Il Jukebox: Storia, Funzionamento e Mito di un’Icona Culturale

La polvere può coprire ricordi che un tempo hanno significato tanto per un mondo che adesso è stato superato dal passare dei decenni e dalla diffusione sempre più capillare della tecnologia. Le luci sono spente, quel suono che intratteneva generazioni ha lasciato spazio al silenzio, tranne che per i pochi esemplari “salvati” dagli amatori. Ma torniamo indietro… a quando nei locali degli anni ’40 e ’50 i giovani non potevano farne a meno. Bastava inserire una monetina… ed ecco partiva la magia!

I bambini della mia generazione (sto parlando dei nati negli anni ’80) hanno fatto in tempo a vederne qualcuno in giro e a farsi dare un soldino dalla mamma per scegliere la canzone che volevano ascoltare. Era un suono un po’ imperfetto, caldo, stridente per via di quel disco che iniziava a prendere velocità e che poi correva come un matto, quasi volesse a tutti i costi dare il meglio di sé. Tutt’altra cosa rispetto alla tecnologia digitale di adesso sì, sicuramente. Mi ricordo poco, ero piccolina, ma ricordo la mia gioia, quelle luci che mettevano allegria e questa “macchina magica” che mi sembrava così grande! Dopo quella volta, al mare, sono passati anni prima che rivedessi un jukebox in giro, finchè ne ho trovato qualcuno in qualche locale, ma solo da esposizione, o nelle fiere Vintage… In fin dei conti, adesso bastano un pc o uno smartphone per avere a portata di mano qualunque canzone desideriamo, ma sono sicura che alcuni fra voi che ora state leggendo si possono identificare in quello che ho detto, e si ricordano il rumore di quella monetina che cadeva e che ha dato il via a momenti indimenticabili di festa e d’amore.

Un classico jukebox vintage illuminato in un locale anni '50

Le origini e l'evoluzione tecnologica

Il jukebox, o juke-box, è un apparecchio da installazione pubblica che riproduce brani musicali in modo automatico in seguito all’introduzione di una moneta al suo interno e alla scelta della canzone da parte dell’ascoltatore. La storia del jukebox affonda le radici già nell’800: il primo prototipo, infatti, fu inventato da Louis Glass e William S. Arnold nel 1890. Si trattava di un fonografo che veniva alimentato da monete e che emetteva musica da una sorta di tubi. 23 novembre 1889. L'imprenditore Louis T. Glass (1845-1924), insieme al suo socio in affari, William S. Arnold, installa nel Palais Royal Restaurant (303 Sutter Street) di San Francisco il primo esemplare di “fonografo automatico a moneta” (automatic coin-operated phonograph), o più familiarmente, funzionando con un “nichelino” (5 cent), di nickel-in-the-slot machine (o player), lett. “macchina [inserisci] nichelino-in-fenditura”.

Se la musica automatica esisteva già nel XIX secolo, bisognerà attendere il 1906 per avere la funzione di selezione musicale nella forma di dischi da grammofono: fu la John Gabel Company che presentò un giradischi a moneta con cambiadischi automatico, il Gabel Automatic Entertainer. In questo strumento, che come tutti i giradischi dell’epoca doveva essere caricato a manovella, il suono usciva da un altoparlante a corno. Solo nel 1920 ci sarà l’evoluzione verso il vero jukebox, grazie all’arrivo dei dischi registrati e suonati elettricamente. Il primo jukebox vero e proprio fu venduto dall’azienda Ami nel 1927, mossa commerciale seguita da altre compagnie che ebbero la meglio sul mercato, come Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola.

Il meccanismo: cuore pulsante dell'apparecchio

Il funzionamento è molto semplice: all’inserimento di una moneta valida o di un gettone come da impostazione, che cade nella cassaforte, la macchina abilita la tastiera per la selezione dei brani. Alla selezione di una canzone, solitamente tramite la digitazione di un codice alfanumerico, il meccanismo a margherita contenente i dischi (posto nella parte superiore) si muove finché il disco selezionato si trova sotto al braccetto meccanico che lo sposta nel piatto del giradischi. A questo punto viene abbassata la puntina e inizia la riproduzione.

