La Volkswagen Golf GTI non è soltanto un'automobile, ma un vero e proprio fenomeno culturale che ha ridefinito il concetto di compatta sportiva, o "hot hatch". La sua storia è un viaggio attraverso l'innovazione, le prestazioni e un successo commerciale inaspettato che continua a entusiasmare generazioni di appassionati. In occasione del suo 40° compleanno, la casa editrice Hachette Fascicoli ha lanciato un'iniziativa che celebra il mito, offrendo la possibilità di costruire un modello in scala di una delle sue versioni più iconiche.

La Collezione "Costruisci la Volkswagen Golf GTI": Un Omaggio in Scala 1:8 alla Seconda Serie (1988)
Tra le varie iniziative celebrative del 40° compleanno della Golf GTI, c’è anche quella della casa editrice Hachette Fascicoli che le dedica la collezione “Costruisci la Volkswagen Golf GTI”. Questa collezione, che dal 23 luglio propone in edicola un tributo al compleanno del mito, è dedicata nello specifico alla seconda serie del 1988. Si tratta di un modello in scala 1:8 pensato per collezionisti, concepito per essere estremamente accurato e riprodotto in tutti i più piccoli dettagli, sia estetici che meccanici. Lo sviluppo del modello è avvenuto sulla base della scansione di un esemplare originale, garantendo una fedeltà impressionante.
La carrozzeria è realizzata con una tecnologia Die-Cast in metallo, mentre le parti in plastica ad alta densità ABS assicurano la massima resa dei profili, delle parti esterne e dei particolari interni dell'abitacolo. Questo approccio costruttivo permette di replicare fedelmente le linee e le proporzioni della vettura originale. Tra le caratteristiche salienti del modello spicca il vano motore ispezionabile e la possibilità di aprire le porte. I sedili, in un tocco di autenticità che farà la gioia degli intenditori, sono rivestiti con il tessuto scozzese originale, il celebre “Tartan”, che è diventato un segno distintivo della GTI. Inoltre, il modello dispone di effetti sonori e luminosi che riproducono il motore, il clacson e le luci, accrescendo il realismo dell'esperienza di costruzione e di esposizione.
Ad ogni uscita dell’opera, gli appassionati riceveranno i componenti necessari per costruire la propria Golf GTI II. A corredo di ogni set di componenti, viene fornito un fascicolo che include dettagliate istruzioni per il montaggio, rendendo il processo accessibile anche a chi non ha una vasta esperienza nel modellismo. Oltre alle guide passo-passo, i fascicoli offrono anche sezioni dedicate alla storia della Golf GTI e alle più celebri vetture Volkswagen, arricchendo l'esperienza con informazioni storiche e curiosità automobilistiche. Il modello di VW Golf GTI II “Model Year 1988” proposto da Hachette, in particolare, si sviluppa sulla scansione di un esemplare originale della serie “post - restyling” del 1988. Questa versione si caratterizza, rispetto alle precedenti “Model Year”, per l’eliminazione dei deflettori dalle porte anteriori, per la collocazione degli specchi retrovisori esterni agli angoli delle porte stesse e per l’assenza della scritta “Volkswagen” nella parte sinistra del portellone, sostituita dal monogramma “VW” cromato fra la targa e la battuta inferiore del portellone.
Costruisci la Volkswagen Golf GTI
L'Eredità di un Fenomeno: I 40 Anni della Golf GTI e il suo Successo Globale
Nel 1976, quando debuttò la prima Golf GTI di serie, nessuno avrebbe potuto prevedere il successo sorprendente che questo modello avrebbe avuto. Infatti, ne erano state previste soltanto 5.000 unità, mentre, a oggi, risulta la più venduta al mondo della sua categoria con più di 2 milioni di esemplari prodotti. La Volkswagen Golf è certamente uno dei modelli più duraturi nel panorama automobilistico che ha saputo rinnovarsi nel tempo, e la sua versione GTI ne è la massima espressione in termini di prestazioni e iconicità. Questa vettura ha catturato l’interesse di giovani e non, diventando una vera leggenda nel settore delle compatte sportive.
