La Neve che Attecchisce: Una Spiegazione Dettagliata

La neve, con il suo candido fascino, è una delle precipitazioni più attese e discusse, specialmente quando si tratta della sua capacità di attecchire al suolo. Ma cosa rende una nevicata “efficace”, capace di imbiancare il paesaggio, rispetto a una che si scioglie al contatto con il terreno? Per comprendere a fondo questo fenomeno, è essenziale addentrarci nella fisica che regola la formazione e la caduta dei fiocchi di neve, sfatando miti e analizzando le diverse condizioni atmosferiche e del suolo.

La Neve: Non Solo Acqua Ghiacciata

La neve è un tipo di precipitazione atmosferica che si presenta come acqua ghiacciata cristallina. È composta da una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio, tutti con una simmetria esagonale di base e spesso una geometria frattale. Questi cristalli si aggregano in modo casuale, formando i fiocchi di neve. Essendo costituita da piccole parti grezze, la neve è un materiale granulare con una struttura aperta, che la rende soffice, a meno che non venga sottoposta a pressione esterna. Sebbene i cristalli di ghiaccio siano trasparenti come l'acqua, la neve appare bianca ai nostri occhi. Questo accade perché ogni raggio di luce che la attraversa viene leggermente riflesso. Di cristallo in cristallo, la luce continua a essere riflessa e deviata in una direzione casuale (riflessione diffusa), rendendo la luce che raggiunge l'occhio una somma di tutti i colori dello spettro, dato che i cristallini di ghiaccio non assorbono alcun colore.

Un aspetto affascinante dei cristalli di neve è la loro perfetta simmetria dei bracci, pur essendo quasi impossibile trovarne due identici. La simmetria esagonale iniziale della struttura cristallina del ghiaccio, derivante direttamente dalla struttura molecolare dell'acqua, permette ai bracci del cristallo di crescere indipendentemente in un ambiente relativamente omogeneo nello spazio di un singolo fiocco, portando a una crescita regolare e simmetrica. Sebbene l'idea che non esistano due cristalli di neve identici sia un'iperbole teorica, è vero che le condizioni ambientali devono essere quasi identiche perché ciò accada. La Società Meteorologica Americana ha tuttavia riportato il ritrovamento di due cristalli identici da parte di Nancy Knight del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica il 1º novembre 1986.

Microscopio elettronico che mostra un fiocco di neve

Come Nasce un Fiocco di Neve: Il Percorso dall'Atmosfera al Suolo

La vita di un cristallo di neve inizia nell'alta atmosfera. L'atmosfera contiene spesso umidità sotto forma di vapore acqueo, ovvero molecole d'acqua allo stato gassoso. Quando la temperatura si abbassa, le molecole di vapore acqueo si condensano attorno a particelle chiamate "nuclei di condensazione" (sali, pollini o polveri presenti nell'atmosfera), che hanno un diametro medio di circa 1 μm. Se la temperatura dell'aria scende al di sotto degli 0 °C, invece di formare goccioline d'acqua liquida, si formano minuscoli cristalli di ghiaccio. Per questo processo sono necessari dei "nuclei di congelamento", simili a quelli di condensazione.

Il processo di formazione della neve nelle nuvole avviene quando la temperatura è sufficientemente negativa per favorire la formazione di "germi di ghiaccio" attorno a questi nuclei di congelamento, siano essi di origine naturale o antropica. Questa formazione è ottimale quando la temperatura è inferiore a -12°C. Dai germi di ghiaccio, che presentano una struttura cristallina esagonale, il fiocco di neve può accrescersi fino a diventare sufficientemente pesante da cadere verso terra. La crescita, nota come riming, avviene in tutte e tre le direzioni (sulle superfici, sui lati e agli angoli), ripetendo sempre la struttura esagonale iniziale, ma è influenzata da numerosi fattori come variazioni di temperatura, umidità, intensità e turbolenza del vento. Per questo motivo, esiste una variazione pressoché infinita nella forma e dimensione dei fiocchi.

