Il mito, nella sua intrinseca plasticità e nella sua inesauribile capacità di adattamento, rappresenta un fascio di costanti che si attualizzano in modi sempre diversi attraverso le epoche. L'introduzione al volume "Il dio ibrido" di Massimo Fusillo cattura con efficacia questa energia vitale, questa urgenza con cui i miti greco-romani si reinventano, passando di racconto in racconto, di epoca in epoca. Fusillo sottolinea come la materia mitica, libera da dogmi e verità assolute - "non è mai esistita una verità unica del mondo antico" - trovi la sua forza nella libertà intrinseca del politeismo, in netto contrasto con la rigidità del monoteismo, come evidenziato anche da Blumenberg ne "L'elaborazione del mito".
Dioniso, figura complessa e poliedrica, incarna questa fluidità. È il dio dell'ebbrezza, del teatro, ma soprattutto è il dio che ritorna. Torna dall'Oriente alla Grecia, ritorna a Tebe, la sua terra natale. Ma la domanda centrale che guida l'indagine di Fusillo è più profonda: perché Dioniso ritorna con tale prepotenza sulla scena del teatro del XX secolo? Perché il dio dell'ebbrezza, della negazione del principium individuationis, della "grande illuminazione" nietzschiana, è diventato una figura centrale della cultura novecentesca?
Il lavoro di Fusillo non si limita a una mera registrazione delle riprese del mito o delle variazioni sui suoi temi portanti. L'obiettivo dello studioso è, piuttosto, quello di "riutilizzare" le categorie del mondo dionisiaco per interpretare i fenomeni della contemporaneità, mettendo in luce i mutamenti dei paradigmi culturali.
L'Epifania Dionisiaca nel Sessantotto
Negli anni '60 del Novecento, Dioniso compie una nuova, potente epifania, emergendo come il "dio del modernismo e della sperimentazione espressiva". Massimo Fusillo dedica un'analisi approfondita alle messe in scena più significative di "Baccanti", l'unica tragedia greca pervenuta che ha come protagonista il dio stesso del teatro. La selezione operata da Fusillo parte da una data precisa: il 2 giugno 1968, a New York, nell'East Village. In un garage, "due giorni dopo l'assassinio di Robert Kennedy", Richard Schechner, allievo di Grotowsky, mette in scena con la sua compagnia, il Performing Group, una rilettura di "Baccanti" destinata a fare epoca, intitolata "Dionysus in 1969".

Lo spettacolo ebbe un successo straordinario, rimanendo in scena per un anno intero e chiudendo un mese prima del leggendario raduno rock di Woodstock. Tra gli ospiti-spettatori-consulenti d'eccezione figuravano Jerzy Grotowsky e Jan Kott. Fu proprio il maestro polacco a suggerire a Schechner di far recitare i suoi attori nudi, promuovendo un'interazione profonda tra artisti e pubblico, al punto da scambiarsi ruoli e persino da coinvolgere gli spettatori stessi nell'azione scenica. L'evento fu documentato da un giovanissimo Brian De Palma, il cui video dello spettacolo divenne un cult. Questo allestimento newyorkese segna una svolta decisiva per la fortuna della tragedia euripidea nel secondo Novecento.
Oltre New York: Dioniso Attraversa i Continenti e le Discipline
Il ritorno di Dioniso non si ferma a New York. Il dio seduce anche il teatro giapponese: Suzuki Tadashi allestisce "Baccanti" a Tokyo nel 1981, proponendo una visione transculturale del mito. Nel 1991, Ingmar Bergman, da sempre affascinato dal testo di "Baccanti" (che riaffiora anche nei suoi film "Il volto" del 1958 e "Il rito" del 1967), ne realizza una sua versione a Stoccolma.
Ma il XX secolo vede Dioniso affermarsi come un mito centrale, la cui influenza pervade in modo profondo e fecondo la cultura e la produzione artistica. Massimo Fusillo esplora le diverse forme espressive in cui il mito dionisiaco si irradia, spaziando dalla letteratura al cinema. Rileva le contaminazioni del mito, come in "Morte a Venezia" di Thomas Mann, magistralmente trasposto sullo schermo da Luchino Visconti, o in "Non dopo mezzanotte" di Daphne Du Maurier. Analizza la "possessione" dionisiaca attraverso l'amplificazione dell'accezione distruttiva del dio nel pensiero e nelle opere di Georges Bataille.
Fusillo indaga anche la fascinazione che la figura dello straniero esercita sulla vita di una comunità, grande o piccola che sia. Questo tema emerge potentemente in opere come "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov, o nella commedia "Sei gradi di separazione" di John Guare, adattata per il cinema da Fred Schepisi. È proprio attraverso la maschera perturbante dello straniero che Dioniso seduce i membri di una famiglia borghese nel film "Teorema" di Pier Paolo Pasolini, opera che appare nello stesso anno, il 1968, di "Dionysus in 1969".

Le categorie di riemersione del dionisismo proposte da Fusillo - irradiazione, contaminazione, possessione, fascinazione - offrono una guida preziosa per la rilettura delle opere contemporanee. Dioniso si rivela un dio ibrido anche per la sua intrinseca natura di dio del teatro: della maschera, della finzione necessaria, della riflessione, dell'interazione e della potenziale confusione tra attori e pubblico. Questa dimensione è ben colta da Merleau-Ponty, la cui citazione Fusillo accoglie nel suo volume. Le antinomie che Dioniso incarna - animale/umano, maschio/femmina, dio/uomo, mortale/immortale, giovane/vecchio, nativo/straniero, corpo/mente - mettono in crisi la rigidità di ogni configurazione identitaria, fino alle identità primarie.
