Freddie Mercury, figura iconica dei Queen e uno dei più celebri e influenti artisti nella storia del rock, è universalmente riconosciuto per il suo straordinario talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco. La sua carriera, iniziata con la fondazione dei Queen nel 1970 insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor, ai quali si aggiunse un anno più tardi il bassista John Deacon, è stata un ininterrotto percorso di sperimentazione e fusione di generi musicali. Oltre all'attività con i Queen, Freddie intraprese negli anni Ottanta un breve ma significativo percorso da solista, culminato nella pubblicazione di due album: "Mr. Bad Guy" nel 1985 e "Barcelona" nel 1988. Quest'ultimo, in particolare, rappresenta il vertice della sua audace visione artistica, un "brutto ibrido" tra lirica e rock che ha sfidato le convenzioni e ridefinito i confini della musica popolare.

Le Radici dell'Eclettismo di Mercury: Da "Bohemian Rhapsody" a "Barcelona"
L'eclettismo musicale di Freddie Mercury non è stato un fenomeno improvviso, ma il risultato di un percorso di individuazione artistica iniziato anni prima. Già nel 1975, con la registrazione di "Bohemian Rhapsody" nei Rockfield Studios di Monmouth, in Galles, i Queen dimostrarono una straordinaria capacità di amalgama stilistico. Questa canzone, che li avrebbe proiettati nell'olimpo del rock, non rispettava alcuna forma di canzone conosciuta, configurandosi piuttosto come una raccolta di motivi o vignette pop che ambivano a delineare uno spettro stilistico vasto quanto il bisogno del gruppo di esprimere il proprio estro e, nel caso di Mercury, la sua eclettica personalità.
Jack Boss, professore di teoria musicale e composizione all'Università dell'Oregon, nel suo saggio "Little High, Little Low: Hidden Repetition, Long-Range Contour and Classical Form in Queen’s Bohemian Rhapsody", riassume la struttura del brano in sei parti: Introduzione, Esposizione del tema (ripetuto due volte), Transizione (assolo di chitarra), Primo sviluppo (parte operistica), Secondo sviluppo (parte hard-rock) e Conclusione (ballad). Questa complessità formale e armonica, unita all'innesto di un alone di classicità nel pop, miscelando melodie che avrebbero potuto stare in una canzone degli ABBA all'enfasi e all'ampollosità coltivata dalla band, fu un azzardo non raro per il rock del periodo, ma che i Queen seppero trasformare in un successo mondiale.
"Bohemian Rhapsody" raccontata da Morgan - StraMorgan 11/04/2023
"Bohemian Rhapsody" non fu un episodio isolato. Brani come "Killer Queen", dal disco precedente "Sheer Heart Attack", presentavano già una melodia che poteva richiamare una penna illustre come quella di Paul McCartney, e un arrangiamento vocale e scelte di modulazione di chiara ascendenza beatlesiana. Ancora prima, "The March of the Black Queen" (oltre sei minuti di durata), da "Queen II", il secondo disco della band, rivelava la tentazione per il pastiche, il melodramma e la stratificazione vocale, così come l'enfasi pianistica e chitarristica che avrebbero caratterizzato "Bohemian Rhapsody". L'amore di Freddie per la vocalità operistica, la sua passione per la melodia pop e gli impasti vocali, il lirismo metal di Brian May e il gusto per il teatro musicale leggero, che da Gilbert e Sullivan porta dritto a Beyond the Fringe e ai Monty Python, o ancora le pantomime musicali di Noel Coward, si fusero per creare uno stile unico. I Queen, come un improbabile punto d'incontro tra il burlesque, il vaudeville e i Led Zeppelin, misero in scena una pomposità e una maestosità regale che culminò negli inni da stadio come "We Will Rock You", "We Are the Champions" o "Radio Ga Ga", trasformando l'esperienza del concerto rock e avvicinandola alla dimensione da curva ultrà, pur mantenendo una frivolezza al limite della parodia e del kitsch.
L'Incontro tra Due Mondi: Freddie Mercury e Montserrat Caballé
Il progetto più riuscito e la sua più grande soddisfazione personale di Freddie Mercury, al di fuori dei Queen, è stato l'album "Barcelona", nato dalla straordinaria collaborazione con la cantante lirica spagnola Montserrat Caballé. Questa unione tra il frontman rock e la diva dell'opera rappresentò la piena realizzazione del "brutto ibrido" che Mercury aveva iniziato a esplorare anni prima.
