Fiat Multipla 2005 e le Classi di Emissione Euro

Negli scorsi anni, la lotta contro il cambiamento climatico ha costretto il settore dell’automotive a progettare vetture sempre più ecologiche ed efficienti. Allo stesso tempo, anche i consumatori sono stati incentivati all’acquisto di auto sostenibili. Una delle strategie adottate a questo scopo è stata l’introduzione delle classi ambientali Euro, che permettono di regolare il traffico dei veicoli e i contributi per l’acquisto in base alla categoria emissiva. Comprendere la tabella Euro auto è importante per i proprietari di veicoli, in particolare per modelli specifici come la Fiat Multipla del 2005 equipaggiata con motore Multijet.

Tabella riassuntiva classi ambientali Euro

Comprendere le Classi Ambientali Euro

La classe ambientale auto indica la categoria emissiva a cui appartiene un determinato veicolo. Questa classificazione è fondamentale per determinare le restrizioni alla circolazione e l'accesso a eventuali incentivi.

Come Verificare la Classe Euro del Proprio Veicolo

Per conoscere la classe ambientale di un veicolo esistono diversi metodi. Uno di questi è verificare la classe Euro nel libretto della vettura, controllando l’omologazione dell’auto nella carta di circolazione. Nei vecchi documenti questa informazione si trova nel riquadro 2, mentre in quelli più recenti alla lettera V.9 del riquadro 2, a volte integrata con le specifiche del riquadro 3.

Oltre a verificare la classe ambientale Euro nel libretto auto, è possibile effettuare questo controllo online attraverso il Portale dell’Automobilista, la piattaforma per i servizi automobilistici digitali del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. Sul sito basta specificare il tipo di veicolo e inserire la targa, per visualizzare i dati sulla classe ambientale Euro e i dati sulle emissioni di CO2. Basterà cliccare sul link dedicato ai servizi online, selezionare successivamente il titolo "verifica classe ambientale veicolo", ed inserire il tipo di veicolo ed il numero di targa: in questo modo si può conoscere la classe di omologazione della propria vettura.

Le Diverse Classi Euro

Le classi Euro sono state introdotte progressivamente per stabilire limiti sempre più stringenti alle emissioni inquinanti dei veicoli.

Auto Euro 0

Le auto Euro 0 sono tutte quelle immatricolate prima del 31 dicembre 1992 che utilizzano benzine al piombo e nessun tipo di sistema di filtraggio dei gas di scarico.

Auto Euro 1

Le vetture classificate come Euro 1 sono tutte quelle immatricolate a partire dal primo gennaio 1993 e realizzate secondo la direttiva europea 91/441, che ha costretto le aziende a montare sulle macchine le marmitte catalitiche, oppure per i modelli diesel l’alimentazione a iniezione.

Auto Euro 2

La classe ambientale Euro 2 designa le auto immatricolate dopo il 1° gennaio 1997, quando l’entrata in vigore della direttiva 94/12 impose un’ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 ai veicoli prodotti.

Auto Euro 3

Tutte le auto immatricolate dopo il primo gennaio 2001 sono omologate Euro 3.

Auto Euro 4

I veicoli Euro 4 sono tra i modelli più diffusi in Italia, vetture attrezzate con tecnologie e dispositivi per l’abbattimento delle emissioni inquinanti (smog) non più adeguati agli standard attuali. Le vetture Euro 4 sono quelle immatricolate dal 1° gennaio 2006 fino al 2009. Si tratta di veicoli in linea con le direttive Euro 3, ma che rispettano soglie più basse per le emissioni di CO2 al fine di ridurre l’inquinamento atmosferico nelle città. Tutte le vetture immatricolate a partire dal 1° gennaio del 2006 e fino al 2009 rientrano nella classe ambientale Euro 4. Queste sono state realizzate seguendo la stessa direttiva adottata per le Euro 3, la 98/69B, ma con l’aggiunta di un’ulteriore riduzione delle emissioni di CO2, per contrastare l’inquinamento atmosferico all’interno delle città.

