L'Automobile "Zhigulì" e il suo Impatto Culturale: Dalla Russia all'Italia, un Nome, Due Storie

Il nome "Zhigulì" evoca immediatamente due contesti molto diversi ma intrinsecamente legati: da un lato, l'iconica automobile russa che ha motorizzato l'Unione Sovietica, e dall'altro, le celebri caramelle alla frutta italiane. Questa dicotomia offre uno spunto affascinante per esplorare come un nome possa acquisire significati distinti in culture diverse, pur mantenendo un filo conduttore storico.

Zhiguli car and Zigulì candies side by side

Le Origini Russe: La Nascita della Zhigulì (Lada)

Tutto ha inizio sul finire degli anni Sessanta, quando un ambizioso accordo tra il regime comunista sovietico e la Fiat segnò la costruzione di una nuova città e una nuova fabbrica sulle sponde del fiume Volga, nel cuore della Russia. Era il 5 agosto 1966 quando l'allora segretario del Partito Comunista italiano, Palmiro Togliatti, morì in Crimea, e la città di Stavropol sul Volga fu ribattezzata Togliatti in suo onore nel 1964, una settimana dopo la sua morte. Pochi anni dopo, la città vinse la gara tra altre quaranta città sovietiche per ospitare la Vaz, l'impianto automobilistico destinato a lanciare l'industrializzazione dell'URSS. Questa scelta fu motivata principalmente dalla presenza di un lago artificiale sul Volga, che avrebbe consentito il trasporto agevole di tonnellate di materiali necessari per la produzione.

Map showing Togliatti, Russia, and the Volga River

L'auto di base scelta per questa mastodontica impresa fu, come è noto, la Fiat 124. Non si trattò di una semplice riproduzione, ma di un'ingegnerizzazione mirata ad affrontare le condizioni estreme delle strade e del clima russo. Furono apportate modifiche significative, tra cui lamiere più robuste, sospensioni rinforzate e una maggiore altezza da terra, per poter affrontare le strade sconnesse dell'Unione Sovietica. Era anche predisposta per l'avviamento manuale del motore tramite una manovella, un accorgimento essenziale per far fronte ai cedimenti della batteria durante il rigido inverno russo. Il motore, sempre di origine Fiat, era un 1.2 da 62 CV.

Diagram comparing Fiat 124 and Lada Zhiguli structural differences

Il nome "Zhigulì" fu preso dalle alture che circondano la città di Togliatti, una catena montuosa vicino al fiume Volga. Questo nome, simpatico e accattivante, divenne un simbolo per i russi, proprio come la Fiat 600 lo fu per gli italiani. Tuttavia, per l'esportazione, il nome "Zhigulì" non sarebbe mai stato utilizzato. In molte lingue asiatiche, infatti, evocava il termine "teppista". Si scelse dunque "Lada", dal nome di un'imbarcazione fluviale, che adesso è il marchio e il nome unico dei prodotti Avtovaz. Ma per la gente di Russia, la prima Zhigulì fu subito la "Kopeka", il "centesimo", dalla sigla tecnica 001.

Vintage advertisement for Lada Zhiguli

L'Epopea della Produzione e il suo Impatto Sociale

Gli anni che seguirono furono un'epopea di collaborazione italo-russa in piena Guerra Fredda. I ragazzi e le ragazze del Komsomol, reclutati in tutta l'Unione Sovietica, lavoravano giorno e notte per costruire il "mostro Vaz", un gioiello tecnologico di cinque milioni di metri quadri che avrebbe portato l'automobile in tutte le dissestate strade dell'URSS, producendola al ritmo, allora scioccante, di duemila esemplari al giorno. Operai e tecnici della Fiat vivevano a Togliatti, in appartamenti costruiti appositamente per loro, e tra russi e italiani si scoprivano molte cose in comune, alla faccia della Guerra Fredda e dell'incubo nucleare che turbava i sogni dei cittadini di entrambi i blocchi.

