Fiat 124 Sport Coupé: Un'Icona di Eleganza e Prestazioni "Made in Italy"

La storia della Fiat 124, e in particolare della sua declinazione sportiva Coupé, è un capitolo significativo nell'automobilismo italiano e globale. Nata in un periodo di fermento per l'industria automobilistica, la 124 si affermò rapidamente come un veicolo innovativo e versatile, capace di conquistare sia il pubblico che gli esperti del settore.

La Nascita di un Progetto Globale: La Fiat 124 Berlina

Al Salone di Ginevra, nel marzo 1966, il costruttore torinese presentò la nuova Fiat 124, posizionandosi nel segmento delle vetture medie, un mercato in forte espansione in Europa. Questo modello si inseriva nella gamma tra l'ultima Fiat 1100 R e le più "americaneggianti" 1300 - 1500. La 1100 R, rimasta in vendita fino al 1969, subì una riduzione di potenza per creare una chiara distinzione dalla nuova 124, che a sua volta sostituì la 1300, destinata a uscire di produzione.

Fiat 124 berlina del 1966

L'abitacolo della 124 era spazioso e luminoso, in grado di ospitare comodamente fino a cinque passeggeri. La posizione di guida era ben studiata, consentendo un facile raggiungimento di tutti i comandi, e l'ampia vetratura offriva un'ottima visibilità. Nonostante uno schema meccanico tradizionale, con motore anteriore longitudinale e trazione posteriore, la vettura presentava soluzioni tecniche più avanzate rispetto al passato. Sotto il cofano, un motore quattro cilindri da 1.197 cc, con singolo albero a camme laterale e valvole in testa comandate da aste e bilancieri, erogava 60 CV. Il progetto fu curato dall'Ing. Dante Giacosa, una figura chiave nella storia della Fiat.

Anche la ciclistica beneficiò di evoluzioni tecniche, in particolare nel ponte posteriore. Si trattava di un assale rigido ma sospeso su molle elicoidali con ammortizzatori telescopici all'interno, una soluzione più moderna rispetto alle tradizionali balestre. Per migliorare significativamente la stabilità, fu adottata un'efficace barra trasversale Panhard, completando l'assetto con barre antirollio su avantreno e retrotreno. L'impianto frenante era costituito da quattro freni a disco, inizialmente senza servofreno ma con regolatore al retrotreno.

A novembre, in occasione del Salone di Torino 1966, debuttò la versione station wagon, denominata "Familiare", caratterizzata da un portellone per accedere a un vano di carico più ampio, un terzo vetro laterale, un serbatoio benzina più capiente, e pneumatici e rapporto al ponte adeguati al maggior carico. La qualità complessiva della Fiat 124, soprattutto in rapporto al prezzo, fu immediatamente apprezzata sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori, tanto da essere eletta Auto dell'Anno 1967, nell'ambito della quarta edizione dell'autorevole riconoscimento.

La 124 come "Global Car"

La Fiat 124 era destinata a un successo ben oltre i confini italiani, diventando una vera e propria "global car". Un accordo tra Fiat e il Governo sovietico prevedeva che l'impresa torinese fornisse un progetto completo per uno stabilimento, cedendo ai sovietici i progetti e i diritti di proprietà industriale di due modelli derivati dalla Fiat 124, opportunamente modificati per adattarsi alle particolari condizioni climatiche e stradali dell'URSS. Così, nella regione di Samara, presso la città di Togliatti, sorse il grande stabilimento AvtoVAZ, che entrò a pieno regime nel 1970. L'impatto sulla produzione sovietica fu imponente, passando da 200 mila unità nel 1965 a 1 milione e 200 mila nel 1972.