Un veicolo Euro 4 deve essere omologato in base ad una delle seguenti direttive comunitarie, secondo quanto specificato dalla carta di circolazione della vettura, in particolare nel riquadro 2 al rigo V9. Si fa presente che il veicolo rientra nella classe di omologazione Euro 4 solo se la Direttiva di riferimento è accompagnata dalla lettera B.

Le direttive di riferimento della classe ambientale Euro 4:

  • Direttiva 98/69 CE B
  • Direttiva 98/77 CE rif. 98/69 CE B
  • Direttiva 1999/96 CE B
  • Direttiva 1999/102 CE rif. 98/69 CE B
  • Direttiva 2001/1 CE rif. 98/69 CE B
  • Direttiva 2001/27 CE B
  • Direttiva 2001/100 CE B
  • Direttiva 2002/80 CE B
  • Direttiva 2003/76 CE B

Auto Euro 5

La categoria delle auto Euro 5 include tutte quelle vetture immatricolate da gennaio 2011, altrimenti si considera la data di omologazione a partire dal 1° settembre 2009. Rientrano in questa categoria tutte le vetture omologate dopo il 1° settembre 2009, ma con un’eccezione per quelle che erano già a listino all’entrata in vigore della norma, che hanno potuto essere immatricolate fino al primo gennaio 2011 nonostante non rispettassero gli standard Euro 5.

Nel dettaglio, fanno parte di questa categoria i veicoli che sulla carta di circolazione sono omologati secondo le seguenti direttive europee:

  • 2005/55/CE B2
  • 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B2
  • 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B2 (ecol. migliorato) oppure Riga C
  • 1999/96/CE fase III oppure Riga B2 o C
  • 2001/27/CE Rif. 1999/96 Riga B2 oppure Riga C
  • 2005/78/CE Rif 2005/55 CE Riga B2 oppure riga C
  • 2006/81 CE rif. 2005/55 CE riga B2
  • 2006/81 CE rif. 2005/55 CE riga C (ecol. migliorato)
  • 715/2007
  • 692/2008 (Euro 5 A)
  • 715/2007
  • 692/2008 (Euro 5 B)
  • 2008/74/CE rif. 2005/55/CE riga B2
  • 2008/74/CE rif. 2005/55/CE riga B2 (ecol. migliorato)
  • 2008/74/CE rif. 2005/55/CE riga B2 (con disp. anti-part) 1.9.2009 per omologazione 1.1.2011 per immatricolazione

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Auto Euro 6

Quando si parla di auto Euro 6 ci si riferisce a tutte quelle vetture immatricolate da settembre 2015. Le auto Euro 6 sono tutte quelle immatricolate a partire dal 1° settembre 2015. All’interno di questa categoria si sono poi aggiunte le sottocategorie Euro 6A, 6B, 6C e 6D-Temp che si differenziano tra di loro per il quantitativo di emissioni accertato in fase di omologazione.

In questa categoria sono presenti differenti tipologie di omologazione:

  • Euro 6A
  • Euro 6B
  • Euro 6C
  • Euro 6D-Temp

Le vetture Euro 6A sono veicoli immatricolati da gennaio 2016, con emissioni di CO2 fino a 0,5 g/km per i diesel e 1 g/km per i benzina, mentre le soglie di emissioni di NOx sono 0,080 g/km per i diesel e 0,060 per i benzina e quelle di particolato (PM) 0,005 g/km per entrambe.

Le auto Euro 6B rispettano limiti più severi, con soglie per le emissioni di PM ridotte a 0,0045 g/km sia per i diesel che per i benzina. Lo standard di omologazione Euro 6C, invece, obbligatorio da settembre 2018, prevede un valore di PM per le vetture a benzina pari a 6×10^11/km.

L’omologazione delle auto Euro 6C prevede che il livello delle emissioni venga rilevato tramite prova su strada seguendo il nuovo ciclo WLTP, mentre con l’omologazione Euro 6D-Temp si misurano gli inquinanti in base ai cicli di omologazione WLTC, che fanno parte della procedura WLTP, e al test RDE utilizzato al posto del vecchio NEDC.