La Volkswagen, per il compleanno della sua icona sportiva, ha lanciato una versione speciale, la Clubsport, caratterizzata tra l’altro da una potenza di 265 CV che grazie alla funzione boost possono diventare temporaneamente 290. I 40 anni della GTI sono peraltro già stati celebrati in occasioni prestigiose per il mondo delle auto storiche, come il Goodwood Festival of Speed, che attira appassionati da tutto il mondo, ma anche al GTI Meeting, il maggior raduno di appassionati di Golf GTI che da 35 anni si svolge sulle rive del lago Wörther, in Austria, un evento che testimonia la devozione e la passione che circonda questo modello. Da sempre Volkswagen ha un ruolo fondamentale nel segmento delle compatte sportive, vetture chiamate hot hatch. Queste rappresentano un'importante fetta di mercato, in quanto riescono ad unire alla perfezione il comfort di un'utilitaria al divertimento di una sportiva. Il colosso di Wolfsburg è onnipresente nel settore con la famosissima Golf GTI, una leggenda della categoria. Col tempo moltissimi costruttori si sono dati alla produzione di hot hatch, ma la Gran Turismo Iniezione resta nell'immaginario collettivo come la compatta sportiva d'eccellenza, un modello che non smette mai di entusiasmare tutti gli appassionati di automobilismo.

Un Viaggio Attraverso l'Innovazione: Le Generazioni della Volkswagen Golf GTI
La Volkswagen Golf GTI ha attraversato diverse generazioni, ognuna delle quali ha contribuito a consolidare il suo status di leggenda. Ogni evoluzione ha portato innovazioni, aggiornamenti estetici e meccanici, mantenendo però sempre fede allo spirito originale di una vettura sportiva ma accessibile.
Prima Generazione (1976-1983): La Scintilla Iniziale
La storia della Volkswagen Golf GTI comincia due anni dopo il debutto della Golf. Nata inizialmente come un progetto segreto all'interno dell'azienda e spesso bocciato dai vertici, la variante sportiva dell'utilitaria debutta nel giugno del 1976 al Salone di Francoforte. Tuttavia, un primo passo in questa direzione ci fu già nel 1975, quando all’IAA di Francoforte debuttava, sotto forma di prototipo, la Golf GTE reclamizzata dalla Casa come “La Volkswagen più veloce di tutti i tempi”. Considerato l’apprezzamento ricevuto dalla stampa e dalla critica, la Casa di Wolfsburg decise di derivarne un modello di serie, da commercializzare come serie limitata. La categoria delle compatte sportive non era ancora molto sviluppata, ma con la Golf GTI arriva il primo boom.
La vettura si distingue dal modello di serie principalmente per il baffo rosso della calandra, le griglie di ventilazione a nido d'ape e l'inconfondibile pomello del cambio a pallina da golf. Lo stile della Volkswagen Golf GTI era molto simile a quello, scatoloso e razionale, della prima generazione della Golf, frutto della mente e della mano italiana di Giorgetto Giugiaro, designer di fama mondiale. Con un peso complessivo di appena 810 Kg e la potenza di 110 CV del propulsore 1.6 litri benzina a iniezione elettronica, la piccola tedesca viene immediatamente apprezzata per le doti sportive e ancora oggi è ricercatissima dai collezionisti, in virtù della produzione limitata a soli 5.000 esemplari previsti inizialmente. Un brillante 1.6 da 110 CV la spingeva da 0 a 100 km/h in appena 9,2 secondi e fino a 182 km/h di velocità massima. La trasmissione si avvaleva di un tradizionale cambio a quattro marce, tutte sincronizzate. In seguito venne dotata di un cambio a cinque marce.
