Dopo oltre tre anni di oblio, sembra che sia arrivato il momento del ritorno per una vera e propria istituzione automobilistica italiana: FIAT Punto. Conosciuta da chiunque, anche da chi dalle automobili non è minimamente interessato, la Punto è la più amata tra le utilitarie robuste, versatili e adatte a tutti. Dalla famiglia al giovane neopatentato, dall’anziano all’impiegato: FIAT Punto per 25 anni è stata la prima scelta per l’auto di tutti i giorni. Ma come ha fatto Punto ad essere scelta da oltre 9 milioni di clienti? E soprattutto, quando tornerà? E in che forma? Scopriamolo insieme in questo viaggio nel tempo, dal passato al prossimo futuro.

La genesi: dalla Uno alla… Punto!
Per capire il fenomeno Punto, dobbiamo tornare indietro di quasi 30 anni, al 1993. In quell’anno, la mitica FIAT Uno compì i suoi primi 10 anni. Dal lancio nel 1983, la Uno ha dato seguito alla storia delle utilitarie FIAT di successo, dalla prima 600 del 1955 alla 127, che ha sostituito. La Uno, moderna, spaziosa e rivoluzionaria, ha convinto solo in Europa ben 6 milioni di clienti, e nella sua carriera quasi trentennale è stata prodotta in 9,5 milioni di esemplari. L’idea di FIAT per il futuro delle sue utilitarie era semplice, e collaudata nel tempo: affiancare alla utilitaria in uscita una nuova, moderna sostituta. Alla Uno, che sarà prodotta fino al 1995 (e da Innocenti in Italia fino al 1997, e in Brasile dalla stessa FIAT fino al 2015!), FIAT decide di far seguire una utilitaria tutta nuova, che cambiasse le regole del gioco.
Le forme squadrate e rigorose, tipiche degli anni ’80, devono fare spazio ad una linea totalmente diversa, più morbida, più rassicurante e familiare. Rispetto alla vecchia Uno la nuova vettura doveva poi essere fatta meglio, essere più spaziosa, più moderna e soprattutto più sicura. In FIAT si aspettavano volumi di vendita davvero enormi. Per questo, la Casa torinese costruì e inaugurò nel 1993 un nuovo e modernissimo Stabilimento, il SATA di Melfi, in Basilicata. Così, il progetto 176 (questo il nome in codice della prima Punto) prese forma all’inizio degli anni ’90, per poi essere svelata al mondo alla fine del 1993, al Salone di Francoforte.

Design e tecnica: la rivoluzione del Progetto 176
Dal punto di vista estetico, mettendole una di fianco all’altra, Uno e la nuova auto sembravano due mondi diversi. La linea di Punto è stata affidata allo stesso designer di Uno, il torinese Giorgetto Giugiaro. Rispetto al modello prima di lei, però, Punto è totalmente diversa. La linea della piccola italiana sfoggia un tetto piuttosto alto, volto a regalare il massimo dell’abitabilità, ma è l’intera silhouette ad essere tipicamente anni ’90. Al posto della rigorosa e squadratissima Uno, Punto è affusolata, morbida, tondeggiante. Ha una forma a guscio, e il cofano poco pronunciato e il parabrezza molto inclinato la fanno assomigliare quasi ad una monovolume.
Il frontale è quasi carenato, con una sola grande presa d’aria in basso, mentre dove dovrebbe esserci la classica mascherina troviamo un prolungamento del cofano con al centro il logo FIAT con i listelli cromati. Le versioni base di Punto erano dotate di paraurti in plastica grezza, mentre le versioni più accessoriate sfoggiavano paraurti in tinta sia davanti che dietro. Lateralmente ha una forma a cuneo che la rende dinamica ed aerodinamica, mentre dietro troviamo i paraurti avvolgenti e le luci verticali, a tutta altezza. Questi due elementi saranno poi mantenuti per tutta la storia di Punto, fino alla terza e (finora) ultima serie.