Le vetture ricadenti nella tabella Euro 6 possono beneficiare degli incentivi governativi, come previsto dall’Ecobonus auto per i veicoli meno inquinanti, in cui sono comprese anche le auto Euro 6 con emissioni di CO2 da 61 a 135 g/km. In particolare, sono stati stanziati 170 milioni di euro per il 2022 (già esauriti) e 150 milioni per il 2023, con un incentivo per l’acquisto di auto termiche che rispettano questi requisiti di 2.000 euro con rottamazione. Sono previsti incentivi fino a € 3.500 se si rottama un veicolo con più di 10 anni di vita.

Allo stato attuale le auto benzina dotate di motore tradizionale rientrano negli standard della normativa Euro 6 e possono ancora circolare senza problemi in caso di blocchi del traffico. La lotta al diesel, al contrario, prosegue senza interruzioni di colpi. Questi motori sembrano essere considerati dai legislatori gli unici responsabili dell’inquinamento cittadino e spesso vengono colpiti da provvedimenti molto stringenti anche a fronte di emissioni davvero contenute.

Confronto tra i limiti di emissione Euro 4, Euro 5 e Euro 6

Il Motore Multijet della Fiat Multipla 2005

Il Multijet è un sistema di alimentazione per motori a gasolio, progettato e sviluppato nel 1999 dal Gruppo Fiat Alfa Romeo e successivamente prodotto dalla divisione Fiat Powertrain Technologies. La prima applicazione mondiale avviene nel 2002 sulla Alfa Romeo 156 1.9 M-JET 16V. Questo sistema rappresenta l'iniezione common rail di seconda e terza generazione e viene utilizzato da numerose case automobilistiche.

La particolarità che ha distinto questo propulsore dai precedenti diesel common rail è la combustione, più lenta e graduale a parità di gasolio bruciato all'interno del cilindro, ottenuta aumentando il numero delle iniezioni, dalle due del precedente motore UniJet a cinque per ogni singola combustione. Rispetto ai precedenti sistemi di iniezione common rail, il Multijet prevede appunto l'introduzione di altri tipi di iniezione (denominate pre e post) fino a un totale di cinque, che permettono rispettivamente il controllo del motore a freddo e la rigenerazione del filtro anti-particolato. Questa evoluzione dell'iniezione diretta fa ottenere al motore un miglioramento delle prestazioni, in particolare ai bassi regimi e contemporaneamente ha permesso una diminuzione delle emissioni acustiche e inquinanti.

Il prototipo del motore Multijet nacque nello stabilimento FMA di Pratola Serra (AV) e fu adottato nel 1999 per la concept car Fiat Ecobasic; si trattava di un compatto quattro cilindri alimentato a gasolio dalla cilindrata di 1.2 litri e distribuzione a quattro valvole per cilindro; la potenza massima era di 61 cavalli e permetteva alla Ecobasic un consumo pari a 2,9 litri per 100 km ed emissioni anidride carbonica pari a 76 grammi al km.

Il più piccolo Multijet in produzione è un 1,3 litri mentre il più grande è un 3,0 litri destinato ai veicoli commerciali e alle auto di fascia alta. Nel 2009 viene presentata la seconda generazione dei motori, denominata Multijet II, omologata Euro 5 e basata su un'evoluzione del precedente sistema, reso più efficiente. I motori Multijet sono progetti appartenenti al Gruppo Fiat Alfa Romeo che ha esteso la proprietà intellettuale all'intero gruppo FCA a partire dal 2013. I motori Multijet sono prodotti, sotto licenza Fiat, anche dalla Opel. Non sono dotati invece di tecnologia Multijet i motori diesel progettati dalla VM Motori per i marchi Opel, Chevrolet e Holden, in quanto questi vennero progettati prima dell'acquisizione dell'azienda da parte di Fiat SpA.

Motore 1.3 Multijet

Dopo il 1.9 M-JET 16V montato su Alfa Romeo viene presentato il primo motore di serie ad adottare fin dall'origine il sistema Multijet: è un 1,3 litri derivato dal precedente 1.2 quattro cilindri in seguito a un incremento della cilindrata portata a 1.248 cm³. Il 1.3 è stato sviluppato grazie al supporto della General Motors Powertrain che ha fornito al gruppo torinese le giuste risorse economiche per completare l'industrializzazione. Sfrutta la medesima tecnologia e la stessa architettura meccanica del 1.2 con 16V e quattro cilindri, il nuovo 1.3 è dotato di doppio albero a camme, turbocompressore a geometria fissa e intercooler. Le dimensioni sono rispettivamente di 50 cm di lunghezza e 65 cm di altezza con basamento in ghisa e sottobasamento d'alluminio, testa in alluminio e albero motore e bielle in acciaio. L'alesaggio è di 69,6 mm con una corsa "lunga" 82 mm. Il peso di questo motore è di 130 kg.