Quando la FIAT conquistò l'Unione Sovietica (Togliattigrad)

La produzione oltre confine non si limitò all'Unione Sovietica. Fin dagli anni Cinquanta, anche attraverso la compartecipazione azionaria, Fiat fornì il proprio know-how alla spagnola Seat. Dopo il successo interno della versione spagnola della Fiat 600, nel 1968 arrivò la Seat 124, per un breve periodo commercializzata anche in Italia come Seat 124D Pamplona, dopo che, nel 1974, la Fiat 131 aveva sostituito la 124. Con aggiornamenti tecnici e l'adozione di motori più sofisticati, la famiglia 124 migliorò le prestazioni, mantenendo saldi i suoi punti di forza: economicità, robustezza e affidabilità.

Evoluzioni e Aggiornamenti della Berlina

Tornando in Italia, alla vigilia del Salone di Torino del 1968, alla berlina si affiancò la Fiat 124 Special: nuova calandra con doppi fari, luci più grandi, nuovo cruscotto, servofreno, ponte posteriore riprogettato ma soprattutto una "crescita" del motore fino a 1.438 cc e 70 CV. Nel 1970 si ebbe il primo restyling che portò su tutte le versioni le novità ciclistiche (retrotreno e servofreno) della Special, con ritocchi a calandra e gruppi ottici. Con il 1972 avvenne l'ultimo restyling: poche modifiche estetiche esterne, rinnovo degli interni ma soprattutto migliorie sotto il cofano con maggior potenza ed efficienza di tutti i motori. La produzione in Italia terminò nel 1974, dopo circa 1 milione e 543 esemplari tra berlina e station wagon.

Evoluzione dei modelli Fiat 124

La Nascita delle Versioni Sportive: Coupé e Spider

Il progetto "124" prevedeva anche due versioni sportive: nacquero così la Fiat 124 Sport Spider, disegnata da Pininfarina, all'esordio sempre a Torino nel '66, capace di evolvere fino alla vincente Fiat 124 Abarth Rally, e la 124 Sport Coupé, uscita dalle matite del Centro Stile Fiat, presentata al pubblico a Ginevra nel 1967. Circa 200 mila le spider, prodotte fino al 1985 anche negli USA e a marchio Pininfarina. Infine, circa 286 mila le coupé fabbricate tra il 1967 e il 1975.

Fiat 124 Sport Coupé prima serie

La Fiat 124 Sport, nelle sue declinazioni chiusa "Coupé" e aperta "Spider", è un'icona dell'automobilismo italiano, un'auto che ha saputo unire eleganza, sportività e prestazioni in un unico, indimenticabile modello popolare entrato nei cuori di tutto il mondo. Conquistò l'Europa e non solo grazie al modello ancora più sportivo "Abarth" Gr4, vincendo il Campionato Europeo Rally per 4 anni consecutivi dal 1972 al 1975, battendo avversari come Porsche 911, Alpine Renault A110, Saab e Ford Escort Cosworth. Nel Mondiale Rally si classificò sempre seconda per 4 anni consecutivi dietro ai tempi d'oro della sua conterranea Made In Italy Lancia e per 1 anno dietro Alpine Renault (1973), ma fu sempre lì, la più regolare ed affidabile di quei tempi.

La Fiat 124 Sport Coupé: Un Gioiello di Design e Ingegneria

La 124 Sport Coupé, pur derivando dalla berlina, non ne condivise esattamente la stessa piattaforma, ma seppe distinguersi per uno stile originale e moderno, conquistando subito una propria clientela, che la preferiva soprattutto nelle tinte blu turchese e verde scuro. Progettata dal Centro Stile Fiat diretto dall'ingegner Mario Boano, coadiuvato in questa occasione dal figlio Paolo, era una vettura a quattro posti e fu venduta con quattro motori: 1438, 1592, 1608 e 1756 cm³, tutti bialbero FIAT. La differenza tra un propulsore e l'altro risiedeva nella modifica della corsa e dell'alesaggio.

