La scuderia Mercedes è da sempre un faro nel mondo del motorsport internazionale, costellata da piloti che hanno scritto pagine indelebili nella storia delle corse. Dai pionieri del passato agli attuali protagonisti, l'impegno e la dedizione dei piloti Mercedes hanno costantemente mantenuto il team ai vertici delle competizioni automobilistiche. Il proverbiale rigore teutonico, che dalla pista è trasferito alle strade di tutti i giorni, è un tratto distintivo della casa di Stoccarda, il cui nome è sinonimo di trionfi seriali.

Le Origini della Stella e la Nascita della Leggenda
La Mercedes nasce ufficialmente nel 1926 dalla fusione della casa di Karl Benz, inventore della prima auto con motore a scoppio nel 1886, con quella di Gottlieb Daimler. Daimler, ingegnere e motorista geniale, aveva adottato il nome Mercedes dal 1902, in onore della figlia di Emil Jellinek, console dell'Impero austro-ungarico e cliente influente, che aveva chiesto di battezzare con quel nome 36 vetture da corsa.La storia agonistica della Mercedes affonda le sue radici ancora più indietro, incastonando la prima pietra nel 1903 con la vittoria del belga Camille Jenazy alla Coppa Gordon Bennett. Tuttavia, l'ingresso nel Campionato Mondiale di Formula 1 avviene in un periodo successivo, segnando un nuovo capitolo di successi.

Eroi dell'Anteguerra: Caracciola e von Brauchitsch
Nomi come Rudolf Caracciola e Manfred von Brauchitsch saranno per sempre associati alla leggendaria squadra "Freccia d'Argento" che vinse tanti Gran Premi negli anni Trenta.
Rudolf Caracciola, conosciuto anche come "il maestro della pioggia", guidò la sua prima gara per la Mercedes a Baden-Baden nel 1923, ottenendo dodici vittorie nello stesso anno. Gli fu dato il titolo di "Campione della pioggia" perché era considerato particolarmente veloce e sicuro in condizioni di bagnato. Con oltre 100 vittorie in carriera, Caracciola è il pilota automobilistico tedesco di maggior successo dell'anteguerra, diventando campione europeo per tre volte e stabilendo diversi record di velocità. Detiene anche il record di pilota più veloce su strada pubblica, avendo raggiunto una velocità di 432,7 km/h sull'autostrada Francoforte-Darmstadt nel 1938. Durante la sua attività di pilota, Caracciola subì frequenti infortuni, testimoniando la pericolosità delle corse di quell'epoca.
Manfred von Brauchitsch, in seguito conosciuto come "l'uomo della sfortuna", iniziò la sua carriera agonistica come pilota di moto nel 1928. Dal 1934 al 1939, gareggiò per la Mercedes, conquistando molte vittorie, tra cui la leggendaria gara dell'Eifel nel 1934. Il suo soprannome era dovuto alle sfortunate circostanze che spesso gli negavano vittorie o buoni piazzamenti, ma anche alla sua spietatezza con i veicoli, come dimostrato dall'XI Gran Premio di Germania, dove la sua auto prese fuoco durante un pit stop. Nonostante l'incidente, Brauchitsch continuò la gara, sebbene il suo volante si staccò nell'urto successivo, ma ne uscì comunque illeso.
Il Mito delle Frecce d'Argento: La Nascita di un Nome Leggendario
Molto spesso, le auto da corsa della Mercedes sono chiamate anche Frecce d’Argento. L’origine di questo nome risale al 1934 e la leggenda narra di un episodio cruciale al Nürburgring. In quell'occasione, le Mercedes-Benz W25 si presentarono in pista con un chilo in più rispetto al limite massimo di 751 kg previsto dal regolamento. Alfred Neubauer, direttore sportivo della squadra, ebbe un'idea geniale: fece raschiare la vernice bianca dalla vettura per recuperare peso, lasciando a vista il colore argento dell'alluminio. Questo gesto ispirò la fantasia di tifosi e giornalisti, dando vita al celebre soprannome che ancora oggi identifica le monoposto Mercedes.

Il Glorioso Rientro in Formula 1 negli Anni '50: Fangio e Moss
La storia d’amore tra la Mercedes e la Formula 1 comincia nel 1954. Per partecipare al Mondiale, la Mercedes-Benz schierò la W196 R, un gioiello di ingegneria equipaggiato con un motore 8 cilindri in linea capace di erogare 256 cavalli, che diventarono 290 nella versione dell’anno successivo. A guidare la migliore monoposto del momento c’era il miglior pilota dell'epoca, Juan Manuel Fangio.