La forma finale del cristallo di neve dipende da una serie di variabili, inclusa la temperatura, la velocità di caduta e l'umidità dell'aria incontrata. I cristalli che attraversano un'atmosfera più fredda tendono a essere più piccoli di quelli che passano attraverso un'atmosfera più calda. Un'atmosfera più calda, inoltre, può contenere più umidità, portando a nevicate più abbondanti.

Diagramma che illustra la formazione di un cristallo di neve attorno a un nucleo di congelamento

La Dimensione dei Fiocchi e l'Umidità dell'Aria

La dimensione dei fiocchi di neve è strettamente correlata alla quantità di umidità presente nella colonna d'aria attraversata dalla precipitazione durante la caduta. Questo parametro è fondamentale per capire non solo la dimensione dei fiocchi, ma anche la loro capacità di attecchire al suolo.

Quando una massa d'aria è molto fredda, con temperature al suolo anche di diversi gradi sotto lo zero, è sempre molto asciutta, poiché fisicamente può contenere solo minime dosi di umidità. È anche molto densa, quindi pesante, e questo porta a condizioni di pressione atmosferica nei bassi strati relativamente maggiori. Se una nevicata inizia in queste condizioni, si presenterà sotto forma di piccoli cristalli esagonali o minuscole lamelle dalle forme più disparate. La precipitazione troverà suoli gelati e, di conseguenza, riuscirà ad attecchire facilmente, presentando talvolta una consistenza polverosa a causa delle numerose intercapedini d'aria. Questa situazione è molto frequente in inverno nelle pianure del nord Europa e in Italia, nelle zone di alta montagna. Questo scenario sfata il falso mito: "Non nevica perché fa troppo freddo".

Se una nevicata avviene invece con temperature lungo la colonna d'aria prossime allo zero, i cristalli tenderanno ad agglomerarsi tra loro. Inizialmente si avranno i classici cristalli dendritici, poi si formeranno i fiocchi. Con strati d'aria intermedi a temperatura parzialmente e per brevi tratti positiva, tra i fiocchi si formeranno alcune intercapedini d'acqua che renderanno la precipitazione più pesante. La massa d'aria in questione, in questo caso, è di tipo più mite e ha pressione più bassa. Ne deriva una maggior quantità di umidità che permetterà ai fiocchi un ulteriore accrescimento. Questi sono i fiocchi giganti, quelli che, nonostante le loro dimensioni, faticano ad attecchire al terreno, sia per il parziale contenuto d'acqua al loro interno, sia per la presenza di suoli con temperature quasi sicuramente positive. È la classica situazione invernale da addolcimento sulle nostre pianure o le frequenti nevicate primaverili sulle nostre montagne.

Immagine che confronta fiocchi di neve piccoli (clima secco e freddo) e grandi (clima umido e mite)

Nevicata e Pioggia: Non Sempre C'è Correlazione Diretta

Dopo l'accrescimento dei fiocchi, ci si dovrebbe aspettare la pioggia o la cessazione della precipitazione? Non è detto. La tesi può essere vera solo laddove l'accrescimento dei fiocchi indichi il subentro di aria via via più mite, tale da portare un aumento della temperatura sopra la soglia degli zero gradi, come si osserva nelle situazioni da fronte caldo. In caso di fronti freddi, invece, il meccanismo dovrà essere considerato alla rovescia, con la precipitazione che parte con fiocchi coreografici di grandi dimensioni (l'aria fredda e secca sta scalzando l'aria mite e umida) e poi, lascia il posto ai cristalli tipici di una nevicata consistente.

Una nevicata può cominciare sotto forma di neve e poi tramutarsi in pioggia proprio per l'aumento dell'umidità relativa al suolo in conseguenza della fusione della neve stessa, nonostante l'assorbimento del calore latente durante questo passaggio di stato fisico.

