La fotografia, con la sua luce calda e leggera, cattura un momento significativo. Scattata da Fabio Novembre e condivisa sul suo profilo Instagram, ritrae Stefano Seletti e Charley Vezza. Vezza, con un borsalino scuro, barba giovane e rada, e una camicia a fiori aperta sul petto, mostra il profilo di chi preferisce la notte. "Credetemi se vi dico che questi due sono il futuro dell’imprenditoria del design in Italia", commenta Novembre. A soli 27 anni, Charley Vezza si trova a capo di Gufram, una storica azienda piemontese nata nel 1966 sotto la direzione dei fratelli Gugliermetto. Fin dalle sue origini, Gufram si è affermata come un laboratorio creativo prolifico, dando vita a icone del design italiano come il divano Bocca del 1970, la seduta Pratone del 1971 e l'iconico Cactus del 1972. L'azienda si è sempre distinta per la sua natura sperimentale, esplorando forme, materiali innovativi, in particolare il poliuretano, e collaborando con esponenti della pop art e dei movimenti d'avanguardia degli anni Settanta. Nel 2009, la società, precedentemente parte del Poltrona Frau Group, passa sotto la gestione di Cassina. Nel 2012, l'imprenditrice piemontese Sandra Vezza acquisisce il marchio, affidandone la guida all'unico figlio, Charley, incarnazione del futuro dell'imprenditoria del design italiano secondo Fabio Novembre.

"Il bello è che Fabio ci crede davvero", ride Vezza, sottolineando l'entusiasmo di Novembre, che crede fermamente nelle persone. L'avventura di Sandra Vezza con Gufram inizia quando, pur essendo già a capo di un'azienda leader nella produzione di gelatine industriali, realizza un sogno: acquisire Gufram. "È la mia migliore amica, non ha mai avuto il ruolo classico della madre", afferma Charley, descrivendola come una donna di eccezionale intelligenza, instancabile e vitale. "Credo fermamente che sia un genio", aggiunge. La pazzia, un tratto che sembra essere ereditario, porta a una dinamica particolare tra madre e figlio: "Siamo completamente diversi, diciamo che siamo sempre andati d’accordo su tutto, tranne che sul lavoro". Charley si definisce un esteta, attratto dal bello in senso lato, mentre il design è una passione che sua madre gli ha trasmesso, quasi volente o nolente. La passione di Sandra Vezza non è per il design in generale, ma specificamente per Gufram. Questa fascinazione per l'azienda è iniziata quando Charley aveva dodici anni, con il celebre Cactus. "E a chi non piace il Cactus?", si chiede, riconoscendone la semplicità che lo rende accessibile anche ai bambini, ma anche la sua intrinseca natura di simbolo fallico, un aspetto che all'epoca lo lasciava perplesso. L'acquisto di Gufram da parte di sua madre è stato un gesto definito "feticista ed egoista", motivato dalla consapevolezza che un giorno l'azienda sarebbe stata sua.
Dalla Scuola all'Impresa: Un Percorso Formativo Non Convenzionale
Il percorso formativo di Charley Vezza è stato tutt'altro che tradizionale. "Ho sempre imparato in fretta, tranne che a scuola", ammette, descrivendo la sua esperienza scolastica come un'avversità, dettata anche da un deficit dell'attenzione che gli impediva di seguire le lezioni. Nonostante le pressioni materne per frequentare la scuola, la sua vera formazione avveniva in azienda. "Mi piaceva stare con i meccanici. Seguivo gli addetti alla manutenzione, i muratori, stavo sul muletto. Per me era un grandissimo parco giochi, mi piaceva perché potevo chiedere un sacco di cose", racconta, contrapponendo questa libertà di apprendimento all'ambiente scolastico. La sua vera "scuola" è stata Internet: dai 14 ai 20 anni, navigava almeno sei ore al giorno, immergendosi in Wikipedia e blog. Questa attitudine all'autoapprendimento contrasta con l'approccio della madre: "Lei persegue i suoi obiettivi da sola, a me piace circondarmi di persone fidate. Se io delego, lei cura ogni dettaglio personalmente".
Il primo desiderio di sua madre era creare nuovi prodotti ed esprimere la sua creatività. Charley, che all'epoca viveva a New York tra divertimenti e apprendimento dell'inglese, ricevette una chiamata inaspettata: "Ho comprato la Gufram e ho bisogno di te, torna in Italia". La sua reazione iniziale fu un netto "No way". Ma il fascino del lavoro e il richiamo dell'azienda lo hanno portato a tornare in Italia. "Faccio il più bel lavoro del mondo", dichiara, apprezzando il fatto che Gufram si collochi a cavallo tra il design e l'arte.

