
La Fiat Panda, fin dalla sua nascita, ha rappresentato un'automobile utilitaria rivoluzionaria, capace di adattarsi a diverse esigenze e di conquistare un vasto pubblico, dai giovani agli utenti contadini. La sua versione a trazione integrale, la Panda 4x4, ha poi esteso ulteriormente questa versatilità, diventando un veicolo sorprendente per le sue capacità fuoristradistiche e trovando impiego anche nelle Forze Armate italiane.
La Nascita di un'Utilitaria Rivoluzionaria
Nell'estate del 1976, la FIAT affidò alla neonata Italdesign, di Giorgio Giugiaro e Aldo Mantovani, l'ideazione dell'aspetto formale di una nuova vettura. Questa iniziativa nasceva dalla necessità di fronteggiare il successo delle utilitarie francesi come la Renault 4 e la Citroën Dyane, che offrivano una vettura spartana ma spaziosa, a 5 porte e trazione anteriore, a un prezzo di poco superiore alla FIAT 126. Il progetto, inizialmente denominato "Zero" in omaggio a un vecchio modello FIAT degli anni dieci, si concretizzò nel "Progetto 141". Nel febbraio 1978, i prototipi raggiunsero un soddisfacente grado di sviluppo e furono presentati segretamente a una platea selezionata di clienti e concessionari, con lo scopo di valutarne il gradimento.
La vettura fu presentata in anteprima al Presidente Sandro Pertini nei giardini del Quirinale il 29 febbraio e il 5 marzo venne esposta al Salone dell'automobile di Ginevra, dove fu denominata definitivamente Panda. Equipaggiata con un bicilindrico raffreddato ad aria da 652 cm³ derivato dalla Fiat 126 ("Panda 30") o, in alternativa, con un quattro cilindri raffreddato ad acqua da 903 cm³ della Fiat 127 ("Panda 45"), era destinata a inserirsi tra la 126 e la 127.

Una delle armi vincenti della Panda fu la particolare cura dedicata alla progettazione degli interni. La strumentazione raccolta, i molti vani portaoggetti e l'assenza di finiture pretenziose la rendevano un'ottima auto per i giovani. I sedili anteriori a sdraio e l'amaca posteriore potevano essere abbattuti orizzontalmente, formando un'unica superficie complanare dal volante al portellone del bagagliaio, trasformando l'automobile in un letto di fortuna per la nuova generazione dell'epoca. Nonostante la sua vocazione giovanile, la Panda venne gradita anche dalla clientela "tradizionale", in particolare dall'utenza contadina. Giorgetto Giugiaro dichiarò che la specifica per la capacità di carico era stata fissata al poter trasportare due damigiane da 50 litri di vino nel bagagliaio a divano ripiegato, un requisito ispirato alle esigenze dei dirigenti Fiat con seconde case nelle Langhe. Questo veicolo, ben riconoscibile per la strumentazione raccolta, le superfici piatte, le semplici tasche porta oggetti e i sedili che prendevano spunto dalle sdraio da mare, divenne l'auto giovane, semplice e spartana che, con l'azzeccato nome Panda, dal 1980 registrò ben più di 7 milioni e mezzo di esemplari prodotti.
Evoluzione e Dettagli Tecnici della Prima Serie
Nel 1982, la gamma si arricchì con la Panda 34 (843 cm³ e 34 CV con motore derivato dalla Fiat 850 berlina), destinata all'esportazione. Al Salone di Parigi, nel settembre dello stesso anno, fu presentata la Panda 45 Super, che introduceva un cambio a cinque marce e piccoli cambiamenti stilistici, tra cui una nuova calandra di plastica nera con le cinque barre diagonali cromate, primo uso nella produzione FIAT. In contemporanea, venne realizzata una versione autocarro, destinata prevalentemente ai servizi di SIP (telefonia) e ENEL (elettricità), dotata di divisorio inamovibile e un vano di carico ipotetico di 810 dm³.