La genesi di questa collaborazione risale ai primi anni '80, quando Freddie Mercury, grande appassionato di opera, scoprì Montserrat Caballé a Londra durante una rappresentazione di un'opera di Giuseppe Verdi alla Royal Opera House. Freddie era lì per ascoltare Luciano Pavarotti, ma rimase folgorato dalla voce della cantante spagnola. Peter Freestone, suo assistente personale, ha raccontato: «Quando la Caballé cominciò a cantare e non ci fu altro, Freddie rimase a bocca aperta. Da quel momento non volle altro che lei».
Un anno dopo, il 24 marzo 1987, le due star si incontrarono all'Hotel Ritz di Barcellona. Freddie, accompagnato dal pianista e arrangiatore Mike Moran, era terrorizzato. Moran ha raccontato nel documentario "Finding Freddie": "Non credo che Freddie abbia cantato meglio di così in tutta la sua vita. La passione e la potenza che ha messo nella registrazione di Barcelona è la stessa di un tenore in un’opera. Oltre a una grande estensione, Freddie aveva un eccezionale controllo della voce e una grande capacità di fraseggio”. Al loro primo incontro, Freddie si rivolse all'improvviso a Montserrat e disse: "Bene, ho composto una canzone per te. Posso fartela sentire?". Freddie aveva con sé una cassetta su cui aveva registrato un'improvvisazione vocale in falsetto intitolata "Exercises in Free Love" (poi uscita come b-side del singolo "The Great Pretender", cover di un classico dei Platters). Montserrat Caballé ascoltò e disse entusiasta: "Sei un mezzo soprano! Questo brano è magnifico, sei un artista che crea con il cuore". Freddie, emozionatissimo, raccontò: "Ero seduto con il mio smoking tra il pubblico, mi sono alzato e ho fatto un inchino mentre lei mi salutava".

I due si ritrovarono poi a casa di Freddie a West Kensington, dove in una notte, come ha raccontato Mike Moran, "abbiamo suonato e cantato di tutto, dal jazz al soul". Moran ricorda: "Dopo dieci minuti erano già diventati migliori amici, ma non è stato facile trovare il modo di combinare le loro due voci". Montserrat Caballé chiese a Freddie e Mike Moran di scrivere qualcosa da cantare insieme, e il risultato fu il singolo "Barcelona", pubblicato il 26 ottobre 1987. La canzone raggiunse il numero 2 in classifica in Inghilterra e fu presentata dal vivo con una performance storica al Ku Club di Ibiza. Successivamente, "Barcelona" fu scelta come inno delle Olimpiadi di Barcellona del 1992.
Freddie Mercury amava Maria Callas e Puccini, e la sua musica, da "Bohemian Rhapsody" agli ultimi inni da stadio, è stata una costante rincorsa al fantasma dell'opera, a quel "nonsoché" suscettibile di trafiggere un cuore umano. Montserrat Caballé stessa, dopo la morte di Freddie, disse di lui: "La sua tecnica era impressionante. Non aveva alcun problema di tempo, cantava con un senso del ritmo incisivo, scivolando da un registro vocale all'altro senza alcuno sforzo. Aveva grande musicalità. Il suo fraseggio poteva essere sottile, delicato e dolce o più energico e deciso. Era in grado di trovare il giusto timbro, la giusta sfumatura espressiva per ogni parola". "Barcelona" fu un esempio dell’altissimo talento musicale di Freddie, dimostrando che non era solo un cantante rock, ma un vero musicista capace di trovare una formula per mettere insieme stili musicali diversi tra loro.
La Voce di Freddie Mercury: Un "Mezzo Soprano" nel Rock
La voce di Freddie Mercury, dotata di una tessitura baritonale, era in grado di raggiungere tessiture da tenore leggero durante le incisioni e le registrazioni degli album. Soprattutto nel primo decennio della sua carriera, utilizzò anche la tecnica del falsetto, che conferiva alla sua voce una timbrica ariosa e femminile, consentendogli di raggiungere tonalità a lui poco congeniali in modo più agevole. Freddie attribuiva la sua estensione vocale all'iperdontia di cui soffriva, essendo nato con quattro incisivi oltre la norma; per timore di modificare il timbro o l'estensione del suo canto, non volle mai correggere questo difetto.
David Bret ha descritto la sua voce come capace di compiere "scale musicali in poche battute, passando da un ruggito rock gutturale a un acuto puro e cristallino, una coloratura perfetta". Montserrat Caballé ha confermato la tesi delle quattro ottave, affermando che la sua estensione vocale era fa1-fa5 (F2-F6 in notazione anglosassone), raggiungendo il fa4 in voce piena, come ad esempio in "All God's People". Roger Daltrey, cantante degli Who, ha descritto Mercury come "il miglior cantante rock 'n' roll di tutti i tempi. Poteva cantare qualsiasi cosa in qualsiasi modo".