Juan Manuel Fangio, il cinque volte campione del mondo di Formula 1, ha gareggiato con i colori della Mercedes nel 1954 e nel 1955. L'argentino, nato a Balcarce da genitori originari dell'Abruzzo, aveva già vinto un Mondiale con l'Alfa Romeo (1951) prima di approdare alla Mercedes. In quel periodo, Fangio raggiunse una percentuale di successo senza pari: 24 vittorie in 51 Gran Premi. Con la Mercedes-Benz W 196R, vinse i campionati del mondo nel 1954 e nel 1955. La gloria arrivò già al GP di Francia del 1954, quarta gara della stagione, dove Fangio, all’esordio con la Stella d’Argento, dominò in gara e qualifica dopo aver già conquistato due GP in quella stagione sulla Maserati. Questo fu un debutto magistrale per la Mercedes, che fece capire di poter competere ad altissimi livelli. Fangio conquistò altre tre vittorie in quella stagione (Germania, Svizzera e Italia), tre pole e due giri veloci.
Nel 1955, a Fangio venne affiancata la stella nascente della Formula 1, Stirling Moss. In quell'anno, i due piloti Mercedes dominarono la Formula 1. Il dominio della casa tedesca fu ancora impressionante: Fangio vinse in Argentina, Belgio, Olanda e Italia, mentre Moss vinse il Gran Premio di Gran Bretagna. Furono conquistate 4 pole, 5 giri veloci, 10 podi, con doppiette in Belgio, Olanda e a Monza. In Gran Bretagna, le prime tre posizioni della classifica furono monopolizzate dalle Frecce d'Argento. Fangio, ovviamente, fu ancora una volta, la terza, campione del mondo piloti, mentre Moss chiuse secondo. Dopo il periodo alla Mercedes, Fangio guidò per altre scuderie per altri tre anni prima di concludere la sua carriera nel 1958 come cinque volte campione del mondo.
Stirling Moss, noto come l'eterno secondo, guidò per la Mercedes insieme a Juan Manuel Fangio nel 1955. In quell'anno, oltre al successo in Formula 1, Moss vinse la Mille Miglia, il Tourist Trophy e la Targa Florio nel Campionato mondiale delle auto sportive. Nonostante le ottime prestazioni, il britannico Sir Stirling Moss non divenne mai campione del mondo. Moss fu considerato un modello di correttezza, come dimostrato quando prese le difese di Mike Hawthorn che doveva essere squalificato dopo il Gran Premio del Portogallo. Grazie all'impegno di Sir Stirling Moss, la squalifica fu evitata, anche se ciò non andò a vantaggio di Moss, che si classificò ancora una volta secondo nel campionato mondiale. Tuttavia, Stirling Moss dichiarò che l'avrebbe rifatto ogni volta perché era l'unica cosa giusta da fare. Grazie a questo atteggiamento, Moss divenne il "figlio prediletto" della stampa inglese, nonostante la mancata conquista del titolo mondiale. Sterling Moss terminò la sua carriera nel 1963, dopo aver subito un grave infortunio nel 1962 che gli richiese un anno per riprendersi.
Stirling Moss: A final interview
Il Dramma di Le Mans e il Ritiro dalle Corse
In sole 12 gare in F.1, la Mercedes vinse 9 volte e conquistò in tutto 17 podi: numeri impressionanti. In ognuno dei 12 Gran Premi (tranne quello di Spagna nel 1954) la scuderia conquistò la vittoria o, almeno, la pole position. Nelle gare fuori campionato, la Mercedes vinse il Gran Premio di Berlino 1954 con Kling e il Gran Premio Città di Buenos Aires 1955 con Fangio. Nelle due stagioni vennero alternati il modello W 196 R e il W 196 R Tipo Monza, quest'ultimo a ruote coperte, entrambi equipaggiati con il rivoluzionario motore M196, dotato di valvole desmodromiche e un'angolazione di 70°.
Tuttavia, la marcia trionfale della Mercedes si interruppe per volontà della stessa casa tedesca. In seguito alla tragedia dell'11 giugno 1955 alla 24 Ore di Le Mans, la peggiore nella storia dell’automobilismo, la Mercedes decise di ritirarsi dalle corse. L'incidente della Mercedes 300 SLR di Pierre Levegh causò la morte di 84 persone e il ferimento di altre 120. Il pilota francese, deceduto sul colpo, tamponò sul rettilineo la Austin-Healey di Lance Macklin, costretto a scartare di colpo per evitare una collisione con la Jaguar D-Type di Mike Hawthorn diretto ai box, e finì sul terrapieno di contenimento. La sua vettura prese fuoco, si spezzò in due tronconi e decollò, seminando pezzi e terrore sulle gradinate, dove gli spettatori vennero letteralmente falciati. Questa tragedia indusse la Mercedes a fare un passo indietro, concludendo la sua prima fase in Formula 1 con uno score di nove vittorie su 12 gare, 8 pole, 9 giri più veloci, 17 podi e 5 doppiette.
Il Rientro come Motorista e le Vittorie con McLaren
Di Formula 1 la Mercedes non volle più sentir parlare fino al 2014, limitandosi a collaborare con altre scuderie. Nel 1989, come fornitrice di motori, conquistò il Mondiale Prototipi con la Sauber, per poi portare a Stoccarda il titolo con la C11 l’anno successivo, iscrivendosi con il proprio nome. Le vittorie arrivarono anche nel DTM, con 3 campionati in 7 anni, e alla 500 Miglia di Indianapolis del 1994, come fornitrice di motori per la Penske di Al Unser Junior.
