L'8 settembre a Viareggio si è verificato un evento che ha scosso profondamente l'opinione pubblica italiana, innescando un acceso dibattito tra sostenitori e detrattori della "giustizia fai da te". Una donna di 65 anni, Cinzia Dal Pino, titolare di uno stabilimento balneare, ha inseguito e investito ripetutamente con il suo SUV un uomo di 52 anni, Nourdine Mezgoui (noto anche come Said Malkoun in alcune ricostruzioni iniziali), che poco prima le aveva sottratto la borsa sotto minaccia di un coltello. L'uomo, di origine marocchina, senza fissa dimora e irregolarmente in Italia, è deceduto in ospedale a seguito delle gravi ferite riportate. L'episodio, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, ha portato all'arresto della donna con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

La Dinamica dei Fatti: Dal Furto all'Inseguimento Mortale
La sera dell'8 settembre, intorno alla mezzanotte, Cinzia Dal Pino era appena uscita da un ristorante dopo una cena con amici. Mentre si accingeva a salire sulla sua Mercedes bianca, a circa 50 metri dal locale, è stata aggredita da Nourdine Mezgoui. Secondo il suo racconto, l'uomo le avrebbe intimato: "dammi la borsa o tiro fuori il coltello", minaccia di cui però non è stata trovata traccia. La donna ha riferito di aver consegnato la borsa o che le sia stata strappata. Nella borsa, oltre ai documenti e un orologio, c'era un bigliettino con importanti password.
Presa dal panico e dalla volontà di recuperare i suoi effetti personali, l'imprenditrice ha deciso di inseguire lo scippatore a bordo del suo SUV. In pochi minuti lo ha individuato su un marciapiede in via Coppino, nella zona della Darsena, a una certa distanza dal lungomare dove era avvenuta la rapina. Secondo le ricostruzioni e le immagini delle telecamere, Dal Pino avrebbe sterzato verso l'uomo, investendolo di proposito e schiacciandolo contro la vetrina di un negozio di sistemi e apparati elettronici navali. Testimonianze e video suggeriscono che il veicolo sia passato più volte, almeno tre, sul corpo del 52enne mentre era a terra.
Dopo l'impatto, la conducente è scesa dall'auto, si è ripresa la borsa che il 52enne aveva ancora come bottino, ed è fuggita. Nourdine Mezgoui è stato soccorso in arresto cardiaco dal 118, rianimato sul posto, ma è poi deceduto in ospedale per le conseguenze dei traumi e delle emorragie riportate.
Le Indagini e l'Arresto
Le forze dell'ordine, intervenute in via Coppino, hanno notato da subito dettagli sospetti sulla scena del crimine, come il corpo dell'uomo davanti a una vetrina in frantumi, senza tracce evidenti di sangue, che facevano escludere un semplice malore o un incidente. Le telecamere di videosorveglianza delle imprese del quartiere hanno fornito una verità inequivocabile: l'uomo era stato investito intenzionalmente da un SUV bianco, che aveva più volte colpito la vittima.
Grazie alle immagini, la polizia è risalita alla targa del veicolo, identificando Cinzia Dal Pino come proprietaria e conducente. La 65enne è stata rapidamente individuata e, dopo essere stata sentita dagli investigatori, è stata accusata di omicidio volontario. Inizialmente detenuta nel carcere di Pisa, il giudice per le indagini preliminari (GIP) ha successivamente disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, non ravvisando il rischio di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove, contrariamente a quanto richiesto dalla pubblica accusa.
La ricostruzione in 3D dell'incidente ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009
Il Profilo della Vittima e le Criticità di un Sistema
La vittima, Nourdine Mezgoui, 52 anni, di origine marocchina (o algerina, come riportato in alcune delle prime notizie con il nome di Said Malkoun), era un senza fissa dimora e risultava irregolarmente in Italia da circa 10 anni. Le autorità lo conoscevano per numerosi precedenti per furti, soprattutto in auto e negozi, e si arrangiava come parcheggiatore abusivo, dormendo in ripari di fortuna. Frequentava la zona della Darsena e spesso stazionava di fronte al palazzo comunale.
Emergono dettagli sulla sua situazione migratoria: nessun Paese del Maghreb avrebbe riconosciuto Said Melkoun (o Nourdine Mezgoui) come proprio cittadino. I tentativi di espulsione attivati dall'Italia, attraverso contatti diplomatici, avevano sempre avuto esito negativo. Era stato accompagnato due volte a un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), ma, senza il riscontro di un Paese disposto ad accettarne il rimpatrio, tornava in libertà. Questo aspetto ha sollevato interrogativi sulla gestione dei soggetti irregolari con precedenti penali e sulla reale efficacia delle procedure di espulsione.