Un gruppo di ricerca nel 2016 ha studiato la voce di Mercury, confermando un vibrato notevolmente più veloce rispetto ai cantanti d'opera e un uso eccezionale dei subarmonici. Nonostante alcune fonti più caute, che attribuiscono il cambiamento del suo timbro vocale negli ultimi anni della carriera al tabagismo e alla comparsa di noduli alla gola, la sua abilità vocale rimane ineguagliata.
L'Artista Solista: "Mr. Bad Guy" e la Libertà Espressiva
A partire dagli anni '80, tra un disco e un tour dei Queen, Freddie Mercury si dedicò con entusiasmo ad altri generi musicali come pop, musical e dance. Nel 1983, un anno di transizione, Mercury si trasferì a Monaco di Baviera, la cui vita notturna lo condizionò a tal punto da ammettere di non riuscire a lavorare "quasi mai in condizioni psicologiche perfette". Nonostante ciò, questa fase di transizione portò alla realizzazione del suo primo album da solista, "Mr. Bad Guy", pubblicato il 29 aprile 1985.

Caratterizzato da sonorità pop, disco e dance, l'album conteneva alcune tracce scritte da Freddie originariamente composte per far parte di "The Works" dei Queen, ma che in seguito furono scartate dalla band, tra cui "Made in Heaven", "I Was Born to Love You" e "There Must Be More to Life Than This". Quest'ultimo brano fu frutto di una collaborazione di Mercury con Michael Jackson risalente al 1983, un progetto che avrebbe dovuto riguardare anche "State of Shock" e "Victory" dell'omonimo album, ma che non si concretizzò mai. "Living on My Own" fu una delle canzoni di maggior successo di "Mr. Bad Guy", a dimostrazione della capacità di Mercury di brillare anche al di fuori del contesto dei Queen. Questo percorso solista gli permise di realizzare le sue idee musicali più stravaganti e di esplorare generi diversi, soddisfacendo il suo desiderio di non fare "le stesse cose più e più volte", come dichiarò in un'intervista del 1986.
Il Compositore e l'Innovatore: Oltre la Voce
Oltre al suo incredibile talento vocale, Freddie Mercury è riconosciuto anche come un prolifico compositore e paroliere. Delle 180 tracce scritte dai Queen, il cantante ha composto almeno 51 canzoni, risultando il maggior autore dei testi della band. Inoltre, 10 delle 17 canzoni presenti nella raccolta "Greatest Hits", l'album più venduto di sempre in Gran Bretagna, furono scritte da Mercury, tra cui "Bohemian Rhapsody", "Killer Queen", "Somebody to Love", "We Are the Champions" e "Crazy Little Thing Called Love".
La caratteristica principale della sua attività da compositore era la variegata gamma di stili musicali che riusciva a incorporare nelle proprie opere. Questa capacità di fusione, evidente fin dagli esordi con brani come "Bohemian Rhapsody", ha reso la sua musica unica e intramontabile.

Il Performer Ineguagliabile: Carisma e Controllo Scenico
Freddie Mercury non è stato soltanto uno dei più grandi cantanti nella storia del rock, ma un vero e proprio magnete, un agente catalizzatore, un artista capace di catturare l'attenzione del pubblico come nessun altro. Il film biopic "Bohemian Rhapsody" si chiude con l'esatta ricostruzione dell'esibizione dei Queen al Live Aid nel luglio del 1985. Questa performance nello stadio di Wembley, definita memorabile e a suo modo perfetta, fu un trionfo di tempi scenici e controllo che lascia ammirati, a maggior ragione se si pensa alla concitazione e alla pressione che doveva regnare nel backstage.
La capacità di Freddie di ipnotizzare il pubblico era stupefacente. Il suo talento di intrattenitore, affinato per anni sui palchi di mezzo mondo, unito a un carisma senza eguali, ha creato momenti intensi e indimenticabili nella storia del rock. John Harris, critico musicale, ha affermato: "Quelli che fanno le classifiche dei più grandi frontmen del rock e assegnano le prime posizioni a Mick Jagger, Robert Plant e altri sono colpevoli di una terribile dimenticanza. Freddie, come dimostrato dalla sua performance dionisiaca al Live Aid, è senza dubbio il più divino tra tutti loro". David Bowie lo ha descritto come "un uomo capace di tenere il pubblico nel palmo della propria mano", mentre Axl Rose lo ha giudicato "il miglior frontman di tutti i tempi".
