Emiliano Perucca Orfei: La controversa figura del "Masterpilot" nel giornalismo automobilistico

Il giornalismo automobilistico, in particolare quello che si occupa di nuove tecnologie e mobilità sostenibile, è un campo in costante evoluzione, dove la corretta informazione e l'analisi critica sono fondamentali. In questo contesto, alcune figure si distinguono per le loro posizioni e per la percezione che il pubblico ha del loro lavoro. Tra queste, Emiliano Perucca Orfei, noto anche come "Masterpilot", ha suscitato diverse discussioni e reazioni, in particolare per le sue affermazioni sui veicoli elettrici. Questo articolo esplora la figura di Orfei, analizzando le sue posizioni e il contesto in cui si inseriscono le sue critiche.

Ritratto di Emiliano Perucca Orfei

Il contesto digitale: AM Network e la nascita di canali verticali

Prima di addentrarci nelle specifiche delle critiche rivolte a Orfei, è utile comprendere il panorama editoriale e mediatico in cui si muovono figure come la sua. AM Network, ad esempio, nasce nel 1997 da una passione per le moto, condivisa da Ippolito Fassati e un altro socio. L'intuizione fu di sfruttare l'allora nascente internet in Italia per creare un sito che unisse domanda e offerta di moto usate. Fin dall'inizio, una grande attenzione è stata rivolta ai contenuti di qualità, grazie alla collaborazione con importanti firme del settore. Tra queste si annoverano Nico Cereghini, Maurizio Tanca, Massimo Clarke e Giovanni Zamagni per l'ambito moto, ed Enrico De Vita per le quattro ruote.

Nel corso degli anni, AM Network ha continuato a innovare. Alla fine del 2018 è nato Moto.it/elettrico, il primo canale verticale in Italia dedicato trasversalmente a tutti i temi legati ai veicoli elettrici. Questo canale è stato ulteriormente potenziato all'inizio del 2020 con il lancio di Automoto.it/elettrico, espandendo la copertura dalle due alle quattro ruote e ai cosiddetti "rideables". Questi canali offrono notizie e informazioni utili, listini e annunci dedicati esclusivamente ai veicoli elettrici, mantenendo il cuore commerciale di AM Network, la compravendita, ma con un focus specifico sulle motorizzazioni alternative. La parte editoriale è strettamente connessa con l'anima commerciale del network: una sezione di servizio dedicata alla compravendita di auto e moto, con annunci che includono le garanzie delle Case, perfettamente integrati con le prove editoriali e i giudizi degli utenti. Questo ha permesso ad AM Network di siglare accordi quadro con i principali costruttori di moto e auto, creando un mercato di offerte sicure e garantite per gli utenti.

Questo scenario mostra un'industria sempre più orientata verso l'elettrico, dove la domanda di informazioni accurate e bilanciate è crescente.

"Masterpilot" e la "crociata" contro l'auto elettrica

È in questo panorama di crescente interesse per l'elettrico che si inseriscono le posizioni di Emiliano Perucca Orfei. Conosciuto con il suo pseudonimo "Masterpilot", Orfei è stato criticato per le sue affermazioni sull'auto elettrica, spesso percepite come fuorvianti o basate su informazioni errate. La sua "crociata a suon di bufale", come viene definita da alcuni osservatori, desta particolare preoccupazione, soprattutto perché le sue critiche non sembrano derivare da una mancanza di conoscenza, ma piuttosto da una volontà di perseverare in una narrazione negativa.

Un esempio emblematico è la sua performance dell'8 giugno, segnalata da un lettore di nome Antonio. Orfei si sarebbe vantato di capirne più di Nicola Armaroli, un esperto che viaggia in Tesla Model 3 da quattro anni e prima in Nissan Leaf, sostenendo che Armaroli "di macchine ne capisce molto poco, almeno di come si usano". Questa affermazione ha suscitato perplessità, data l'esperienza di Armaroli con i veicoli elettrici.

I "numeri pazzi" e le argomentazioni controverse

Le critiche a Orfei si concentrano spesso su esempi specifici e su calcoli che vengono definiti "palesemente fuori dalla sua portata". Un caso emblematico è il suo racconto di un viaggio da Rovigo, dove abita, all'Autodromo di Modena. Per coprire i 128 km in autostrada e 111 km su viabilità normale, Orfei afferma di essere stato costretto a fermarsi per due ore (poi ridotte a 30 minuti in un passaggio successivo) in una stazione di ricarica autostradale gestita da Free to X, a Rovigo.