Una presentazione sotto forma di concept avviene nel 2002 con il prototipo Opel Eco Speedster, vettura sportiva ultraleggera equipaggiata con una versione da 112 cavalli del piccolo 1.3 Multijet capace di 250 km/h di velocità massima e 2,5 litri per percorrere 100 km.La presentazione invece del 1.3 di serie avviene nel 2003 sotto il cofano delle Fiat Punto seconda serie e l'anno successivo venne adottato anche dalle Fiat Idea e Lancia Musa seguite dalla Fiat Panda. La potenza massima della versione standard viene erogata a 4.000 giri al minuto ed è di 69 cavalli (51 kW) con una coppia motrice di 180 N·m a 1.750 giri al minuto. Solo per la Panda la coppia massima viene ridotta a 145 N·m erogati a 1.500 giri/min per adattarsi al tipo di trasmissione manuale che equipaggia l'utilitaria.

In casa General Motors la prima applicazione avvenne nei cofani delle Opel Corsa C seguite dalle Meriva A, Agila A e dal multispazio Combo C mentre la Suzuki ha adottato il piccolo 1.3 per i modelli Wagon R+, Swift e Ignis, Chevrolet per il modello Aveo turbodiesel piattaforma T3 sedan e due volumi, sia nella versione 75 che 90 CV. Il motore è stato in seguito più volte aggiornato e riomologato infatti molte vetture del gruppo Fiat inizialmente rispettavano gli standard della normativa Euro 3 per poi essere riomologate Euro 4. Ulteriori evoluzioni si ebbero con l'adozione della turbina a geometria variabile che ha comportato un incremento della potenza massima fino a 90 cavalli mentre la Opel per prima abbinò al 1.3 Multijet sulla Meriva A il filtro attivo antiparticolato (DPF) che ridusse notevolmente le emissioni inquinanti della monovolume tedesca. Il 90 cavalli equipaggiò la Fiat Grande Punto e le successive Opel Corsa D e Astra H, Lancia Musa e Ypsilon, Fiat Linea e Idea ed era disponibile anche con filtro DPF di serie con relativa omologazione Euro 4. La coppia massima del 1.3 Multijet 90 cavalli era di 200 N·m a 1.750 giri al minuto.

Il 1.3 con turbina a geometria fissa venne potenziato nel 2005 a 75 cavalli (a fronte degli originari 69 cavalli) con incremento della coppia a 190 N·m a 1.750 giri/min mentre il 1.3 a geometria variabile venne proposto anche in una versione depotenziata a 84 cavalli sul multispazio Doblò e il pick-up Strada. La versione più potente debuttò nel 2007 con il restyling della Lancia Ypsilon: il piccolo diesel raggiunse il picco di 105 cavalli permettendo all'autovettura di rispettare gli standard Euro 4 con 123 grammi di anidride carbonica emessa nel ciclo combinato per km.

Nel 2008 la Fiat ha stretto un accordo con la Tata Motors per la produzione del motore 1.3 Multijet a Pune in India in modo da poter equipaggiare i modelli Tata Indica Vista e Indigo Manza oltre alle Fiat Grande Punto, Palio Stile e Linea assemblate per il mercato indiano. La General Motors riconosce il motore 1.3 sotto la sigla progettuale Z13 per essere commercializzato come CDTI (acronimo di Commonrail Diesel Turbo Injection) mentre la Suzuki riconosce le proprie autovetture diesel sotto la sigla DDiS (acronimo di Diesel Direct injection Suzuki).

