La storia dei grandi autocarri Iveco è profondamente legata alla transizione e all'innovazione che hanno caratterizzato il settore dei trasporti pesanti alla fine degli anni '70. Tra questi, la serie T di Iveco occupa un posto di rilievo, rappresentando la prima generazione di veicoli commerciali a portare il marchio del neonato gruppo, ma con radici saldamente piantate nell'eredità dei suoi costruttori fondatori. In particolare, i modelli Fiat 170 e 190, predecessori diretti della serie T, sono stati pilastri fondamentali in questo processo di rinnovamento.

Le Origini: Il Fiat 170/190 e il Club dei Quattro
I modelli che avrebbero costituito la base della futura serie T, ovvero il Fiat 170 e il Fiat 190, fecero la loro comparsa originariamente nel 1975. Questi veicoli non nacquero dal nulla, ma rappresentavano il successore naturale del robusto Fiat 619, un camion che aveva segnato un'epoca nel trasporto merci. L'anno 1975 fu cruciale per l'industria automobilistica europea, poiché vide la nascita di Iveco, un consorzio che unì le forze di alcuni dei più importanti costruttori di veicoli commerciali del continente: Fiat, OM, Unic e Magirus-Deutz.
La serie T fu concepita proprio nel periodo del cosiddetto "Club dei Quattro", un'alleanza strategica che mirava a condividere tecnologie e a ottimizzare la produzione. La serie T fu la prima a sfoggiare orgogliosamente il marchio Iveco, ma con una caratteristica distintiva: accanto al nuovo logo, venivano mantenuti i marchi dei singoli costruttori europei che componevano il neonato gruppo. Questo approccio sottolineava la volontà di integrare le diverse competenze e tradizioni, creando un'offerta sinergica.
La Famiglia 170 e 190: Differenze e Sovrapposizioni
Sebbene il Fiat 190 sia spesso ricordato come il modello più diffuso, è importante notare l'esistenza contemporanea degli analoghi 170. Entrambi i modelli, nelle loro varianti 190.35 e 170.35, e successivamente 190.30 e 170.30, coesistettero per un breve periodo. La principale differenza tra le sigle risiedeva nella variazione dei pesi complessivi ammessi nei diversi mercati europei. Ad esempio, in Germania, era comune l'utilizzo della sigla 170.35 per veicoli che, in altri contesti, potevano essere identificati come 190.
Le differenze tra i modelli 170 e 190, pur essendo apparentemente sottili, rivelano interessanti sfumature tecniche e di design. Alcuni esemplari di 170 montavano la cabina del 190, caratterizzata da un parabrezza più alto e una calandra che si estendeva per l'intera larghezza del veicolo, oltre a un cruscotto simile a quello del modello "Special". Al contrario, erano estremamente rari i casi di 190 che adottavano una cabina simile a quella del Fiat 619, ma con un tetto rialzato e interni e cruscotti analoghi.
Dal punto di vista meccanico, i due modelli erano sostanzialmente identici, salvo per alcune specifiche particolari. Si riscontravano, tuttavia, alcune differenze nel telaio, un elemento cruciale per la robustezza e la capacità di carico del veicolo. La coesistenza dei modelli 170 e 190 fu di brevissima durata, con il 190 che, di fatto, sostituì il 170 in tempi rapidi, segnando un ulteriore passo nell'evoluzione della gamma.
L'Evoluzione delle Cabine: Unic e Magirus
Un aspetto particolarmente interessante che distingue i modelli 170 e 190 riguarda l'evoluzione delle loro cabine. La cabina del 170 rappresentava un'evoluzione diretta della cabina ribaltabile Unic del modello 340, dimostrando l'influenza del know-how francese all'interno del gruppo Iveco. D'altra parte, la cabina del 190 nasceva dalla piattaforma e dall'aggiornamento delle cabine Magirus, evidenziando il contributo tedesco all'innovazione del design.
Queste differenze si manifestavano anche in dettagli visivi. Alcuni veicoli, in particolare quelli importati dalla Germania, presentavano elementi in plastica con frecce e cerchi stampati in stile Magirus, conferendo loro un aspetto distintivo che poteva far pensare a un'origine prettamente tedesca. In realtà, si trattava spesso di modelli importati dalla Germania, o di versioni specifiche per determinati mercati, come il "190 (sempre 170 per l'Italia….)NT33".
La distinzione tra i marchi Fiat, Unic e Magirus all'interno della stessa gamma Iveco era un tratto distintivo di quel periodo. Ad esempio, il modello 190U20 non era comunemente diffuso in Italia con il marchio Om o Fiat, se non come importato. Il suo motore, comune anche al 159F20, era di fatto un propulsore Unic, nonostante la sigla Fiat sul veicolo. Lo stesso valeva per i modelli 165 e 175, con quest'ultimo che era essenzialmente un 165 con targhette che indicavano "175", dimostrando una strategia di gamma basata sull'adattamento e la ri-badging di componenti esistenti.

Il Fascino degli Special: Un Icona del Trasporto
Tra le varie configurazioni, il modello "Special" occupava un posto speciale nel cuore degli appassionati. Sia il 170 che il 190 Special erano veicoli che incarnavano la robustezza e l'affidabilità tipiche dei camion dell'epoca, ma con un occhio di riguardo al comfort e all'estetica, per quanto possibile in un mezzo da lavoro. La loro popolarità era tale che ancora oggi vengono ricordati con affetto da chi ha avuto modo di apprezzarli.
L'apprezzamento per questi modelli è testimoniato anche dal mondo del modellismo. Esistono infatti modelli Polistil di Fiat 170nt33 che originariamente venivano utilizzati per trainare rimorchi di scuderie automobilistiche. Questi modelli, sebbene dettagliati, presentavano talvolta soluzioni costruttive fragili, come il perno ralla avvitato, che potevano portare a rotture.
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Oltre la Serie T: L'Eredità e i Successori
Sebbene modelli successivi come il Trakker e lo Stralis abbiano portato innovazione e un design più moderno, il fascino dei camion della serie T, e in particolare dei modelli 170 e 190, rimane indelebile. Questi veicoli non erano solo mezzi di trasporto, ma veri e propri cavalli da battaglia che hanno contribuito a plasmare l'economia e il paesaggio delle strade europee per decenni.
La loro eredità si ritrova non solo nei veicoli che li hanno succeduti, ma anche nell'impatto che hanno avuto sull'industria e sulla percezione dei camion pesanti. La serie T, nata dall'unione di diverse eccellenze ingegneristiche, ha dimostrato la forza della collaborazione e dell'innovazione, gettando le basi per il futuro di Iveco come leader nel settore dei veicoli commerciali. L'approccio che combinava la robustezza meccanica con un design funzionale e, in alcuni casi, con un tocco di stile, ha reso questi camion delle vere e proprie icone del trasporto su strada. La loro longevità e la loro presenza in diverse configurazioni e mercati testimoniano la loro validità ingegneristica e la loro capacità di adattamento alle esigenze di un settore in continua evoluzione. Anche se alcuni aspetti costruttivi, come nel caso dei modelli in plastica, potevano presentare delle debolezze, la meccanica sottostante e la solidità generale dei veicoli reali erano indiscusse.