Il cuore del jukebox era il sistema di cambio per mezzo del quale i dischi venivano accatastati, estratti per essere suonati sul piatto e poi riposti. Ognuna delle maggiori case produttrici sviluppò un suo particolare sistema: a cominciare dalla Wurlitzer, che fece del cambiadischi in mostra la sua caratteristica, seguita per alcuni periodi anche dalle altre industrie; usava il sistema “Simplex”, con il quale i dischi erano tenuti in ripiani, quando uno di questi veniva selezionato ruotava sopra il piatto che si alzava, prendeva il disco e lo portava fino al braccio della puntina che si spostava sopra il disco facendolo suonare. La Rock-Ola aveva un sistema “Multi-selector” molto simile a quello della Wurlitzer mentre la Seeburg usava un meccanismo “Freborg”, che permetteva di far scivolare i dischi fuori dal portadischi fino al piatto. Infine la Ami, il cui cambiadischi si rivelò talmente efficiente che durò fino alla seconda metà degli anni 50: i dischi venivano accatastati in un portadischi fisso, a rastrelliera, e venivano estratti da un braccio meccanico che li posizionava sul piatto.

Juke Box Seeburg Es 100

L'età dell'oro e il boom sociale

Nei primi anni ’50, dopo la guerra, quel tintinnio ridava inizio alla speranza, alla gioia, ad una vita che voleva essere di nuovo senza pensieri. Rivoluzione nella vita delle persone e rivoluzione nel mercato discografico, che utilizzò i jukebox come il mezzo migliore per far conoscere ai giovani la nuova musica. Ed ecco che in un bar in un assolato pomeriggio d’estate rieccheggiavano le note dei singoli di Bing Crosby o di Chuck Berry, di Hank Williams o di Elvis Presley: sole, mare e rock n’ roll, tubi fluorescenti che erano ormai diventati il simbolo dell’ “American way of life”.

Il juke-box ha il suo boom nel secondo dopoguerra, con la nascita del disco nella forma più agile del vinile a 45 giri, e diviene ben presto popolare (soprattutto fra i giovani). Emblema di una vera rivoluzione culturale, nella storia della diffusione di canzoni e canzonette è secondo per importanza solo alla radio. La possibilità di ascoltare un disco in un locale pubblico assicurò alla musica leggera uno straordinario successo. Il juke-box consentiva di scegliere la musica che si voleva, e di ballare nei locali pubblici che lo ospitavano sulle note scatenate di Elvis Presley; si aveva l’illusione che The King, fra gli artisti più suonati di sempre nei juke-box, fosse presente in ogni sala.

Nel 1936 le maggiori case produttrici (Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola, Ami), immisero nel mercato americano ben 40.000 esemplari. I bar e i diners dell’America degli anni 50 e 60 non potevano non avere quella spettacolare scatola sonora e la musica al prezzo di un nichelino divenne uno dei passatempi preferiti della vita americana dell’epoca.

Design e stile: un'icona del modernariato

I primi jukebox erano semplici scatole di legno con una fessura e alcuni pulsanti. Con il passare del tempo sono venute ad essere più decorate e hanno fatto uso di luci colorate, luci rotanti, l'uso di finiture cromate e vari motivi visivi. Molti ritengono che i modelli degli anni '40 sarebbero quelli della "età dell'oro" in quanto hanno una linea stilizzata con una marcata influenza gotica, come una sorta di "arcobaleno gotico di una cattedrale". Durante la seconda guerra mondiale e durante la Grande Depressione, nuovi design e alternative di vendita riflettevano l'atmosfera festosa.

Il modello Wurlitzer 1015-Bubbler (Bubble) del marchio Würlitzer ha caratterizzato l'aspetto più popolare di tutti i tempi. Molti di questi dispositivi rimasero in uso fino agli anni cinquanta, essendo associati alla cultura popolare nonostante la sua origine in 40 a causa del suo design stilistico unico e di spicco. I soundphone 40 sono chiamati "Golden Age" perché predominava l'uso della plastica in color oro. Quelli degli anni 50 risalgono all'età dell'argento per i motivi o le modanature in prevalenza cromate.

Dettaglio estetico di un jukebox Wurlitzer 1015 con i suoi iconici tubi a bolle

Etimologia e curiosità culturali

Non è chiaro come sia nato il nome "jukebox", secondo alcune teorie sarebbe una corruzione della parola "jook", un termine che nello slang della gente di colore significava danzare e "box", la scatola che riproduceva la musica. Un'altra corrente di pensiero sostiene che "jook" significa sesso e che il "jook box" era il sistema per fare musica usato nei bordelli, mentre altri fanno risalire il termine a "jute joints", i locali in cui i braccianti che raccoglievano la iuta si riposavano. Oltre che per il riferimento alle case chiuse, la parola ebbe una connotazione negativa perché aveva caratterizzato gli "speakeasy", i locali clandestini in cui si vendevano gli alcolici.