Le Polarità Dionisiache e la Lente della Psicoanalisi
Il volume di Fusillo non si limita a una rassegna delle riproposizioni teatrali e cinematografiche di "Baccanti". La parte più importante del libro risiede nella prima sezione, che fornisce un quadro tematico e valoriale della civiltà dionisiaca classica, capace di trovare nel Novecento un terreno fertile per la sua rigenerazione. Questa vasta pratica comparativa è indispensabile per una lettura corretta della nostra civiltà, non per valutare la ricezione dell'antico, ma per leggere, nella trama delle divergenze e dei travisamenti, l'anima viva della modernità e la vitalità del testo classico.
Fusillo, studioso di estrazione classica, possiede le competenze necessarie per questa operazione, ma soprattutto la rara dote di leggere la tradizione in modo non gerarchico, né come progresso né come degrado, ma con un interesse e un amore comuni. L'opposizione antico/moderno regge l'intero discorso, così come il fascio di specularità e antinomie. L'autore insiste sul fatto che queste antinomie non sono destinate all'esplosione o al caos, ma alla ricodificazione in un ordine. Tuttavia, la natura ambigua di "Baccanti", capolavoro artistico e "relitto" di una civiltà sconosciuta, rende questo stesso ordine ambiguo, affidato ai codici contraddittori del tempo circolare del rito e del tempo lineare del dramma.
L'iniziazione o conversione di Penteo, l'antagonista di Dioniso, si presenta come punizione per aver oltrepassato i limiti dell'umano (thnetà phronein). La sua morte per sparagmos realizza contemporaneamente una cerimonia sacrale e l'uccisione inconsapevole di un figlio da parte della madre, evento che Aristotele considerava definitorio della tragedia. Tra l'eudemonismo religioso e l'amarezza del lutto, resta una distanza forse insanabile, che genera la sfida ermeneutica e si riflette nel disagio delle letture novecentesche, incapaci di accettare il trionfo finale di un Dioniso feroce e autoritario. L'esito di questo disagio si manifesta nelle letture di Soyinka, Grüber, Suzuki, Ronconi e Bergman, che tendono a censurare, a parallelare Dioniso alla tirannide di Penteo, esprimendo una delusione e una condanna verso l'ideale di socialità gioiosa che dovrebbe scaturire dalla fusione di esperienze e culture.
Massimo Donà: SUL MITO DI DIONISO
L'uso della categoria del doppio nel conflitto tra Dioniso e Penteo viene generalizzato nel teatro contemporaneo, trovando un'espressione notevole nel dialogo allo specchio recitato da Marisa Fabbri per Ronconi nell'edizione pratese del 1977. Fusillo affronta le ambivalenze del doppio con gli strumenti della psicoanalisi post-freudiana di Matte Blanco. Secondo questa prospettiva, Dioniso incarna il modo di essere "simmetrico", che ammette la reversibilità di ogni proposizione e presuppone l'unità indivisa del mondo. Penteo, invece, tutore dell'ordine sociale, dovrebbe rappresentare la razionalità, ma finisce per proclamarla senza rappresentarla, aprendo un crepaccio tra ragione e razionalizzazione. Il suo terrore dell'eccesso sessuale in Tebe è un fenomeno di totalizzazione, una sindrome ansiosa che lo immerge nella stessa follia che rimprovera a Dioniso.
La Modernità Dionisiaca: Identità Fluida e Creazione Continua
La figura di Dioniso, elaborata e interpretata nei secoli, ha assunto molteplici significati: dal lato notturno e distruttivo a quello liberatorio e luminoso, prefigurazione di Cristo o figura dell'Anticristo. Nel Rinascimento è il dio della vitalità, nel Romanticismo personificazione delle pulsioni nascoste, fino a diventare categoria universale con Nietzsche. Fusillo, pur dialogando con questa stratificazione, si concentra sul Novecento, focalizzandosi sull'analisi di "Baccanti" per fissare le polarità connesse al dio - io/altro, nativo/straniero, maschile/femminile, gioventù/vecchiaia, umano/divino, umano/animale, corpo/mente - destinate a rovesciarsi e a essere continuamente messe in discussione.
Il nucleo profondo del mondo dionisiaco, come sottolinea Fusillo, è la coesistenza tra l'esplosione violenta della passione e la sua ricodificazione, tra caos e ordine, tra magma e espressione, tra linguaggi non verbali e strategie retoriche. Il dionisismo suggerisce che emozione e pensiero sono logiche che si ibridano continuamente. Dioniso, con la sua ambigua fuggevolezza, rimane sulla linea che separa concetti fluidi in polarità rigide, convincendo l'altro a scavalcare questa linea, a rompere gerarchie e demarcazioni.
Non è un caso che il '68 sia un anno cardine nella riscoperta di Dioniso. Le opere letterarie e cinematografiche analizzate da Fusillo - da Mann e Visconti a Pasolini - si allontanano dalla filiazione euripidea stretta per focalizzarsi su "consonanze generali col mondo dionisiaco", attorno all'"emergere massiccio di una logica altra". La vitalità novecentesca delle polarità dionisiache si spiega con le parole di Schechner: "This god is our creation, and his terror and beauty extensions of our own possibilities. No abstract deity handed down through literature, Dionysus in the garage is the energy of all focussed through one".
Dioniso cessa di essere una mera creatura letteraria per diventare un catalizzatore di energie e riflessioni. La critica che se ne occupa si apre a questioni sociali, proponendo un modello culturale mobile e l'idea che la creazione dell'identità - in primis quella sessuale - "non sia un’essenza rigida, una prigione in cui chiudersi, da difendere con nuove forme di tribalismo, ma un processo ibrido e dinamico". In questa prospettiva, Dioniso si rivela il dio ibrido per eccellenza, la cui essenza risiede nella continua trasformazione e nella capacità di mettere in crisi le certezze identitarie.