Francis Ford Coppola, nato a Detroit, nel Michigan, il 7 aprile 1939, è una figura titanica nel panorama cinematografico mondiale. Figlio del compositore e musicista jazz Carmine Coppola, primo flauto dell'Orchestra Sinfonica della NBC, e dell'aspirante attrice Italia Pennino, le sue origini lucane (i nonni erano emigrati da Bernalda, in provincia di Matera) si fondono con la sua crescita in un quartiere italo-americano di New York, forgiando un'identità profondamente radicata sia nella cultura europea che in quella americana. La sua famiglia è un vero e proprio clan artistico, annoverando tra i suoi membri il fratello August, docente di letteratura e padre dell'attore Nicolas Cage, e la sorella Talia Shire, attrice e madre dell'attore Jason Schwartzman e del cantante Robert Carmine. Questa dinastia invaderà Hollywood sotto molti punti di vista, includendo anche la nipote, la regista Sofia Coppola, e l'attore Marc Coppola, oltre ai musicisti e interpreti Robert e Jason Schwartzman e l'assistente ai costumi Stephani Schwartzman, e la nipote attrice Gia Coppola.

L'Infanzia e la Nascita di un Sogno
L'infanzia di Francis fu segnata dalla poliomielite, che lo costrinse in casa per lunghi periodi. Durante questi mesi, sviluppò un’immaginazione fervida, appassionandosi ai teatrini di marionette, che rapidamente imparò ad animare, e realizzando, a partire dall'età di 10 anni, i primi film amatoriali con la cinepresa da 8 mm di suo padre. Per quanto riguarda il periodo scolastico, Coppola fu uno studente mediocre, ma molto interessato all'ingegneria e alla tecnologia. Inizialmente indirizzatosi verso la carriera musicale, vinse poi una borsa di studio all'Accademia militare di New York. Coppola ha frequentato 23 scuole diverse prima di diplomarsi alla North High School. Oltre alla carriera musicale, su pressione del fratello August, Coppola tentò anche la carriera di scrittore. A 18 anni, scoprì Sergej M. Ejzenstejn, rimanendone folgorato, e frequentò assiduamente le proiezioni del Museum of Modern Art di New York.

I Primi Passi nel Mondo del Cinema Indipendente
Nel 1960 Coppola si laureò in teatro alla Hofstra University, dove imparò l'arte dell'allestimento scenico e diresse e scrisse spettacoli teatrali, affinando il proprio senso della messa in scena. Con i primi guadagni, avuti grazie a qualche lavoretto, comprò una 16mm e girò un cortometraggio mai portato a termine. Successivamente, studiò cinematografia alla UCLA, dove realizzò numerosi cortometraggi e film brevi. Agli inizi degli anni Sessanta, Francis Ford Coppola compì i primi passi nella regia grazie all’incontro con Roger Corman, maestro del cinema indipendente americano. Tra il 1961 e il 1963, entrò in contatto con il re dei B-movies statunitensi Roger Corman, del quale diverrà grande amico e ottimo collaboratore. Con il nome di Thomas Colchart, Coppola firmò alcune nuove scene da inserire nel film fantascientifico - prodotto dallo stesso Corman - "Stazione spaziale K-9" (1960) di Aleksandr Kozyr e Mikhail Karzhukov, una pellicola della quale aveva acquistato i diritti per farne un remake.
Non solo questo per Roger Corman: dopo aver girato alcuni film porno nel 1961, Coppola svolse per il produttore e regista le mansioni più disparate: dall'assistente regista per "Sepolto vivo" (1962) al direttore dei dialoghi per "La torre di Londra" (1962) con Vincent Price, dall'esordio come attore in "Caccia di guerra" (1962) di Denis Sanders, accanto a Tom Skerrit, Robert Redford e Sydney Pollack (poi seguito da un piccolo ruolo ne "I diavoli del Gran Prix", 1963, di Corman) al produttore per "La vergine di cera" (1963) con Jack Nicholson e Boris Karloff, senza dimenticare la sua mansione come sceneggiatore e curatore dei dialoghi ne "La città dei mostri" (1963) con Price e Lon Chaney Jr.