Fronte freddo

Le Diverse Tipologie di Neve: In Cielo e al Suolo

Le tipologie di neve si dividono in due classi principali: quando cadono dal cielo si parla di tipologia di precipitazione nevosa, e quando si deposita si parla di tipi di neve al suolo. Luca Nisi di MeteoSvizzera sottolinea l'importanza di questa distinzione.

Tipologie di Precipitazione Nevosa

  1. Nevischio: È il corrispettivo della pioviggine. I cristalli di ghiaccio che lo compongono sono di un colore bianco opaco, spesso appiattiti o allungati, simili a "mini barrette" di ghiaccio con un diametro molto piccolo, inferiore al millimetro. Solitamente non causa accumuli significativi, se non una lievissima spolverata. Si verifica con poca umidità, precipitazioni molto deboli e soprattutto in una massa d'aria molto fredda (temperature sotto zero fino al suolo).

  2. Nevicata: Si parla di nevicata quando dal cielo cadono cristalli di ghiaccio o aggregazioni (generate dallo scontro tra cristalli), che generano fiocchi un po' più grandi. In generale, si considera neve quando il diametro dei fiocchi supera almeno il millimetro. Sono stati osservati fiocchi veramente enormi, anche al di là dell'immaginario comune.

    • Neve a larghe falde: È la più comune e consiste in fiocchi di neve di medie e grandi dimensioni. Si verifica con temperature dagli 0 °C in su e con livelli medio-alti di umidità.
    • Neve a piccole falde: È una forma di precipitazione nevosa sotto forma di piccoli fiocchi che avviene con basse temperature (qualche grado sotto zero) e bassi livelli di umidità. La velocità di caduta è maggiore rispetto alla neve a larghe falde e dà spesso luogo a fitte nevicate.
    • Neve a pioggia: Espressione tipica del Mezzogiorno per indicare una neve con grandi fiocchi e molto fitta che di solito si ha a temperature moderatamente alte (2-3 °C).
    • Polvere di diamante: È una precipitazione nevosa, generalmente poco abbondante, sotto forma di finissimi cristalli di ghiaccio non aggregati tra loro. Si verifica in presenza di bassissime temperature e bassi livelli di umidità, formandosi per brinamento diretto del vapore acqueo non necessariamente in nube, ma anche nei bassi strati atmosferici.
  3. Neve Tonda: Non si osserva di frequente, ma quando capita spesso si ricevono segnalazioni di piccole palline che sembrano quelle di "sagex" (polistirolo). È anche definita grandine molle o pallottoline di neve e si tratta di idrometeore sferiche, bianche e opache. A differenza del chicco di gragnuola o di grandine, formati da ghiaccio duro, la neve tonda è comprimibile. Si osserva tipicamente in primavera o in inverno con una massa d'aria instabile e precipitazioni di carattere convettivo (temporalesco). I pallottolini di neve sono composti da un nucleo centrale ricoperto da goccioline congelate. Si formano quando su una particella di ghiaccio si accumulano goccioline d'acqua sopraffusa (gocce allo stato liquido a temperatura ambiente inferiore allo zero gradi), che si congelano rapidamente. La loro densità è generalmente bassa, inferiore a 0.8 g/cm³, a causa degli spazi d'aria tra il nucleo e le goccioline congelate.

  4. Ice Pellets (Gragnuola Translucida): Non è da confondere con la neve tonda. Le palline di ghiaccio sono originate da fiocchi di neve che cadono da nubi di tipo altostrato o nembostrato in uno strato di aria calda sottostante. I fiocchi fondono almeno parzialmente e, se incontrano uno strato di aria fredda, possono congelare nuovamente e raggiungere il suolo come precipitazioni solide. Le palline di ghiaccio sotto forma di gocce di pioggia ghiacciata sono trasparenti, mentre i fiocchi di neve ricongelati, meno comuni, sono in parte trasparenti e in parte opachi. A differenza della neve tonda, non sono facilmente frantumabili e, quando cadono su un terreno duro, rimbalzano con un suono udibile. La loro densità è solitamente vicina o superiore a quella del ghiaccio (0.92 g/cm³).