Lada Factory in Soviet Union (USSR)

Tatiana Ralka, oggi florida ultrasessantenne e direttrice del museo aziendale, ricorda ancora quell'entusiasmo: "Sentivamo di costruire qualcosa di meraviglioso. Tutti quanti, anche noi bambini". La prima Zhigulì, ovvero la Vaz 2101, uscì dagli stabilimenti di Togliattigrad il 19 aprile 1970. All'epoca costava 5500 rubli, l'equivalente di 34 mensilità di un operaio sovietico. Nonostante il costo elevato, la Zhigulì divenne un'auto popolare; per comprarla si faceva addirittura la fila. Col tempo, divenne il simbolo della crescita industriale dell'Unione Sovietica e costituì una voce importante dell'export sovietico nel mondo comunista di allora, nell'Europa orientale, in Africa e in America Latina. Ancora oggi a Cuba se ne vedono parecchie, accanto alle vecchie Cadillac Eldorado, Chevrolet Bel Air, Chrysler Windsor o Pontiac Star Chief.

Historic photo of the first Zhiguli car rolling off the assembly line

L'ingegnere Arkadj Tykonov, un anziano signore che fu un giovanissimo capo del Reparto trattamento termico, è tra i primi a formarsi a Torino e ad accogliere poi gli istruttori italiani a Togliatti. Ricorda "l'epopea vissuta con gli italiani": "Ci insegnarono molte cose ma noi eravamo bravi allievi. Ricordo quando li convincemmo a cambiare la posizione dell'albero di trasmissione. Qualche anno dopo, fu una soddisfazione sapere che la Fiat aveva adottato la nostra soluzione anche sui modelli per l'Italia".

Oltre al lavoro, c'era la vita sociale: le mangiate di spaghetti alla mensa diretta dal mitico cuoco triestino Giorgio, le bevute semiclandestine di Barolo e Grignolino fatti filtrare con la compiacenza delle severissime dogane sovietiche, le partite di calcio sulla spiaggia, le serate nella hall dell'hotel Zhigulì a vedere le partite di serie A o il Disco per l'Estate su speciali videocassette registrate a Mirafiori. E sempre insieme alle studentesse e alle operaie russe che "erano tutte innamorate degli italiani", come certifica il record di centocinquantacinque matrimoni misti in soli tre anni.

Photo of Italian and Russian workers together in Togliatti

La Fine di un'Epoca e la Trasformazione di AvtoVaz

Dopo oltre 40 anni e quasi 17 milioni di unità prodotte dal 1970, la produzione della Zhigulì 2101, l'auto che ha motorizzato l'Unione Sovietica, è terminata. Nel primo trimestre di un anno recente, ne sono state vendute solo 34.018, con un crollo delle immatricolazioni di oltre il 76%. Nonostante il suo prezzo ancora competitivo (circa 5.000 euro), la Zhigulì ha perso il fascino degli albori e anche in Russia appare come un'auto antiquata, sebbene la sua robustezza, la semplicità delle riparazioni e la grande diffusione dei pezzi di ricambio la rendano ancora adatta alle steppe desolate dell'Asia e molto diffusa nelle repubbliche caucasiche. Nelle città, però, dove chi può punta sulle moderne SUV e berline straniere, è poco amata.

Modern Lada Granta replacing the Zhiguli

La casa automobilistica russa Autovaz, la più nota e importante del paese, è andata incontro a significative trasformazioni. Fino a poche settimane fa, il controllo dell'azienda era in mano in parte al suo stesso managing e in parte allo stato attraverso diverse banche ed enti. Tuttavia, il controllo è stato assunto per più del 51% da Rosoboronexport, l'azienda statale che si occupa della produzione di materiale militare per l'export e che costituisce uno dei più grossi complessi finanziario-industriali del paese. Questa acquisizione, data per certa da fonti interne ad AvtoVaz, ha causato un crollo del 16% nelle azioni dell'azienda in poche ore, dovuto a seri dubbi sulle capacità gestionali dei militari nel settore auto. La produzione di AvtoVaz già doveva da tempo lottare contro una concorrenza estera feroce e aveva visto diminuire drasticamente la propria quota di mercato. Le motivazioni del takeover militare, certo concordato con il Cremlino, non sono ancora chiare. Sembra dubbio che i nuovi padroni possano riversare sull'azienda, che con il suo vasto indotto rappresenta più di due milioni di posti di lavoro, gli investimenti necessari a rilanciarne l'immagine (soprattutto in termini di qualità) e a risollevarla dall'attuale vivacchiamento. D'altra parte, era evidentemente sgradito a Mosca un eventuale assorbimento da parte di qualche azienda straniera, evento comunque non facile, dato che vari tentativi in passato sono andati a monte o si sono fermati ad accordi secondari con Fiat, Hyundai e poi GM.