Nel 1962, Roger Corman lo scelse come suo assistente e lo assunse per dirigere il film a basso costo "Tonight for Sure". Il film non ricevette recensioni entusiastiche, ma per Coppola rappresentò un traguardo fondamentale: fu la sua prima esperienza da regista e sceneggiatore (assieme a Jerry Shaffer), e ne fu molto soddisfatto. Dalla pellicola "Tonight for Sure", il secondo film diretto e sceneggiato da Coppola fu l'horror "Terrore alla 13ª ora" del 1963. Il film non era altro che una rielaborazione del romanzo di Charles Hannawalt, direttore della fotografia del film.
Nel 1963, Francis Ford Coppola sposò la scrittrice e documentarista Eleanor Jessie Neil (1936 - 2024), figura centrale anche nella sua vita professionale, che gli darà ben 4 figli: Mary Coppola, la regista Sofia Coppola, l'assistente regista Roman e l'attore Giancarlo Coppola.
L'Ascesa come Sceneggiatore e Regista
Dopo tre anni di silenzio, nel 1966 Coppola partecipò in qualità di sceneggiatore al film "Parigi brucia?", la prima pellicola alla quale prese parte che aveva nel cast attori noti, ovvero Jean-Paul Belmondo e Alain Delon. Nello stesso anno, tornò dietro la macchina da presa, scrivendo la pellicola "Buttati Bernardo!". Il film ottenne un buon successo, ottenendo anche una nomination all'Oscar per la miglior attrice non protagonista a Geraldine Page. Realizzò poi il lungometraggio "Sulle ali dell'arcobaleno" con Fred Astaire (fu il primo film di Coppola che ebbe per protagonista un attore famoso), mentre nel 1969 diresse James Caan e Robert Duvall in "Non torno a casa stasera".
Nel 1970, Coppola, insieme ad Edmund H. North, scrisse la sceneggiatura di "Patton, generale d'acciaio", interpretato da George C. Scott. Grazie a questo film, Coppola vinse il suo primo premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale nel 1971, mentre il film vinse ben 7 premi Oscar in totale. È uno dei dieci cineasti insigniti sia dell'Oscar alla migliore sceneggiatura originale che di quello alla migliore sceneggiatura non originale insieme a Billy Wilder, Charles Brackett, Paddy Chayefsky, Horton Foote, William Goldman, Robert Benton, Bo Goldman e i fratelli Coen. Coppola trionfò nella prima categoria nel 1971 (assieme a Edmund H. North) grazie a "Patton, generale d'acciaio", e nella seconda alle edizioni del 1973 e del 1975, grazie a "Il padrino" e "Il padrino - Parte II" (entrambe al fianco di Mario Puzo).
"Il Padrino": Il Trionfo e le Sfide
Nel 1971, la Paramount Pictures contattò Francis Ford Coppola, allora trentaduenne e poco famoso, per affidargli la regia de "Il padrino", adattamento dell’omonimo romanzo di Mario Puzo. Coppola fu ingaggiato solo dopo i rifiuti di registi affermati come Sergio Leone, Elia Kazan e Arthur Penn, ma decise di imprimere un’impronta personale e audace al progetto. Il regista ha più volte rivelato che questo film è stato il più difficile da realizzare della sua carriera, a causa dei numerosi contrasti con la produzione relativi alle scelte di casting.
Coppola insistette per scegliere Marlon Brando come protagonista, nel ruolo di Don Vito Corleone, nonostante all’epoca l’attore fosse considerato "ingestibile" e ormai fuori dal giro dei grandi studios. Il produttore Robert Evans accettò l'ingaggio di Brando solo a patto che l'attore firmasse un contratto che presentava alcune clausole che avrebbe dovuto rispettare. Un’altra fonte di tensione fu la decisione di scritturare l’allora sconosciuto Al Pacino come Michael Corleone. La Paramount avrebbe preferito nomi più noti come Robert De Niro, Dustin Hoffman o Robert Redford, ma Coppola si impuntò, convinto che solo Pacino avesse l’aspetto e la sensibilità perfetti per incarnare la figura di un giovane italo-americano. Anche la scelta delle location divenne terreno di scontro: gli studios volevano che il film fosse girato interamente in interni, per contenere i costi, mentre Coppola pretendeva di girare sul campo, tra New York e la Sicilia.