L’allestimento interno prevedeva sedili rivestiti in “Tartan”, il tipico tessuto scozzese a quadri per la fascia centrale dei sedili sportivi neri, il volante sportivo e il pomello del cambio a mo’ di pallina da golf, oltre a un cielo dell’abitacolo nero. Tanti dettagli a rimarcare la linea sportiva dell’auto, come lo spoiler anteriore di dimensioni maggiori, le modanature in plastica sui passaruota e la cornice nera opaca del lunotto posteriore oltre alla linea caratteristica color Rosso Marte sulla calandra. Il rosso, ancora oggi sinonimo di stile GTI, venne ripreso anche all’interno con numerosi dettagli: dalla strumentazione, alle decorazioni sulle porte.
Nel 1982 viene introdotto il nuovo propulsore 1.8 litri, in collaborazione con Audi. Questo motore, a fronte di una potenza pressoché identica di 112 CV, erogava una coppia più robusta, conferendo una marcia più fluida. La GTI edizione speciale “Pirelli” del 1983 era equipaggiata con il quattro cilindri da 1.8 cc da 112 CV, resa celebre dai suoi cerchi in lega con i caratteristici fori a forma di P che montavano appunto pneumatici Pirelli. Nella prova effettuata da Quattroruote, la Volkswagen Golf GTI stupì per l’armonia tra motore, assetto e cambio. Con i suoi 110 CV per 810 kg, la Golf riusciva a divertire, conquistando per la facilità di guida e l’equilibrio generale. Il quattro cilindri 1.6 litri, infatti, rispondeva con dolcezza anche ai bassi regimi, con una coppia disponibile fin dai 1500 giri/min. La potenza, abbastanza elevata per una compatta dell’epoca, era scaricata a terra attraverso le ruote anteriori in modo progressivo senza reazioni brusche. Il cambio era veloce e preciso, così come lo era lo sterzo. L’unica nota stonata riguardava i freni, che nonostante i dischi anteriori ventilati, non garantivano spazi di arresto adeguati alle performance dell’auto. Diversi carrozzieri e preparatori si cimentarono nell’elaborazione della Volkswagen Golf, e tra queste una delle più spettacolari è la Rinspeed Aliporta del 1981, caratterizzata dalle portiere ad ali di gabbiano, un bodykit aerodinamico, sei fari rettangolari anteriori, cerchi specifici e un lussuoso interno con sedili sportivi Recaro. La Volkswagen Golf era diventata già un’istituzione e, con oltre cinque milioni di esemplari all’attivo, la prima serie uscì di scena nel 1983.

Seconda Generazione (1984-1991): L'Affermazione del Mito
Col debutto della seconda generazione di Volkswagen Golf, il colosso di Wolfsburg immette subito sul mercato la variante GTI. Quando un modello raggiunge un successo così marcato, diventa un compito difficile anche solo ripetersi. Discostarsi dalla formula vincente sarebbe stato un suicidio commerciale, tanto che inizialmente venne adottata la stessa motorizzazione del 1982, spinta dallo stesso quattro cilindri 1.8 litri, questa volta dotato di catalizzatore, che ne limitava la potenza a 107 CV. L'assetto della GTI seconda serie era 10 mm più basso delle altre versioni. L'anno successivo, il 1986, arriva un corposo aggiornamento che migliora notevolmente le prestazioni della vettura passando all'architettura a 16 valvole, e la potenza sale a 129 CV (o 139 CV senza catalizzatore). Il look moderno e i nuovi doppi fari tondi migliorano notevolmente l'aspetto della Gran Turismo rispetto al vecchio modello.
Tra gli elementi più caratteristici di questa serie figurano gli inimitabili cerchi in lega BBS, i fari posteriori bruniti e, all’interno, i sedili sportivi anatomici della Recaro. L’abitacolo era caratterizzato dai sedili sportivi, dal cielo nero e dal volante a quattro razze con i quattro pulsanti rotondi del clacson. Durante il 1990 arriva una grossa novità, il compressore G Lader viene montato sul motore 1.8 litri 8v e nasce la Rallye Golf G60, dotata di una potenza di ben 160 CV. La G60 non godette di un buon successo in Italia a causa dell'importante prezzo di listino (quasi il triplo rispetto a una GTI di serie) e dalla presenza di un'altra auto destinata a diventare leggenda, la Lancia Delta Integrale, che offriva prestazioni e un'aura da rally difficili da eguagliare.