Dal 1993, la Mercedes rientrò nella F1 come sponsor della scuderia elvetica Sauber, grazie alla collaborazione con la compagnia specializzata britannica Ilmor Engineering, acquisita dalla casa di Stoccarda nello stesso anno. La Ilmor aveva già esordito in F1 negli anni precedenti motorizzando la Leyton House nel 1991, poi la March e la Tyrrell. L'esordio avvenne nel Gran Premio del Sudafrica, dove Karl Wendlinger conquistò due punti iridati; la Sauber C12 presentava su entrambe le fiancate la stella a tre punte simbolo di Mercedes.
Nel 1995, la Mercedes iniziò la partnership con la McLaren, che durò fino al 2009. Le stagioni migliori della casa tedesca furono il 1998 e 1999, in cui Mika Häkkinen conquistò il titolo piloti con la McLaren-Mercedes, condito dal titolo costruttori nel 1998. Nel 2000, il finlandese fu secondo dietro a Michael Schumacher, mentre nel 2001 il vice-campione fu Coulthard. Dopo un deludente 2006, con nessuna vittoria per la prima volta dal 1996, la coppia Alonso-Hamilton vinse ben 8 gare nel 2007, non riuscendo però a conquistare l'iride che, per un solo punto, andò a Räikkönen, passato alla Ferrari. La stagione fu segnata anche da una controversia tra McLaren-Mercedes e Ferrari, con la scuderia italiana che accusò l'avversaria di spionaggio industriale. Tra le tecnologie che Mercedes/Ilmor sfruttò per portare al più elevato livello possibile le prestazioni vi fu l'uso del berillio come parte delle leghe per la costruzione del monoblocco del motore.
Nel 2008, Lewis Hamilton si rifece vincendo il titolo piloti, riportando così la stella a tre punte al titolo dopo 10 stagioni. Fu la sera del ferrarista Felipe Massa in lacrime, battuto di 1 punto e passato dal trionfo alla polvere in due sole curve. Incamerata la corona dei costruttori del 2008, nel 2009 la Mercedes si unì alla BrawnGP, squadra nata sulle ceneri della Honda e acquistata da Ross Brawn per 1 sterlina simbolica. Il team fu come una fiammata, vivendo di un bagliore intenso, ma brevissimo: grazie a una geniale interpretazione del regolamento nel disegno di un retrotreno dal doppio diffusore, la vettura nel 2009 vinse sia il titolo piloti con Jenson Button, sia quello costruttori, con 8 vittorie, 5 pole e 4 giri veloci. La McLaren si difese con 2 vittorie e 4 pole, mentre la Force India conquistò la sua prima pole e il suo primo giro veloce. Al termine della stagione, l'azienda di Stoccarda decise di rompere la partnership con la McLaren, interrompendo il rapporto che durava dal 1995: le due scuderie si accordarono, comunque, per la fornitura dei motori fino al 2014, con una progressiva riacquisizione da parte della McLaren del 40% della società detenuto da Mercedes-Benz.
Oltre a Brawn (per il solo 2009) e Force India (dal 2009 al 2018), nel corso degli anni Mercedes ha collaborato con la Lotus nel 2015 e con la Manor nel 2016. Inoltre, fornisce i motori alla Williams a partire dal 2014 e alla Racing Point (erede della Force India) dal 2019 al 2020, ribattezzati BWT Mercedes per motivi di sponsorizzazione; quest'ultima collaborazione prosegue anche a seguito del cambio di denominazione del team di Lawrence Stroll in Aston Martin, a partire dal 2021 e fino al 2025. Sempre dal 2021, inoltre, la Mercedes ha ripreso la collaborazione con la McLaren, interrotta nel 2014.

Il Ritorno come Costruttore e l'Era Schumacher-Rosberg
Il 16 novembre 2009, la Mercedes-Benz ufficializzò l'acquisto della Brawn GP insieme a un fondo di investimenti di Abu Dhabi, lasciando al timone Ross Brawn, il mentore della rinascita. La scuderia fu rifondata e la Daimler AG, in collaborazione con Aabar Investments, acquistò il 75,1% della Brawn GP (Mercedes: 45,1%; Aabar: 30%). L'azienda di Stoccarda, adesso, ne possiede il 45,1% ed è socio di maggioranza, nonché owner del team. Pertanto la scuderia assunse il nome di Mercedes GP. Ross Brawn, socio di minoranza e team principal della scuderia, possedeva il 20,9%, mentre Nick Fry il 4%.