L’uscita del film, il 15 marzo 1972, segnò una svolta epocale nella storia del cinema. "Il padrino" ottenne un successo strepitoso al botteghino, incassando nei soli Stati Uniti d'America 86 milioni di dollari, letteralmente frantumando il record del kolossal "Via col vento", che resisteva da oltre 30 anni, mentre a fine programmazione incassò globalmente oltre 250 milioni di dollari. Ad oggi, "Il padrino" ha incassato in tutto il mondo 1.144.234.000 dollari. Fu una vera e propria sorpresa per la casa di produzione. Il film ricevette 10 nomination agli Oscar, vincendone tre: miglior film per Albert S. Ruddy, miglior sceneggiatura non originale per Coppola e Mario Puzo, e miglior attore a Marlon Brando (tuttavia l'attore rifiutò il premio, in disaccordo sui maltrattamenti del mondo di Hollywood verso i nativi americani).
Il Padrino ♕ l intera Scena del Tribunale ♕ Michael Corleone * Al Pacino * Michael V. Gazzo *
"La Conversazione" e "Il Padrino - Parte II": Consolidamento e Sperimentazione
Dopo aver firmato la sceneggiatura de "Il grande Gatsby", nel 1973 Coppola si dedicò interamente a un nuovo progetto personale, che considerava la sua vera “creatura” cinematografica: "La conversazione". Diresse, scrisse la sceneggiatura e, per la prima volta, fu anche produttore del film. Incentrato sulla vita di un investigatore privato costretto a correre contro il tempo per salvare la vita di molte persone, il film vedeva nel ruolo di protagonista un già noto Gene Hackman, in uno dei suoi ruoli più famosi e ricordati. Coppola citò ripetutamente come fonte d'ispirazione per il film "Blow-Up" di Michelangelo Antonioni, per quanto riguarda il tema della scoperta più o meno casuale di un delitto mediante la tecnologia; inoltre, all'inizio del film, vi è una citazione riguardante la presenza di un mimo. Un'altra influenza citata spesso dallo stesso Coppola è quella riguardante Harry Caul, per il cui personaggio si sarebbe ispirato al protagonista de "Il lupo della steppa" di Hermann Hesse.
Nel commento sul DVD del film, Coppola rivelò inoltre di essere stato seccato dal fatto che durante la proiezione del film alcuni membri della sorveglianza utilizzarono delle microspie e varie attrezzature di intercettazioni, in modo da precludere e prevedere la totale assenza di riferimenti allo scandalo Watergate sull'ex presidente Richard Nixon, come infatti molte parti della sceneggiatura del film facevano prevedere. Il direttore della fotografia originale era Haskel Wexler, ma a causa di "divergenze creative" con Coppola fu sostituito con Bill Butler. Walter Murch servì come supervisore al film e gestì quasi completamente tutta la lavorazione del film, in quanto appena terminate le riprese del film Coppola fu subito impegnato in un altrettanto ambizioso progetto, il sequel de "Il padrino". Il film ricevette tre nomination agli Oscar (miglior film, miglior sceneggiatura, miglior sonoro) e Coppola vinse la Palma d'oro al Festival di Cannes, oltre a ricevere numerosi altri premi internazionali, tra i quali il National Board of Review Award, il British Academy Film Awards e cinque nomination ai Golden Globe. L'atmosfera sospesa e paranoica del film rifletteva perfettamente le tensioni dell’America di inizio anni ’70.
Ancor prima dell’uscita de "La conversazione", nell’autunno 1973 la Paramount tornò a bussare alla porta di Coppola, proponendogli di scrivere, dirigere e produrre il sequel de "Il padrino", "Il padrino - Parte II". Inizialmente riluttante a collaborare nuovamente al film, a causa dei contrasti avuti con la casa di produzione durante la lavorazione del primo film, in seguito accettò l'incarico a patto di avere maggiore libertà sulla realizzazione della pellicola, ovvero avrebbe mostrato in parallelo le storie della gioventù di Vito Corleone e quella dell'ascesa al potere del figlio Michael.
Tuttavia, anche stavolta non mancarono numerosi battibecchi: la prima controversia fu riguardo alla scelta dell'interprete del giovane Vito Corleone, ruolo per il quale Coppola aveva scelto il giovane e quasi sconosciuto Robert De Niro, memore del convincente provino che l'attore fece per la parte di Sonny durante la fase di casting del primo film. Inoltre, furono molti i "no" incassati da Coppola da parte di numerosi membri del cast del primo film, come Marlon Brando (arrivato letteralmente ai ferri corti con la Paramount), e soprattutto da Richard S. Castellano che avrebbe preso parte al film a patto che le sue battute fossero state scritte da sua moglie. Coppola sostituì allora il suo personaggio con uno nuovo interpretato da Michael V. Gazzo.
