Il Sindacalista nel Partito Democratico: Storie di Impegno e Transizione

Il passaggio di figure di spicco dal mondo sindacale alla politica attiva, in particolare all'interno del Partito Democratico, rappresenta un fenomeno significativo nella storia politica italiana. Questo percorso, spesso caratterizzato da un profondo impegno per i diritti dei lavoratori e per la giustizia sociale, ha visto sindacalisti di rilievo assumere ruoli chiave nelle istituzioni, portando con sé l'esperienza e i valori maturati nelle organizzazioni sindacali. Due esempi emblematici di questa transizione sono Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani, entrambi ex segretari generali della CGIL, che hanno intrapreso percorsi politici distinti ma ugualmente rilevanti all'interno del PD e oltre.

Ritratto di Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani

Sergio Cofferati: Dal Sindacato alla Guida di Bologna e all'Europarlamento

Sergio Cofferati, diplomato perito industriale, ha iniziato la sua carriera come impiegato presso la Pirelli di Milano e, come semplice iscritto al sindacato Filcea (CGIL), ha percorso l'intera scala organizzativa dell'organizzazione, arrivando nel 1988 a dirigerla, diventandone segretario generale. Nel 1990 viene nominato nella segreteria nazionale della CGIL e nel 1994 succede a Bruno Trentin nel ruolo di segretario generale. Il periodo che lo vede a capo del maggiore sindacato italiano è stato uno dei più difficili ma anche denso di significativi successi per il sindacato stesso: l'accordo sulla concertazione del 1993, la riforma delle pensioni del 1995, e il "no" alla modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per quest'ultima battaglia, il 23 marzo 2002, Cofferati parla al Circo Massimo di Roma davanti a una folla di circa 700 mila persone (tre milioni secondo la CGIL), in una delle maggiori manifestazioni italiane del dopoguerra.

Il 21 settembre 2002, Sergio Cofferati termina il mandato di segretario nella CGIL e riprende il posto di lavoro alla Pirelli, pur riscuotendo un seguito politico massiccio e divenendo un punto di riferimento per l'elettorato della sinistra, sconfitta pochi mesi prima alle elezioni politiche. Qualche tempo dopo, accetta la proposta di candidarsi come sindaco a Bologna, città tradizionalmente di sinistra ma amministrata dal 1999 da una maggioranza civica comprendente i partiti di centrodestra. Nel giugno 2004, viene eletto con il 55,9% dei voti, superando il sindaco uscente Giorgio Guazzaloca.

Il Mandato da Sindaco di Bologna

Durante il suo mandato come sindaco di Bologna, Cofferati si presenta alla città ponendo al centro della propria azione politica il tema della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Nel corso del mandato, Cofferati solleva il tema dei lavavetri aggressivi nei confronti degli automobilisti e degli affitti in nero; lancia inoltre una campagna anti-graffiti, sostenendo la necessità di una ripulitura straordinaria dei muri cittadini. Un episodio notevole del suo mandato è la battaglia nel 2005 per impedire la manifestazione anti-proibizionista Street Rave Parade, giunta alla sua nona edizione cittadina; durante un'intervista rilasciata a Giuliano Ferrara, Cofferati spiega la propria iniziativa dicendo: "È mio dovere quale pubblico amministratore difendere i cittadini anche da loro stessi".

Cofferati: "Farò la mia strada fuori dal PD. Renzi non tollera chi non la pensa come lui"

Nel contesto della sua attività sindacale, in una delle lettere inviate a Pier Ferdinando Casini alcuni mesi prima di essere assassinato, il Corriere della Sera riporta che Biagi scrisse: «Sono molto preoccupato perché i miei avversari (Cofferati in primo luogo) criminalizzano la mia figura. Per ragioni che ignoro a Roma da dieci giorni è stata revocata la scortatutela». A pochi giorni dalla grande manifestazione indetta dalla CGIL contro la modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, l'organizzazione sindacale decise pertanto di cambiare le parole d'ordine, inserendovi "la condanna del terrorismo e la lotta contro ogni forma di violenza". Questo mostra come la figura di Cofferati fosse al centro di dibattiti intensi e talvolta controversi, tipici del clima politico e sociale dell'epoca.