Multijet II

Verso la fine del 2009 viene presentato il nuovo Multijet II; si tratta di un'evoluzione del precedente sistema Multijet basata su un nuovo sistema di iniettori più veloci e precisi (infatti si possono ottenere fino a otto iniezioni consecutive in luogo delle precedenti cinque) e nuovo filtro antiparticolato in posizione ravvicinata al motore in modo da migliorare la combustione delle particelle inquinanti all'interno del filtro stesso grazie alla maggiore temperatura raggiunta e quindi migliorare l'efficienza del propulsore, inoltre dispone di serie anche del dispositivo Start&Stop che spegne il motore durante le frenate alle basse andature posizionando il cambio in folle. La potenza dei nuovi 1.3 è di 75 cavalli per la versione con turbina a geometria fissa per una coppia massima di 190 N·m a 1.750 giri al minuto mentre la versione con turbina a geometria variabile eroga 95 cavalli per una coppia massima di 190 o 200 N·m a 1.500 giri al minuto (a seconda del modello). Il Multijet II, sviluppato da Fiat Powertrain Technologies in collaborazione con GM Powertrain Torino, adotta uno speciale iniettore brevettato da FPT, e la gestione elettronica è affidata a centraline Magneti Marelli e Bosch. È stato presentato al Salone dell'automobile di Francoforte 2009 con il lancio della Fiat Punto Evo.

Una versione depotenziata a 90 cavalli venne offerta dal dicembre del 2009 fino all'autunno del 2010 per il nuovo Fiat Doblò con coppia di 200 N·m a 1.500 giri al minuto (in seguito il 1.3 non è stato più montato dal Doblò sostituito dal 1.6 di analoga potenza). Rispetta la normativa Euro 5, e a partire dal 2010 il propulsore viene offerto anche per le Alfa Romeo MiTo e le Opel Corsa D, Meriva B e Astra J oltre alle Lancia Musa, Fiat 500, Qubo, Suzuki Swift, Chevrolet Aveo e i multispazio francesi Citroën Nemo e Peugeot Bipper. Dal 2012 debutta una nuova versione da 85 cavalli con turbina a geometria variabile ricavata dal 95 cavalli. Con il debutto del Multijet II la Fiat ha inaugurato la nuova nomenclatura per denominare i gruppi di motori automobilistici prodotti dalla FPT: il 1.3 fa parte della classe SDE (acronimo di Small Diesel Engine ovvero Piccoli Motori Diesel).

Motore 1.6 Multijet

Il motore 1.6 Multijet è stato presentato nel 2008 sotto il cofano della Fiat Bravo. Si tratta di una motorizzazione sviluppata senza il supporto della General Motors, derivata dal 1.9 Multijet con cilindrata ridotta da 1.910 a 1.598 cm³ il nuovo motore permette dei consumi più bassi dell'8% rispetto al 1.9 8 valvole. Sfrutta un'architettura a quattro cilindri con distribuzione a quattro valvole per cilindro e dispone di iniettori di nuova generazione. La massa è di 151 kg, l'alesaggio è di 79,5 mm con una corsa di 80,5 mm. Una delle caratteristiche del motore sono i costi di gestione molto bassi con tagliandi programmati ogni 35.000 km.

Il motore 1.6 Multijet viene prodotto in due differenti varianti e tre livelli di potenza: la prima versione con turbina a geometria fissa e intercooler eroga 90 e 105 cavalli, è omologata Euro 4 ma può essere accessoriata anche con il filtro antiparticolato nella versione da 105 cavalli con relativa omologazione Euro 5. La versione con turbina a geometria variabile e intercooler eroga 120 cavalli ed è omologata Euro 5 poiché dispone del filtro DPF con catalizzatore ossidante di serie. La coppia massima del 1.6 è di 290 N·m a 1.500 giri al minuto nella versione con turbina a geometria fissa mentre sale a 300 N·m a 1.750 giri al minuto per il 120 cavalli.