Un ulteriore motivo di discussione tra il regista e la produzione fu la scelta di Coppola di girare alcune scene riguardanti la gioventù di Vito Corleone direttamente nella Little Italy dell'epoca, che avrebbe comportato un nuovo sforamento di budget. Coppola allora fu costretto a girare tutte le scene nello studio della Paramount a Los Angeles. Inoltre, Al Pacino, che fu il vero protagonista dell'epoca, costrinse Coppola a passare numerose notti a scrivere e riscrivere la sceneggiatura, che a detta di Pacino non era all'altezza di quella del primo film, convincendosi solo dopo un quasi stravolgimento totale della storia. Fu sempre Pacino a suggerire Lee Strasberg, suo maestro ai tempi dell'Actor's Studio, per il ruolo di Hyman Roth. C'era poi il problema nell'ambito cinematografico dei sequel, che nella stragrande maggioranza dei casi venivano mal visti dalla critica che tendeva a considerarli sempre inferiori rispetto al film originale.
La pellicola tuttavia ebbe un successo addirittura maggiore del suo predecessore, ricevendo 11 nomination agli Oscar e vincendone 6: miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regia (tutti e tre assegnati anche a Coppola), e vinse anche miglior scenografia, miglior colonna sonora a Nino Rota, miglior attore non protagonista per il giovane Robert De Niro (ritirato da Coppola stesso, in quanto De Niro era impegnato sul set di "Novecento" di Bertolucci). Inoltre, l'American Film Institute lo colloca al 32º posto nella lista dei 100 film statunitensi che hanno segnato la storia del cinema (il primo capitolo invece si colloca al secondo posto).

La Fondazione di American Zoetrope e l'Era di "Apocalypse Now"
Nel 1976, Coppola fondò la propria casa di produzione, la American Zoetrope, con l’obiettivo di garantire ai registi una totale libertà creativa. In questo periodo, Coppola lavorò al progetto che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema: "Apocalypse Now". Già nel 1969 Coppola aveva in mente di realizzare una pellicola ispirata al capolavoro di Joseph Conrad "Cuore di tenebra", ambientata, però, nel periodo della guerra del Vietnam, ma per una serie di circostanze non riuscì mai a vedere la luce fino ad allora. Al progetto si associarono George Lucas e John Milius, e fu proprio quest'ultimo che ebbe l'idea di accorpare insieme la sceneggiatura del nuovo film col soggetto del libro di Conrad. Coppola iniziò le riprese senza aver ultimato la lavorazione della sceneggiatura, che veniva riscritta ogni notte dallo stesso regista.
Coppola fu attratto dalla sceneggiatura di John Milius, descrivendolo come "una commedia e una storia terrificante di un thriller psicologico". Egli rivelò di vedere il film come uno sfogo sulla guerra moderna (di allora), un approfondimento tra le differenze tra il bene e il male e l'analisi dell'impatto della società statunitense sul resto del mondo. Nel 1975, promuovendo nel contempo "Il padrino - Parte II" in Australia, Coppola identificò alcuni luoghi adatti per le riprese di "Apocalypse Now" nelle penisole del Queensland settentrionale, che avevano una giungla simile a quella del Vietnam. Subito dopo però decise di girare la pellicola nelle Filippine, per la sua maneggevolezza nell'apparecchiatura americana e per il basso costo della manodopera.
Coppola produsse il film in collaborazione con la United Artists, a causa dei vari contrasti avuti con la Paramount durante la lavorazione dei film del padrino, e si disse che il regista e la produzione sarebbero letteralmente arrivati ai ferri corti, tanto che lo stesso Coppola dichiarò di non voler più lavorare con la Paramount (torneranno tuttavia a collaborare insieme nel 1990 con l'uscita de "Il padrino - Parte III"). Il regista trascorse gli ultimi mesi del 1975 a revisionare la sceneggiatura di Milius e negoziando con la United Artists per garantire il finanziamento della produzione. Secondo Frederickson il budget non avrebbe dovuto essere superiore ai 12 milioni di dollari. Il film sarebbe stato intitolato "Apocalypse Now"; la lavorazione della pellicola cominciò ufficialmente nell'estate 1976.