Per vederla in pista in qualità di costruttore, bisogna attendere il 2010, quando il marchio automobilistico acquistò la Brawn GP (che aveva vinto il Mondiale nel 2009 con il propulsore Mercedes, senza poterne utilizzare il marchio) e schierò due piloti tedeschi: il sette volte campione del mondo di Formula 1 Michael Schumacher e il giovane Nico Rosberg. La formazione schierata era teutonica, con il giovane Nico Rosberg affiancato dal veterano Michael Schumacher a esaltare l’orgoglio tedesco. La Mercedes-Benz aveva già scelto Nico Rosberg come pilota per il mondiale 2010. Il 23 dicembre 2009, la Mercedes GP annunciò ufficialmente l'ingaggio di Michael Schumacher, sostenuto da Mercedes-Benz all'inizio della sua carriera, avendo guidato nel Mercedes-Benz Junior Team nel World Sports Car Championship.
La stagione 2010 si aprì il 14 marzo con il Gran Premio del Bahrein, dove la scuderia tedesca riuscì a concludere al 5º posto con Rosberg e con Schumacher subito dietro. I primi due anni della Mercedes nel Circus furono più difficili del previsto e la squadra fu in grado di lottare solo per piazzamenti a punti. Il team terminò la stagione al 4º posto nel mondiale costruttori con 214 punti, conquistando nell'arco della stagione tre podi, tutti con Nico Rosberg in Cina, Malesia e in Gran Bretagna.
Per il campionato 2011, la Mercedes confermò i piloti della scorsa stagione, Michael Schumacher e Nico Rosberg. La squadra concluse la stagione al quarto posto con 165 punti, ma non conquistò alcun podio, ottenendo come miglior piazzamento un 4º posto di Schumacher in Canada. La ricostruzione tecnica però fu importante: arrivarono Bob Bell, il responsabile sviluppo e tecnologia Aldo Costa, e Geoff Willis, con la squadra che nel 2012 divenne interamente di proprietà della Daimler AG.
La nuova monoposto per la stagione 2012 fu presentata il 21 febbraio in occasione dei test collettivi a Barcellona. In questa stagione, la scuderia di Stoccarda tornò a registrare il miglior tempo in qualifica e a vincere dopo 57 anni con Nico Rosberg in Cina. Per rivedere una Freccia d’argento davanti a tutti bisognò attendere proprio il Gran Premio della Cina 2012, quando Nico Rosberg conquistò la vittoria a Shanghai al volante della W03. Dopo questa vittoria, la scuderia ottenne 2 podi a Montecarlo con Rosberg (2º) - in questo Gran Premio Schumacher segnò anche la pole, ma fu poi retrocesso per aver sostituito il cambio - e a Valencia con Schumacher (3º), che non saliva sul podio da 6 anni. Nonostante ciò, la stagione fu molto deludente per la scarsa competitività della vettura. Il 28 settembre venne ufficializzato l'addio del quarantatreenne Michael Schumacher alla Mercedes e al suo posto subentrò il britannico Lewis Hamilton della McLaren. Il 4 ottobre, Schumacher annunciò che a fine stagione si sarebbe ritirato dalla Formula 1. La scuderia tedesca terminò la sua peggior stagione in Formula 1 al 5º posto con 142 punti, conquistando una sola vittoria con Nico Rosberg in Cina, due podi a Monaco con Rosberg e a Valencia con Schumacher e un giro veloce proprio con il pluri-campione del mondo in Germania.

L'Era Hamilton-Rosberg e il Dominio Ibrido
Il 2013 fu l’anno dei primi cambiamenti importanti: Schumacher abbandonò per la seconda volta la F.1 e al suo posto arrivò Lewis Hamilton, che, ai tempi della McLaren, aveva già corso e vinto con i motori tedeschi. Nel 2013, la Mercedes ebbe come piloti il confermato Nico Rosberg e l'ex pilota della McLaren, Lewis Hamilton. Nella seconda gara, in Malesia, Lewis Hamilton salì sul podio (3º), risultato poi ripetuto in Cina, ma dopo questo gran premio le prestazioni in gara iniziarono a calare, mentre in qualifica erano le più veloci. Questo fu causato da un problema delle gomme, che si usuravano più velocemente. Nel Gran Premio di Monaco, Rosberg vinse, ma nei giorni seguenti la Mercedes fu denunciata da Ferrari e Red Bull per aver effettuato dei test dopo Barcellona con la macchina 2013 e i piloti ufficiali (non da regolamento). In Canada, Hamilton risalì sul podio di nuovo in 3ª posizione dopo aver perso la 2ª posizione a 8 giri dalla fine ai danni di Fernando Alonso. Il 20 giugno, la Mercedes fu chiamata dalla FIA nel tribunale di Parigi per il "Caso Mercedes". In Gran Bretagna, Rosberg vinse con Hamilton quarto; quest'ultimo vinse in Ungheria. Dopo il Belgio, arrivarono solo prove deludenti con Rosberg secondo solo in India e terzo ad Abu Dhabi. Hamilton riuscì così a tornare alla vittoria, dopo un periodo di digiuno, e Rosberg conquistò due successi che lo portarono a ottenere la riconferma per gli anni successivi. I buoni risultati del binomio Hamilton-Rosberg consentirono alla Mercedes di chiudere in seconda posizione il campionato Costruttori. Il pilota inglese divenne il braccio armato di una Mercedes sapientemente guidata dal muretto da Toto Wolff, manager austriaco con buoni trascorsi da pilota nelle formule minori, ex azionista della Williams e dal 2013 direttore esecutivo della Mercedes di cui acquisì il 30% della proprietà. Brackley, sede inglese del team, mentre i motori nascono a Brixworth, divenne l’epicentro della F1 per gli eccellenti risultati che la Stella d’Argento raggiunse. Non mancarono alcuni inciampi: un discusso test nel 2013 a Barcellona e soprattutto le accuse, anche da parte di Bernie Ecclestone, di aver saputo prima degli altri la nuova normativa tecnica sulle Power Unit in arrivo dal 2014, lasciarono qualche ombra.