Verso il 1983, la compagnia austriaca Steyr-Puch sviluppò un sistema completo a quattro ruote motrici per la successiva uscita della Panda 4x4 (tipo 153). Lanciata a giugno dello stesso anno, questa versione fu il primo modello di piccola vettura a motore trasversale a presentare un sistema 4WD. Era equipaggiata con un propulsore di 965 cm³ da 48 CV derivato da quello presente nell'Autobianchi A112. La trazione integrale era selezionabile manualmente, con una prima ridotta (in condizioni normali la partenza avveniva dalla seconda e la quinta aveva lo stesso rapporto della quarta nelle Panda normali). Con un peso di 740 kg, l'auto completava il chilometro da fermo in 38.8 secondi e toccava una velocità massima di 135 km/h. L'assemblaggio delle componenti sulla scocca, rinforzata rispetto al modello normale, avveniva nello stabilimento siciliano di Termini Imerese.
Piccole modifiche nel novembre 1984 videro gli allestimenti rinominati “L”, “CL” e “S”, tutti con modifiche dei dettagli che includevano l'adozione della nuova calandra e le luci di emergenza su tutte le versioni, eccetto la Panda 45 CL e 34. Nel marzo del 1985 comparve la prima versione speciale, la Panda 30 College, con carrozzeria bicolore. Arrivò nel settembre 1985 una versione speciale degna di nota denominata Nuova Panda 4x4, prodotta in soli 5000 esemplari.
Nel gennaio 1986 arrivò la Panda Supernova. Il motore 652 cm³ fu sostituito con un 769 cm³ (34 CV), e il 903 cm³ con un 999 cm³ (45 CV oppure i 50 CV della 4x4). Entrambi i nuovi propulsori erano della nuova famiglia FIRE con 4 cilindri e a raffreddamento a liquido con un albero a camme in testa. Un'altra importante modifica riguardava le sospensioni posteriori, che furono rimpiazzate passando da un sistema a balestre a uno con ruote interconnesse da un asse incurvato, già usato sulla cugina Y10 (conosciuto come Asse a Omega), con un montante centrale e sospensioni a molle elicoidali (la 4x4 continuò a utilizzare le balestre al posteriore). Miglioramenti furono apportati anche a interni e strutture, che vennero rafforzate. Fu poi allargata la carreggiata posteriore, con una modifica alla fiancata, e la targa posteriore venne spostata sul paraurti.
Nell'aprile dello stesso anno venne introdotto un 1301 cm³ diesel con 37 CV, nato per sostituire la 127 D. La versione Van (Veicolo commerciale) fu introdotta nello stesso mese, con motori sia a benzina che diesel e con capacità di carico di 750/810 dm³. L'anno seguente, il 1987, venne immessa sul mercato la Panda Young con un 769 cm³ che usava lo stesso blocco (ad aste e bilancieri) del vecchio 903 cm³, il quale produceva però gli stessi 34 CV della nuova versione FIRE, con il risultato di un minor costo di produzione e un relativo minor costo d'acquisto, rendendolo un ottimo prodotto per il mercato giovanile.
Nello stesso anno, infine, fu commercializzata la Panda 4x4 Sisley in edizione limitata, dotata di lussuosi sedili in finta pelle beige e alcantara, pannelli beige, quadro strumenti dedicato, moquette beige, inclinometro e cielo in vellutino. Di questa serie limitata è importante ricordare anche la dotazione ricca di serie comprendente i lavafari, la presa d'aria sul cofano (stile Autobianchi A112 Abarth), portapacchi dedicato, vernice metallizzata disponibile in tre colori, cerchi verniciati color avorio con borchiette "Panda 4x4 Sisley", scritta adesiva "4x4 Sisley" su entrambe le portiere, paraspruzzi posteriori con il logo a forma di canoa stilizzata.