Il Passaggio al Partito Democratico e le Elezioni Europee

Dal 23 maggio 2007, Cofferati è stato uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD. Il 9 ottobre 2008, dichiara pubblicamente di non volersi candidare ad un secondo mandato come sindaco di Bologna, per ricongiungersi definitivamente alla famiglia; poco dopo, infatti, si trasferisce a Genova con la moglie ed il figlio Edoardo, nato da pochi mesi. Il 9 aprile 2009, il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, conferma le voci secondo cui Sergio Cofferati sarà candidato dal partito come capolista per la Circoscrizione Nord-Ovest alle elezioni europee. Eletto parlamentare europeo nel giugno 2009 per il gruppo dei Socialisti e Democratici, è Vice Presidente della Commissione per il Mercato Interno e la protezione dei consumatori, è membro della Commissione Giuridica ed è stato membro della Commissione Occupazione ed Affari Sociali. Nel 2014, Cofferati si ricandida alle elezioni europee con il PD nella circoscrizione del Nord-Ovest.

L'Abbandono del PD e la Fondazione di Sinistra Italiana

L'8 novembre 2014, Sergio Cofferati annuncia la propria candidatura alle primarie di partito dell'11 gennaio 2015 per la scelta del candidato a presidente della regione Liguria per le elezioni regionali del 2015, ruolo che potrebbe ricoprire in quanto residente a Genova. Ottiene 24.827 voti e viene sconfitto da Raffaella Paita, la quale ne ottiene 28.916, anche se lo stesso Cofferati dichiara di ritenere il voto irregolare. Il 17 gennaio 2015, Cofferati abbandona il PD, riferendo riguardo alle primarie liguri: "Per imporre, realizzare il modello politico anche in Liguria delle larghe intese con il centrodestra - che io mai avrei appoggiato - si è fatto ricorso in modo spregiudicato al sostegno del centrodestra nelle primarie del nostro partito. E anche all'inquinamento con voti comprati. Sta tutta qui la ragione delle mie dimissioni, la ferita politica che si è aperta nel PD, e non solo in Liguria. Sono stati cancellati i valori stessi su cui è nato il Partito Democratico. E io che ne sono stato uno dei 45 fondatori, e non c'era certo Renzi, me ne vado con dolore."

Uscito dal Partito Democratico nel 2015, in contrasto con le politiche del Governo Renzi, Cofferati diventa, dopo la partecipazione a "Cosmopolitica", tra i promotori di Sinistra Italiana. Sergio Cofferati interviene al Congresso Fondativo di Sinistra Italiana, segnando un nuovo capitolo nel suo percorso politico.

Simbolo di Sinistra Italiana

Le Passioni di Sergio Cofferati

Al di là del suo impegno politico e sindacale, Sergio Cofferati è da sempre molto appassionato di musica lirica. Racconta egli stesso che al melodramma lo avvicinò, sin dalla più tenera età, suo padre, che ascoltava spesso opere liriche alla radio e gli raccontava a mo' di favole le trame di tali opere. È appassionato di fantascienza, in particolare delle opere dello scrittore statunitense Philip K. Dick, alle cui opere ha scritto alcune prefazioni e postfazioni per la Casa Editrice Fanucci. Tra i suoi contributi letterari figurano introduzioni a opere di Philip K. Dick come "I simulacri" (1998) e "Ubik. Il romanzo e la sceneggiatura" (1999), nonché una postfazione a "Confessioni di un artista di merda" (2002). È inoltre appassionato di fumetti di vario genere ed ha tenuto anche una rubrica a tema sulla rivista Linus. Il suo fumetto preferito è Tex, di cui tiene sempre una copia sulla propria scrivania; dichiara inoltre di possedere un'intera stanza della sua casa dedicata al popolare fumetto western. A lui si deve nel 2000 la fondazione, insieme con Gianfranco Goria e Marco Cattaneo, del primo sindacato di categoria per gli autori di fumetti, cinema di animazione e illustrazione, SILF/SLC/CGIL. Questi aspetti rivelano una personalità eclettica e culturalmente ricca, capace di spaziare dall'impegno sociale alle arti.