Gufram: Tra Anti-Design e Passione per la Coerenza
Charley Vezza riflette profondamente sul concetto di design, distinguendo tra il design che migliora la vita delle persone attraverso l'innovazione funzionale e l'approccio di Gufram, che definisce "anti-design". "Trattiamo oggetti la cui funzionalità è già stata pienamente soddisfatta", spiega, sottolineando come Gufram si concentri sull'estetica e sul valore iconico piuttosto che sulla pura utilità. Quando gli viene chiesto dei suoi gusti personali nel design e nella moda, ammette una certa ecletticità: "Nel design e nella moda a me piace un po’ tutto". Il suo criterio di apprezzamento risiede nella coerenza: "Mi piace quando una cosa funziona dalla A alla Z, quando sento una certa coerenza, quando qualcuno racconta una storia con forza". Apprezza particolarmente il brand Cappellini per la sua capacità di proporre una vasta gamma di prodotti, mantenendo una coerenza nella "progettualità più esasperata" e nella ricerca estrema del materiale.
Il dibattito sul voto e sulla politica è un altro aspetto che emerge nell'intervista. Charley confessa di non votare da circa dieci anni, poiché non si riconosce in alcun partito e nutre scetticismo sulla professione politica. Pur credendo nella democrazia, auspica un governo di "illuminati", ammettendo con ironia che forse non supererebbe nemmeno lui un ipotetico test per votare. Riconosce anche un'evoluzione nel suo pensiero riguardo alla parità di genere: da un passato maschilista, oggi ammira il crescente livello professionale delle donne, prevedendo un futuro in cui i ruoli si invertiranno. Il suo consiglio alle donne è provocatorio: "Be stupid!".
Il Gruppo Italian Radical Design: Sinergia e Visione
La fondazione del gruppo Italian Radical Design rappresenta un passo cruciale nella visione imprenditoriale di Charley Vezza. Questo gruppo nasce con l'obiettivo di identificare e rivitalizzare brand affini al loro modo di concepire il design, creando un sistema sinergico. L'acquisizione dello storico collettivo di design Memphis Milano di Alberto Bianchi Albrici è un esempio emblematico di questa strategia. Memphis, fondato nel 1981, vanta designer del calibro di Nathalie Du Pasquier, George Sowden, Andrea Branzi, Michael Graves, Arata Isozaki, Shiro Kuramata, Javier Mariscal e Alessandro Mendini. "In un mondo di grandi gruppi e fondi, noi ragioniamo col cuore", afferma Vezza, sottolineando l'approccio emotivo e appassionato dietro le acquisizioni. Alberto Bianchi Albrici ha gestito Memphis come una "figlia", e ha visto in Vezza e nel suo gruppo le persone giuste per portare avanti l'eredità del marchio, senza snaturarlo.
Il percorso di Charley in Gufram è iniziato a 25 anni, quando sua madre ha deciso di acquistare l'azienda e di coinvolgerlo attivamente. Sebbene Gufram avesse una storia di 40 anni, per Charley rappresentava una "start-up", permettendogli di apprendere ogni aspetto operativo, dalla logistica alla produzione. Oggi, ama questo lavoro perché "racchiude tutte le mie passioni: creare la strategia, la filosofia con un brand che vuol dire allo stesso tempo tutto e il contrario di tutto".

Collaborazioni Iconiche e Visioni Future
Gufram ha celebrato i 50 anni del suo CACTUS® con eventi significativi, tra cui la mostra "CACTUSRAMA" presso la Triennale di Milano. L'esposizione ha presentato 12 edizioni del Cactus, inclusa una collaborazione speciale con The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, offrendo una visione a 360° dello spirito anticonformista di Gufram. I festeggiamenti sono culminati con "La Festa del Cactus" nel Giardino della Triennale.
Le collaborazioni sono un elemento chiave nella strategia di Gufram. Il progetto "Gufram Black and White" con la Juventus, squadra di cui Charley è un grande tifoso, nasce dall'idea di unire due realtà torinesi con filosofie estetiche apparentemente opposte: il colore di Gufram e il classico bianco e nero della Juventus. L'ispirazione dalla street art, un movimento artistico che Charley sente particolarmente vicino, ha portato alla collaborazione con André Saraiva, alias Monsieur A., per un progetto che mescola street art e pop art. La partecipazione alla Collective Design Fair a Soho, nell'ambito di NYCxDESIGN, ha visto la presentazione del progetto "fetish-pop", che esplora l'estremo del feticcio anche dal punto di vista sessuale.
Gufram si articola in due realtà distinte: la Limited Edition, che include le icone storiche esposte nei maggiori musei del mondo (MoMA, Pompidou, Triennale, Vitra Design Museum), e la linea "Pop per tutti", una serie di oggetti colorati e divertenti con una funzionalità chiara, come sedie e divani che sono, appunto, sedie e divani. Questi prodotti sono pensati per arredare locali ed eventi.
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Charley Vezza, che si definisce "Global Creative Orchestrator" e non ama le etichette come "direttore creativo", sottolinea l'importanza del "fare". Inizialmente si divertiva a collaborare con artisti come Fabio Novembre, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari di Toiletpaper, ma ora riconosce che "il segreto è fare". Questa filosofia si riflette anche nel suo approccio politico: "Non parlo mai male di nessuno, perché credo molto in chi fa".
L'Imprenditore e lo Sportivo: Passioni e Disciplina
La passione per lo sport è un aspetto fondamentale della vita di Charley Vezza e si riflette nella sua visione imprenditoriale. "Quello più classico per un italiano, quindi per nulla radicale: il calcio. È stato sempre la mia grande passione sin da piccolo", racconta, ricordando le partite giocate in gioventù e il suo allenatore, Francesco Foderaro, definito un "secondo padre". La passione per i motor sport, ereditata dal padre e dallo zio Giovanni, lo ha portato a imparare a guidare su circuito a 16 anni e a esplorare il piacere della guida su sterrato, sabbia e neve. Il suo sogno è partecipare alla Dakar.