Per il film venne ingaggiato nuovamente Marlon Brando per il ruolo di protagonista, l'ambiguo colonnello Kurtz. Tuttavia proprio Brando, sia a causa dei contrasti col regista sulla sceneggiatura sia a causa delle elevate pretese economiche dell'attore, fu la prima causa del prolungamento delle riprese. Inoltre il cachet dell'attore, pari a una cifra record di 1 milione di dollari alla settimana, provocò un primo sforamento di budget. Per il resto del cast furono ingaggiati Martin Sheen nel ruolo del capitano Willard (il Marlow del libro di Conrad), Robert Duvall (quinta collaborazione con Coppola), Frederic Forrest, Dennis Hopper ed un giovane Harrison Ford.
Le riprese iniziarono nelle Filippine e si trasformarono in un incubo logistico e produttivo: tifoni devastarono i set, Martin Sheen ebbe un infarto durante le riprese, Marlon Brando si presentò sul set in forte sovrappeso e senza aver letto la sceneggiatura. La produzione della pellicola fu molto travagliata. Innanzitutto furono colpiti da dei tifoni, i quali distrussero più volte l'intero set che dovette quindi essere ricostruito da capo; inoltre alcuni attori e Coppola stesso soffrirono per abusi di droga e crisi nervose. Martin Sheen venne colpito da un infarto e quindi si usò spesso una controfigura; inoltre i produttori non credevano quasi più nella pellicola, e la mancanza di fondi portò Coppola a un esaurimento nervoso. La produzione venne ritardata e prolungata più volte, anche perché veniva osteggiata molte volte dal governo delle Filippine, dove stavano avendo luogo le riprese, perché il film aveva un profilo antimilitarista. Inoltre gli attori soffrivano sempre di più stando nelle Filippine, e questo ridusse giorno dopo giorno il loro entusiasmo. Le riprese vennero ultimate quasi un anno dopo, nell'estate 1977. Inoltre lo sforamento del budget, passato dai 12 milioni iniziali ai 30 finali, fu quasi sul punto di mandare in rovina la American Zoetrope.
Nonostante tutto, "Apocalypse Now" vide la luce nel 1979 e divenne subito un evento epocale. Ancora con Duvall e Brando, ma anche con Dennis Hopper, Martin Sheen, Harrison Ford, Larry Fishburne e Vittorio Storaro impegnati nel descrivere il delirio di una guerra. Con questa pellicola, Coppola mise in gioco tutto se stesso: la sua libertà creativa, la sopravvivenza stessa della sua casa di produzione Zoetrope, il suo background culturale e la sua vita (oltre alla crisi del rapporto matrimoniale, il regista meditò perfino il suicidio). Utilizzando il romanzo "Cuore di tenebra" e scartando attori come Steve McQueen, Pacino, James Caan, Nicholson, Redford per il ruolo di Willard (che prima andò a un troppo febbrile Harvey Keitel, licenziato dopo due settimane di riprese), interpretato infine da Martin Sheen, Coppola narrò gli orrori, la pazzia e il potere della guerra del Vietnam, vincendo un BAFTA come miglior regista, l'ambita Palma d'Oro e il FIPRESCI, un David di Donatello come miglior regista straniero e due Golden Globe come miglior regia e musica.

La New Hollywood e gli Anni '80: Sperimentazione e Difficoltà
Dopo un tale exploit, Coppola si impose con Scorsese, Altman, Bogdanovich, De Palma e il primo Spielberg nel gruppo di cineasti che fecero parte della New Hollywood: la leadership mondiale del cinema a stelle e strisce iniziata con "Easy Rider" (1969) di Hopper e terminata proprio con "Apocalypse Now". A partire da questo momento, però, è come se qualcosa si fosse spezzato. Coppola si sentì ingabbiato nei meccanismi produttivi del cinema americano e cominciò a sviluppare un approccio sempre più creativamente sfrenato e fuori controllo, finendo gradualmente per essere espulso dal sistema. L'ingresso in un territorio inedito, radicalmente sperimentale, è segnato da "Un sogno lungo un giorno" (1982), un musical innovativo e costoso che però si rivelò un disastro commerciale, mandando la sua casa di produzione quasi in bancarotta. L'enormità delle spese spinse al fallimento la 'American Zoetrope' (dal quale Coppola riuscì a salvare solo un pullman con strumentazioni videomagnetiche).