  5. Acquaneve: È la forma mista, quando durante una precipitazione sono concomitanti sia i fiocchi di neve sia le gocce di pioggia. Spesso è un momento di transizione da una nevicata alla pioggia o viceversa, a causa dell'intensificazione delle precipitazioni o dell'arrivo di aria più fredda.

  6. Scaccianeve: Non è propriamente una precipitazione, ma una forte tempesta di vento che solleva la neve caduta in mulinelli simili a una vera tormenta.

Tavola comparativa delle diverse forme di precipitazione nevosa

Tipi di Neve al Suolo

Una volta che la neve ha raggiunto il suolo, anch'essa può essere classificata in diverse categorie:

  1. Spolverata: Quando il manto che rimane a terra è esiguo. Può suggerire neve polverosa, ma alle nostre latitudini il termine è usato anche per indicare un accumulo di qualche centimetro di neve bagnata.

  2. Neve Polverosa: Si verifica quando i fiocchi cadono con temperature a zero gradi o inferiori e il terreno rimane molto freddo. È una neve molto soffice, facile da spostare anche con un soffio. È intercalata da numerose intercapedini d'aria.

  3. Neve Pesante: È presente quando la neve cade in una massa d'aria mite e risulta quindi bagnata. Può anche derivare dalla neve polverosa in seguito a un aumento delle temperature che innesca il processo di fusione e umidificazione del manto nevoso. Se si è sopra zero, i fiocchi si uniscono in agglomerati più grandi e la neve a terra diventa molto pesante e facilmente compattabile.

  4. Neve Ghiacciata: Compare quando un manto nevoso umido e bagnato, in seguito a un calo della temperatura (magari di notte), ghiaccia. Subisce una trasformazione e i cristalli di ghiaccio si riformano all'interno del manto, dove durante il giorno si è infiltrata acqua di fusione.

  5. Neve Trasformata: È il risultato del ciclo continuo giorno-notte e dei cambi di temperatura che modificano la neve depositata. Dopo il processo di ghiacciamento, questa neve viene definita trasformata.

  6. Neve Ventata (o Cartonata): Si trova soprattutto in montagna ed è ben conosciuta (e spesso temuta) dagli sciescursionisti. Il vento e l'umidità, con il loro incessante lavoro, trasformano la neve formando una crosta molto dura, in particolare sulla superficie. In Ticino viene anche chiamata "neve cartonata", probabilmente dal dialetto, che la descrive "come carton".

Illustrazione delle diverse texture e aspetti del manto nevoso

L'Accumulo al Suolo: Attacca o Non Attacca?

Il concetto di neve che attecchisce è spesso fonte di discussioni e percezioni personali. Per chiarire, MeteoSvizzera, come molti altri uffici meteorologici, utilizza due concetti distinti: il limite delle nevicate e il limite della neve.

Il limite delle nevicate è la quota dove, durante un evento di precipitazione, sono presenti in egual quantità gocce di pioggia e fiocchi di neve, circa al 50 e 50. Questo limite dipende primariamente da una combinazione di temperatura e umidità dell'aria, ma generalmente si situa dove la temperatura oscilla tra poco più di 0 e 2 gradi, di solito 300-400 metri di dislivello al di sotto dell'isoterma di zero gradi. È importante notare che in questa zona non è da attendersi accumulo nevoso al suolo. Per determinarlo, in meteorologia si usa la temperatura psicrometrica, un valore che tiene conto anche dell'umidità dell'aria.

Il limite della neve, invece, indica la quota dalla quale la neve inizia a imbiancare e a rimanere presente, ad "attaccare", sul terreno. Solitamente si trova 100-200 metri più in alto rispetto al limite delle nevicate, ma sempre al di sotto dell'isoterma di zero gradi di circa 200 metri.