Terza Generazione (1991-1997): Tra Eleganza e Prestazioni
La terza serie di Volkswagen Golf segna un'importante svolta nella storia del marchio tedesco. La vettura viene radicalmente modificata sotto ogni aspetto. Le forme squadrate delle vecchie generazioni lasciano spazio a una carrozzeria dalle linee morbide, che strizza l'occhio all'aerodinamica. La terza generazione Golf GTI si concentrò principalmente sul profilo dell’eleganza, ovviamente mantenendo sempre prestazioni elevate e un telaio agile e leggero. La Golf GTI del 1991, al lancio, non si distingueva per le sue prestazioni, in quanto utilizzava un motore 2.0 litri 8 valvole da 116 CV. L'anno successivo debutta la variante 16v, con potenza accresciuta a 150 CV. Nel 1996, a vent’anni dalla nascita della GTI originale, venne presentato il modello celebrativo GTI Edition 20, caratterizzato dai cerchi in lega BBS e disponibile in tre motorizzazioni: 2.0 115 CV, 2.0 16V 150 CV e, per la prima volta, un 1.9 TDI da 110 CV capace di far accelerare la Golf GTI da 0 a 100 km/h in 10,3 secondi e di raggiungere i 193 km/h di velocità massima. Questa generazione, più di tutte, offrì un’ampia scelta di motori agli appassionati.

Quarta Generazione (1998-2003): L'Era del Turbo
Con la Volkswagen Golf mk4 il design della vettura resta fedele al modello precedente ma migliora sotto molti aspetti. Un elemento importante della quarta generazione è dato dall'introduzione dei motori turbo. Il 2.0 litri aspirato del modello uscente lascia spazio a un 1.8 turbo da 150 CV, insieme all'alternativa diesel da 110 CV. Questa fu la generazione che, più di tutte, offrì un’ampia scelta di motori agli appassionati. La gamma andava dai 110 CV dell’efficiente TDI d’accesso, ai 170 CV del potente benzina 2.3 a cinque cilindri VR5. Al cuore dell’offerta c’era la GTI dotata del 1.8 turbo a benzina, un quattro cilindri in linea con cinque valvole per cilindro che erogava 150 CV, capaci di spingere la quarta serie della Golf GTI da 0 a 100 km/h in 8,5 secondi e fino a una velocità massima di 216 km/h.
I vari aggiornamenti della GTI TDI hanno incrementato la potenza prima a 130 CV e in seguito all'ultimo modello da 150 CV. Il quattro cilindri benzina 1.8 litri turbo viene profondamente modificato con la variante 20 valvole, capace di generare 180 CV e 235 Nm, necessari per spingere la vettura a quasi 230 Km/h. Nel 2002 tale motorizzazione viene proposta anche di serie sull'ultimo aggiornamento della gamma. Per l’anniversario dei 25 anni, venne realizzata la serie speciale GTI Edition 25, con produzione limitata a 3.000 esemplari. Oltre alle appendici aerodinamiche dedicate, in tinta con il colore carrozzeria, questa Golf GTI speciale montava il 1.8 turbo portato a 180 CV di potenza massima, che spingevano la GTI Edition 25 da 0 a 100 km/h in 7,9 secondi e fino a una velocità massima di 222 km/h.
