Volkswagen 2.0 TDI: Evoluzione, Potenza e Specifiche Tecniche

Volkswagen 2.0 TDI Engine Diagram

Il motore diesel Volkswagen 2.0 TDI rappresenta un pilastro tecnologico nel panorama automobilistico, noto per la sua costante evoluzione e la capacità di adattarsi alle sempre più stringenti normative ambientali e alle crescenti aspettative dei consumatori. Questo quattro cilindri Turbodiesel TDI da due litri, identificato dalla sigla EA288, ha fatto il suo debutto nel lontano 2012, segnando un punto di riferimento per prestazioni e efficienza.

L'Evoluzione del 2.0 TDI: Da EA288 a "evo"

Sei anni dopo il suo lancio iniziale, il motore 2.0 TDI ha ricevuto un notevole lavoro di sviluppo che gli ha fatto guadagnare il suffisso “evo”. Questa evoluzione non è stata una semplice rivisitazione, ma ha comportato una serie di miglioramenti significativi: minori consumi, emissioni inferiori, maggiore silenziosità e una migliore erogazione di potenza e coppia. Un aspetto cruciale di questo aggiornamento è stata la predisposizione del motore all’integrazione con un sistema mild hybrid, anticipando le future direzioni dell'industria automobilistica.

Per l’utilizzo sulla nuova Golf, nell’estate del 2019 il motore Turbodiesel da due litri ha ricevuto un ulteriore sviluppo tecnologico. In questa fase, una variante di minore potenza ha sostituito il precedente 1.6 TDI, ampliando la gamma di offerta e ottimizzando le prestazioni per diverse esigenze. Le specifiche di riferimento imponevano che il motore dovesse rispettare gli standard di emissione Euro 6d e, allo stesso tempo, avere un funzionamento più fluido e regolare, dimostrando l'impegno di Volkswagen nel coniugare prestazioni e rispetto ambientale.

Innovazioni Tecnologiche per l'Efficienza e la Purezza

Volkswagen ha adottato una strategia su due linee per raggiungere questi obiettivi ambiziosi. Da un lato, sono state implementate misure di dettaglio per ottimizzare il processo di combustione e ridurre le emissioni grezze. Dall'altro, è stata introdotta l’adozione della tecnologia twin dosing nel sistema di scarico, un'innovazione fondamentale che converte gran parte degli ossidi d’azoto (NOX) in sostanze innocue, come acqua e azoto, tramite l'utilizzo della soluzione di urea AdBlue.

Le prestazioni del raffreddamento per il sistema di ricircolo dei gas di scarico a bassa pressione sono state migliorate del 25%, una modifica significativa che riduce la formazione di ossidi di azoto nella camera di combustione ai carichi elevati, quando si richiede al motore il massimo dell’erogazione. Questo approccio mirato alla gestione della temperatura dei gas di scarico contribuisce attivamente alla riduzione delle emissioni nocive.

L’iniezione del carburante nella camera di combustione opera con una precisione elevata e costante grazie a un sensore che monitora la chiusura degli iniettori. Questi possono effettuare fino a nove iniezioni per ciclo, con singole quantità inferiori alla punta di uno spillo, garantendo una nebulizzazione ottimale del carburante e una combustione più efficiente. La pressione massima d’iniezione arriva a 2.200 bar, un valore impressionante che equivale al peso di due Golf per centimetro quadrato, evidenziando la sofisticazione tecnologica raggiunta.

Cross-section of Common Rail Injector

Parallelamente, la schiuma isolante sotto al cofano motore e un nuovo silenziatore migliorano l’acustica complessiva, rendendo l'esperienza di guida più confortevole e silenziosa, un fattore sempre più apprezzato dagli automobilisti.

La Tecnologia Twin Dosing: Un Salto di Qualità nelle Emissioni

La Volkswagen ha sviluppato la tecnologia twin dosing per il trattamento dei gas di scarico, una soluzione all'avanguardia che prevede l'impiego di due catalizzatori SCR (Selective Catalytic Reduction) che lavorano in serie. Questi catalizzatori scindono gli ossidi di azoto in acqua e azoto, sfruttando la soluzione di urea AdBlue. Grazie al twin dosing, le emissioni di entrambi i 2.0 TDI disponibili per la Golf sono ben al di sotto dei limiti degli standard Euro 6d ISC-FCM, che ora permettono solo 80 mg di NOX per km. Si tratta di una riduzione del 50% nell’emissione di NOX rispetto al precedente standard Euro 6d-Temp, un risultato che sottolinea l'efficacia di questa tecnologia.