Per l'estate 1990 venne prodotta la serie limitata Mondiali/Italia '90, in occasione dei Mondiali di calcio 1990, e sempre nel 1990, la gamma venne arricchita dalla Panda Elettra e debuttarono in Italia le Panda dotate di catalizzatore, col motore 999 cm³ FIRE ad iniezione elettronica. Nel 1991 avvenne un altro restyling, che riguardò interni e calandra, resa simile a quella della Tipo e quindi allineata con il family-feeling Fiat del periodo. Tra il 1992 e il 1993 la gamma subì una riduzione, con l'entrata in vigore della normativa Euro 1 che portò alla rimozione delle due motorizzazioni 750 non catalizzate. La Panda 900 fu aggiornata con un nuovo 899 cm³ a iniezione elettronica in sostituzione del 903 cm³ a carburatore. Tra aprile e giugno del 1994, la produzione superò i 3.500.000 esemplari prodotti. Il 1997 si aprì con qualche novità: la Panda si presentò al nuovo anno con nuovi tessuti per gli interni, nuove tinte della carrozzeria, più accessori di serie, ma soprattutto con una notevole diminuzione dei prezzi.
La Panda 4x4 e le Forze Armate Italiane

La Panda 4x4, sebbene non catalogata come veicolo tattico ma piuttosto per un uso promiscuo allargato, era destinata a divenire una sorta di luogotenente militare per le Forze Armate italiane. In un'epoca in cui Polizia e Carabinieri utilizzavano veicoli come la Giulia Super e l'Alfetta, e nell'Esercito si riconoscevano le Fiat 127, 128, 124 e 131 insieme alle AR59, la Panda 4x4 portava una ventata di novità e funzionalità. Molti, all'epoca, si saranno domandati a cosa servisse una trazione integrale su un veicolo a tre porte così bizzarro e forse si saranno sentiti sminuiti nel dover abbandonare le classiche berline a tre volumi per i compiti di reparto. In realtà, la 4x4 aveva doti nascoste e dimostrava di essere in grado di tener testa ai fuoristrada più massicci.
L'allestitore austriaco Steyr-Daimler-Puch AG, noto anche per gli equipaggiamenti veicolari al comparto difesa, mise mano alla semplice meccanica della versione 45 (4 cilindri da 903 cc) realizzando un rinvio dalla trasmissione anteriore sino all'asse posteriore. Un sistema inseribile dal conduttore sino ai 60 km/h che di conseguenza alzava l'assetto della Panda. Fu la prima utilitaria "tutto avanti" con motore trasversale ad adottare una trazione integrale.
Nei battaglioni, la Panda 4x4 era l'antagonista dell'AR59 e poi 76, ma non riuscì mai a portargli via il giro d'ispezione notturno non essendo catalogata come veicolo tattico. Tuttavia, i Carabinieri nei piccoli comuni montani trovarono nella Panda 4x4 un'auto di servizio inarrestabile, così come la Guardia di Finanza per i controlli sui confini montani o la Polfer per arrampicarsi sulle massicciate dei binari. La leggerezza del veicolo, poco più di 600 kg, era il suo segreto, ereditato da modelli come la Renault 4, la Dyane 6 o la 2 CV, che erano in grado di arrampicarsi un po' ovunque e muoversi sulla neve grazie anche al baricentro spostato sull'asse anteriore.
la STORIA SEGRETA della FIAT PANDA 🚙 Documentario Completo
La Panda 4x4 montava posteriormente, come un vero fuoristrada, ponte rigido, balestre e molle elicoidali. Il suo cambio di velocità a cinque marce includeva un "primino", una vera marcia ridotta per le pendenze più drammatiche, permettendo al veicolo di sorprendere in passaggi molto inclinati. Si diceva fosse più disinvolta del SUV Range Rover in certe situazioni. Il non plus ultra della Panda 4x4 si raggiunse con i motori Fire 1000 e 1100 CC da 50 e 54 cv, motorizzazioni che abbandonarono i sistemi a carburatore ed elettro carburatore a favore di un'ottimizzata iniezione multipoint. Abbattendo il divano posteriore, il volume posteriore conteneva 200 litri, mentre la massa massima ammissibile per la 54 cv era di 1200 kg. Pneumatici tassellati tipo neve da 145/70 R13 e cerchioni in acciaio con paracolpi sulle fiancate hanno accompagnato i restyling di Panda, comprese le versioni militari, nel corso dei suoi fortunati anni.