Il 2014 fu l’anno in cui la Formula 1 introdusse nuovi regolamenti e i motori ibridi. Il costruttore tedesco, fin dalle prime battute, dominò la scena. Già dalla prima stagione dell’era delle nuove Power Unit, la Mercedes impose la propria legge: nel 2014 conquistò 16 vittorie su 19, con Hamilton che piegò il compagno Rosberg. Con numeri impressionanti, la Mercedes monopolizzò le gare e consentì ai suoi due piloti di fare il bello e cattivo tempo nella maggior parte degli eventi in calendario. In Australia, Rosberg vinse con Hamilton ritirato nei primi giri. Dalla Malesia in poi, Hamilton infilò 4 vittorie consecutive, sempre davanti al compagno di scuderia, guadagnando la testa nel mondiale. A Monaco, vinse Rosberg con Hamilton secondo, mentre in Canada, Rosberg giunse secondo e Hamilton fu costretto al ritiro. Rosberg vinse in Austria seguito da Hamilton, mentre in Gran Bretagna, Hamilton vinse mentre Rosberg per problemi al cambio fu costretto al ritiro, rifacendosi in Germania con pole e vittoria, mentre Hamilton giunse terzo per problemi in qualifica. In Ungheria, Hamilton e Rosberg terminarono terzi e quarti, e in Belgio gli alfieri Mercedes, toccatisi alla fine del Kemmel, regalarono la vittoria a Ricciardo: Rosberg arrivò secondo, Hamilton ritirato. In Italia, il pilota inglese vinse davanti al compagno, e a Singapore, complice il ritiro di Rosberg, si portò in testa al mondiale, allungando ulteriormente con tre vittorie in Giappone, Russia e Stati Uniti. In Brasile fu invece il tedesco a vincere, seguito dal compagno. Ad Abu Dhabi si decise il titolo piloti, con i punteggi raddoppiati (prima e unica stagione che prevedeva tale regolamento): al via, Hamilton, che si presentava con un vantaggio di +17 sul rivale tedesco, partì benissimo e passò Rosberg scattato dalla pole, che poi per un problema alla parte elettrica scese fino al quattordicesimo posto. Hamilton vinse il mondiale con 384 punti, contro i 317 del tedesco. Curiosità: il regolamento dell’epoca attribuiva all’ultima corsa del calendario, il GP di Abu Dhabi, punteggi raddoppiati per tenere artificiosamente aperti i giochi fino alla fine. Norma assurda che non impedì a Lewis Hamilton di conquistare il suo secondo mondiale in carriera e il primo per la Mercedes a 59 anni da quello di Fangio: la Stella era pronta a monopolizzare la F1. Lo dicevano le 11 doppiette record del 2014, che migliorarono il precedente limite, fissato nel 1988 dalla formidabile McLaren Honda della coppia Senna-Prost.

La Mercedes si confermò la squadra da battere per il 2015. La superiorità proseguì: le vittorie furono sempre 16 su 19 GP, il record di doppiette venne ritoccato a 12, tuttora imbattuto, e ci fu la conferma iridata di Lewis Hamilton, a segno in ben 10 gare. La stagione partì con Hamilton e Rosberg in prima e seconda posizione nel Gran Premio d'Australia. In Malesia, Hamilton fu secondo davanti a Rosberg, con il ferrarista Vettel primo. Tuttavia, in Cina, Hamilton vinse davanti a Rosberg, bissando poi in Bahrein davanti al ferrarista Kimi Räikkönen e a Rosberg. In Spagna, arrivò il primo successo stagionale per Rosberg, bissato nel discusso Gran Premio di Monaco. Hamilton tornò in cattedra a Montreal, mentre in Austria vinse Rosberg davanti al britannico, che si riscattò in Gran Bretagna vincendo davanti al compagno. In Ungheria, Hamilton fu solo sesto, con Rosberg addirittura ottavo. Hamilton vinse in Belgio e in Italia, dove Rosberg fu rispettivamente secondo e ritirato. In Giappone, trionfò il pilota inglese, con il compagno di squadra secondo. In Russia, Hamilton vinse, con Rosberg ritirato. Tuttavia, questo bastò alla Mercedes per vincere il secondo titolo costruttori (consecutivo) della sua storia. Nella successiva gara del 25 ottobre negli Stati Uniti, Lewis Hamilton tagliò il traguardo precedendo il compagno di squadra, laureandosi così, per la seconda volta consecutiva, campione del mondo. Il suo compagno Rosberg dovette inchinarsi alla superiorità dell’inglese, nonostante qualche malizia, come un dritto strategico nelle qualifiche del GP di Montecarlo, per cercare di arginare il debordante ritmo di Lewis.
