Il Belgio, nazione celebre per il suo contributo all'arte, alla politica europea e allo sport, possiede un legame profondo e multiforme con il mondo dei motori. Sebbene oggi l'immaginario collettivo associ il Belgio principalmente alla passione dei suoi atleti, come i "Diavoli Rossi", per le prestigiose auto straniere, la storia industriale del Paese nasconde gemme di ingegneria e collaborazioni transfrontaliere che hanno segnato il primo Novecento. Esplorare il panorama motoristico belga significa dunque compiere un viaggio che parte dalle scelte personali dei campioni sportivi per arrivare alle officine pionieristiche che hanno contribuito a definire il design e la meccanica dell'automobile europea.

La passione dei Diavoli Rossi: un garage internazionale
Anche i Diavoli Rossi sono grandi appassionati di macchine. Dominano i marchi tedeschi, Mercedes e Audi in testa, i più apprezzati nei vari garage. Una macchina da gol, una squadra di artisti del pallone assemblata con l'obiettivo dichiarato di vincere. Ma anche una formazione talvolta incline a commettere qualche sbavatura. Da diversi anni, il Belgio è una protagonista assoluta nelle competizioni internazionali, anche se è sempre mancato il guizzo vincente. Euro 2020 è un'occasione importante, ma ai quarti c'è l'ostacolo Italia, pronta a stoppare la corsa dei Diavoli Rossi.
Le auto più apprezzate nello spogliatoio del Belgio sembrano quelle provenienti dalla Germania. Ne sono una prova due conoscenze del nostro campionato. Romelu Lukaku, per esempio, apprezza particolarmente Mercedes di cui ha ben tre esemplari nella sua collezione: una Classe S Coupé, una Amg-GT R e una Gls 63. Anche Dries Mertens è dello stesso parere: il fantasista del Napoli è legato al marchio Bmw, di cui ha anche un modello della gamma M Sport. Tra l'altro, lo stesso Mertens ha sperimentato la guida sportiva a Spa Francorchamps insieme a un maestro come il pilota Maxime Martin.
Anche la stella del Manchester City Kevin De Bruyne sembra amare i marchi tedeschi, in particolar modo la Mercedes. Nella sua collezione rientrano una S 63 Coupé e una Gle Coupé. Veri e propri gioielli da oltre 600 Cv. Ovviamente il made in Italy non può mancare nella collezione di un appassionato di motori. Ne sono una dimostrazione i partner dell'attacco del Belgio, Lukaku ed Eden Hazard. La punta dell'Inter è legato a Maserati e dalla casa italiana ha ricevuto una Levante Trofeo di cui pare andare particolarmente fiero. E poi in garage c'è anche una Maserati GranCabrio MC. Anche Hazard ama macchine potenti e veloci: un anno fa acquistò una Lamborghini Aventador Svj da mezzo milione di euro, pur essendo vincolato a Nissan da diverso tempo. Un bolide capace di toccare i 350 km/h.
Il numero uno del Real Madrid, infatti, è stato avvistato al volante di diverse auto. Le sue preferite sembrano essere le Audi, di cui ha sia una Q8 che una R6. Non solo Italia o Germania, a Courtois piace davvero spaziare, pur restando sempre in tema di vetture. Del resto i marchi inglesi paiono avere parecchio successo nello spogliatoio dei Red Devils. Lo stesso De Bruyne, per esempio, è stato visto al volante di una Range Rover Sport. Lukaku, invece, ha guidato anche una Bentley Continental GT e una Rolls-Royce Wraith. Macchine potenti e veloci, esattamente come i tifosi belgi sperano che possano essere i loro Red Devils contro l'Italia.
Gabri_Bassi racconta - EP. 33: i segreti di SPA-FRANCORCHAMPS (WEC)
L'Imperia e la genesi dell'automobile belga
Mentre oggi i calciatori scelgono marchi globali, la storia dell'industria automobilistica belga ha radici ben più radicate nel territorio. Un nome fondamentale, spesso citato in contesti internazionali come quello della effimera ma significativa avventura della Abadal, è l'Imperia. Questa casa automobilistica belga ha rappresentato, nella prima metà del secolo scorso, il braccio operativo di visioni ingegneristiche ambiziose.
Francisco Serramelera y Abdal è un nome ben poco conosciuto nell’ambito della storia dell’automobilismo. Non del tutto a torto. La sua azienda è stata attiva per circa 28 anni - in realtà notevolmente meno se teniamo conto di periodi in cui si limitava a import-export di auto straniere - nella prima metà del secolo scorso. La produzione si attesta su poche centinaia di vetture, poche anche per l’epoca. Eppure questa azienda possiede un record piuttosto difficile da battere senza diventare ridicoli: è la prima azienda automobilistica in ordine alfabetico, dunque non potevamo partire che da lei per iniziare un lungo percorso che si snoderà tra alcune delle meno conosciute - e spesso più curiose - Case scomparse, finite, fallite, di cui a volte non possediamo che un esemplare a testimoniarne la gloriosa esistenza.
Come molto spesso accade per le piccole aziende, tutto il microcosmo che ruota attorno alla Abadal ha il suo centro nella figura del fondatore che, per brevità, chiameremo come erano soliti chiamarlo i suoi amici: Paco Abadal. Dopo una rapida carriera come corridore sportivo, Paco si trova ad essere concessionario per Barcellona di Hispano Suiza, una posizione decisamente importante, tanto che fu con ogni probabilità lui stesso a presentare la Casa ad Alfonso XIII. Al re dovette piacere notevolmente, poiché uno dei modelli successivi nella storia del costruttore ispano-svizzero porta proprio il suo nome.