Il Parallelo Culturale: Le Caramelle Zigulì in Italia

Curiosamente, lo stesso nome "Zigulì" ha trovato una risonanza del tutto diversa in Italia, legandosi a un prodotto iconico nel mondo dell'infanzia: le caramelle. Tutto ha inizio sul finire degli anni Sessanta, quando la Falqui decise di realizzare una piccola caramella con succo di frutta e senza conservanti, adatta anche ai bambini.

Packaging of vintage Zigulì candies

Nelle prime prove, la Falqui utilizzò le bassine che allora servivano per realizzare il famoso confetto lassativo a base di prugna. Però le palline alla frutta, utilizzando quel tipo di bassine, risultavano troppo grandi e quindi non adatte ai bambini. Fu così acquistata una piccola bassina in rame e vennero fatte altre prove. Il risultato fu brillantissimo: la pallina aveva un giusto diametro e un gusto gradevolissimo.

All’epoca, in Russia, andava di moda una vettura simile alla nostra FIAT 124 che si chiamava Zhiguli, dal nome delle colline intorno al Volga. Si trattò di togliere la "h" e aggiungere un accento, e il nome Zigulì era nato per le caramelle. Un simpatico episodio capitò al marito della scrittrice di un aneddoto, la prima volta che atterrò a Kiev: osservando le numerose auto Zigulì, chiese se avesse viaggiato nel tempo o se ci fosse un raduno di auto d'epoca. Il fatto che il nome delle auto ricordasse le famose pastiglie Zigulì fece molto ridere il marito quando gli fu spiegato che quelle non erano macchine d'epoca, ma auto anche nuove.

Lada Factory in Soviet Union (USSR)

Le caramelle Zigulì all'inizio avevano solo 3 gusti: fragola, limone e arancia, tutte rigorosamente realizzate con succo di frutta, senza conservanti. Poi se ne aggiunsero degli altri, tra cui le erbe, la camomilla e la menta. La Zigulì si posizionò da subito nelle farmacie e il successo fu travolgente. In ogni città non ce n'era una che non avesse l'espositore delle mitiche palline o anche semplicemente qualche astuccio sul proprio banco. Con il tempo, aumentarono i gusti disponibili e crebbe la domanda di caramelle Zigulì: tra gli anni Settanta e Novanta le vendite sfiorarono i 5 milioni di lire.

Negli anni, alle Zigulì tradizionali venne affiancata la linea di integratori Zigulì pensati per le varie esigenze dei più piccoli. Le Zigulì-C sono integratori di vitamina C, le ZigulìVit sono arricchite con vitamine e minerali. Anche questa volta il successo fu grande. Già amata da tutte le famiglie italiane, l'azienda fece anche molta comunicazione prevalentemente sulle riviste a target bambino (Topolino, Paperino, Corriere dei piccoli etc.), e alcune campagne pubblicitarie televisive in onda sulle emittenti locali. Negli ultimi vent'anni, nonostante la presenza di numerose varietà di caramelle sul mercato, Zigulì rimane ancora nell'immaginario e nei ricordi degli adulti come la caramella della propria infanzia. Nel corso dei decenni, Zigulì non ha mai cambiato forma, rimanendo la stessa pallina di sempre. Ancora oggi è la caramella con succo di frutta presente in Farmacia.

Modern display of Zigulì integrators in a pharmacy

Un Confronto con il "Made with Italy": L'Eredità della Collaborazione

L'esperienza della Zhigulì e l'adozione del nome "Zigulì" per le caramelle italiane illustrano un interessante fenomeno di interscambio culturale e industriale. La Fiat, superata tra intrighi e colpi di genio la concorrenza di Ford e Renault, applicò di fatto quel metodo che adesso si chiama "made with Italy": portò cioè sulle rive del Volga la tecnica, l'esperienza e la capacità organizzativa necessaria per l'impresa automobilistica. Questa collaborazione non solo motorizzò un'intera nazione ma creò anche un legame duraturo, testimoniato dai ricordi degli italiani e dei russi che hanno vissuto quell'epoca.

Il caso Zhigulì/Zigulì è un esempio di come un'idea o un nome possa attraversare i confini, adattandosi e prosperando in contesti inaspettati, creando nuove narrazioni e consolidando la propria presenza nella memoria collettiva, sia come simbolo di progresso industriale che come dolce ricordo d'infanzia.

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