Semplificando, in verticale, scendendo dall'alto, si troverà prima l'isoterma di zero gradi (al di sopra della quale la neve è solitamente polverosa), dopodiché, scendendo di circa 200 metri, la neve inizia a diventare umida o bagnata ma è ancora presente al suolo: qui si avrà il limite della neve. Infine, circa altri 200 metri al di sotto, si avrà il limite delle nevicate senza accumulo.

Un millimetro di acqua fusa corrisponde tipicamente a un centimetro di neve fresca subito dopo la nevicata (leggermente meno se la neve è secca e a fiocchi piccoli), con il manto nevoso che tende poi ad assestarsi sotto il proprio peso e l'eventuale fusione.

La neve può facilmente accumularsi al suolo se le temperature sono sufficientemente basse (non più di 1 °C) e/o se la nevicata è particolarmente intensa.

Infografica che mostra il limite delle nevicate e il limite della neve in relazione all'isoterma di zero gradi

Condizioni Particolari per l'Attechimento della Neve

La capacità della neve di accumularsi o di fondere senza lasciare tracce è influenzata dalla temperatura del suolo e degli strati sovrastanti, nonché dall'intensità della precipitazione.

  • Neve con temperature positive: Può nevicare con temperature anche di qualche grado sopra lo zero, ma a determinate condizioni:

    • Intensità della precipitazione: Se la nevicata è molto intensa, il fiocco non ha il tempo fisico di sciogliersi completamente prima di raggiungere il suolo.
    • Aria molto asciutta: Se l'aria nei bassi strati è abbastanza secca, il fiocco, attraversando la zona con temperatura sopra lo zero, cede umidità all'aria circostante. Il cristallo di ghiaccio "sublima", passando dallo stato solido a quello gassoso (vapore acqueo), raffreddando l'ambiente circostante. Ovviamente, se la temperatura è "troppo" alta e/o lo zero termico distante dal suolo, il fiocco si trasformerà inevitabilmente in goccia di pioggia.
  • "Troppo freddo per nevicare": Questo è un detto comune ma errato. Non è mai troppo freddo per nevicare; altrimenti, i poli sarebbero privi di neve. Il fondamento logico dietro questa espressione deriva dalla sensazione di freddo intenso che si prova quando soffia forte la tramontana, anche se la temperatura reale rimane sopra zero. In luoghi costieri, dove le nevicate richiedono una ventilazione da Nord-Est, fredda ma debole, un vento troppo forte può asciugare eccessivamente la colonna d'aria, impedendo la formazione delle condizioni per la nevicata. Inoltre, il vento di notte impedisce alla temperatura di scendere, ostacolando la dispersione di calore dal terreno.

  • Neve chimica (o neve da nebbia): È un fenomeno non comune, ma osservabile soprattutto nelle pianure del nord, dove nevica senza nuvole, con cielo sereno e alta pressione. In presenza di temperature abbondantemente sotto zero in uno strato spesso (fino a 300/400 metri sul livello del mare) e fitta nebbia, le goccioline di nebbia in sospensione possono incontrare particelle di metallo sospese nell'aria (PM10) e congelare al contatto. Il cristallo di ghiaccio neoformato fluttua nell'aria satura di umidità e precipita quando raggiunge un peso sufficiente.

Mappa che indica le regioni del mondo con nevicate regolari e quelle dove sono eventi eccezionali

Fenomeni Complessi Durante le Nevicate Urbane e Montane

Le nevicate, specialmente in contesti urbani o montani, possono presentare dinamiche complesse che influenzano l'attecchimento e la percezione del fenomeno.