Il discorso non cambiò nemmeno per il 2016. Nelle prime 12 gare, la casa tedesca lasciò le briciole agli avversari, ottenendo 11 vittorie, 6 con Hamilton e 5 con Rosberg. Il pilota tedesco in particolare colse 4 vittorie consecutive nelle prime 4 gare, che andarono a sommarsi alle 3 ottenute nel finale della stagione precedente, lanciandolo indisturbato in vetta al campionato. Nico riuscì a vincere il suo unico Mondiale in quell'anno. Corona talmente sudata e logorante da indurre il tedesco all’addio dalla F1 da campione in carica: lo stress psicofisico necessario per battere Hamilton non sarebbe stato infatti replicabile. Rosberg costruì il suo titolo con un solido avvio, 4 vittorie nelle prime 4 gare, resistendo poi in chiusura di stagione, quando a Hamilton non bastò il poker di successi finale per conservare la corona. Il cedimento del motore in Malesia e il pessimo avvio del GP del Giappone furono la zavorra che portò a fondo i sogni dell’inglese. Dopo la pausa estiva, Rosberg dominò facilmente il Gran Premio del Belgio, mentre Hamilton, scattato ventesimo per una penalità in qualifica, rimontò fino al terzo posto, conservando la testa del mondiale con 9 punti di vantaggio. Il pilota tedesco si ripeté anche al Gran Premio d'Italia, approfittando della brutta partenza di Hamilton, che, scattato dalla pole, si ritrovò sesto dopo la prima curva. Rosberg condusse agevolmente tutta la gara, mentre l'inglese riuscì a rimontare fino al secondo posto, andando a confezionare l'ennesima doppietta per la scuderia tedesca e riuscendo nell'impresa di mantenere di nuovo la vetta del mondiale piloti, con un esiguo +2 sul compagno di squadra. Ma nel successivo Gran Premio di Singapore, il terzo successo consecutivo di Rosberg ribaltò la situazione, riportando il pilota tedesco in testa alla classifica con +8 sul rivale inglese, che non andò oltre il terzo posto. Il Gran Premio della Malesia invece vide per una volta la scuderia tedesca soccombere agli avversari: Hamilton si ritirò a 15 giri dal termine, mentre era saldamente in testa, a causa del cedimento della power unit; Rosberg dal canto suo affrontò una gara tutta in salita, costretto a risalire dall'ultima posizione dopo che Vettel lo tamponò alla prima curva subito dopo la partenza. Il Gran Premio del Giappone di una settimana dopo vide trionfare di nuovo Rosberg, scattato dalla pole; Hamilton invece alle sue spalle partì male e si ritrovò ottavo dopo la prima curva. Nel corso della gara riuscì a rimontare fino al terzo posto, con anche un tentativo finale di sorpasso su Verstappen, rispedito prontamente al mittente. Questo risultato permise alla squadra di conquistare il terzo mondiale costruttori consecutivo, con quattro Gran Premi di anticipo. Nel Gran Premio degli Stati Uniti, reazione d'orgoglio di Hamilton, che tornò alla vittoria dopo 5 corse all'asciutto, ma Rosberg limitò bene i danni giungendo secondo alle sue spalle. Il divario tra i due, quando mancavano 3 gare, si ridusse a 26 punti. Stesso identico risultato nel Gran Premio del Messico di una settimana dopo, con il distacco tra i due che quindi scese a 19 punti quando mancavano 2 gare. Nel Gran Premio del Brasile, Hamilton vinse davanti a Rosberg, dopo una gara piena di colpi di scena. Quando mancava una gara al termine, Hamilton tenne ancora il discorso aperto, col distacco da Rosberg che si ridusse a 12 punti. Si giunse così all'ultimo appuntamento stagionale, il Gran Premio di Abu Dhabi, che seguì lo stesso canovaccio delle precedenti 3 gare: pole di Hamilton, Rosberg secondo di fianco a lui e stessi piazzamenti…
Dal 2014 al 2021, la Mercedes ha dominato la Formula 1, conquistando 8 titoli mondiali costruttori consecutivi, un record assoluto. In sette anni, dal 2014 al 2020, la Stella ha vinto tutti i mondiali marche e piloti, 6 con Hamilton e 1 con Rosberg, e ben 102 GP su 138, con una percentuale di successi del 73,9% nel rapporto fra gare conquistate e disputate. Quasi un monomarca. La Mercedes nel 2016 vinse 19 gare su 21 e nelle quattro annate successive lanciò ancora al Mondiale Lewis Hamilton, intralciato solo in parte dalla Ferrari. Il Cavallino tornò a galoppare, ma inciampò sul più bello due volte. Nel 2017, lo scontro fratricida Vettel-Raikkonen al via di Singapore e il guasto alla candela del GP del Giappone seppellirono i sogni della rossa. Vettel fu in testa al mondiale fino al GP d’Italia, con qualche alto, il successo in Ungheria con problemi allo sterzo, e basso, la ruotata a Baku ad Hamilton sotto Safety Car, indispettivo per le frenate intimidatorie dell’inglese. Da Monza in poi, però, Lewis Hamilton impose la sua superiorità e centrò il terzo titolo mondiale. Nel 2018, invece, l’uscita di pista sul bagnato di Hockenheim di Seb fu il turning point della stagione: Hamilton ringraziò e passò all’incasso, forte di una supremazia, personale e tecnica, che legittimò con il poker di successi consecutivi fra Monza e Suzuka. Il suo compagno, il finlandese Valtteri Bottas, arrivato nel 2017 al posto di Rosberg, punse poco e a tratti e così l’inglese poté collezionare record e primati. La Mercedes dominò grazie anche all’apporto del direttore tecnico James Allison, con Ferrari e Red Bull che non costituirono minacce reali e costanti. La striscia di trofei si allungò di conseguenza.