Dopo questo clamoroso insuccesso - che in qualche modo, assieme al flop de "I cancelli del cielo" di Michael Cimino segnò la fine di un'epoca a Hollywood - il regista si rifugiò allora in opere più intimiste, maggiormente influenzate dal cinema europeo, come gli affreschi sulla gioventù ribelle "I ragazzi della 56ª strada" e "Rusty il selvaggio" (1983), realizzati nello stesso anno, che costituirono una duplice prospettiva dello stesso tema. Questi film generazionali, ambientati nell’America profonda, lanciarono giovani talenti come Tom Cruise, Matt Dillon, Diane Lane, Mickey Rourke, Nicholas Cage, Patrick Swayze, Rob Lowe ed Emilio Estevez (figlio di Martin Sheen). Nonostante i numerosi insuccessi, Francis non si fermò. Continuò a dedicarsi alla produzione: nel 1985, ancora con Lucas, sostenne "Mishima - Una vita in quattro capitoli" di Paul Schrader, accolto con entusiasmo dalla critica internazionale.
Negli anni Ottanta seguirono l'incursione nel musical di "Cotton Club" (1984) con Richard Gere, un ambizioso progetto che però si rivelò un disastro al botteghino; la commedia nostalgica "Peggy Sue si è sposata" (1986), una commedia romantica e malinconica con Kathleen Turner e Nicolas Cage, suo nipote, che ottenne tre nomination agli Oscar e un notevole successo di pubblico, incassando più del doppio del budget iniziale; il dolente dramma bellico "Giardini di pietra", che incarnò un'altra faccia della tragedia del Vietnam; il biopic "Tucker - Un uomo e il suo sogno" (1988), affidato a un eccellente Jeff Bridges; e un episodio del collettivo "New York Stories" (1982), firmato assieme a Woody Allen e Martin Scorsese.
Il Padrino ♕ l intera Scena del Tribunale ♕ Michael Corleone * Al Pacino * Michael V. Gazzo *
Gli Anni '90 e il Leone d'Oro alla Carriera
Negli anni Novanta Coppola tornò al cinema delle major concludendo la saga che lo aveva reso celebre con il crepuscolare e nostalgico "Il padrino - Parte III" (1990), come se il regista volesse dire addio a un mondo e a un cinema che non esistevano più. Sebbene non fosse all'altezza degli altri due, rappresentò comunque un capitolo significativo. Seguì la sontuosa e affascinante trasposizione di "Dracula di Bram Stoker" (1992), incarnato da uno straordinario e irriconoscibile Gary Oldman. Questo film è uno dei film visivamente più suggestivi del suo cinema.
Due successi, cui si affiancarono l'irrisolto e inetichettabile "Jack" (1996) con protagonista un Robin Williams vittima della sindrome di Matusalemme, e il lucido e serrato legal thriller "L'uomo della pioggia" (1997), con Matt Damon e Danny De Vito. Negli anni immediatamente successivi, Coppola affiancò la regia all’attività di produttore e promotore culturale. L’anno seguente sostenne "Mi familia", una saga familiare ambientata nella comunità ispanoamericana di Los Angeles.
Il Leone d'Oro alla carriera alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 1992, e il ruolo di presidente della Giuria al Festival di Cannes sancirono la sua leggenda.

Il Ruolo di Produttore e Mecenate
Fin dagli Anni Settanta, Coppola divenne principalmente un produttore cinematografico, costituendo la Zoetrope che finanziò numerose pellicole, contribuendo alla valorizzazione di giovani talenti e al sostegno di opere d'autore. Tra i film da lui prodotti si annoverano: due pellicole di George Lucas ("L'uomo che fuggì dal futuro" con Robert Duvall e "American Graffiti" con Harrison Ford); un film del grande regista asiatico Akira Kurosawa "Kagemusha - L'ombra del guerriero" (1980); "Hammett - Indagine a Chinatown" (1982) di Wim Wenders; l'invisibile "Le ragioni del cuore" (1989) con Faye Dunaway; il "Frankenstein di Mary Shelley" (1994) diretto da Kenneth Branagh e con un Robert De Niro in versione "creatura"; "Don Juan De Marco maestro d'amore" (1995) ancora con la Dunaway, ma anche con Marlon Brando e Johnny Depp; il film tv con Christopher Lee "L'Odissea" (1997); l'opera prima di sua figlia Sofia "Il giardino delle vergini suicide" (1999) con Kathleen Turner e Danny DeVito; "Il mistero di Sleepy Hollow" (1999) di Tim Burton con Depp, Lee e Christopher Walken; la pellicola del figlio Roman "CQ" (2001) con Gérard Depardieu; "No Such Thing" (2001) con Julie Christie; le pellicole di due attori (e amici) dietro la macchina da presa (Robert Duvall con "Assassination Tango" e De Niro con "The Good Shepherd"); il telefilm "4400" (2007) e infine alcune pellicole di Godfrey Reggio e Agnieszka Holland.