In città, una perturbazione invernale intensa spesso porta a esclamazioni come "pensa se questa fosse stata tutta neve!". Le nevicate cittadine spesso deludono le aspettative. Immaginiamo una situazione con un fronte caldo in arrivo:

  • Si parte con -2°C al suolo e valori termici simili fino a 1500 m, poi leggermente più freddo. La nevicata è asciutta, i fiocchi sfarfallano nell'aria, le auto li sollevano come farina, la neve si deposita ovunque senza difficoltà.
  • Intanto la temperatura in quota aumenta, ma in città si resta a -2°C perché l'evaporazione nell'aria non ancora totalmente satura provoca un leggero calo termico. La neve continua a cadere e tende a intensificarsi.
  • Se l'ingresso dell'aria calda in quota è repentino, dopo qualche ora l'altitudine è attorno allo zero, al suolo -1°C, è ancora neve.
  • Nella notte entra lo Scirocco in quota: la neve si umidifica molto con +1°C a 1500 m, ma resiste ancora grazie agli strati più freddi che incontra al di sotto. Può verificarsi un episodio di "graupel" (neve tonda), segno dell'agonia della nevicata.
  • In pochi minuti, un ulteriore rialzo termico in quota trasforma la neve in pioggia, anche se al suolo resiste un -0°C. La pioggia si congela al contatto con gli oggetti, creando notevoli problemi (gelicidio). Il suolo è ancora gelato, ma per poco.
  • Il mattino seguente, il fronte è transitato e l'aria calda entra rapidamente anche in pianura, causando un rapidissimo disgelo e la fusione della neve ovunque.
  • In situazioni meno drastiche, l'aria calda potrebbe non raggiungere il suolo o non essere sufficientemente potente in quota da provocare il passaggio di stato completo.

Diversa è la situazione con un fronte freddo:

  • La città è calda, si parte da 5°C, ma l'aria fredda genera nubi cumuliformi che producono rovesci in grado di abbassare la temperatura.
  • Generalmente, i fiocchi invadono prima la periferia cittadina, poi il raffreddamento si ramifica tra i quartieri, accelerando grazie all'effetto Venturi nelle zone più esposte. In poco tempo si può avere un calo termico sufficiente alla trasformazione della pioggia in neve.
  • Si tratta di fiocchi generalmente enormi, che dapprima riescono a fermarsi sul parabrezza delle auto (vetro e lamiera freddi), poi puntano a prati, ombrelli, tetti e alberi.
  • Se la precipitazione è forte ma la temperatura è di +1.5° sull'asfalto, si crea una specie di "polpa di mela", una patina quasi invisibile e esteticamente sgradevole.
  • Basta mezzo grado in meno e le cose cambiano: fiocchi più asciutti piombano con grande tenacia sull'asfalto, resistono, poi arrivano i rinforzi, la temperatura cala ancora, la visibilità peggiora, la neve si offre generosa (siamo a +0.3°C). Appena la città offre uno spazio aperto o ci si sposta verso la periferia, si nota che la neve ha già trasformato il paesaggio.
  • Tuttavia, un fronte freddo non può durare oltre le 6-10 ore, e il fenomeno si attenua lentamente.

Impatto e Conseguenze della Neve al Suolo

Una volta caduta al suolo, la neve subisce una serie di trasformazioni (metamorfismi) che ne modificano la forma iniziale e le caratteristiche fisiche. La trasformazione della neve dipende dalla temperatura all'interno del manto nevoso (legata alla temperatura dell'aria) e dal contenuto di acqua della neve (che dipende dalla sua origine). Il metamorfismo modifica la densità del manto nevoso, che può variare da un minimo di 50 a un massimo di 200 kg/m³ subito dopo una nevicata. La neve tende a compattarsi sotto il proprio peso in misura tanto maggiore e veloce quanto più spessa e umida è la coltre nevosa e quanto maggiore è l'eventuale fusione, potendo subire anche altri processi in relazione alle condizioni ambientali.