Il primo catalizzatore SCR si trova subito a valle del motore. Ha un volume di 3,4 litri e svolge anche la funzione di filtro anti particolato. Questo componente converte oltre il 90% degli ossidi di azoto quando la temperatura dei gas di scarico è tra i 220 e i 350 °C e la vettura viene guidata in modo normale. Grazie alla sua vicinanza al motore, entra in funzione poco dopo l’avviamento a freddo, massimizzando l'efficacia del trattamento dei gas fin dalle prime fasi di funzionamento.

Schematic of Twin Dosing System

Il secondo catalizzatore SCR è posizionato sotto il pianale della vettura. È composto di due parti e, a seconda del modello, ha un volume di 2,5 o 3 litri. La sua funzione è cruciale per convertire gli ossidi di azoto ai carichi elevati, quando le temperature dei gas di scarico possono superare i 500 gradi all’uscita, garantendo una riduzione costante delle emissioni anche nelle condizioni di guida più impegnative.

La tecnologia twin dosing verrà introdotta da Volkswagen in tutti i modelli con motore 2.0 Tdi Evo. Così come nuovi modelli tra cui T-Roc, Tiguan e Passat, il motore viene montato anche sulla nuova Golf. Il turbodiesel tecnologico, pulito ed efficiente, grazie al sistema di scarico twin dosing, rispetta i limiti Euro 6d e viene montato su Golf, T-Roc, Tiguan, Passat e altre vetture del Gruppo, a dimostrazione della sua versatilità e importanza strategica per la casa di Wolfsburg.

Volkswagen Twin Dosing Technology

Il Percorso Storico del Turbodiesel: Da Fiat a Volkswagen

La novità lanciata da Volkswagen è solo l’ultima di una lunga serie di innovazioni iniziate alla fine degli anni ‘80. Grazie all’iniezione diretta sviluppata soprattutto su sistemi common rail e multijet - cioè l’immissione del combustibile direttamente nella camera di combustione, senza precamera -, le Case automobilistiche trovarono nel decennio a seguire la soluzione per percorrere lo stesso numero di chilometri con una maggiore potenza.

Tre in particolare furono i motori rivoluzionari nel mercato delle quattro ruote: il 1900 Jtd della Fiat - con tecnologia multijet -, il 320d della Bmw ed il 1.9 Tdi Volkswagen. Da allora, il turbodiesel si è sempre più evoluto in sistemi efficaci ed innovativi migliorando le prestazioni e anche i consumi. Ecco perché per il passaggio all’elettrico ci vorrà ancora tempo, nonostante gli impegni dei principali marchi auto. Il continuo miglioramento dei motori diesel, come il 2.0 TDI di Volkswagen, evidenzia la loro persistente rilevanza e le elevate qualità che ancora offrono.

La Golf e il Motore 2.0 TDI: Un Binomio di Successo

La VW Golf, un modello che ha fatto storia nel segmento delle medie, ha ulteriormente affinato le sue doti migliori in quest'ultima versione, a partire dalla qualità costruttiva per arrivare alla piacevolezza della guida. In linea, la VW Golf somiglia alla versione precedente, ma in realtà è tutta nuova e ha fatto un bel passo avanti a livello di qualità costruttiva e finiture (che comunque erano già buone).

È stato rinnovato anche uno dei motori più “gettonati”, il 2.0 TDI da 140 CV: ora è Euro 5 e ha guadagnato silenziosità grazie all’iniezione common-rail, che ha sostituito il vecchio sistema pompa-iniettore. Questo motore offre prestazioni elevate e non consuma molto, anche se nelle riprese con le marce lunghe può soffrire un po'. Comoda, sicura e piacevole da guidare, la Golf costa più delle concorrenti, soprattutto se si cede alla tentazione di arricchire con qualche optional a pagamento la già notevole dotazione di serie.

Quando ci si mette alla guida, l’evoluzione risulta ben percepibile, soprattutto sul fronte del comfort è aumentato: merito anche del nuovo motore turbodiesel, decisamente più silenzioso dal momento che è stata adottata l’alimentazione common-rail (prima era pompa-iniettore). Oltre che più “pulito” (ora rispetta la normativa Euro 5), il 2.0 TDI ha un carattere diverso da quello del precedente: la potenza massima è la stessa (140 CV) ma viene erogata in modo più omogeneo e progressivo. Per quanto le prestazioni assolute siano elevate, la spinta ai bassi regimi è meno brillante di quanto ci si aspetterebbe, e di questo si risente nelle riprese da bassa velocità nelle marce lunghe.

Design Classico e Qualità di Prim'ordine

Niente soluzioni avveniristiche per la plancia della Golf, ma un design sobrio e tradizionale condito con qualche tocco di sportività (il volante a tre razze assieme agli strumenti circolari e “incassati”) che ben si sposa con la notevole qualità dei materiali e delle finiture.