All'inizio degli anni Ottanta, dopo essersi affermato come uno dei registi più influenti della storia del cinema, Francis Ford Coppola mise la sua esperienza al servizio di altri maestri. Insieme all’amico George Lucas, produsse il film di Akira Kurosawa, "Kagemusha - L’ombra del guerriero". L’accoglienza, però, fu disastrosa. La pellicola incassò appena 630 mila dollari, venne duramente stroncata dalla critica e si trasformò in un flop clamoroso.
Il Ritorno e il Premio Irving G. Thalberg
Sfortunatamente, la carriera di Coppola sembrò annebbiarsi fra pellicole indipendenti, lontana dai fasti dell'inizio, ne sono una dimostrazione "Jack" (1996) con Robin Williams e "L'uomo della pioggia" (1997) con Jon Voight e Danny DeVito, forse per via del forte impegno messo nella produzione del suo vino, il Rubiconde, oppure nella gestione della propria linea di specialità alimentari o nella direzione della rivista letteraria Zoetrope - All-Story.
Dopo ben 10 anni di assenza dai reami creativi della regia, tornò a farvi visita con "Un'altra giovinezza" (2007), un notevole e ambizioso tentativo di analisi del protolinguaggio e dello scorrere del tempo attraverso una particolare storia d'amore, che si rivelò un flop di incassi e di critica. In questa direzione andò anche il successivo "Segreti di famiglia" (2009), girato in digitale, con un bianco e nero intervallato da improvvise esplosioni di colore, in cui il regista si affidò al volto scavato di Vincent Gallo per raccontare i turbamenti dell'artista. Nel 2011 diresse "Twixt" con Val Kilmer, un film horror visionario.
Nel novembre 2010, in riconoscimento della sua straordinaria carriera come regista, sceneggiatore e produttore, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences gli assegnò il Premio alla memoria Irving G. Thalberg. Nel 2011 gli fu assegnata la sesta statuetta, il Premio alla memoria Irving G. Thalberg. Con questa, conquista il sesto Oscar, il "Premio alla memoria Irving G. Thalberg", come riconoscimento di una gloriosa carriera.

Il Presente e i Progetti Futuri
Le apparizioni del regista, via via, si faranno sempre più sporadiche. Tuttavia, dopo una lunga gestazione, nel 2024 presenta a Cannes il suo lungometraggio più ambizioso, ovvero "Megalopolis". A poco più di 50 anni di distanza dalla sua uscita, ecco finalmente in 4K UHD il cult di Coppola con un eccezionale Gene Hackman.
Francis Ford Coppola è senza dubbio uno dei principali artefici della New Hollywood: tra i registi ribelli degli anni Settanta, i cosiddetti "movie brats", è stato senza dubbio il più colto e intellettuale (il suo primo amore è stato Sergej M. Ejzenstejn), il talento più visionario e avveniristico, l'unico realmente anticonformista e riluttante a omologarsi al sistema dell'industria cinematografica. Artigiano dal guizzo estremamente creativo, nessun altro come lui sa coniugare narrazione e impatto visuale, essenzialità filmica e barocche nuove tecnologie. Arte e stile in un unico uomo, racconta guerre e incubi vampireschi con tecnologie all'avanguardia in maniera iperrealistica, eccessiva, ma allo stesso tempo fortemente rigorosa, anche quando ci presenta stravaganti pellicole minori. Si spande nell'aria, ed è una promessa di felicità. Sa di storie bellissime, sa della magia di un'immagine, sa di luci, parole e suoni che resteranno impressi nella nostra memoria. Ci sono registi senza i quali il cinema americano non sarebbe stato lo stesso. Francis Ford Coppola è uno di questi.