Il "Pandone": Un Progetto Tattico Incompiuto
Come già riportato, anche la serie più "operativa" in uso alle FF.AA. era in realtà catalogata come un mezzo ruotato commerciale, stando ai parametri della Direzione Armamenti Terrestri TERRARM. Tuttavia, la Fiat fece un'elaborazione del progetto 141 (quello della Panda) per creare un veicolo tattico Light di uno scalino però inferiore alla Campagnola. Il suo nome era "Pandone". Era un po' più grossa, più larga e con un motore insolito per quel modello, un 1242 cc da 71 CV, lo stesso introdotto più avanti sulla Fiat Punto.
Ne vennero prodotti solo due esemplari di presentazione, ed erano dotati di trazione integrale inseribile, differenziale posteriore autobloccante con comando elettro-pneumatico, paraurti in metallo e non in resina, fari anteriori circolari, capote in tela (tipo AR), specchietti più grandi, gancio traino anteriore e posteriore e luci di guerra omologate Stan Ag NATO. Peccato, però, che la Difesa non abbia varato nessuna commessa per questa interessante variante che non fu neanche prodotta in versione civile. Qualcosa di simile capitò anche con la Lamborghini Cheetah e Fiat Oltre.
Le Generazioni Successive e le Loro Capacità
Ancor oggi le serie 169 e 316 (le nuove Panda) sono tra le utilitarie più indovinate, mentre l'evoluzione della 4x4 ha adottato il sistema cinematico part-time (cioè viene impiegata la trazione anteriore fino a quando non si rivela una perdita di trazione sul posteriore) e più recentemente è stato introdotto il "Torque on demand" abbinato alla funzione Electronic Locking Differential. Un sistema simile è ormai utilizzato anche nei tattici pesanti.
La Seconda Generazione (2004)
La passione per le sfide appartiene anche alla seconda generazione di Panda 4x4, quella che nasce sulla base del nuovo modello che fa il suo esordio nel 2004 aggiudicandosi il prestigioso titolo "Car of the Year 2004". Prodotta nello stabilimento polacco di Tychy, i primi esemplari della seconda generazione sono proprio la Panda 4x4 e la sua variante "Climbing", alle quali si aggiungerà, a partire dal 2005, la versione Cross che si caratterizza per un frontale inedito, un paraurti totalmente ridisegnato e nuovi fari circolari.
Due le motorizzazioni in gamma: il 1.2 a benzina da 60 CV e, dalla fine del 2005, il turbodiesel 1.3 Multijet da 69 CV, che ha contribuito in maniera decisiva a fare della Panda 4x4 la fuoristrada più venduta in Italia per tre anni consecutivi (2006, 2007 e 2008). La maggiore novità è rappresentata dal passaggio dalla trazione integrale inseribile della prima Panda 4x4 a un sistema di trazione integrale permanente, completamente meccanico e dotato di giunto viscoso, che sarà sostituito nel 2008 da una frizione elettroidraulica. In dettaglio, il sistema 4x4 entra in azione automaticamente in pochi istanti, non appena rileva una perdita di aderenza delle ruote anteriori, trasferendo gradualmente la coppia anche all'assale posteriore. Seguendo le orme della prima, anche la seconda generazione di Panda 4x4 viene messa alla prova su percorsi tortuosi e ricchi di insidie. Nel 2005, una squadra capitanata da Angelo D'Arrigo affronta i ripidi sentieri della catena himalayana a bordo di due Panda 4x4, utilizzando un carburante di bassa qualità per testare ancor di più la resistenza del modello.