Una versione del 1.6 Multijet erogante 105 cavalli viene proposta sulla nuova Alfa Romeo Giulietta in cui la coppia massima sale a 320 N·m erogati a 1.750 giri al minuto e grazie al filtro antiparticolato di serie e al dispositivo Start&Stop rispetta gli standard Euro 5. Inoltre il motore viene montato anche sulle Lancia Musa e Delta, Fiat Doblò e Idea e anche sull'Alfa Romeo MiTo. Una versione speciale della Fiat Bravo denominata PurO2 viene equipaggiata con il 105 cavalli caratterizzato da minori emissioni di anidride carbonica e consumi ancora più bassi grazie a migliorie all'aerodinamica dell'autovettura, all'utilizzo di gomme a basso coefficiente di attrito, rapporti del cambio allungati e olio lubrificante a bassa viscosità.

Motore 1.9 Multijet

Il 1.910 cm³ è uno dei motori più diffusi e apprezzati della famiglia Multijet; è stato proposto in numerosi step di potenza con distribuzione sia a due che a quattro valvole per cilindro e persino con doppio turbocompressore. Rispetto al 1.3 concepito appositamente per le utilitarie il 1.9 Multijet deriva direttamente dal precedente 1.9 JTD da 116 cavalli al quale gli ingegneri FPT insieme al GM Powertrain di Torino hanno applicato il sistema Multijet in modo da poter incrementare notevolmente la potenza specifica e migliorare i consumi e le prestazioni; lo sviluppo ha quindi necessitato di minori risorse finanziarie rispetto al 1.3 e minori sono stati anche i tempi di sviluppo. Il rinnovato 1.9 sempre a quattro cilindri venne riprogettato a partire dal sistema di distribuzione ora a quattro valvole per cilindro azionate da un doppio albero a camme, testa dei cilindri con punterie idrauliche alle bielle, albero motore in acciaio e nuovi collettori di scarico e di aspirazione.

La potenza massima era di 140 cavalli a 4.000 giri al minuto per una coppia motrice di 305 N·m a 2.000 giri al minuto e omologazione anti inquinamento Euro 3. Il debutto avvenne nel 2002 sotto il cofano dell'Alfa Romeo 156 seguita dalla 147 e dalla Fiat Stilo. La produzione avveniva presso la FMA di Pratola Serra ad Avellino. Ovviamente meno cavalli comportarono consumi ridotti e minori emissioni inquinanti infatti il 120 cavalli già rispettava gli standard Euro 4 e disponeva anche della turbina a geometria variabile. La coppia massima però scese a 280 N·m disponibili a 2.000 giri al minuto.

Nel 2003 la Fiat Powertrain Technologies propose un ulteriore potenziamento del motore 1.9 16V portando la potenza massima fino a 150 cavalli. Il nuovo 1.9 Multijet era omologato Euro 4 e poteva disporre di una coppia massima di 320 N·m a 2.000 giri/min che però sulle vetture del gruppo Fiat era limitata a 305 N·m a causa delle caratteristiche dei cambi, finché non vennero adottati i nuovi cambi GM anche in Fiat. Il debutto avvenne sulla Alfa Romeo GT. Successivamente venne adottato anche dalla Opel Vectra e la Signum seguite dalle Astra, Alfa 147 e numerose autovetture del gruppo Fiat. Queste nuove versioni del 1.9 omologate Euro 4 sono note sotto il codice progettuale Z19 e vengono prodotte presso lo stabilimento Opel di Kaiserslautern in Germania a partire dal 2005. Il 1.9 destinato alle autovetture del marchio Fiat invece continuerà a essere prodotto dalla FMA.

Nel novembre del 2007 la Fiat ha presentato per l'Alfa Romeo 147 Ducati Corse e l'Alfa GT Q2 il motore 1.9 Multijet (JTDm) 16V da 170 cavalli con coppia incrementata fino a 330 N·m disponibile a 2.000 giri/min. Nell'arco del ciclo produttivo del 1.9 diesel la Fiat e la GM hanno proposto anche altre versioni depotenziate: uno degli step che ha ottenuto un discreto successo commerciale è stato l'otto valvole da 101 cavalli Euro 4 con turbina a geometria variabile proposto per le Fiat Punto e Idea, Opel Zafira, Vectra, Signum e Lancia Musa. La coppia massima era di 260 N·m. Sul Doblò la Fiat ha montato il 1.9 Multijet otto valvole sia con 105 che con 120 cavalli ma la coppia è stata ridotta a soli 200 N·m erogati a 1.750 giri al minuto in modo da adattarsi al meglio alla mole del veicolo commerciale, mentre sulla Bravo per i mercati esteri era disponibile anche una versione depotenziata a soli 90 cavalli. Tutti questi 1.9 Multijet descritti disponevano di una sola turbina e i vari step di potenza sono stati ottenuti in prevalenza intervenendo sulla distribuzione e sulla centralina. Nel 2008 viene presentata la prima versione del 1.9 dotata di doppio turbocompressore sotto il cofano della Saab 9-3 TTiD. Il motore è stato progettato dai tecnici Saab, esperti nelle motorizzazioni sovralimentate, presso la GM Powertrain.