Fin dalle prime prove su strada effettuate da riviste specializzate come Quattroruote, vennero rimarcati come lati positivi dell'auto la configurazione 2+2 con i posti posteriori piuttosto confortevoli, un motore a doppio albero a camme con un carburatore doppio corpo Weber che consentiva buone prestazioni. Il grado di finitura generale era da considerarsi buono. Con un prezzo al lancio di 1.490.000 lire, la Fiat 124 Coupé aveva tutte le carte in regola, anche perché il suo quattro cilindri bialbero di 1438 cm³ con 90 CV, identico a quello della 124 Sport Spider, le garantiva una velocità massima di 170 km/h e un'accelerazione piuttosto brillante. La guidabilità era nel complesso buona e migliorava se veniva ordinato il cambio a 5 marce (un optional disponibile quasi da subito) e quando, alla fine del 1968, venne adottato il nuovo retrotreno della 124 Special a molloni anziché a balestre.

Le Serie della 124 Sport Coupé

La 124 Sport Coupé ha attraversato diverse evoluzioni nel corso della sua produzione, ognuna con caratteristiche distintive:

Prima Serie (AC) - Un Fascino Discreto e Sportivo

La prima serie, discretamente rara, con quei fanali rotondi all'estremità alta dei parafanghi, poteva richiamare lo stile della cugina Spider, disegnata da Pininfarina e indubbiamente più carismatica e iconica. Di questa coupé piacevano le proporzioni insolite, che davano importanza a un padiglione ampio e luminoso, il muso basso, fatto apposta per fendere l'aria, e la coda tronca col bordo sporgente sottolineato da un profilo cromato. La prima serie nasceva con una sola motorizzazione 1.4 da 90 cavalli.

Seconda Serie (BC) - Il Successo del Design Moderno

Il facelift della seconda serie determinò il successo del modello con un design composto da elementi che in generale la rendevano più moderna, come i doppi fari e la griglia anteriore a nido d'ape, decisamente ispirati alla sorella maggiore, la Fiat Dino. La BC fu presentata al Salone dell'automobile di Torino nel novembre del 1969. Una tra le modifiche stilistiche più importanti fu la rivisitazione del frontale ad opera del Centro Stile Fiat, ora con una calandra più alta e regolare estesa a tutta la larghezza della vettura. Il cofano motore si trovò così ad essere ridisegnato. Il modello fu provvisto di quattro fari anteriori della stessa dimensione. Il frontale anteriore assomigliava così a quello montato sulla Fiat Dino. La parte posteriore era troncata, simile a molte vetture italiane dell'epoca.

Fiat 124 Sport Coupé seconda serie

Con l'arrivo della seconda serie, al motore 1.4 venne affiancato il 1.6 della sorella più grande, la Fiat 125. Nel primo anno di vendita, fu proposta con due motorizzazioni, bialbero FIAT: quella della serie precedente e quella derivata dalla Fiat 125 con cilindrata portata a 1608 cm³, alimentata con due carburatori a doppio corpo Weber 40 IDF posizionati verticalmente. Prodotta su licenza dalla SEAT, ebbe un notevole successo anche in Spagna.

Terza Serie (CC) - Lusso e Aggiornamenti Profondi

La terza serie, nota come "CC", fu presentata nel 1973 e rappresentò il punto di arrivo di un progetto riuscitissimo. Rispetto alle serie precedenti, la "CC" conservò la carrozzeria, ma venne rivisto il frontale. Quest'ultimo venne diviso in tre parti, con la parte centrale (la calandra) rettangolare e in forte rilievo. Il cofano mantenne la sua linea, ma fu installata una presa d'aria cromata. Sui fianchi una robusta modanatura cromata, con una banda di caucciù, correva lungo tutta la lunghezza dell'autovettura, accentuando la linea elegante. Alla base del lunotto, venne installata una griglia di ventilazione. Al retrotreno, i fari ora erano verticali (curiosamente quasi uguali, pur non essendo gli stessi, a quelli della coeva Lancia Beta prima serie presentata quello stesso anno) ed avevano all'estremità delle alette che permettevano all'aria di percorrere dei tragitti aerodinamici rispetto al paraurti.