La Terza Generazione (2012)
Arriviamo così al 2012, quando il testimone passa alla terza generazione di Panda, disegnata da Roberto Giolito prendendo spunto dal concetto stilistico dello "Squircle", ossia una forma geometrica generata dall'incontro tra un quadrato e un cerchio. Tornata ad essere prodotta in Italia, precisamente nello stabilimento Gianbattista Vico di Pomigliano d'Arco in Campania, la nuova Panda 4x4 presenta, a livello estetico, dei rinforzi atti a non danneggiare la carrozzeria percorrendo i tratti più tortuosi. Invece, a livello tecnico, la vettura viene totalmente riprogettata per dotarla delle caratteristiche di un autentico fuoristrada di prima categoria. Così, in appena 3,7 metri, si combinano perfettamente tre caratteristiche uniche nel panorama automobilistico: le dimensioni esterne e l'agilità di una city car; le prestazioni e i contenuti di un SUV di segmento superiore; e il sistema di trazione tipico di un vero fuoristrada. In particolare, la trazione integrale è di tipo permanente, con gestione elettronica e differenziale autobloccante elettronico (ELD - Electronic Locking Differential) che ripartisce la forza motrice tra le ruote dello stesso asse nel momento in cui una o entrambe cominciano a perdere aderenza. Da sottolineare che l'ELD è introdotto per la prima volta nel segmento proprio dalla Panda 4x4.

Una curiosità: nell'inverno del 2012 viene realizzata la Panda Monster Truck, un prototipo perfettamente funzionante che unisce una Panda 4x4 al pianale di una Jeep CJ7 4200 ed è dotata di ruote da trattore stradale con gomme "High Speed" del diametro di 150 centimetri e larghe 50 cm. Nel 2014 viene alla luce la versione Cross, che si presenta come un ulteriore passo avanti rispetto alla 4x4 grazie ad un'estetica rinnovata volta ad una maggior protezione del telaio, nuove tecnologie elettroniche e, soprattutto, nuove motorizzazioni.
Anche la terza generazione di Panda 4x4 viene messa alla prova su percorsi estremamente spettacolari e spesso insidiosi in giro per il mondo. Ad esempio, nel 2017 una Panda 4x4 Cross, ribattezzata PanDakar, affronta la leggendaria Dakar. È la prima vettura Fiat, derivata dall'utilitaria di serie, a tagliare il traguardo finale del raid per eccellenza. Condotta dal team Orobica Raid, la PanDakar ha concluso con successo tutte le tappe della competizione toccando Argentina, Bolivia e Paraguay, per un totale di quasi 9.000 km, di cui più di 4.000 km di estenuanti prove speciali. Equipaggiata con un potente 2.0 Multijet da 180 CV, la vettura è stata sottoposta ad ogni genere di sollecitazione, affrontando altitudini elevate e temperature estreme.
Non ultimo, l'indomita Panda 4x4 è l'assoluta protagonista del Panda Raid, un rally amatoriale di lunga distanza e endurance che si tiene ogni anno a marzo nel deserto marocchino, senza l'ausilio di alcun navigatore satellitare, ma solo con l'utilizzo di mappe e bussole. L'edizione 2024 si svolgerà dal 1° all'8 marzo e, come sempre, vedrà correre insieme Panda storiche e recenti, versioni 4x4 e semplici trazioni anteriori, all'insegna di quella passione e libertà che l'icona Fiat ha saputo trasmettere in 40 anni di vita.
