Un Colpo di Fortuna - Coup de Chance: Trama e Recensione del Film di Woody Allen

Il cinema di Woody Allen, da sempre intriso di riflessioni sulla vita, l'amore, il caso e il destino, trova in "Un colpo di fortuna - Coup de chance" una nuova, affascinante declinazione. Il cinquantunesimo film del maestro, girato interamente a Parigi e per la prima volta in lingua francese, si presenta come un thriller romantico, ironico e sorprendente, che riprende i temi chiave dell'autore mescolandoli con un umorismo sottile e impalpabile. Presentato fuori concorso all'80ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il film ha catturato l'attenzione per la sua magistrale regia, le interpretazioni centratissime e una sceneggiatura divinamente scritta.

La Trama: Un Triangolo Amoroso tra Caso e Premeditazione

La storia ruota attorno a Jean e Fanny, una coppia apparentemente ben assortita. Vivono in un quartiere elegante di Parigi, hanno un lavoro redditizio e sembrano innamorati come all'inizio della loro relazione. Fanny (interpretata da Lou de Laâge) vende opere d'arte in una prestigiosa casa d'aste, mentre Jean (Melvil Poupaud) è un ricchissimo consulente finanziario. Di lui si mormora che abbia uno scheletro nell'armadio sul piano professionale, e il suo rapporto con il denaro lo porta ad affermare che non si è mai troppo ricchi. Egli è un uomo possessivo e abitudinario, convinto che la fortuna di un uomo vada costruita e manipolata, e tende a trattare la moglie come un trofeo da esibire in società.

Coppia elegante in una casa d'aste di Parigi

Il precario equilibrio della loro esistenza viene meno quando Fanny incontra, un giorno in modo casuale, Alain (Niels Schneider), un vecchio compagno di liceo, ora scrittore. Alain è da sempre innamorato di lei senza averglielo mai rivelato, e fin dal primo momento svela la sua infatuazione dei tempi del liceo e il suo rinnovato interesse. Tra i due nasce una relazione clandestina, fatta di passeggiate in parchi e viali di una Parigi autunnale, dove Alain le confessa di essere stato follemente innamorato di lei. Fanny, ex animo ribelle convertitasi a una vita di agi e sicurezza, inizia a provare un senso di colpa che si unisce alla passione nascente per Alain. È il vertice debole del triangolo, divisa tra la soffitta bohemienne e i parchi parigini che frequenta con l'amante (lei che, molto allenianamente, detesta la campagna in cui il marito la trascina ogni weekend) e il lussuoso appartamento dove vive con Jean. Questo incontro fortuito e la relazione che ne consegue danno il via all'azione, mettendo in crisi l'idillio della sua vita da sogno.

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I dubbi che nascono in Jean riguardo alla fedeltà di Fanny rivelano il suo lato più maligno e possessivo. L'uomo, la cui volontà di controllare il caos e porre fine alla relazione della consorte, rappresenta la visione del regista rispetto alle sorti delle vicende umane. Il film si tinge ben presto di nero, collocandosi a metà strada tra noir, thriller e poliziesco, sulla scia di capolavori come "Match Point" e "Crimini e misfatti".

Il Conflitto tra Caso e Premeditazione

Woody Allen si diverte a lavorare su due termini che, fin dal tempo del teatro greco, attraversano la vita degli esseri umani e la sua rappresentazione scenica: il caso e la coincidenza. La lingua francese, con cui gli interpreti si esprimono, sa distinguere con sottigliezza questi concetti. Il caso, la coincidenza, può trasformarsi in un rischio? Woody pensa di sì, ma ritiene anche che si tratti di un'opportunità. Fin dai tempi di "Match Point", il regista ricorda che in fondo tutti noi siamo in balia di questi due elementi, a cui aggiunge una riflessione che porta con sé sin dall'età giovanile e dalla passione per Dostoevskij: quali sono le vere colpe commesse dagli esseri umani? Vivere una modalità di relazione appagante senza per questo smettere di provare un sentimento sincero nei confronti della persona con cui si divide da anni il quotidiano è davvero una colpa? O ce ne sono altre, ben più gravi, che meritano una punizione ad esse commisurata?