Guglielmo Epifani: Il Successore di Cofferati e Traghettatore del PD

Guglielmo Epifani, laureato in filosofia alla Sapienza con una tesi su Anna Kuliscioff, si iscrive subito alla CGIL. Tesserato prima del PSI e poi del PDS, Epifani è stato il primo segretario socialista del principale sindacato italiano dal dopoguerra: lo rimarrà per 8 anni, a partire dal 2002. Nell'organizzazione dei lavoratori, coordina le politiche contrattuali delle categorie, poi guida l'ufficio Industria. Nel 1979 è segretario generale aggiunto dei poligrafici, che all'epoca erano anima e corpo dei giornali. Entra in segreteria nel 1990 e dopo 3 anni è segretario aggiunto al fianco di Bruno Trentin. È il vice di Sergio Cofferati dal 1994 al 2002, negli anni di battaglie energiche come quella che portò, nel marzo 2002, tre milioni di persone a manifestare al Circo Massimo contro l'abolizione dell'articolo 18. Il suo ultimo discorso da segretario CGIL in piazza San Giovanni, a Roma, fu per una manifestazione della Fiom.

Ritratto di Guglielmo Epifani

L'Ingresso in Politica e il Ruolo nel PD

Vicino alle posizioni di Pierluigi Bersani, Epifani entra in politica proprio nel 2013, l'anno della "non vittoria": viene eletto alla Camera come capolista del PD in Campania e sarà presidente della commissione Attività produttive di Montecitorio. Ma sempre in quell'anno, 3 mesi dopo la sua elezione, sarà proprio lui a fare da traghettatore del partito dopo le dimissioni di Bersani. Sarà sostituito, con le primarie dell'8 dicembre, da Matteo Renzi.

Guglielmo Epifani è stato un esempio di impegno costante e di coerenza ideologica, come testimoniano le numerose espressioni di cordoglio e stima in occasione della sua scomparsa. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato: "L'improvvisa scomparsa di Guglielmo Epifani mi addolora profondamente. Il suo impegno ha recato un contributo alla storia del movimento sindacale italiano e della CGIL in particolare, dove ha avuto modo di esprimere la propria visione riformista e le proprie qualità di dirigente impegnato, sempre attento agli interessi dei lavoratori. In Parlamento ha recato la sua grande esperienza e un bagaglio di cultura che mai indulgeva al settarismo."

Cofferati: "Farò la mia strada fuori dal PD. Renzi non tollera chi non la pensa come lui"

Roberto Speranza, ministro della Salute e segretario di Articolo 1 (di cui faceva parte Epifani), ha sottolineato "una vita intera a difesa del lavoro come diritto fondamentale di ogni individuo. La tua lezione sarà sempre viva in chi crede nella Democrazia e nella Costituzione. Ciao Guglielmo, grazie di tutto." Parole simili a quelle usate dal presidente del Consiglio, Mario Draghi: "La vita di Guglielmo Epifani è stata un esempio di partecipazione democratica e impegno sociale, sempre al servizio dei lavoratori e dei più deboli. La sua gentilezza, integrità e passione civile resteranno a lungo nei ricordi di tutti."

Pierluigi Bersani ha aggiunto: "L'eleganza non è quel che indossi è quel che sei. Anche nel confronto aspro e nella battaglia dura tenere la misura e perfino la gentilezza e la cordialità. Stare sempre al merito del problema senza mai una sfumatura di demagogia. Questo era Guglielmo #Epifani. Ci mancherà." Il leader della CGIL Maurizio Landini ha ribadito: "Guglielmo ha dato la sua vita per il sindacato." Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli lo ha ricordato come "Gentile, rigoroso, colto, appassionato, sempre disponibile a battersi per una società più giusta."

Questi tributi sottolineano la statura morale e politica di Epifani, la sua capacità di mantenere l'equilibrio anche nei momenti più tesi e la sua costante attenzione ai valori di giustizia sociale.

La Discussione sull'Autonomia Sindacale e il PD

La questione dell'autonomia sindacale rispetto ai partiti politici è sempre stata un tema centrale nel dibattito italiano. Epifani non è stato delegato al congresso dei DS che si è aperto, anche se gli è stato offerto dalla Campania e dal Lazio, fino all'ultimo giorno utile. Non ha votato al congresso della sua sezione e si è astenuto dal prendere posizione sul dibattito che sta spaccando il partito, anche se le sue critiche al PD sono note, per preservare l'unità e l'autonomia del sindacato. Nemmeno al congresso di Roma del 2005 fu delegato (aderiva allora al «gruppo dei 26») e preferì parlare in qualità di capodelegazione della CGIL, come ha fatto anche in altre occasioni.