Quinta Generazione (2004-2008): Il Ritorno alla Competitività
Le due precedenti serie di Volkswagen Golf GTI avevano dato maggiore spazio al comfort di guida e ai consumi ridotti delle nuove tecnologie; con la quinta generazione avviene un punto di rottura e la GTI torna a essere competitiva. Viene mantenuta la cilindrata di 2.0 litri e la soluzione turbo resta l'ideale per accrescere la potenza del motore. Così, nel 2004 l'auto viene proposta di serie con ben 200 CV di potenza, sfiorando il record raggiunto solo dalla Golf Limited del 1990. Il motore era dedicato esclusivamente alla GTI: un 2.0 TFSI turbo a benzina, capace di erogare 200 CV. Equipaggiata per la prima volta con il nuovo cambio a doppia frizione DSG a sei rapporti, la Golf GTI accelerava da 0 a 100 km/h in appena 6,9 secondi e toccava i 233 km/h.
Le varianti diesel costituiscono ora una gamma a parte, sotto il nome GTD. Con una coppia massima di 280 Nm, la hot hatch si spinge fino a 235 Km/h e lo scatto 0-100 viene bruciato in appena 7.2 secondi. Per il compleanno dei trent’anni, nel 2006 arriva l'Edition 30, per festeggiare il trentennale, e la potenza viene incrementata a 230 CV con un aggiornamento ad hoc della centralina. Stessa potenza massima per un’altra serie speciale, la Golf GTI Pirelli del 2007: un omaggio all’omonima della prima generazione, celebre per i suoi cerchi con i fori a forma di P.

Sesta Generazione (2008-2013): Tecnologia e Raffinatezza
Al Salone di Parigi 2008 la Golf GTI debutta con la sesta serie. Il motore resta lo stesso quattro cilindri 2.0 litri TSI, ma viene aggiornato con nuove pompe di olio e carburante, pistoni modificati e fasce elastiche. Gli interventi meccanici portano la potenza a 211 CV e la coppia di 280 Nm è disponibile già a 1.700 giri/minuto. L'assetto viene migliorato dal differenziale elettronico, le sospensioni sportive rigide con assetto ribassato e l'impianto frenante maggiorato. Questa versione ha introdotto un nuovo concetto di trazione, grazie al differenziale a bloccaggio elettronico trasversale XDS di serie. Anche per questa sesta incarnazione del mito non mancarono le serie speciali. La GTI Edition 35 aveva un 2.0 TSI portato a 235 CV, capace di toccare i 247 km/h di velocità massima. Dotata di capote elettrica in tessuto, la GTI decappottabile copriva lo 0-100 km/h in 7,3 secondi e raggiungeva i 237 km/h (235 km/h con il cambio DSG).
Settima Generazione (2014-oggi): Potenza e Ibrido
Nel 2013 la Volkswagen Golf raggiunge la sua settima generazione. Il look si ispira alle prime Golf e le vecchie forme spigolose vengono reinterpretate in chiave moderna. L'attuale serie di Golf GTI utilizza ancora una volta il quattro cilindri 2.0 litri TSI, con testata rinforzata e potenza incrementata a 220 CV e 350 Nm. Omologato Euro 6 e dotato di sistema Start/Stop, il motore benzina riesce a mantenere a bada le emissioni ma allo stesso tempo riesce a spingere la vettura fino a 250 Km/h. Nel 2013 viene lanciata la settima generazione GTI in due diverse potenze: la variante che sviluppa 220 CV e la GTI Performance da 230 CV. L'allestimento Performance aggiunge il differenziale autobloccante all'anteriore e l'impianto frenante maggiorato, in combinazione con un ulteriore step di potenza del motore, che tocca quota 230 CV. Oltre alle varianti a gasolio GTD, la famiglia viene ulteriormente allargata dalla Volkswagen Golf GTE, ibrida e sportiva allo stesso tempo. All’inizio del 2016 segue una Golf GTI inedita e particolarmente potente, la Clubsport da 265 CV, che possono temporaneamente arrivare fino a 290 CV grazie alla funzione boost.
Uno Sguardo al Futuro: L'Ottava Generazione
Presentata in anteprima mondiale all’inizio di marzo, l’ottava generazione della Golf GTI ha saputo, ancora una volta, reinventarsi. Nuovo anche l’interno, con il tasto start/stop dell’avviamento che pulsa di luce rossa, il volante sportivo con comandi touch e la leva shift-by-wire del cambio DSG dotata di curve caratteristiche e Mode di guida su più livelli.