Diagramma sul ruolo del caso e della premeditazione nella vita

Il film è costruito sul contrasto tra il caso e la premeditazione, tra la vita di Alain, artista senza radici innamorato dell’incertezza, e quella di Jean, il marito di Fanny, ricchissimo consulente finanziario e uomo possessivo e abitudinario, convinto al contrario che la fortuna di un uomo vada costruita e manipolata. Ancora una volta, Woody Allen si interroga sul ruolo del fato e delle coincidenze nella vita di ognuno di noi, contrapponendo i fatalisti e passionali come Alain e Fanny a un uomo che si vanta di essere l'artefice della propria fortuna, Jean.

Il regista misura tutti i personaggi affidandosi al parametro del caso e della fortuna, piuttosto che alla volontà e al talento, ritenuti troppo deboli per competere con i misteri delle meccaniche celesti. Non ci piace ammetterlo, ma il caso, il destino, gioca un ruolo cruciale nella vita di tutti noi, anche se non lo ammettiamo. Questo tema e monito Woody Allen lo ha affrontato molte volte nella sua carriera, dall’alto della sua caustica ironia da ebreo di nascita, convertito a un ateismo rigoroso.

Stile e Regia: Il Tocco di Woody Allen

"Un colpo di fortuna" si distingue per la sua regia magistrale. La prima sequenza, in cui Fanny e Alain si incontrano per strada a Parigi dopo essersi conosciuti anni prima in un liceo di New York, è un esempio della grande maestria di Allen. La camera di Vittorio Storaro regge un morbido piano sequenza che prima coglie di sfuggita l’incrocio tra i due personaggi e poi, dopo un attimo, il saluto e la conversazione, introducendo lo spettatore nello spazio della città e nella accidentalità dell’incontro. C’è un senso preciso nella scelta del piano sequenza, dal momento che il film è costruito sul contrasto tra il caso e la premeditazione. La scena in cui Melvil Poupaud e Lou de Laâge dialogano all'interno del loro appartamento, con il piano sequenza che non li perde mai di vista, accompagnandoli negli spostamenti all'interno delle stanze, rompe una delle consuetudini più vistose di una regia abituata a ripetere nel corso degli anni i propri stilemi. Se lo stesso contesto in "Mariti e mogli" era stato realizzato con una discontinuità visiva esasperata, attraverso un montaggio frammentato e con uno o entrambi i protagonisti intenti a parlare rimanendo fuori campo, così non succede nella scena d'apertura di "Coup de chance", girata com'è all'insegna della continuità spazio-temporale. Questo cambio di passo trova giustificazione nella necessità di legare concretamente i personaggi al décor ambientale e, in particolare, di fare della bellezza di Fanny un lusso da esporre alla pari degli oggetti presenti nella magnifica abitazione della coppia.

La fotografia di Vittorio Storaro in Coup de chance

La fotografia di Vittorio Storaro, con le dominanti rosse e, soprattutto, gialle e blu, sottolinea i diversi stati d'animo dei personaggi, completando un quadro complessivo di assoluta qualità. L'illuminazione digitale di Storaro, con le consuete tonalità ultracromatiche inaugurate da "Cafe Society", crea un'atmosfera visivamente magnifica. I colori dei parchi e dei viali parigini, dove Fanny e Alain si incontrano, sono più caldi rispetto all'appartamento di Jean, che sembra sempre più una prigione di extra lusso.

Nonostante l'età avanzata del regista (87 anni al momento della produzione), la sua lucidità e l'energia con cui riesce a rinfrescare il suo universo narrativo sono sorprendenti. "Un colpo di fortuna" è un film che dimostra la vena inesauribile di un cinema inteso come continua variazione sui medesimi temi.