Le ampie vetrature e i colori sgargianti concludevano poi il quadro di un’auto moderna, vivace e sbarazzina, indiscutibilmente figlia dei mitici anni ’90. Esteticamente, quindi, Punto dimostrava la sua modernità rispetto alla precedente Uno, ma è dentro e soprattutto sotto la scocca che la nuova FIAT Punto cambia tutto. Le linee guida per il progetto Punto furono infatti quattro: sicurezza, spazio, solidità e modernità. La scocca, basata su un pianale tutto nuovo, è stata studiata per essere in grado di assorbire gli urti in maniera ottimale. In più, il volante e il piantone sono collassabili, le portiere hanno una traversa anti-intrusione in caso di urti laterali e anche i sedili hanno una traversa di ritenuta in caso di incidente. Al lancio, nel 1993, è l’auto più sicura della sua categoria.
Comfort e motorizzazioni: un salto di categoria
Ma non è solo la sicurezza ad essere curata in fase di progettazione. Gli interni sono spaziosi, con spazio generoso per 4 persone e la possibilità di ospitarne 5, un bagagliaio di ben 275 litri e un’abitabilità frontale ottima. La plancia è molto particolare e realizzata in un pezzo unico, in modo da evitare scricchiolii. All’interno, si possono avere radio, climatizzatore, vetri elettrici, comandi al volante e tettuccio apribile elettricamente: dotazioni da categoria superiore. Ed è da categoria superiore anche l’insonorizzazione. A 120 km/h, dentro FIAT Punto ci sono 74 dB, al livello di un mostro sacro come Volkswagen Golf, che però era più grande e costosa.
In realtà, al lancio i motori sono ripresi dalla gamma, molto collaudata, di FIAT Uno. Da uno riprende anche la nomenclatura delle varie motorizzazioni, che riprende direttamente la potenza del motore. Alla base di gamma abbiamo la 55, dotata del 1.1 Fire da 55 CV; c’è poi la 60, dotata del 1.2 Fire da 60 CV, e la 75, con il 1.2 dotato di 73 CV. Al top di gamma benzina abbiamo la Punto 90, equipaggiata con un 1.6 aspirato da 88 CV. Ma ci sono anche due diesel, un 1.7 aspirato, il 1,7 D 60 da 60 CV, e il 1.7 TD 70, dotato di turbocompressore e 71 CV. Il cambio era manuale a 5 marce per tutte, con una sola, particolare eccezione, la 55 6 Speed. Questa versione, dotata del motore meno potente della gamma, aveva un inedito 6 marce manuale. Una scelta, quella dei tecnici FIAT, per rendere la piccola Punto più “sportiva” e appetibile ai giovani, abituati alle moto con tante marce e il motore sempre ad alti giri.
Il MOTORE che Ha SALVATO la FIAT: La Storia del FIRE!
Innovazione telaistica e versioni speciali
La vera rivoluzione tecnologica era però a livello telaistico. Insieme al telaio stesso, irrigidito rispetto alla vecchia Uno, FIAT Punto sfoggiava una sorprendente soluzione di sospensioni posteriori a ruote indipendenti a bracci tirati. Una soluzione davvero all’avanguardia, vista di solito su auto di categoria superiore e che era unica nel segmento delle utilitarie. Con un telaio e delle sospensioni così sofisticate, non poteva non esistere una versione piccante della FIAT Punto, erede di quella FIAT Uno Turbo che ha fatto innamorare tantissimi appassionati negli anni ’80 e ’90.
Gli anni ’90, per FIAT, erano anche un momento florido per la creazione di sportive emozionali. Basti citare l’ultima FIAT dichiaratamente sportiva degli ultimi 30 anni, la mitica FIAT Coupé, lanciata proprio nel 1994. Fin dal lancio, infatti, è disponibile la FIAT Punto GT, la versione pepata della piccola utilitaria. Il motore utilizzato dalla Punto GT era un’evoluzione del 1.4 visto sulla seconda serie di FIAT Uno. Come la Uno Turbo originale, anche la FIAT Punto GT non era una sportiva leggera e “leggiadra” come le rivali francesi, Peugeot 205 GTI e Renault 5 GT Turbo in primis. Il telaio, seppur valido, non era dei più sportivi, e lo sterzo era leggero e non troppo comunicativo. La GT, però, non doveva essere la versione di punta di FIAT Punto, come poi è stata alla fine. La GT doveva infatti essere una versione intermedia, una Gran Turismo appunto, a fare da unione tra la Punto normale e la sportivissima Abarth. Questa versione, che doveva essere dotata di un 1.8 da oltre 150 CV, non fu però mai autorizzata.
