L'Evoluzione dell'Industria Automobilistica a Pomigliano d'Arco: Un Polo Strategico nel Mezzogiorno

Lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, situato nell'area nord-est della città metropolitana di Napoli e in parte nel confinante comune di Acerra, rappresenta una realtà industriale di fondamentale importanza nella storia e nell'economia del Sud Italia. Nato come centro aeronautico all'avanguardia, si è progressivamente trasformato in un polo automobilistico di riferimento, affrontando sfide e adattandosi ai mutamenti del mercato globale.

Dalla Nascita Aeronautica alla Riconversione Automobilistica

Edificio storico Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco

La genesi del sito industriale di Pomigliano d'Arco risale al 1938, quando l'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) affidò all'Alfa Romeo il compito di fondare un Centro Industriale Aeronautico nel Sud Italia, completo di un piccolo aeroporto. Grazie all'ingegnere Ugo Gobbato, prese forma un centro tecnologicamente all'avanguardia, capace di produrre motori aeronautici evoluti per l'epoca. Per supportare i dipendenti, fu realizzato un intero quartiere con circa cinquecento abitazioni, ciascuna con un piccolo giardino, e un albergo da settecento posti per i lavoratori non residenti.

La produzione di motori Daimler-Benz, molto utilizzati dalle società tedesche, ebbe inizio nel 1942. L'anno successivo, il complesso aeronautico fu completato con l'aggiunta di due nuovi centri dedicati alla produzione di "strutture complete" e "leghe leggere". La Seconda Guerra Mondiale lasciò segni profondi negli stabilimenti Alfa Romeo, considerati cruciali per l'approvvigionamento bellico. La ripresa della produzione di motori aerei avvenne solo nel 1952, dopo la completa ricostruzione della città e dello stabilimento. Nel frattempo, Finmeccanica aveva fondato, in una porzione del Centro Aeronautico, le "Officine di Costruzioni Aeronautiche e Ferroviarie Aerfer", inizialmente focalizzate su prodotti ferroviari e autofilotranviari, per poi espandersi nella produzione su commessa di parti di aviogetti da combattimento per l'aeronautica statunitense e della NATO.

Negli anni sessanta, l'aeroporto di Pomigliano cessò definitivamente la sua funzione, aprendo la strada alla trasformazione in una tipica fabbrica fordista, caratterizzata da una forte meccanizzazione del lavoro e dall'impiego di manodopera non altamente specializzata. Fu in questo periodo che l'Alfa Romeo concepì l'idea di introdurre una vettura di piccola fascia per soddisfare le esigenze del mercato italiano. Per evitare la concorrenza con Fiat, leader nazionale del settore, si optò per un accordo con Renault per la produzione su licenza del modello R4, destinato al mercato italiano. Tra il 1962 e il 1964, l'Alfa Romeo costruì la Renault 4 sia nello stabilimento del Portello di Milano che a Pomigliano. Le scocche venivano prodotte in Francia, mentre negli impianti italiani si effettuava l'assemblaggio finale, inclusi meccanica e interni.

La Nascita dell'Alfasud e l'Era Alfa Romeo

Alla fine degli anni sessanta, Giuseppe Luraghi decise la ristrutturazione dello stabilimento di Pomigliano, con l'obiettivo di trasformarlo in un impianto automobilistico a tutti gli effetti. Il progetto di assemblare un modello Alfa Romeo di medie dimensioni nel Sud Italia, sebbene risalisse agli anni cinquanta, divenne operativo solo negli anni settanta. Una delle motivazioni principali che spinsero Luraghi a investire nel Mezzogiorno fu il tentativo di limitare l'emigrazione meridionale verso le fabbriche del Nord, portando il lavoro nelle zone di origine del fenomeno e riducendo così i problemi sociali e di integrazione derivanti dal massiccio esodo di migranti.

Lo stabilimento per la fabbricazione di automobili fu realizzato rapidamente sui terreni dell'ex aeroporto. L'Industria Napoletana Costruzione Autoveicoli Alfa Romeo - Alfasud S.p.A. nacque il 17 gennaio 1968, con Alfa Romeo (88%), Finmeccanica (10%) e IRI (2%) come azionisti. Nonostante numerosi ritardi, anche a causa degli scioperi operai, la produzione ebbe inizio nell'aprile 1972, con soli tre mesi di ritardo. La prima vettura prodotta a Pomigliano d'Arco fu l'Alfasud, un modello medio-piccolo che segnò l'esordio della casa del Biscione in questo segmento, assemblata a partire dal 1972.