Il Modellismo come Arte: Dettagli e Personalizzazioni Estreme sul Modello Hachette Golf GTI
La collezione Hachette “Costruisci la Volkswagen Golf GTI” offre ai modellisti una base eccellente per replicare l'iconica vettura in scala 1:8, ma il vero spirito del modellismo risiede spesso nella capacità di andare oltre, aggiungendo dettagli e personalizzazioni che elevano il kit a un livello di realismo superiore. Molti appassionati si dedicano a un'opera di meticolosa rifinitura e modifica, trasformando i componenti forniti in vere e proprie opere d'arte in miniatura.
Un esempio di questa dedizione si manifesta nella riproduzione dell'impianto frenante e del motore. Prima di passare alla verniciatura, con del fil di ferro da 1mm si creano le linee del circuito dei freni, per poi terminarle aggiungendo bulloni da M 1.4 al cilindro maestro dei freni, che vanno a simulare i bulloni che fissano le linee. Con del nastro isolante, si creano i passacavo per tenere fissate le linee freno al firewall, fissandole definitivamente alla paratia motore. Le guide per le linee freno vengono riposizionate e gli irrealistici cavi di gomma nera o rossa vengono sostituiti con del fil di ferro da 1 mm, collegando il tutto dalle linee provenienti dal cilindro maestro sino al ripartitore di frenata posteriore. Si aggiungono poi nuove fascette in alluminio e alcune linee di saldatura. Per quanto riguarda i mozzi, i dischi originali non sono sempre all'altezza, portando all'adozione di dischi forati provenienti da modelli R/C in scala 1/10. Le pinze divise in due non offrono una resa ottimale, quindi si procede a eliminare il portapinza al mozzo, ricreandolo con una rondella M6 saldata alla pinza con cianoacrilato e bicarbonato. Prima di verniciare le pinze, si apre il foro asolato presente su pinze posteriori e anteriori. Le pinze anteriori di Hachette, che avevano una forma a freccia tronca, vengono riprofilate per assumere una forma più rettangolare, forate e arricchite con due nervature di rinforzo. Dopo una mano di primer, una base color argento e tre mani di rosso, il resto del porta pinza viene rifinito in nero semi opaco come il fusello, e i raccordi e le viti di spurgo in flat aluminium. Al ripartitore di frenata posteriore si collegano due nuovi raccordi per la futura tubazione dei freni posteriori. Le guide per i cavi del freno a mano, originariamente zincate gialle, vengono riprodotte con tubi di plasticard da 2,5 mm, nei quali si infilano le funi inguainate.
Il vano motore è un altro campo fertile per il dettaglio. Si termina il collettore di scarico modificato: verniciato in alluminio e poi due mani di smoke e infine weathering per ossidarlo. Si aggiunge uno scudo termico per proteggere i condotti di aspirazione dal calore dei collettori di scarico, ricreato con plasticard da 0,5 mm con una nervatura centrale. Il convogliatore del radiatore viene rifinito creando un estrattore dell’aria calda con un brick Lego modificato, a cui si aggiunge un listello di plasticard per chiudere la superficie degli sfoghi, completando con weld lines e retina metallica. Al radiatore si aggiungono i nuovi innesti di andata e ritorno dell’acqua e si chiude il lato precedentemente segato, rifacendo la nervatura. Le pulegge vengono dettagliate con del titanium gold per i bulloncini della puleggia pompa acqua e albero motore, mentre la puleggia dell’alternatore viene riverniciata in metallic grey. Un problema comune riguarda il collegamento di andata e ritorno dei tubi dell'acqua per il radiatore del riscaldamento interno; il kit originale spesso presenta un unico tubo dalla forma complessa. Per ovviare, si possono utilizzare sprue di altri kit per costruire nuovi tubi. Il vaso di espansione, spesso considerato minimalista nella sua resa originale, viene autocostruito utilizzando una pila AA dummy segata, ispirandosi alla "scuola Delta". Si collegano poi il tubo di carico acqua del circuito di raffreddamento, il cablaggio per l’interruttore della retro, il cavo del contakm, il cavo per il sensore temperatura cambio-differenziale (un extra spesso non presente sulla Golf reale), e infine i sensori livello olio freni e acqua radiatore. I supporti per un radiatore dell’olio supplementare vengono costruiti sfruttando fori già presenti nel telaio.