Non deve sorprendere che un pilota dalla fama già consolidata decidesse di giocarsi una carriera certa entrando nell’agone come costruttore. Sorprende però che buona parte del lavoro venga affidato a un’azienda belga, l’Imperia. Curioso e poco avveduto, poiché già a due anni dall’apertura si dovette registrare l’inevitabile chiusura della fabbrica a causa dello scoppio del sopracitato conflitto mondiale. Fortunatamente per Paco i tempi per la produzione cent’anni fa erano ben più rapidi di quelli attuali e tra il 1912 e il 1914 vennero presentate diverse auto: una 4 cilindri da 18 o 24 HP e una 6 cilindri da 45 HP, quest’ultima godette, nel breve tempo in cui venne prodotta, di ottima fama, in buona parte conquistata in un’estenuante prova da ben 20.000 km, in cui nessun pezzo dovette essere sostituito. Sembra che Paco avesse ben imparato la lezione dell’Hispano-Suiza, eppure le ben più stravaganti auto presentate nel 1913 - con motore da 15,9 HP - non ottennero il riconoscimento sperato. Appena lanciata l’azienda stava già per frenare, la Storia contribuì a renderla una frenata il più brusca possibile.
Sinergie internazionali: la Abadal-Buick
Il Belgio non è stato solo un luogo di produzione, ma un hub di innovazione e collaborazione internazionale. L'esempio della Abadal-Buick dimostra come la capacità tecnica belga, attraverso l'Imperia, sia stata in grado di fondersi con le necessità di grandi gruppi internazionali per creare vetture da corsa di alto profilo.
Una rarissima Abadal-Buick, auto da corsa in buona parte di vecchia concezione, ma ancora in grado di competere nelle massime gare europee. Con lo scoppio del conflitto e la sospensione della produzione da parte di Imperia, Abadal decise di fare qualche passo indietro e di puntare tutto sulla costruzione delle carrozzerie, un mercato che cominciava ad assumere importanza. Oltre a questo cambio di strategia, Paco rispolvera le sue naturali doti di venditore e appronta una fortunata partnership con Buick.

Lungi dall’essere un semplice rapporto commerciale, la collaborazione portò anche al comune sviluppo di alcune auto da corsa, tra cui la Abadal-Buick, che ottenne apprezzabili risultati sportivi. Mentre la relazione con GM cresceva ed aumentava di importanza, riacquistando il carattere di rappresentanza che aveva avuto per Abadal quello con Hispano-Suiza, il conflitto veniva meno e l’Imperia riuscì a produrre ancora 170 vetture prima di interrompere definitivamente la Casa spagnola nel 1923. Gli ultimi anni per la Abadal furono segnati dall’ormai centrale relazione con il colosso americano, ancora nel 1930 si assisterà alla presentazione di un prototipo, ma sarà l’ultimo.
Il panorama automobilistico globale: una guida comparativa
Per comprendere la posizione del Belgio nel contesto motoristico, è utile guardare alle peculiarità di altre nazioni che hanno dominato il mercato europeo. Esplora i marchi automobilistici iconici, suddivisi per paese, attraverso le nostre guide dettagliate. Scopri le origini e le peculiarità di ciascun costruttore, offrendo una panoramica affascinante della diversità automobilistica in tutto il mondo.
Le case automobilistiche svedesi, come Volvo e Saab, hanno costruito la loro fama sulla sicurezza e sull'innovazione tecnica, un approccio che si distingue nettamente dalla tradizione mediterranea o dall'enfasi tedesca sulla performance pura. Le case automobilistiche italiane sono famose in tutto il mondo per il design e l'eleganza, caratteristiche che rendono le vetture made in Italy oggetti del desiderio. Dall'altra parte, le case automobilistiche tedesche offrono una ingegneria di precisione che sposa l'efficienza con la potenza, come dimostrato dalla predilezione dei calciatori belgi per marchi come BMW, Audi e Mercedes.
Le vendite di auto giapponesi continuano a crescere in Europa, con modelli cult che hanno saputo conquistare il mercato per affidabilità e rapporto qualità-prezzo. La Corea del Sud, oggi il quinto più grande costruttore automobilistico al mondo, ha saputo trasformarsi rapidamente, offrendo modelli di punta che competono direttamente con i marchi europei storici. Le case automobilistiche spagnole, con SEAT in testa, rappresentano un'industria ibrida, capace di integrare design mediterraneo e piattaforme tecnologiche condivise. Infine, i marchi inglesi, spesso associati al lusso e allo sport, completano un panorama in cui il Belgio ha saputo inserirsi non solo come mercato, ma come terreno di sperimentazione storica. Le case automobilistiche francesi, d'altro canto, rimangono un punto di riferimento per chi cerca prezzi convenienti, affidabilità e buon valore di rivendita.

La storia dell'automobile in Belgio non si limita quindi al consumo di lusso, ma si intreccia con una cultura industriale che, seppur meno visibile oggi rispetto ai grandi colossi, ha saputo dialogare con i grandi nomi del secolo scorso, lasciando un'impronta indelebile nelle cronache del motorsport e dell'ingegneria meccanica. La transizione dai prototipi artigianali guidati da Paco Abadal alla moderna passione dei "Diavoli Rossi" per le supercar tedesche e italiane, racconta l'evoluzione di una nazione che ha sempre guardato oltre i propri confini, cercando nell'automobile non solo un mezzo di trasporto, ma un simbolo di ambizione e progresso tecnologico.
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