La neve accumulata al suolo può seguire due strade: fondersi nei periodi più caldi come primavera ed estate oppure conservarsi se le temperature rimangono costantemente sotto lo zero. In quest'ultimo caso, che avviene al di sopra del cosiddetto limite delle nevi perenni (una certa quota altimetrica variabile in funzione della latitudine), la neve inizia un ciclo di trasformazione che la tramuterà in ghiaccio grazie al processo di metamorfismo dei cristalli e al peso della neve soprastante, espellendo l'aria contenuta negli interstizi e autocompattandosi progressivamente (firnificazione). Il ghiaccio così formatosi, a partire dal quinto anno, va a costituire il ghiacciaio. Alcune cime montuose hanno una copertura perenne di neve, come quelle Himalayane e dell'Asia centrale al di sopra dei 5000 m, quelle Andine dai 3000-5000 m in su, le montagne più elevate in Canada e Alaska, quelle Alpine dai 3000 m in su, e i monti Kilimangiaro, Ruwenzori e Monte Kenya in Africa, e il Puncak Jaya in Indonesia, pur essendo questi prossimi all'Equatore.

La neve al suolo crea inoltre il cosiddetto effetto albedo, riflettendo in massima parte la radiazione solare incidente e contrastandone l'assorbimento da parte del terreno. Questo fatto, unito al calore di fusione assorbito dalla neve durante l'eventuale fusione, favorisce un riscaldamento termico minore dello strato atmosferico a contatto con essa. Il risultato è che le zone coperte di neve si riscaldano molto meno e si raffreddano molto più velocemente delle zone non coperte, creando le condizioni per estese e intense gelate notturne che a volte producono record negativi.

Diagramma che illustra l'effetto albedo della neve sulla radiazione solare

Sul fronte idrologico, la lenta fusione della neve al disgelo consente una maggiore infiltrazione dell'acqua nel terreno, permettendone l'accumulo in falde acquifere e riserve idriche. Questo è in contrasto con le precipitazioni liquide che, se troppo intense e durature, riversano al suolo ingenti quantitativi d'acqua che il terreno non è in grado di assorbire e che quindi fluiscono direttamente in torrenti, fiumi e laghi.

Nonostante i suoi benefici, la neve può costituire un rischio per l'incolumità di infrastrutture e persone fisiche nel fenomeno delle valanghe. Danni da sovraccarico nevoso possono prodursi sui tetti, sulla vegetazione arborea o favorire la formazione di ghiaccio su germogli in primavera. Nevicate consistenti (tormente) spesso creano danni alle infrastrutture e costituiscono un ostacolo alla viabilità, bloccando la circolazione e i servizi, talvolta anche in zone dove il fenomeno meteorologico accade con frequenza. Interruzioni dell'elettricità, dei servizi telefonici e di altre infrastrutture di base sono comuni nel caso di tempeste di neve. Spesso scuole e altri uffici rimangono chiusi e alcuni centri abitati remoti rimangono isolati. La neve può anche creare dei rischi stradali, ma capita più spesso con il ghiaccio.

Un importante settore del turismo e dell'economia dei paesi montani, fortemente legato alla presenza di neve, è rappresentato dal turismo invernale e dagli sport invernali praticabili nelle innumerevoli stazioni sciistiche presenti in tutto il mondo, a beneficio degli operatori del settore (operatori impianti di risalita, operatori alberghieri, operatori di vendita/affitto attrezzature e ristoratori).

Il record per la nevicata più intensa in un giorno appartiene a Silver Lake, in Colorado, quando nel 1921 caddero 192 cm in 24 ore. Alcuni erroneamente attribuiscono questo record a Capracotta, in Italia, ma è stato dimostrato che la misura degli impressionanti 256 cm era frutto anche del contributo eolico, con anemometri che registrarono 80 km/h e punte a livello locale di 130 km/h. Inoltre, la bassa densità volumetrica della neve stessa (90-110 kg/m³) ha contribuito a formare depositi imponenti. Secondo il Guinness dei primati, il fiocco di neve più grande mai osservato e riferito ai media è stato di 38 cm di larghezza e 12 cm di spessore.

Fronte freddo

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