In Italia la parola juke-box arriva alle soglie degli anni Cinquanta, col diffondersi dell’oggetto. Dal 1949 la voce, che in queste prime attestazioni presenta ancora oscillazione di genere, rimbalza diffusamente sulla stampa quotidiana e periodica. Sarà un’escalation inarrestabile, nei bar, nelle balere e in altri locali di ristorazione o di svago. Nel 1957 il successo del juke-box è così grande che il quotidiano torinese “Stampa Sera” registra la curiosa sparizione di monete in città, titolando: «Proteste del pubblico delle banche. Mancano le monete da 50 e da 100 lire. Sono sparite quasi tutte nei bigliardini e nei ”juke-box”».

Dal vinile al digitale: il declino e la rinascita

All'inizio degli anni '1980, con la comparsa dei Compact disc, questi divennero il supporto principale per i moderni jukebox. Verso la fine del secolo un gran numero di aziende ha iniziato a introdurre jukebox completamente digitali. Il che implicava il non utilizzare più alcun CD e il download sicuro delle melodie da Internet o tramite un protocollo del proprietario di una trasmissione via telefono.

Oggi, la produzione di queste macchine è in aumento negli ultimi anni, grazie all'introduzione di programmi in grado di emulare il funzionamento di un jukebox classico ad un jukebox digitale su un PC. La modalità di funzionamento è molto simile ai classici jukebox, tuttavia, allo stato attuale queste moderne attrezzature hanno la capacità di immagazzinare più musica e riprodurre video o per karoakes in base alla squadra e programmare il computer da utilizzare. Sound Leisure è un'azienda britannica specializzata nella progettazione, produzione e fornitura di jukebox e altre apparecchiature per l'intrattenimento. È stata fondata nel 1994 e da allora è diventata un marchio noto nel settore dell'intrattenimento.

Consigli per collezionisti e restauro

Se siete alla ricerca di un jukebox d’epoca, magari per dare un tocco vintage a casa vostra, non crediate di cavarvela con una piccola spesa, soprattutto se siete interessati a un apparecchio perfettamente funzionante. Ad esempio il Wurlitzer 1015 del 1946 può costarvi anche quindicimila euro essendo uno dei modelli più iconici. Cambiando la tipologia si può scendere a diecimila euro o meno, come il Wurlitzer 1100, caratterizzato dalla puntina in diamante all’estremità del braccio che ai tempi aumentò molto la qualità del suono e facendo sì che si rovinassero meno i dischi.

Se invece volete cercare nel mercato dell’usato da privati, ecco qualche avvertenza da tenere a mente. Se l’oggetto è segnato come non funzionante, non crediate che una volta preso sarà semplice sistemarlo. Questo non solo perché i meccanismi e componenti elettrici interni sono spesso complessi, ma soprattutto perché in caso di necessità di sostituire un pezzo potreste avere serie difficoltà nel reperirlo. Controllate inoltre la superficie, che le parti cromate e metalliche siano in buona condizione, perché è uno dei fattori che può giustificare o meno il prezzo che viene richiesto. Il restauro da parte vostra può essere lungo e se vi affidate a esterni pure costoso. Se non vi siete scoraggiati dai precedenti consigli e avete acquistato un jukebox usato, ecco un’ulteriore raccomandazione: utilizzatelo spesso. I vecchi apparecchi erano realizzati in prospettiva di un utilizzo costante, se lasciati prendere polvere c’è il rischio che alcune parti mobili si irrigidiscano.

Un tecnico esperto che restaura il meccanismo interno di un jukebox anni '50

Cosa è rimasto di tutto questo oggi fra informatica sempre più avanzata e distribuzione digitale della musica? Credo un brivido leggero lungo la schiena… di quelli che fanno comparire un sorriso sul volto, che scaldano il cuore, e che ricordano un ballo importante, o i grandi miti del passato. Un mondo che non c’è più di cui il jukebox è il portabandiera colorato e orgoglioso, lui che ne ha viste tante e ne potrebbe raccontare all’infinito: chi eravamo, cosa sognavamo, come ballavamo, come ci innamoravamo… come piangevamo e ridevamo. Solo gli amici sanno tutte queste cose di noi… quindi quello che mi sento di dire è: “Caro amico, non ti dimenticheremo, e nonostante gli anni sei rimasto bellissimo”.

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