Il suo mix di praticità, spazio, soluzioni tecniche interessanti e qualità, unite ad un prezzo interessante, resero FIAT Punto l’utilitaria più moderna disponibile sul mercato. Di rivali dirette, poi, non ce n’erano tante come oggi. La Volkswagen Golf III era molto più grande e curata, mentre la Polo era decisamente più piccola; le francesi Peugeot 205 e Citroen AX erano decisamente più piccole e vetuste, mentre non c’era ancora stata l’invasione di giapponesi e coreani, con la sola Nissan Micra a combattere sul suolo europeo. Le quattro rivali principali erano proprio FIAT Punto, Ford Fiesta, Renault Clio e Opel Corsa. Nel 1995, però, in Europa c’era una sola vincitrice: FIAT Punto. E non fu apprezzata solo dalla stampa specializzata, anzi. In Europa, la Punto andava semplicemente a ruba. La Punto 176 era infatti un’auto incredibilmente trasversale. E le conseguenze si videro subito: il successo di FIAT Punto fu davvero travolgente. Alla fine del 1994, dopo meno di un anno di commercializzazione, vennero prodotte ben 640.000 Punto. Entro un anno e mezzo, le Punto prodotte furono 1 milione e mezzo.
L'audacia della Punto Cabrio e la seconda generazione
In FIAT allora, spinti da questo successo travolgente, decisero di fare una pazzia, in un 1994 che vide il lancio di altre due auto emozionali, la barchetta e la già citata Coupé. In un periodo storico in cui ormai le piccole scoperte economiche non erano più tanto di moda, FIAT lanciò un po’ a sorpresa la FIAT Punto Cabrio. Derivata totalmente dalla piccola Punto, la cabrio italiana era stata disegnata da Bertone, che la costruiva anche nei suoi stabilimenti di Grugliasco. Gli uomini Bertone rimossero (ovviamente) i fari posteriori verticali, scegliendo degli inediti fari orizzontali e piuttosto spessi, e ovviamente sostituirono il tetto rigido con una tela integrale. In più, in Bertone riuscirono a irrigidire telaio e parabrezza tanto da poter evitare di montare l’antiestetico roll-bar centrale. Dotata di due motori, il 1.2 da 60 CV e il 1.6 da 90, la Punto Cabrio fu, col senno di po, l’ultima piccola cabrio economica prima della Peugeot 206 CC del 2001.

Distogliendoci un attimo dal fenomeno Punto Cabrio, nel 1997 ci fu poi il primo e unico restyling della prima serie di FIAT Punto. Sorprendentemente, FIAT decise di semplificare gli allestimenti e abbassare la qualità dei materiali interni, nel tentativo di massimizzare i ricavi sulle versioni più vendute, quelle alla base della gamma. In più, insieme alle normative Euro 2 arrivò anche un nuovo motore, il 1.2 Fire con 16 valvole e 86 CV. Questo motore vispo e moderno andò a sostituire il vecchio 1.6, molto più assetato e tranquillo. Il 1.2 16v sulla 3 porte andò a creare la Punto Sporting, la versione “tiepida” prima della sportiva GT. Questo aggiornamento fu anche l’unico della storia del modello, che si chiuse dopo 6 anni, nel 1999, mentre la Cabrio andò avanti fino al 2001 inoltrato. Il risultato di Punto fu eccellente: in soli 6 anni di vita, la piccola FIAT totalizzò oltre 3,4 milioni di esemplari prodotti.