Anche lo scarico è oggetto di ampie modifiche: si eliminano i due silenziatori centrali, inserendo un tubo diretto dal collettore fino al terminale. La doppia uscita viene sostituita con un mono terminale piegato verso l’alto, ispirato ai Bastuck gruppo N. Tutto viene saldato con cianoacrilato e bicarbonato, poi primer e stucco, e infine verniciato con alluminio bianco e smoke, con polveri Tamiya res e blue burn per evidenziare i punti di maggior surriscaldamento. Il gruppo filtro e pompa benzina viene arricchito sostituendo tutte le connessioni con connettori di dettaglio, stuccando il filtro per renderlo monolitico e riverniciando il gruppo pompa e filtro. I raccordi vengono evidenziati in rosso per le mandate e in blu per i ritorni, aggiungendo bulloncini fotoincisi sulla testa della pompa. Tutti i tubi vengono sostituiti con treccia metallica e il serbatoio benzina viene rivisto e riverniciato in nero opaco, così come la culla, i trapezi, il ponte e la barra inferiore dell'underchassis.

Gli interni vengono svuotati al posteriore, eliminando i sedili posteriori e modificando la vasca del baule per livellarla con il pianale. La forma dello schienale della seduta viene modificata per integrarla ai passaruota, e lo spazio che si forma viene riempito per dare continuità al pianale. Le ex bombole vengono sostituite da una unica più grande ricavata al tornio, destinata a essere la bombola dell’impianto airride della Accuair. Si aggiunge una barra ai duomi posteriori per le future cinture a 4 punti e un rollbar da R/C 1/10 viene adattato. Il compressore dell’impianto airride viene posizionato sul pianale del baule, e una volta terminati i lavori, tutto viene rivestito con moquette nera. Anche i pannelli in carbonio vengono lavorati, saldando la portiera con lo scatolato interno per preservare il meccanismo dell'alzavetro. Il cruscotto è un’area di grande attenzione: le bocchette di areazione, spesso stampate piene, vengono forate con una punta da 1 mm per dare profondità. La colonna di sterzo viene filettata con un maschio da M2,5 per avvitare il volante con una brugola. La parte finale dei devioluci viene modificata per assomigliare agli originali. I cassettini inferiori del cruscotto vengono rifiniti e i tappetini per i vani portaoggetti vengono autocostruiti. La pedaliera in alluminio da 0,3 mm viene creata aggiungendo strisce antiscivolo in carta vetrata e arcuata per un effetto più realistico. Il volante, spesso proveniente da altri modelli come la Delta, viene sbavato e spruzzato di nero in modo da ottenere una vernice più rugosa, che ricordi l’alcantara. Le razze vengono verniciate in alluminio, e si aggiunge il “mirino” giallo sulla corona e il logo MOMO. Le bocchette centrali vengono parzialmente chiuse per posizionare una placca con due manometri per l’impianto airride, con cornici realizzate con rondelline da M2,5 e vetrini ricreati con un retino trasparente. Infine, sulla copertura della colonna di sterzo, dove spesso manca il blocchetto di accensione, si posiziona una semisfera rossa che ricorda il pulsante di accensione senza chiave.
Queste modifiche e attenzioni al dettaglio dimostrano come il modellismo, partendo da un kit già di per sé di alta qualità come quello di Hachette, possa trasformarsi in una forma d'arte che celebra la passione per l'automobilismo e per un'icona intramontabile come la Volkswagen Golf GTI.