Il volante a tre razze con corona rivestita in pelle dona all’insieme un tocco di (misurata) sportività, ma per il resto lo stile è classico ed elegante, con materiali e finiture degni di una vettura di categoria superiore. Tradizionale anche la strumentazione, con il contagiri e il tachimetro ben leggibili (al contrario del termometro dell’acqua e dell’indicatore di livello del carburante, troppo piccoli). Fra i due quadranti c’è lo schermo con il computer di bordo, che visualizza anche le indicazioni “base” del navigatore. Quest’ultimo, optional, ha lo schermo principale posizionato un po’ in basso; poco raggiungibili anche i tasti posizionati davanti alla leva del cambio, mentre è molto funzionale la pulsantiera sul pannello porta sinistro (che raggruppa alzavetro, regolazione dei retrovisori esterni e chiusura centralizzata).

I sedili anteriori sono ben sagomati e confortevoli, e anche dietro due adulti stanno comodi (ma un eventuale terzo no: ha poco spazio in senso trasversale e per le gambe). L’abitacolo è spazioso, ma a patto di viaggiare in quattro: l’eventuale terzo passeggero sul divano posteriore, infatti, sta scomodo (anche perché si trova fra i polpacci il mobiletto con le bocchette del climatizzatore) e con le spalle “interferisce” con gli altri due. Ineccepibili le poltrone anteriori, molto profilate (trattengono bene in curva) e con l’imbottitura “consistente”, che non stanca nemmeno dopo molte ore di viaggio. Volendo, si possono avere i rivestimenti in pelle (optional), ma anche quelli di serie, in tessuto con fascia centrale in Alcantara, non sono affatto male; disponibili anche le regolazioni elettriche dell’altezza e del supporto lombare.

Volkswagen Golf Interior Dashboard

Il bagagliaio è abbastanza capiente e ben sfruttabile in altezza, ma il dislivello fra piano di carico e soglia ne riduce la praticità. Il vano è abbastanza alto e ben sfruttabile, grazie all’imboccatura ampia e al profilo interno regolare. Caricare e scaricare oggetti pesanti, però, può essere difficoltoso: la soglia d’accesso è più alta di 20 cm rispetto al piano di carico.

Piacere di Guida e Sicurezza

La tenuta di strada e la precisione in traiettoria della VW Golf sono quasi da sportiva, e la guida è davvero piacevole. Nel caso della vettura in prova queste qualità erano ulteriormente esaltate dai cerchi di 18” e dall’assetto sportivo, ribassato di 15 mm (“pacchetto” optional), che peraltro non comporta grandi rinunce sul fronte del comfort, visto che le sospensioni “filtrano” bene le asperità. È, invece, migliorabile la resistenza alla fatica dell’impianto frenante, che perde tono nell’utilizzo intenso.

Ben rifinita ed equipaggiata in modo completo, la Golf è una vettura valida. Il prezzo, però, la pone nella fascia alta del suo segmento, e può facilmente aumentare se si cede a qualcuna delle “tentazioni” presenti nella lunga lista degli optional (per esempio l’efficiente cambio robotizzato a doppia frizione DSG) proposti dalla Casa tedesca.

Volkswagen Golf Driving Dynamics

La visibilità è buona davanti e di lato, meno dietro (e i sensori di parcheggio sono optional), ma è anche vero che la lunghezza (420 cm) non è di quelle che preoccupano: in città la Golf si muove agevolmente, ha comandi leggeri e il motore è dolce nell’erogazione. L’assetto equilibrato e la notevole tenuta di strada la rendono rapida (e poco impegnativa) fra le curve, nonostante che il turbodiesel accusi una certa pigrizia nelle riprese in quinta e in sesta: per fare sorpassi rapidi, meglio scalare. Ottima la souplesse in autostrada, dove la Golf si rivela una vera divoratrice di chilometri, veloce, confortevole e non troppo assetata.

In città, comandi dolci, cambio preciso e motore “morbido” nella risposta all’acceleratore rendono la guida della VW Golf 2.0 TDI rilassante. Ma resta il fatto che col cambio automatico-robotizzato DSG, optional, è tutta un’altra cosa. La visibilità è limitata dai massicci montanti posteriori (e in certe condizioni anche da quelli centrali), e i sensori di distanza (optional) si pagano a parte. Si può avere anche il Park Assist, un sistema che individua uno spazio libero nei parcheggi in “fila indiana” e aziona automaticamente lo sterzo durante la manovra: il guidatore deve solo frenare, innestare la retromarcia e dare gas; per l’occasione è stato migliorato: riesce a parcheggiare in uno spazio lungo 110 cm in più dell’auto, mentre alla precedente versione ne servivano almeno 140.