Interpretazioni e Personaggi

Il cast, composto da attori ben conosciuti oltralpe come Lou de Laâge, Valérie Lemercier, Melvil Poupaud e Niels Schneider, offre interpretazioni centratissime. Melvil Poupaud nel ruolo di Jean è straordinario nel rappresentare la volontà dell'uomo di controllare il caos. Allen, che ama dire di non saper scrivere bene i ruoli maschili, è in realtà abilissimo a scriverne di negativi o meschini, come il possessivo Jean.

L'equilibrio fra i tre protagonisti si spezza nella parte finale, quando il centro della scena viene preso a forza da un quarto protagonista, la madre di Fanny, Aline (la bravissima Valérie Lemercier). Con una scelta di sceneggiatura inaspettata, "Un colpo di fortuna" passa da Dostoevskij a Simenon (citato esplicitamente), opponendo alle rigorose pianificazioni di Jean (villain a suo modo disperato e umanissimo) le intuizioni di una donna curiosa e al tempo stesso sbadata, che la verità non la conosce e non la può dimostrare, ma la sente e la sa. Questo "colpo d'ala geniale" conferma la crudele precisione della scrittura di Allen e la sua capacità di sorprendere.

Il vero personaggio preso di peso dalla sua filmografia, in un cast impeccabile, è proprio quello della madre di lei, in visita a Parigi ma di casa ancora a New York, che adora il marito della figlia, anche in contrapposizione al precedente coniuge bello squattrinato. Ha ovviamente, almeno all'inizio, paura che questo scrittore possa essere della stessa pasta.

Ritratto dei personaggi principali del film

Tematiche Ricorrenti e Nuove Sfaccettature

"Un colpo di fortuna" è la ripresa di alcuni dei tipici elementi dell’universo di Allen: dall’idea del delitto come affrancamento dal dovere morale, all’influenza dell’ambiente sui comportamenti individuali (e non è casuale che i due innocenti, Fanny e Alain, siano nati ricchi e privilegiati, mentre il colpevole Jean sia un ragazzo nato povero che difende con i denti la posizione conquistata), alla casualità come ironica sistemazione di un ordine capriccioso. Le domande sono sempre le stesse, fin dai tempi di "Crimini e misfatti" o più avanti di "Match Point": perché qualcuno si salva e qualcuno no? Perché alcune decisioni portano alla salvezza e altre alla condanna?

Il film si colloca sulla scia di un capolavoro come "Match Point" sia in termini di genere, sia nel fare del caso il decisore delle nostre vite. Oppure di un capodopera qual è "Crimini e misfatti", per le analogie filosofiche e in qualche modo anche fattuali che Jean ha in comune con il personaggio a suo tempo interpretato da Martin Landau. Allen abbandona presto la dolcezza del primo movimento di macchina del suo film e nel corso del racconto costruisce il triangolo amoroso e delittuoso con una precisione e una secchezza talvolta stranianti, come spesso gli succede quando gira in Europa.

Il cinema di Woody Allen degli ultimi anni è spesso un esercizio di riciclo combinatorio. Temi, stilemi e situazioni dei suoi film precedenti vengono costantemente rievocate e riproposte, magari ricontestualizzandole, con leggere variazioni e ripensamenti/approfondimenti. Con "Un colpo di fortuna" torna evidentemente sulla scena dei "Crimini e Misfatti", sulla quale era già tornato in "Match point", certo, ma anche in "Sogni e Delitti" e in "Irrational Man", solo per citare gli altri rimandi più evidenti. Quindi il delitto, il castigo, la colpa (con o senza “senso di”) e ancora il fato, il caso, il controllo o la mancanza di controllo sul proprio destino. Più o meno.