L'Era Lewis Hamilton: Record e Trionfi
I piloti Mercedes di oggi si basano direttamente sul successo dei loro predecessori. Il pilota Lewis Hamilton, dal 2013, guida per la Mercedes in Formula 1 e ha vinto i titoli mondiali nel 2014, 2015, 2017, 2018, 2019 e 2020. Insieme al titolo del 2008 (con la McLaren), condivide il titolo di campione del mondo record con Michael Schumacher. Nel 2008, il pilota Lewis Hamilton è diventato il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1 (all'epoca). I successi di Hamilton con la Mercedes sono stati un’altra testimonianza dell’eccellenza tecnologica della scuderia tedesca.
La Fine del Monopolio e le Nuove Sfide
A fine 2020, la proprietà della Mercedes cambiò, con quote equamente ripartite fra Daimler, Ineos e Toto Wolff, e il regno del "Re Sole" Lewis si interruppe. Ci volle però il più controverso GP della storia del Mondiale, quello finale di Abu Dhabi 2021, con una ripartenza dopo la Safety Car negli ultimi giri oggetto di discussioni e polemiche, a fermare la striscia di Hamilton. Il titolo piloti 2021, dopo un testa a testa impressionante, andò a Max Verstappen, il nuovo re della foresta, veloce, spavaldo e irriverente, che scalzò il vecchio leone. La Mercedes, furibonda con il direttore di gara Michael Masi, di cui poi ottenne la testa, conquistò comunque il Mondiale costruttori, l’ottavo consecutivo, sotto la guida di Mike Elliott, nuovo direttore tecnico al posto di Allison. Nel 2021 si interruppe la striscia positiva di successi nel campionato piloti, con Hamilton che perse la corona a favore di Max Verstappen.
Il rimescolamento tecnico della stagione 2022 fu fatale alla Mercedes, meno reattiva di altre scuderie a interpretare le nuove direttive per il disegno delle monoposto. Il porpoising, i saltellamenti della vettura causati dal flusso d’aria incanalato a riprodurre l’effetto suolo, fece tossire la W13 che lasciò a secco Lewis Hamilton. Per la prima volta in carriera, l’inglese nel 2022 non riuscì a vincere nemmeno un GP in stagione, ma la Mercedes lucidò la "stella" del futuro: George Russell. Il giovane britannico, da quest’anno al fianco di Hamilton al posto di Bottas, vinse il suo primo GP, in Brasile, e finì davanti al suo blasonato compagno nella classifica finale del campionato, quarto contro sesto. L'unica vittoria stagionale portò la firma di George Russell, per la prima volta sul gradino più alto del podio al GP del Brasile. Hamilton, per la prima volta in carriera, chiuse una stagione senza vincere neanche una gara.
Il 2023 fu ancora più complicato, ma la squadra riuscì comunque a chiudere seconda nel Mondiale Costruttori, battendo la Ferrari per soli 3 punti. La stagione 2024 di Formula 1 per la Mercedes è stata caratterizzata da alti e bassi. Dopo un inizio difficile, il team ha mostrato segnali di ripresa a metà stagione, con George Russell che ha vinto il Gran Premio d'Austria e Lewis Hamilton che ha conquistato una storica vittoria a Silverstone, la sua nona su questo circuito, interrompendo un lungo digiuno di successi. Nonostante alcuni momenti positivi, la Mercedes ha faticato a mantenere costanza nelle prestazioni. Lo sviluppo della W15 ha incontrato difficoltà, e diversi incidenti costosi hanno limitato il budget per gli aggiornamenti, incidendo negativamente sulla competitività del team.