La questione fondamentale sollevata dai critici è: perché mai avrebbe dovuto fare tappa alla colonnina con un'auto che vanta un'autonomia autostradale reale di 300-450 km a seconda del modello? La risposta più ovvia, e più criticata, è che Orfei sarebbe partito da casa con il 10% di batteria, pur avendo avuto la possibilità di "fare il pieno" nel suo garage, di notte, mentre dormiva. Il tono, l'espressione e il contenuto delle sue affermazioni, secondo i critici, rendono lecito dubitare della sua buona fede.

Un altro punto di controversia riguarda i tempi di ricarica. Orfei sostiene di aver avuto bisogno di "altri 30 punti" (sia che si riferisca al 30% della batteria o a 30 kWh) per raggiungere la sua meta. Guardando il display del caricatore, informa di stare caricando a 158 kW. A quella potenza, una Tesla incamera 15,8 kWh ogni sei minuti. Di conseguenza, i famigerati "30 punti" si otterrebbero in poco più di dieci minuti. Eppure, Orfei "strabuzza gli occhi e dà in escandescenze per le «due ore» che perderà", contrapponendo questo tempo ai "tre minuti" che impiegherebbe per riempire il serbatoio di un'auto a benzina presso la pompa di fronte. Da qui la sua "domanda delle domande, «sempre irrisposta»" (testuale): "perché un'auto elettrica?".

Grafico comparativo tempi di ricarica auto elettrica vs rifornimento auto benzina

L'aspetto economico e la "sconvenienza" dell'elettrico

Le argomentazioni di Orfei si estendono anche al costo del viaggiare in elettrico, che egli definisce "molto sconveniente". Qui si avventura in calcoli che, ancora una volta, vengono ritenuti errati. Prendendo il suo consumo medio di 237,4 kWh per 100 km (un dato di per sé elevato e insolito per l'autostrada), moltiplica a mente questo valore per 0,45 euro a kWh, la tariffa praticata dai Tesla Supercharger. Conclude così che 100 km in autostrada, viaggiando "a più di 130 km/h ma mai ai 150", gli costerebbero circa 10 euro. Confronta poi questo dato con un turbodiesel duemila, per il quale spenderebbe circa 15-16 euro, affermando che il costo sarebbe "esattamente lo stesso". Questa equivalenza, presentata come "elementare Masterpilot", è stata contestata per la sua imprecisione e per la metodologia di calcolo.

Le critiche non si limitano agli aspetti pratici e economici. Se queste sono le premesse, si può immaginare a che livello il signor Perucca Orfei prosegua il suo "affondo ad Armaroli", quando si inoltra in argomentazioni tecnico-scientifiche sull'efficienza energetica delle diverse motorizzazioni, sul rischio d'incendio, sulle dispersioni di energia, o sul perché le prime auto elettriche furono abbandonate all'inizio del '900 in favore di quelle a benzina. Questi temi, sebbene legittimi per un'analisi approfondita, vengono presentati in un modo che, secondo i detrattori, manca di rigore scientifico e di un approccio equilibrato.

La "domanda irrisposta": perché ha comprato un'auto elettrica?

Dato il tenore delle sue critiche e le sue argomentazioni sulla "sconvenienza" dell'auto elettrica, una domanda sorge spontanea e viene spesso posta dai suoi critici: "perché se l'è comprata?". Se le auto elettriche sono così svantaggiose in termini di tempi di ricarica, costi e presunti rischi, la scelta di possederne una appare contraddittoria rispetto alle posizioni espresse. Questa "domanda irrisposta" sottolinea una percepita incoerenza tra le azioni di Orfei e le sue dichiarazioni pubbliche, alimentando il dibattito sulla credibilità delle sue analisi.

Il ruolo dei giornalisti e degli opinionisti in un settore in rapida evoluzione come quello della mobilità elettrica è cruciale. La responsabilità di fornire informazioni accurate, bilanciate e basate su dati verificabili è fondamentale per guidare il pubblico e i consumatori verso scelte informate. Le polemiche intorno a figure come Emiliano Perucca Orfei evidenziano l'importanza di un giornalismo automobilistico che sappia distinguere tra opinione personale e analisi oggettiva, specialmente quando si tratta di tecnologie emergenti che impattano significativamente sul futuro del trasporto e dell'ambiente.

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