Fuori città, grazie allo sterzo leggero e ben calibrato, alla notevole tenuta di strada garantita dalla precisione delle sospensioni, fra le curve la Volkswagen Golf TDI “scorre” veloce senza impegnare più di tanto. La stabilità è ottima e l’ESP interviene solo nel caso che si esageri. L’erogazione della potenza è molto fluida, ma quando è necessario sorpassare in fretta, è meglio scalare marcia: il motore, ai regimi medio-bassi, è tutt’altro che “impetuoso”; in compenso l’allungo c’è, volendo anche oltre i 4000 giri. Contenuta la richiesta di carburante: con un litro di gasolio si percorrono quasi 18 km.

In autostrada, la Golf TDI è veloce, non tanto per la sua punta massima (comunque superiore ai 207 km/h) ma perché… è capace di nascondere al guidatore la reale andatura. È, infatti, facile ritrovarsi a viaggiare oltre i limiti consentiti, anche perché il motore ha una notevole souplesse: a 130 orari, in sesta marcia, lavora ad appena 2600 giri e l’ottima insonorizzazione fa sì che il suo rumore quasi non si percepisca.

Sicurezza ai Massimi Livelli

La Golf è “protettiva” anche con i pedoni. È equipaggiata di airbag frontali, laterali e per la testa (questi ultimi anche dietro), e in opzione si possono aggiungere quelli laterali posteriori. Oltre all’ESP e al controllo della trazione, sono di serie anche i fari antinebbia e le luci diurne. Notevoli i risultati riportati nei crash test EuroNcap 2009: la votazione globale è di cinque stelle (il massimo), con il 97% di efficacia per gli occupanti, l’84% per i bambini fissati a seggiolini Isofix e il 61 % per i pedoni.

Nei crash test EuroNcap 2009 la VW Golf ha ottenuto il massimo dei voti, con punteggi percentuali decisamente alti: 97% per la protezione degli occupanti, 84% per quella dei bambini assicurati a seggiolini Isofix, e ben 61 % per la tutela dei pedoni (uno dei migliori risultati sinora raggiunti) in caso di investimento. La Volkswagen Golf TDI ha i poggiatesta attivi e la dotazione di airbag è completa: sono protette anche le ginocchia del guidatore; inoltre, i “cuscini” per la testa sono sia davanti sia dietro (mentre quelli laterali posteriori sono optional).

Volkswagen Golf TDI: Un Investimento nella Qualità

Se si mette la qualità (o il piacere) al primo posto, la Golf è la scelta giusta. Se si punta al risparmio, conviene rivolgersi altrove: fra le medie turbodiesel non c’è che l’imbarazzo della scelta. Chi, invece, considera prioritaria la qualità dei materiali e delle finiture, non vuol fare a meno di un equipaggiamento di prim’ordine (anche per ciò che riguarda la sicurezza) né, magari, disdegna di arricchire il tutto con qualche intrigante optional, può riconoscere nella “Golf VI” la giusta soluzione. È una media veloce, versatile e adatta alla famiglia, che ha anche il pregio di consumare poco.

Il comfort è elevato, grazie alla silenziosità derivante dall’ottima insonorizzazione del motore e dalla carrozzeria aerodinamicamente efficiente. E le sospensioni “solide” esaltano sì la tenuta di strada, ma sono anche efficaci sui fondi irregolari. Le finiture presentano un abitacolo elegante, realizzato con materiali di pregio, gradevoli alla vista e, soprattutto, al tatto. Dà una notevole impressione di solidità unita alla raffinatezza che deriva dalla certosina cura delle finiture.

La guida, sebbene la Golf non sia una sportiva, le si avvicina molto: stabilità, precisione e tenuta di strada sono notevoli. Ma quel che più convince, è che la Golf risulta facile da guidare, e da capire, sin dai primi chilometri. La sicurezza è indiscussa, con un assetto e una tenuta di strada eccellenti, e una dotazione che prevede tutto ciò che serve per la sicurezza attiva e passiva. Promossa a pieni voti anche nei crash test dell’EuroNcap.

I freni offrono una buona potenza e corrispondenti spazi di arresto contenuti. Tuttavia, l’impianto ha mostrato segni di stress nell’utilizzo intenso: nelle lunghe discese ricche di curve, la corsa del pedale tende ad allungarsi. Il prezzo è un aspetto da considerare: la dotazione è completa e i contenuti tecnici innegabili, ma la Golf resta fra le vetture più care della sua categoria, e il divario con le rivali cresce se si cede al richiamo dei tanti (e interessanti) optional disponibili. La ripresa del motore garantisce prestazioni elevate ed è fluida, ma in quinta e in sesta marcia il motore non è capace di imprimere quella spinta che ci si aspetterebbe da un turbodiesel di due litri: nei sorpassi conviene scalare.

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