Pur in una partitura sostanzialmente drammatica che, in quanto tale, deve rinunciare alla verve da stand-up comedian, il testo alleniano riesce comunque a far trapelare la nota ironia unendo riflessione e riso nel tormentone del plastico del trenino elettrico che Jean non perde occasione di mostrare soddisfatto agli ospiti; con ciò rivelando molto della sua vera natura e, nella fattispecie, il modo di considerare la moglie, esposta agli altri in qualità di miglior trofeo e, come quel giocattolo, comandata a piacimento dal suo "padrone".

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Accoglienza e Critica

Sin dalla sua presentazione al Festival di Venezia, la critica italiana ha accolto favorevolmente il film di Woody Allen. In primo piano viene analizzata la “relazione” tra il regista e la capitale francese. Simone Emiliani su Sentieri Selvaggi scrive: «Ritorna a Parigi il cinema di Woody Allen. Non è solo una ricorrenza in occasione del suo 50° film, ma un atto d’amore nei confronti della sua New York europea. Non è più magica come "Tutti dicono I Love You" né misteriosa nel suo viaggio nel passato di "Midnight in Paris", ma è solare, quasi accecante fin dal primo incontro in Avenue Montagne tra Fanny e Alain». Roberto Manassero, sulle pagine di Cineforum, afferma: «che Woody Allen sia ancora oggi un grande regista lo si capisce dalla prima sequenza di Un colpo di fortuna - Coup de Chance».

Elisa Battistini inserisce il film nel percorso autoriale del regista, scrivendo su Quinlan: «il cinquantesimo film dell’instancabile Woody Allen riprende dilemmi assai cari all’autore newyorchese fin dai tempi di "Crimini e misfatti" ma che hanno contraddistinto moltissimo gli ultimi vent’anni del suo cinema a partire da quel "Match Point" cui Un colpo di fortuna - Coup de Chance in qualche misura si riallaccia. Nel cupo dramma con Scarlett Johansson del 2005 eravamo a Londra mentre qui siamo Parigi, ma la Ville Lumière è molto differente da quella, nostalgica e magica, messa in scena in "Midnight in Paris" e ricorda quasi più la fredda capitale britannica». Dello stesso parere è Matteo Mazza, il quale, sulle pagine di Duels, afferma che «l’Allen parigino (Midnight in Paris ma non si dimentichi la squisita parte finale di Tutti dicono I Love You) non è mai stato così pragmatico e razionale e tragico come qui in Un colpo di fortuna - Coup de Chance, suo cinquantunesimo film da regista, primo ad essere girato in lingua francese».

La sensazione generale è che, nonostante i quasi 88 anni del regista, il film sia lontano dall'essere senile, dimostrando una misura assolutamente essenziale e priva di sbavature. Un classicismo capace di ritornare su situazioni, tematiche e personaggi affrontati in passato, ma dandogli una veste molto godibile, alimentando il piacere di trovarsi contemporaneamente in luoghi conosciuti e di poter seguire una nuova storia. Come fosse un romanzo di Agatha Christie o di Simenon, citato nel film.

Manifesto del film

Un Film di Jazz e di Vita

La colonna sonora incalzante, che rimanda al Jazz di Miles Davis, è un vero e proprio protagonista del film, contribuendo a creare un'atmosfera unica. "Coup de chance" è un film che, senza essere esilarante, regala sorrisi e lascia che l'ilarità nasca da un velo di satira presente in tutto il racconto. Allen riesce a far funzionare tutto ponendosi nel ruolo di puro osservatore, limitandosi a una sottile presa in giro dei suoi personaggi, vittime degli scherzi che il destino fa avvenire nei loro rapporti di coppia.

Questo film, molto probabilmente l’ultimo di Woody Allen, prodotto da Luca Barbareschi, rappresenta qualcosa di molto importante per tutto il mondo del cinema. Con una scrittura divina, una regia magistrale e interpretazioni centratissime, è un "filmone" visivamente magnifico. Il contributo dell’età che avanza è una maggiore dose di noir e minore di battute comiche. Del resto, come ci ricorda il titolo finale di "Coup de chance", contro la morte niente è efficace. Il mondo, in fondo, è indifferente rispetto al nostro destino.

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