Il Futuro Mercedes: Russell e Antonelli
La Mercedes-AMG è la squadra che prende parte al Mondiale di Formula 1 2025, affidando le sue monoposto all’inglese George Russell e al debuttante italiano Andrea Kimi Antonelli. La factory della squadra si trova a Brackley, mentre le power unit vengono sviluppate presso il Mercedes AMG High Performance Powertrain di Brixworth, entrambe aziende con sedi in Inghilterra. La storia della Stella non si ferma, con nuovi traguardi da raggiungere e un ricambio generazionale già in atto.
George Russell, ormai punto di riferimento del team, ha conquistato diversi punti e ha vinto anche due volte nella stagione 2025, mentre il rookie Andrea Kimi Antonelli è stato protagonista di un’ottima stagione, che fa ben sperare per il futuro. Con il cambio di regolamento 2026, si vocifera che la Power Unit sia davvero potente, notizia che non fa altro che intimidire gli avversari.
Andrea Kimi Antonelli, "nomen omen" direbbero i latini. Nato a Bologna il 25 agosto 2006, da papà Marco, ex pilota automobilistico e proprietario del team AKM Motorsport, e mamma Veronica, ha il Motorsport nel sangue. Il nome Kimi, curiosamente, non è un riferimento a Kimi Raikkonen, ma è stato scelto da amici di famiglia per aggiungere un secondo nome straniero che stesse bene con Andrea. La sua carriera nel mondo del Motosport è iniziata molto presto: a sette anni Andrea Kimi Antonelli ha cominciato a gareggiare con i kart nel team del papà, dimostrando subito un talento lampante. Il primo titolo è arrivato già nel 2015, all’età di nove anni, al Trofeo Easykart and Kart Grand Prix EasyKart categoria 60. Nel 2018 è entrato a far parte del team Kart Republic e ha subito centrato i primi successi: ha vinto il WSK Champions Cup - 60 Mini ed è arrivato secondo al campionato italiano kart. Un anno dopo, salendo di categoria, il risultato è stato sempre lo stesso: vittoria della WSK Euro Series e della WSK Final Cup, mentre è stato secondo nel campionato europeo FIA dedicato ai kart.
Una serie di successi così notevole non poteva far passare inosservato il talento di Andrea Kimi Antonelli. E il team Mercedes è stato il primo a notarlo: nell’aprile del 2019 è entrato a far parte del programma Junior e ha iniziato il processo di crescita. Il primo step è avvenuto nel 2021 quando, appena compiuti i quindici anni, si è seduto al volante di una monoposto di Formula 4. Il debutto è stato nel campionato italiano e già nelle prime gare ha conquistato piazzamenti interessanti. Il primo podio su una monoposto è arrivato a Monza (un circuito che tornerà più volte nella sua carriera) e ha chiuso la stagione al decimo posto della classifica stagionale, avendo però disputato meno della metà delle gare ufficiali.
Nel 2022 ha lasciato il mondo dei kart ed è passato a tempo pieno nella Formula 4. L’anno successivo si è aperto con la partecipazione al campionato Formula Regional Middle East, dove ha conquistato la classifica finale. La strada sembrava ormai tracciata. Con un doppio salto di categoria, Andrea Kimi Antonelli ha fatto il suo debutto in Formula 2 nella stagione 2024 con il team Prema. Dopo un periodo di adattamento alla nuova vettura e alla maggior potenza della monoposto, il giovane pilota italiano ha conquistato la sua prima vittoria in Formula 2 nella sprint race di Silverstone, su una delle piste più iconiche dell’automobilismo. La strada verso la Formula 1 era spianata.
Il 30 agosto 2024, appena compiuti i diciotto anni, ha fatto il suo debutto in Formula 1 nelle prime prove libere del Gran Premio d’Italia sul circuito di Monza. All’età di 18 anni, sei mesi e 20 giorni, è diventato il terzo pilota più giovane a guidare una monoposto in Formula 1. Kimi è l’ottantaquattresimo pilota italiano in Formula 1, il primo dopo Antonio Giovinazzi. Chiamato alla pesante eredità di Lewis Hamilton, Kimi ha risposto con una stagione da rookie molto solida, chiudendo il campionato al settimo posto assoluto con 150 punti. Il suo miglior risultato stagionale, un secondo posto ottenuto sotto la pioggia del Brasile, ha messo in luce una maturità non comune in un ragazzo così giovane, risultando decisivo per permettere al Team Mercedes-AMG PETRONAS di assicurarsi il secondo posto nel Campionato Costruttori. L'inizio della stagione 2026 è stato eccellente per il pilota italiano. Dopo aver ottenuto un secondo posto nel Gran Premio inaugurale in Australia, Antonelli ha conquistato la prima pole e la prima vittoria in Formula nel GP di Cina.
Insieme a George Russell, Andrea Kimi Antonelli forma una delle coppie più giovani e intriganti del circus, con il chiaro obiettivo di continuare a stupire e a bruciare le tappe, portando avanti la gloriosa tradizione dei piloti Mercedes.