Schema di funzionamento del sistema Multijet

Limitazioni alla Circolazione delle Auto Euro 4

Oggi la circolazione delle auto Euro 4 è fortemente limitata in molte zone, soprattutto i veicoli diesel Euro 4 per i quali è previsto il blocco in molte regioni a partire dal 2022. Si tratta di misure antismog, per incentivare l’utilizzo di auto meno inquinanti con motore a combustione, oppure il passaggio verso le vetture ecologiche elettriche e ibride. Le vetture Euro 4 sono oggetto di restrizioni alla circolazione in molte regioni italiane, specialmente i veicoli dotati di propulsore con alimentazione diesel, mentre spesso per le auto a benzina Euro 4 i divieti scatteranno soltanto tra qualche anno.

Chi è proprietario di auto Euro 5 a benzina può godere di una certa tranquillità, in quanto, in generale, può circolare senza restrizioni. Solo le auto diesel Euro 5 fanno eccezione, visto che anche questa categoria viene spesso colpita dai blocchi del traffico per ridurre l’inquinamento cittadino.

Di seguito alcune delle principali limitazioni per le auto Euro 4 nelle regioni italiane:

Lombardia

In Lombardia, a partire dal 1° ottobre è iniziato il blocco ai veicoli diesel Euro 4 nei Comuni in fascia 1 e nei Comuni in fascia 2 con più di 30.000 abitanti (Lecco, Varese, Abbiategrasso, Vigevano, S. Giuliano Milanese), una misura valida dal 1° ottobre 2022 al 31 marzo 2023. Sono previste agevolazioni con soglie chilometriche per i veicoli iscritti al programma MoVe-In.

Veneto

Il piano antismog in Veneto prevede gli stati di allerta verde, giallo e rosso a seconda delle concentrazioni di Pm10. Per i veicoli diesel Euro 4 lo stop scatta anche con l’allerta verde, la meno restrittiva, secondo i dati effettuati dal monitoraggio dell’ARPA. Il divieto alla circolazione può scattare dal 1° ottobre 2022 al 17 dicembre 2022, dal 7 gennaio 2023 al 30 aprile 2022 e dal 1° ottobre 2023 al 16 dicembre 2023.

Piemonte

In Piemonte, a partire dal 15 settembre 2022 al 15 aprile 2023 sono previsti una serie di divieti e restrizioni alla circolazione dei veicoli diesel Euro 4, tra cui lo stop alla circolazione dalle ore 8.00 alle 19.00 dal lunedì al venerdì nei giorni feriali. Sono previste anche misure speciali in caso di superamento dei limiti per le Pm10, tra cui il blocco dei diesel Euro 4 anche nei giorni festivi e il sabato fino allo stop anche per i veicoli diesel Euro 5.

Emilia-Romagna

Il Piano Aria Integrato Regionale (PAIR) dell’Emilia-Romagna prevede il blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 4 dal 1° ottobre 2022 al 30 aprile 2023. Sono pianificati anche eventuali stop alla guida delle auto diesel Euro 5 in occasione di eventi come le domeniche ecologiche.

Lazio

Nel Lazio, i veicoli diesel Euro 4 a Roma sono soggetti a restrizioni alla circolazione soltanto in caso di misure emergenziali, quindi eventuali blocchi scattano soltanto in caso di superamento delle soglie critiche di inquinamento atmosferico a partire dall’8° giorno consecutivo. È invece sempre valido il blocco alle auto Euro 3 diesel nei giorni feriali nella ZTL dell’anello ferroviario.

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