Gli interni furono fatti in velluto, e venne reso disponibile il condizionatore d'aria, che diedero alla vettura un'impronta lussuosa di alta qualità. Anche la motorizzazione posizionò questa versione nel segmento delle coupé di lusso. I motori, derivati dalla Fiat 132, avevano una cilindrata di 1592 e 1756 cm³. Con i numerosi cambiamenti, la versione "CC" andò incontro a una clientela esigente. Il motore 1.6 sopravvisse anche sulla terza serie, dove la cilindrata più piccola delle due serie precedenti andò in pensione. Con l'ultimo restyling di fine carriera venne aggiunto a richiesta il 1.8 derivato dalla ammiraglia 132. Una rara versione 1.8 della terza serie è particolarmente apprezzata, seppur a volte offuscata da modelli più celebri.

Fiat 124 Sport Coupé terza serie

Un'ultima versione della 124 Coupé fu presentata nel gennaio del 1975. Quest'ultimo modello richiamava la "CC" e fu pensata principalmente per le esigenze del mercato degli Stati Uniti d'America. La 124 Coupé è stata fabbricata anche dalla SEAT, in Spagna, su licenza Fiat in 23.611 esemplari. La SEAT 124 Coupé fu presentata al Salone di Barcellona del 1970 con un motore di 1608 cm³ di cilindrata erogante 110 CV.

L'Anima della Fiat 124 Sport Coupé: Il Motore Bialbero

Il famoso bialbero Fiat, "Lampredi" per gli amici, debuttò proprio su quest'auto e la sorella Spider. Sotto il cofano, la 124 Sport Coupé e Spider nascondono motori brillanti ed affidabili, disponibili in diverse cilindrate (1.4, 1.6 e 1.8 litri) a seconda delle versioni. Questi motori, assetati d'aria e di benzina, con quel gorgoglìo tipico dei motori a carburatore, trasmettono un'esperienza di guida viscerale, dove l'aria viene aspirata e bruciata attraverso un sinuoso ruggito di ferraglia, rilasciata da uno scarico libero, lontano dalle normative antinquinamento moderne. Fiat, tuttavia, aveva mantenuto un solo carburatore doppio corpo sul 1.8, che non gli rendeva giustizia, poiché aveva solo 8 cavalli in più dei 110 del 1.6, il quale aveva due carburatori doppio corpo. Molti appassionati, per restituire il giusto carisma al motore, apportavano modifiche comuni come l'installazione di una doppia alimentazione, recuperando una testa adatta e spostando l'alloggiamento dello spinterogeno per creare lo spazio necessario.

Motore bialbero Fiat Lampredi

Esperienza di Guida: Piacere e Sfida

Il cambio della 124 Sport Coupé è sorprendentemente moderno e sfruttabile nonostante l'età e la lunghezza della leva, con un'ergonomia e un utilizzo intuitivo che conquista immediatamente. Attraverso i suoi 5 rapporti, specialmente tra la 3a e la 4a, si può spingere il contagiri a ripetizione, lanciandosi in velocità. Con un rapporto peso/potenza del genere, le curve arrivano abbastanza presto. I 4 dischi pieni da 227 mm dei freni rispondono all'appello, pur tenendo presente l'età della vettura.

La posizione di guida, tuttavia, può sembrare un po' bassa per gli standard odierni, simile a quella di un mezzo agricolo dell'epoca, con braccia ben distese ma pedali più in alto rispetto al fondoschiena e troppo vicini, richiedendo di guidare con le gambe piegate all'esterno. Sebbene fosse la normalità all'epoca, oggi si potrebbe pensare a dei miglioramenti. Lo sterzo, pur potendo sembrare un timone al primo approccio, non è così duro come si potrebbe immaginare (servosterzo notfound-error 404), e anzi si rivela deliziosamente sincero, anche se non proprio direttissimo. Non è aggressivo o telepatico come sulle auto moderne, ma regala un sorriso.