Il Processo e le Dichiarazioni dell'Imputata
Il procedimento giudiziario a carico di Cinzia Dal Pino è in corso. L'imprenditrice è stata rinviata a giudizio con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato da crudeltà, futili motivi, ricorso a mezzo insidioso (il SUV di sua proprietà) e minorata difesa, poiché la vittima fu investita di notte alle spalle mentre camminava a piedi. La sequenza di reati esclude il ricorso al rito abbreviato e potrebbe aprire la strada a una potenziale condanna all'ergastolo.
Il 5 dicembre, in Corte d'Assise a Lucca, Dal Pino ha fornito la sua versione dei fatti, in un lungo interrogatorio durato oltre un'ora e mezzo, tra lacrime e diversi "non ricordo". Ha dichiarato: "Non avrei mai voluto uccidere un uomo per una borsa. La mia intenzione era solo quella di fermarlo e recuperare i miei oggetti personali". Ha ammesso due manovre, pur riconoscendo che i video ne mostravano di più, e ha sostenuto di non essersi resa conto di averlo colpito a morte, ma solo di averlo voluto far cadere per bloccarlo.
La donna ha aggiunto di aver pensato, dopo aver recuperato la borsa, che il suo aggressore fosse al massimo ferito e che si sarebbe autonomamente occupato di eventuali soccorsi. Ha appreso della morte di Mezgoui dai social il mattino seguente, e ha confessato di aver inizialmente creduto che fosse deceduto per lo spavento e non a causa dell'impatto con l'auto. Ha espresso rammarico per non aver potuto parlare con i familiari dell'uomo e non aver chiesto loro scusa, portando ancora oggi "questo peso sulla coscienza". Durante l'udienza, Dal Pino ha anche parlato di problemi di salute passati e dell'assunzione di Xanax per l'ansia.
Le Reazioni dell'Opinione Pubblica e della Politica
L'episodio ha scatenato reazioni emotive e contrastanti, sia sui social network che nel dibattito politico. Molti hanno difeso l'imprenditrice, vedendo nel suo gesto un atto di "autodifesa per disperazione" o di "giustizia fai da te", giustificato da una percezione di insicurezza e mancanza di fiducia nella giustizia. Commenti come "Ha fatto bene, tanto lo avrebbero subito scarcerato" sono apparsi frequentemente.
La Lega, tramite il vicesegretario Andrea Crippa, è intervenuta sul caso, chiedendo che la donna non fosse indagata per omicidio volontario. Crippa ha affermato che "la magistratura deve assolutamente tener conto del contesto, della situazione molto particolare e della paura che certamente questa signora aveva in quel momento. Tutte attenuanti che vanno ben tenute presenti. Purtroppo la totale assenza della certezza della pena e la praticamente totale assenza di fiducia degli italiani nella giustizia porta a fatti di questo tipo". Ha invitato a "valutare bene il caso e occorre riflettere sul perché di tale gesto" prima di condannare la signora.

Il Problema della Sicurezza sul Litorale Viareggino
L'incidente ha riacceso i riflettori sul problema della sicurezza sul litorale viareggino. Mesi difficili per la sicurezza, caratterizzati da furti, rapine, risse, aggressioni e spaccio, hanno turbato residenti e villeggianti di località storicamente apprezzate per le vacanze.
La Darsena, a ridosso del porto, è considerata negli ultimi anni una zona insicura. È il quartiere dove nel 2022 il pilota di Formula 1 Charles Leclerc fu scippato di un orologio Richard Mille da 2 milioni di euro. Proprio in via Coppino, la notte di Halloween del 2014, fu ucciso per futili motivi legati alla viabilità Manuele Iacconi, 34 anni, colpito con il casco da un gruppo di giovani, e un suo amico rimase gravemente ferito. Ristoratori e residenti hanno protestato, chiedendo maggiori interventi per ripristinare la legalità e la sicurezza nella zona.
Questo contesto di crescente insicurezza e percezione di impunità, unito alla vicenda giudiziaria di Cinzia Dal Pino, ha alimentato un dibattito complesso e sfaccettato sulla legittima difesa, sui limiti della risposta individuale di fronte al crimine e sulle responsabilità delle istituzioni nel garantire la sicurezza e la giustizia ai cittadini.