Presentata al Salone dell'Automobile di Torino nel 1971, l'Alfasud entrò in produzione l'anno successivo. La commercializzazione delle prime serie ebbe un notevole successo, con vendite che ammontarono a circa settantamila veicoli, pur evidenziando alcune problematiche di corrosione dei lamierati. Nel 1982, nell'ambito di un piano di ristrutturazione aziendale volto a rilanciare l'occupazione nell'impianto, e in risposta alla rapida contrazione della domanda di autovetture sportive dovuta all'aumento del prezzo della benzina, l'Alfasud S.p.A. cambiò nome in "I.N.C.A. Alfasud".

Alfa Romeo 33 in fase di assemblaggio

L'Alfasud fu sostituita nel 1983 dall'Alfa Romeo 33, una berlinetta 5 porte disegnata da Ermanno Cressoni, che si rivelò innovativa per l'epoca. Dalla precedente Alfasud, la nuova 33 ereditava alcuni organi meccanici come i motori boxer (con un focus sul contenimento dei consumi), la posizione della pedaliera e un pianale di base aggiornato, mentre l'impostazione generale della vettura era del tutto inedita e richiese investimenti significativi per aggiornare le linee produttive dello stabilimento. Fu proprio con la 33 che i processi produttivi furono automatizzati con l'introduzione dei nuovi robot.

Alfa Romeo 156 Production

La produzione della 155 iniziò nel 1992, ma non ottenne i consensi di vendita sperati, principalmente a causa di un progetto tecnologicamente troppo comune ad altri modelli Fiat e poco conforme agli standard Alfa Romeo tipici di questo segmento, data la scelta della trazione anteriore anziché posteriore per economizzare al massimo sui costi delle componenti meccaniche già in uso nel gruppo. Accanto alla Delta, nello stabilimento proseguirono i lavori per allestire le linee delle nuove compatte del Biscione: le Alfa Romeo 145 e 146. La 145, una due volumi sportiva, era destinata a raccogliere l'eredità dell'Alfasud Sprint, mentre la 146, con la sua impostazione a 5 porte, si rivolgeva a un pubblico più ampio come degna erede della 33 berlina. Entrambe iniziarono a essere prodotte tra il 1994 e il 1995.

Con l'entrata a pieno regime della produzione di questi nuovi modelli, la fabbrica di Pomigliano visse finalmente una stagione di rilancio, che consentì di accelerare lo studio per l'erede della 155, ormai prossima al pensionamento. Al suo posto, a partire da fine 1997, venne costruita l'Alfa Romeo 156, innovativa sotto tutti i profili, pur riproponendo nuovamente il concetto della trazione anteriore, tanto da ricevere l'ambito premio Auto dell'Anno 1998.

Treno della Circumvesuviana diretto allo stabilimento

A metà degli anni ottanta, venne creata una diramazione della ex Circumvesuviana che da Pomigliano, sulla linea Napoli-Baiano, conduceva direttamente allo stabilimento. Questa linea contava due stazioni, Alfa Sud 2 e Alfa Sud 4; quest'ultima è stata capolinea fino al 2006, anno in cui il tracciato è stato prolungato fino ad Acerra. Le due stazioni furono successivamente rinominate in Alfa Lancia 2 ed Alfa Lancia 4.

Le Trasformazioni e i Riconoscimenti nell'Era Moderna

In seguito alla riorganizzazione aziendale del 2007, Fiat Auto divenne Fiat Group Automobiles S.p.A. e l'Alfa-Lancia si trasformò in Alfa Romeo Automobiles S.p.A. Il 19 luglio 2010, Fiat cedette la proprietà dello stabilimento e i relativi rapporti contrattuali dei lavoratori alla controllata Fabbrica Italia Pomigliano. L'ultima vettura Alfa Romeo prodotta a Pomigliano fu la 159, il cui assemblaggio terminò nel 2011. A partire da novembre dello stesso anno, nello stabilimento furono avviate le linee destinate alla produzione della nuova Fiat Panda.

Al termine dei lavori di ammodernamento tecnologico dei reparti, concepiti secondo uno standard di Industria 4.0 attraverso l'adozione di nuovi sistemi di automazione del lavoro più all'avanguardia, nel 2012 lo stabilimento ottenne la certificazione Silver nell'ambito della classificazione del World Class Manufacturing (WCM). Nel 2013, sempre il World Class Manufacturing, riconobbe allo stabilimento la medaglia d'oro con relativa certificazione. Nel 2012, l'impianto si aggiudicò l'Automotive Lean Production awards come miglior stabilimento d'Europa, premio riconosciutogli anche dalla WCM nel 2013. Nel medesimo anno, la fabbrica fu visitata dai tecnici della Volkswagen per studiare le tecnologie e l'efficienza dei processi di automazione industriale.