Interni della Fiat 124 Sport Coupé

All'anteriore, la vettura monta due bracci oscillanti, mentre al posteriore un assale rigido con due molle separate e tiranti di reazione. L'assetto è morbido, ma senza quell'effetto di "galleggiamento". Non si avrà un comportamento particolarmente reattivo, ma ciò non lo rende meno interessante. La 124 Sport va letteralmente impostata e adeguata per affrontare i curvoni veloci, sfruttando e anticipando i trasferimenti di carico per evitare di "indossarla come nuovo cappello", ricordando che la trazione è posteriore e qui non ci sono differenziali autobloccanti o torque vectoring ad aiutare. Per scorrazzare felicemente con lei, è necessario anticipare la strada e calibrare di conseguenza gli input, sentendosi quasi "sfidati" a farlo.

Questo tipo di approccio all'automobile è diverso da quello a cui siamo abituati con le auto moderne. Il concetto di "grip" non può essere applicato a pneumatici modesti (come delle Lassa Greenways 185/70 R13); è più congruo parlare di "maneggevolezza" o handling. Non è solo la potenza, il peso o l'assetto della macchina, è l'insieme di questi aspetti che la rendono così amabile. A vederla, soprattutto una terza serie, può sembrare la classica tre volumi da passeggio che non ha più nulla da raccontare, tranne che a qualche vecchio appassionato. Ma una volta al volante, tutto diventa più chiaro. Se si applicano i canoni di valutazione odierni, si rischia di sbagliare: è fondamentale contestualizzare le auto nel loro periodo storico per evitare paragoni da ossessionati dai tempi al Nurburgring.

Come molte auto guidate in quel periodo, la 124 Sport Coupé conosce solo un utilizzo: ON/OFF. Nell'uso quotidiano, non può definirsi piacevole come un'auto moderna che deve fare tutto al posto del guidatore e andare anche forte. Quelle come lei, invece, spingono, esaltano e moltiplicano l'emozione all'infinito.

Quando la FIAT conquistò l'Unione Sovietica (Togliattigrad)

L'Affidabilità e il Valore Storico

A testimonianza dell'affidabilità della 124 c'è l'avventura del "Raid dei due Capi": nel 1970, oltre 40 mila chilometri da Città del Capo a Capo Nord segnarono un'impresa più che memorabile compiuta a bordo di tre Fiat 124 Special. Nonostante un trattamento anticorrosione non proprio adeguato all'epoca, e un utilizzo spesso "allo spasimo", la 124 Sport Coupé ha saputo resistere al tempo.

Oggi, a distanza di cinquant'anni, la Fiat 124 Sport Coupé non è soltanto un'auto d'epoca: è un pezzo di storia dell'automobile italiana, un simbolo di quell'epoca d'oro in cui il design parlava la lingua della passione e della funzionalità. Trovare una Fiat 124 Sport Coupé in condizioni eccellenti è difficilissimo. La maggior parte degli esemplari ha subito restauri invasivi, modifiche o semplicemente non è sopravvissuta al tempo. La prima serie oggi è rarissima, perciò, per un esemplare in condizioni ottime o anche buone, varrebbe la pena di spendere i 12.000-15.000 euro richiesti nei pochi annunci che compaiono online.

Oggi le quotazioni per esemplari perfetti sono in rialzo. Ciò significa che l'acquisto non perde valore col tempo, anzi, lo consolida. Ma oltre all'aspetto economico, c'è qualcosa che il denaro non può comprare facilmente: l'esperienza di possedere una vera coupé sportiva degli anni '70 in condizioni così rare. Quando la si guida, si provano sensazioni che oggi mancano alle auto moderne: leggerezza, meccanica sincera, sterzo che parla, motore che canta. È affidabile, divertente, con linee che fanno girare la testa. E quando la si parcheggia, attira sguardi ammirati ovunque. Non è un'auto per tutti. È per chi capisce il valore della storia e vuole viverlo ogni volta che gira la chiave.

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