Shutdown: Si verifica quando il sovraccarico di emozioni, stimoli sensoriali o pensieri diventa insostenibile. La persona può sembrare estraniata dall’ambiente e dal proprio corpo, incapace di interagire o rispondere. È una risposta naturale dell’organismo a un eccesso di stimoli. È fondamentale avvicinarsi con calma e trasmettere sicurezza, creando un ambiente tranquillo.
- Tantrum: Può essere interpretato come una forma di espressione del disagio emotivo, sensoriale o cognitivo della persona autistica. Non sono necessariamente comportamenti manipolatori o intenzionali, ma sono spesso collegati a un sovraccarico sensoriale o a difficoltà nelle abilità comunicative.
Riconoscere questi segnali è fondamentale per intervenire tempestivamente e prevenire l’escalation, fornendo un’alternativa che mantenga il comportamento, creando un ambiente tranquillo, usando un tono calmo e rassicurante, e se necessario, rimuovendo la persona dall’ambiente stressante o rimuovendo la causa dello stress.
Perché è Difficile Uscire dalle Situazioni di Violenza?
È una domanda cruciale: perché alcune persone non fanno nulla o impiegano molto tempo per uscire da situazioni così complicate? Ci sono diversi ostacoli che possono impedire a una vittima di violenza psicologica di cambiare la situazione. Le vittime tendono spesso a minimizzare queste azioni, ma questo è un modo di difendersi, evitare l’abbandono e affrontare la realtà di una situazione difficile che spesso porta a relazioni di abuso emotivo e psicologico di lunga durata.
Le "scuse" che la vittima usa per negare la realtà (consapevoli o meno) includono:
- "È normale, davvero": La violenza emotiva è molto comune, ma ciò non significa che sia normale. Una relazione sana non deve comportare l’essere sminuiti, manipolati o controllati.
- "È colpa mia, lo faccio impazzire": Queste situazioni sono caratterizzate dalla manipolazione psicologica: la vittima si sente costantemente in colpa.
- "Sta solo scherzando": Se si è costantemente soggetti a scherzi o a prese in giro che non tengono conto dello stato emotivo, si tratta di violenza, non di gioco.
- "È solo il suo modo di mostrare amore, so che in fondo mi ama": Se una persona fa cose carine e dolci un paio di volte al mese, ma critica o sminuisce ogni giorno, non può definirsi amore.
- "Mi piace essere trattato/a in questo modo, se sono onesto/a": Alcune vittime di violenza psicologica raggiungono un punto in cui si convincono di essere felici della situazione, un meccanismo di sopravvivenza (autosabotaggio) spesso risultato di continue manipolazioni.
Molte vittime hanno paura di come il carnefice reagirà se solo provano a cambiare la situazione, e spesso la minaccia di essere lasciati porta questi individui a reagire con maggiore violenza. Altre stanno in relazioni di abuso psicologico nella speranza che il partner possa cambiare, un fenomeno che si osserva spesso nei casi di dipendenza affettiva. Soprattutto se ci sono bambini coinvolti, rimanere in relazioni di questo tipo può danneggiarli a lungo e portarli a sviluppare veri e propri traumi psicologici.
L'Identikit di Chi Fa Violenza Psicologica e Verbale
Chi mette in atto questo tipo di violenza tende ad essere estremamente possessivo, ipersensibile, ad avere un forte bisogno di controllo e a manipolare la vittima così da avere potere nella relazione. Questi comportamenti possono derivare da profonde insicurezze o violenze ricevute nel periodo infantile, oppure da tratti specifici di personalità come un disturbo antisociale di personalità o un disturbo narcisistico. È cruciale prestare molta attenzione a questi campanelli d’allarme.
Come Difendersi e Reagire alla Violenza
Quando non ci si sente più la persona che si era un tempo, o ci si sente anche peggio di quando si conosceva il partner, è fondamentale prendere la cosa seriamente. Il modo migliore per difendersi dalle violenze psicologiche ed emotive è rendere prioritario il proprio benessere. Chi fa violenza, nella maggior parte dei casi, non smette da solo, e ciò significa che dipende dalla vittima (e da chi può aiutarla) imparare a difendersi e ad affrontare la situazione. Reagire e fermare questo tipo di violenza richiede coraggio, molto coraggio.
Ecco 8 strategie che possono aiutare realmente a uscirne:
- Ammettere il Problema: Il primo passo è riconoscere di avere un problema e chiedere aiuto. Ammettere il problema e affrontarlo: se c’è qualcosa che fa star male, si ha un problema.
- Concentrarsi su se Stessi: Concentrarsi sui propri desideri e bisogni. La violenza psicologica tende a sminuire, denigrare, umiliare le persone che la subiscono: ripartire da sé stessi dopo una violenza psicologica, è un modo per imparare a mettersi al centro del proprio mondo e stare bene.
- Migliorare l'Autostima: È importante ricordare quanto si è importanti e unici, e quanto ci si merita amore e serenità.
- Lasciare la Persona/Situazione Nociva: Lasciare la persona, il lavoro, la situazione che fa star male. Reagire alla violenza psicologica non è facile, soprattutto quando sono coinvolti i sentimenti, ma è un passo necessario per ritrovare la serenità e la felicità.
- Impostare Limiti Chiari: Esprimere chiaramente che non si ha intenzione di accettare insulti o subire attacchi verbali.
- Prendere le Distanze: Se la situazione diventa insostenibile, prendere le distanze dalla persona che perpetra la violenza verbale.
- Tenere Traccia degli Episodi: Nel caso in cui la violenza verbale persista, tenere traccia degli episodi. Anche se non è tangibile come quella fisica, anche la violenza psicologica può essere provata attraverso registrazioni audio e video, messaggi, foto e testimonianze.
- Cercare Aiuto Professionale: Esistono servizi specifici che possono aiutare o aiutare le vittime di queste forme di violenza. Chiedere aiuto non è mai sintomo di debolezza, anzi tutto il contrario.
È fondamentale ricordare che la comunicazione rispettosa è fondamentale per il benessere individuale e per la costruzione di relazioni sane. La violenza, in ogni sua forma, non è mai accettabile.
Come riconoscere e difendersi da un manipolatore
tags: #avvisaglie #persona #chr #minaccia