Il Mito e la Magia della Panda 4x4
La Fiat Panda 4x4 ha rappresentato il mito e la follia, un'auto in grado di sconfiggere la logica e la fisica. Dove trovare un'altra integrale che con 50 cavalli a occhio si arrampica su pendenze e fondi dove solo i più grandi potevano osare? Ovviamente, grandi fuoristrada. Panda e SJ410 erano in grado di parlare alla pari con Patrol, Defender, Classe G, Pajero, Land Cruiser, quando la materia di studio fosse stata l'arrampicata estrema.

La Fiat Panda 4x4 è un ricordo, uno di 8,5 milioni di Panda prodotte in prima generazione, dove un restyling in 23 anni è bastato e avanzato. È un simbolo tra gli eventi della storia del Paese. Nel 1980, anno del suo esordio, c'è Pertini al Quirinale e l'estate vedrà la strage alla stazione di Bologna. Nell'ottantasei del restyling, a Palermo si istruisce il maxiprocesso. Questo è il vissuto della Panda.
Quando si assiste in prima persona a una magia che si compie, a quello che fino ad allora si era, probabilmente, solo sentito e creduto fosse una bufala, una storia da bar. L'inverno del 2005, sebbene non come quello del Cinquantasei, ha dimostrato che "la neve era ancora quella del tempo": vuoi mettere, nulla a che fare col cambiamento climatico! A venti, forse trenta all'ora, si saliva su strada comodamente e onestamente con le proprie catene e dietro allo spazzaneve. Nel Duemila, quel progresso era bello che utile per continuare l'ascesa ai 1.800 metri. A meno di non essere Panda, 4x4 Panda. È accaduto che dalla colonna di macchine, in fila diligente dietro allo spazzaneve, spuntassero due fari quadrati, accesi. Negli specchietti diventava Panda 4x4, inconfondibile per le barre al tetto e per quella sagoma quadrata che diventava rettangolare, un cubetto del Tetris contando l'altezza da terra. Era come Zoff che segna di testa su calcio d'angolo, ma reale. Nessuna allucinazione da alta quota.
La Panda 4x4 Heritage: Un Tributo alla Leggenda
La Panda 4x4 compie quarant'anni e l'Ente Heritage di Stellantis celebra l'anniversario con due regali speciali, che rendono omaggio a un modello leggendario divenuto sinonimo di libertà e avventura. Il primo tributo è una suggestiva clip-video, che ripercorre le straordinarie imprese dell'icona Fiat in giro per il mondo, mentre il secondo è la messa in vendita della Panda 4x4 Heritage: versione Trekking del 2001, di proprietà del Gruppo, completamente restaurata e riportata allo splendore originale.
Nata nel marzo del 2001, la Panda 4x4 Heritage - versione Trekking - fa parte di "Reloaded by Creators", il progetto che si occupa del restauro da parte della Casa Madre di vetture classiche e della loro relativa reimmissione sul mercato. Dopo un restauro conservativo, ora è pronta per essere acquistata da un appassionato che vuole rivivere nuove avventure a bordo di un veicolo con un passato affascinante. Equipaggiata con il propulsore da 1108 cc e 54 cavalli, questo esemplare non ha mai lasciato lo stabilimento di origine poiché venne utilizzata solo per spostamenti all'interno di Mirafiori, vantando uno stato di conservazione notevole per l'età. Con meno di 40.000 km percorsi e in condizioni eccellenti, questa Panda si presentava come una candidata ideale per il restauro e la reimmissione sul mercato. Ogni dettaglio meccanico è stato rivisitato con la caratteristica precisione delle Officine Classiche di Heritage; la carrozzeria, anche se intatta, è stata riverniciata per ridonarle il suo originale splendore. Gli interni erano invece meravigliosamente conservati e sono stati mantenuti gli originali, per questo ancora più unici nel loro genere. Ed eccola sfavillante, fresca di restauro e pronta a scoprire un po' di mondo, sfoggiando una piccola personalizzazione Heritage nella sua nuova veste di prezioso oggetto da collezione: d'altronde la sua gemella identica fa bella mostra di sé all'Heritage Hub di Torino.