Questo rappresenta un notevole dato storico: non era mai accaduto che un segretario generale della CGIL non venisse delegato a un congresso di partito della sinistra, sia quando si trattava del PSI (Regola e D'Aragona), sia quando si trattò del PCI-PDS-DS, da Di Vittorio a Cofferati, delegato “semplice” di Cremona a Pesaro nel 2001. A Firenze, il grosso della CGIL si è diviso a metà, tra fautori e avversari del Partito Democratico. Bonanni ha ascoltato la relazione di Rutelli al congresso della Margherita, e poi ha parlato (come ha fatto, peraltro, al congresso dell'UDC) mentre a quello dei DS è intervenuto solo a un dibattito a latere con Fassino per la registrazione di Porta a Porta. La CISL ci tiene alla sua autonomia e non ha intenzione di farsi arruolare nel PD: è molto più interessata alle possibili, future, convergenze tra moderati (UDC e Margherita in testa) e riformisti, processo che, peraltro, per la CISL potrebbe persino favorire un processo a lungo atteso, quello dell'unità sindacale. Angeletti non è stato nemmeno in Italia, ma in Brasile, per «precedenti impegni internazionali». Cuore socialista, mai iscritto ai DS, fu però tra i presentatori della mozione Fassino, all'ultimo congresso, ma da tempo ribadisce: «Mi interessano i contenuti, non i contenitori».

Insomma, i fautori del PD (capofila ne sono il segretario confederale Achille Passoni in CGIL, il segretario generale aggiunto Pierpaolo Baretta in CISL, il segretario confederale Paolo Pirani in UIL), pure dotati di ampio seguito e solide alleanze, nelle tre confederazioni, hanno avuto da faticare non poco, nei prossimi mesi. Puntano molto su un «Forum per il lavoro» che partirà dopo i congressi e sulla fase costituente del PD, che ha i suoi fan specie tra i riformisti di casa CGIL e UIL. Ma chi avversa apertamente il progetto (Paolo Nerozzi e i mussiani nella CGIL, l'area più filo-UDC nella CISL, i fautori di una ricomposizione socialista nella UIL) di certo non è rimasto con le mani in mano. Landini e Camusso hanno detto di non voler scendere nell’arena politica. Questo quadro mostra la complessità delle relazioni tra sindacato e politica, e le diverse posizioni all'interno delle confederazioni in merito al nascente Partito Democratico.

Il Ritorno di Cofferati nel PD e il Renzismo

Un'altra significativa evoluzione nel percorso di Cofferati si è avuta nel 2023. Il 21 settembre 2023, la Repubblica riporta che Sergio Cofferati rientra nel PD, dichiarando: "Il nuovo partito va aiutato e il renzismo è finito, per fortuna". Questa dichiarazione segna un cambiamento di prospettiva rispetto al suo precedente allontanamento, evidenziando una rinnovata fiducia nel Partito Democratico, pur con una chiara presa di distanza dalle politiche associate al "renzismo". Questo ritorno riflette le continue trasformazioni e riposizionamenti all'interno della sinistra italiana, dove figure storiche come Cofferati continuano a giocare un ruolo nel tentativo di ridefinire l'identità e gli obiettivi del Partito Democratico.

L'eredità dei Sindacalisti nel PD

Le storie di Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani illustrano come il percorso dal sindacato alla politica attiva, in particolare nel Partito Democratico, sia complesso e ricco di sfumature. Entrambi hanno portato nel dibattito politico un'esperienza profonda delle dinamiche del lavoro e dei diritti sociali, influenzando in modo significativo le direzioni prese dal partito e dal paese. Le loro vicende testimoniano le sfide e le opportunità che si presentano quando figure radicate nel mondo sindacale decidono di impegnarsi direttamente nella vita politica, contribuendo a plasmare il futuro delle istituzioni e della società italiana. La loro capacità di rappresentare ampi settori della società e di difendere principi fondamentali ha lasciato un'impronta duratura nel panorama politico e sociale.

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