Il 1º marzo 2013, a seguito del fallimento del progetto industriale avviato da Fiat "Fabbrica Italia", la proprietà dello stabilimento tornò a Fiat Group Automobiles. Il 1º agosto 2014, a Torino, nacque Fiat Chrysler Automobiles (Gruppo FCA), che riunì in un'unica società di diritto olandese e con domicilio fiscale nel Regno Unito i due colossi dell'automobile: Fiat Group e Chrysler Group. Nel 2021, Fiat Chrysler Automobiles siglò un'alleanza con il Groupe PSA, dando origine a Stellantis.

Le Sfide Contemporanee e il Ritorno di Alfa Romeo

Dal 2022, lo stabilimento di Pomigliano è tornato a produrre vetture Alfa Romeo grazie al nuovo piano industriale avviato da Stellantis per la costruzione del SUV Tonale. Questo segna un significativo ritorno alle origini per l'impianto, riaffermando il suo ruolo nella produzione di modelli Alfa Romeo.

Tuttavia, il percorso dello stabilimento non è esente da nuove sfide. Le tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e l'Europa, con un aumento delle tariffe sull'importazione di auto europee negli USA, stanno iniziando a mostrare i primi effetti. Stellantis ha deciso di sospendere la fabbricazione della Dodge Hornet, a partire dal 2026, nello stabilimento italiano di Pomigliano d’Arco. Questa decisione è dovuta ai dazi minacciati dall'amministrazione Trump, che potrebbero arrivare fino al 30%, rendendo la produzione della Dodge meno competitiva e molto più onerosa. Anche la flessione del dollaro statunitense, in calo di circa il 5,50% negli ultimi mesi, ha influito su questa scelta. Tale stop avrà ripercussioni dirette anche sull'occupazione.

Fiat Panda prodotta a Pomigliano

Un altro annuncio che ha generato preoccupazione tra i dipendenti e i sindacati è la decisione di porre fine al programma di sviluppo dell'idrogeno, un vettore di energia pulita considerato determinante per i veicoli commerciali leggeri. Antonio Filosa, CEO di Stellantis dalla fine di giugno, ha deliberato questo provvedimento dopo aver constatato vendite ferme a 300 unità della serie precedente, considerando l'idrogeno un segmento di nicchia senza grandi opportunità di redditività economica a medio termine. I circa cento lavoratori coinvolti nel progetto verranno riorientati verso altri piani. Attualmente, solo poche case automobilistiche come Toyota, Hyundai e BMW continuano a investire nello sviluppo di questo carburante.

Nonostante le speranze di una rapida ripresa, le difficoltà di Stellantis persistono. L'azienda ha comunicato la sospensione della produzione in sei stabilimenti "per adattare il suo tasso di produzione a un mercato difficile in Europa". Tra questi, lo stabilimento campano di Pomigliano d’Arco ha visto la produzione della Fiat Panda fermarsi dal 29 settembre al 6 ottobre, mentre quella dell’Alfa Romeo Tonale è stata interrotta fino al 10 ottobre. Stellantis ha annunciato la messa in cassa integrazione per 3.800 lavoratori.

Secondo una ricerca di mercato di Dataforce, le nuove immatricolazioni totali in Europa nei primi otto mesi del 2025 sono aumentate dello 0,3% rispetto all'anno precedente, mentre quelle di Stellantis sono diminuite del 6,6%. Alle difficoltà in Europa si sommano quelle in Nord America, dove i dazi statunitensi hanno influenzato gli ordini per l'Alfa Romeo Tonale, giustificando lo stop temporaneo della sua produzione a Pomigliano. Lo stop della Panda, invece, è motivato dalla necessità di ottimizzazione degli impianti, poiché gli ordini delle flotte e delle società di noleggio tendono a diminuire nell'ultima parte dell'anno. La stessa sorte ha colpito la fabbrica di Poissy, vicino a Parigi, dove le 2.000 persone che assemblano la DS 3 e la Opel Mokka sono state messe in cassa integrazione.

Lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, con i suoi 125 anni di storia industriale e oltre 5 milioni di Alfa prodotte dal 1973 a oggi, continua a essere un crocevia di innovazione e sfide, rappresentando un barometro delle dinamiche industriali e geopolitiche che influenzano il settore automobilistico globale.

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