"Bohemian Rhapsody" raccontata da Morgan - StraMorgan 11/04/2023
Uno degli elementi distintivi della sua performance era il rapporto con l'asta del microfono. Per Freddie Mercury, l'asta era uno strumento cui affidare una precisa funzione coreografica, un'estensione del suo corpo e al tempo stesso un oggetto col quale mettere in scena un rituale dalla fortissima valenza erotica. Sganciando il secondo elemento dell'asta dalla base, la portava in giro per il palco, creando un balletto che valeva, da solo, buona parte dello show. La alzava al cielo, se la infilava fra le gambe, se la faceva sfilare dietro la schiena, la puntava come un fucile, la brandiva alla stregua di un manico di chitarra o, in modo più discreto ma pur sempre esplicito, di un fallo. Un arnese di lavoro trasformato in strumento di piacere, rendendo Freddie Mercury e la sua asta la cosa più voyeuristica prodotta dal rock: giochi erotici da stadio.
L'Eredità Immortale: Un'Icona senza Tempo
Freddie Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock. Nel 2008, il magazine statunitense Rolling Stone lo ha collocato al 18º posto nella classifica dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi, mentre l'anno successivo ha conquistato la prima posizione tra le voci rock per Classic Rock. Nel 2015, nella lista dei 25 migliori frontman di tutti i tempi della Billboard, Mercury si è piazzato al secondo posto, preceduto da Bruce Springsteen. Nel settembre 2010, un sondaggio condotto tra i fan del rock lo ha nominato "Greatest Rock Legend Of All Time", davanti a Elvis Presley, David Bowie, Jon Bon Jovi, Jimi Hendrix e Ozzy Osbourne.
A Montreux, in Svizzera, di fronte al lago e a pochi passi dal Casinò che per anni ha ospitato il celebre festival del jazz, oggi fa bella mostra di sé una statua in bronzo di Freddie Mercury. Inaugurata nel 1996, cinque anni dopo la sua morte, la statua lo coglie in una delle sue pose da concerto, una posa "iconica": capo chino, sguardo basso, il braccio destro al cielo mentre la mano sinistra afferra saldamente il microfono e l'asta. È l'equivalente scultoreo di quell'epica del trionfo che è stata la cifra di tante canzoni dei Queen, come "We Are the Champions", ormai inno universale di stadi e palazzetti dello sport.

Numerosi sono i tributi a Freddie Mercury. Dal 2003, ogni anno, il primo fine settimana di settembre, i fan del cantante si recano a Montreux per rendergli omaggio, partecipando al Freddie Celebration Days. Nuove specie di animali scoperte nel XXI secolo hanno visto attribuirsi il nome del cantante britannico, a testimonianza della sua influenza che trascende il mondo della musica. Il film "Bohemian Rhapsody", uscito nel Regno Unito il 24 ottobre 2018, incentrato sulla vita di Mercury dalla fondazione dei Queen al Live Aid, ha ulteriormente consolidato la sua leggenda.
Interpretare un brano dei Queen non è facile, non solo per la difficoltà di gran parte del loro repertorio, ma soprattutto per la sfida di confrontarsi con il talento di Freddie Mercury. Tuttavia, molti artisti ci hanno provato, spesso con risultati inattesi. Tra le cover più sorprendenti e riuscite del repertorio dei Queen, si possono citare la versione di "Bohemian Rhapsody" di Bruce Dickinson e Montserrat Caballé (nel 1997, quasi dieci anni dopo "Barcelona", la Caballé pubblicò una serie di duetti intitolata "Friends for Life", scegliendo il cantante degli Iron Maiden come unico artista in grado di interpretare questo brano), "We Will Rock You" di Robbie Williams, "Tie Your Mother Down" di Lemmy Kilmister con una superband hard & heavy, "We Are the Champions" dei Green Day, "Killer Queen" di Glenn Hughes e "Crazy Little Thing Called Love" di Eddie Vedder. Anche i Foo Fighters hanno mostrato la loro devozione ai Queen con splendide versioni di "Tie Your Mother Down" e "Under Pressure", e in un'occasione hanno suonato "’39" con Brian May e Roger Taylor sul palco. Persino artisti inaspettati come Bon Jovi con "Under Pressure" e i Metallica con "Stone Cold Crazy" hanno reso omaggio alla band, dimostrando l'ampiezza dell'influenza dei Queen e di Freddie Mercury su generazioni di musicisti e su un pubblico vastissimo e variegato.