"Mi affascina guidare in luoghi dove non riusciresti ad arrivare in altro modo e dove è stata pochissima gente prima", confida, pur preferendo la velocità alla lentezza delle spedizioni. Oltre al rally e ai motori, Vezza esplora altri sport: il tennis, il padel, il golf, il nuoto e il kitesurf, pur ammettendo una certa ritrosia verso l'acqua, data la sua origine piemontese. La disciplina acquisita attraverso lo sport è un valore che applica nel suo lavoro. "Trovo molto centrata una frase del maratoneta keniano Eliud Kipchoge: 'Solo le persone disciplinate nella vita sono libere. Se sei indisciplinato, sei schiavo dei tuoi stati d’animo e delle tue passioni'. La disciplina che ti dà lo sport ti libera dall’incertezza di quello che ti può accadere intorno. Credo che praticare uno sport possa darti una costanza che poi si riflette in tutto quello che fai".
Un Futuro Radicale Made in Italy
Guardando al futuro, Charley Vezza è entusiasta delle potenzialità del design italiano. "Nel design, il Made in Italy è riuscito a produrre opere incomparabili nel Novecento perché l’eccellenza artigianale e industriale del nostro Paese si è incontrata con grandi creativi italiani, creando una scintilla". Oggi, il know-how italiano permette di realizzare le idee di designer e creativi da tutto il mondo. Vezza guarda con particolare interesse alla nuova generazione di artisti e designer italiani, soprattutto a Milano, con la speranza di sostenere la loro crescita e realizzare progetti meravigliosi.
Nel 2022, al gruppo Italian Radical Design si è aggiunto lo storico collettivo di design Memphis Milano, fondato da Alberto Bianchi Albrici. Questo gruppo, che nel 2021 ha celebrato i suoi 40 anni, annovera tra i suoi designer nomi di spicco come Nathalie Du Pasquier, George Sowden, Andrea Branzi, Michael Graves, Arata Isozaki, Shiro Kuramata, Javier Mariscal e Alessandro Mendini. L'acquisizione di Memphis rappresenta per Vezza la volontà di ragionare "col cuore" e di preservare l'eredità di un marchio iconico.
L'azienda, sotto la guida di Charley Vezza, ha rilanciato Gufram a livello mondiale, attirando una clientela internazionale. La sua definizione di "Global Creative Orchestrator" riflette la sua capacità di gestire molteplici aspetti dell'azienda, grazie a un organigramma "piatto" che favorisce la collaborazione e la curiosità. La madre, Sandra Vezza, pur non avendo un ruolo operativo, rimane un punto di riferimento, una figura che "telefona una volta alla settimana".
Oltre il Design: Riflessioni Personali e Personaggi
L'intervista si snoda anche attraverso aneddoti personali e riflessioni che offrono uno spaccato della personalità di Charley Vezza. Il suo legame con la madre è profondo, pur nelle loro differenze. Il suo amore per il bello si manifesta anche nelle sue scelte di viaggio e nelle persone che sceglie per il suo benessere personale: un personal trainer, un nutrizionista che segue la prima squadra della Juventus, un campione di padel e una dermatologa.

La sua visione del design è radicale, come dimostra la sua ammirazione per Gaetano Pesce, definito "il radicale dei radicali". L'opera d'arte che gli sarebbe piaciuto creare è il "Dito" di Maurizio Cattelan in piazza Affari a Milano, un'opera che suscita interrogativi sul suo impatto nel tempo. La sua passione per la grappa si lega all'arte con "Sgrappa", una bottiglia che contiene una miniatura del "Dito" di Cattelan.
Le sue preferenze in termini di shopping si concentrano a New York, tra Mercer e Green Street. L'artista che collezionerebbe, se potesse, è Pino Pascali, uno dei più importanti esponenti dell'Arte Povera, scomparso troppo giovane. Tra i musei e le gallerie, L'Ascensore di Palermo, uno spazio espositivo sperimentale curato dal duo di artisti Genuardi/Ruta, è considerato una "boccata d'aria fresca".
L'intervista rivela anche un lato più intimo, con riferimenti a Marica Pellegrinelli, ex compagna di Eros Ramazzotti, e alle dinamiche familiari. La madre di Charley, Sandra Vezza, non sarebbe entusiasta della relazione, ma Charley sembra determinato a seguire il suo cuore. La sua definizione di amore è legata al benessere e alla realizzazione personale, un concetto che si estende anche alle sue relazioni professionali, dove crede fermamente in chi "fa". L'eredità di Gufram, il suo legame con l'arte, il design radicale e la sua visione imprenditoriale lo proiettano come una figura chiave nel panorama creativo italiano, un uomo che unisce la passione per il bello con la concretezza del fare.
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