E questa nuova seconda generazione di FIAT Punto nacque appunto nel 1999, interrompendo la tradizione FIAT che vuole la vecchia utilitaria affiancare la nuova, rinnovata sostituta. La nuova FIAT Punto, codice di progetto 188, è stata un’auto molto importante per la Casa. La sua importanza risiede anche nell’essere l’auto del Centenario di FIAT. Il 1999 corrispose infatti ai 100 anni della Casa torinese, fondata a Torino nell’estate del 1899. Per questo, al lancio della nuova Punto il Presidente FIAT Gianni Agnelli, la battezzò così. Una investitura pesante, per un’auto che portava un’eredità altrettanto pesante. La FIAT Punto di seconda generazione era infatti chiamata a bissare i successi della 176, e lo fece puntando su un’estetica che si dimostra un’evoluzione dei concetti utilizzati sulla prima Punto. Le linee morbide e sinuose diventano leggermente più taglienti e moderne. Sul frontale, rimane la mascherina carenata e fanno il loro debutto dei fari lenticolari, una tecnologia molto innovativa per il segmento. In generale, però, la nuova Punto era quasi 10 cm più lunga, 4 cm più larga e 3 cm più alta della precedente. Più grande quindi, ma un po’ meno spaziosa a causa delle dotazioni di sicurezza in caso di incidente maggiorate. Il bagagliaio, ad esempio, misura 264 litri, 11 in meno della Punto 176.
Evoluzione tecnica e l'asse del servosterzo elettrico
Esteticamente, poi, il posteriore ha di nuovo i fari verticali, segno distintivo di ogni Punto, ma l’estetica è da terzo millennio, più matura e dinamica. All‘interno, invece, i materiali sono così così, come lasciano perplessi le linee, più moderne ma dall’aspetto più cheap. Come successo anche per altri modelli del Gruppo FIAT come la Lancia Delta, infatti, anche la nuova Punto aveva scelto una delle due anime del modello precedente, come dimostrato anche dalla semplificazione della prima serie. L’anima pragmatica ha prevalso su quella innovativa e all’avanguardia. Ad avvalorare ancora questa tesi, il nuovo pianale, chiamato (con grande fantasia) Pianale B, rinuncia alle sospensioni posteriori indipendenti, scegliendo un più classico ponte torcente a ruote interconnesse. Il telaio è più rigido per migliorare la sicurezza in caso di incidente, ma questa rigidezza non lo rende più piacevole da guidare. Si perde anche quella cura per l’insonorizzazione, ora comunque nella media del segmento, ma c’è comunque spazio per una grande novità: il servosterzo elettrico.
Questo sistema, chiamato da FIAT DualDrive, permette di avere appunto uno sterzo servoassistito elettronicamente, che fa totalmente a meno di un sistema pneumatico. Il sistema DualDrive inoltre permette anche al guidatore di inserire una seconda modalità di servoassistenza, la modalità City, con un tasto sulla plancia. Questa possibilità permette di alleggerire lo sterzo per rendere la guida in città e la manovrabilità in parcheggio estremamente semplici. Ed è proprio semplicità la parola d’ordine della nuova FIAT Punto, anche a livello di guida. Facilissima da guidare, da manovrare e da parcheggiare, la Punto nonostante la semplificazione è sempre la scelta perfetta per i neopatentati e per chi chiede essenzialità alla propria vettura. La FIAT Punto 188 ha avuto però un grandissimo asso nella manica, ovvero la presenza di motori diesel moderni, vivaci e parchi per tutta la sua carriera. È stata infatti la prima utilitaria ad avere un motore turbodiesel di grande cilindrata e potenza, il mitico 1.9 JTD da 80 CV. Disponibile anche nella lentissima (e poco affidabile) versione aspirata, il JTD era capace di dare a Punto ottime prestazioni e consumi irrisori. Il resto della gamma motori era invece incentrata sul 1.2 Fire. E la versione sportiva? Anche in questo caso, FIAT Punto offriva un allestimento e un motore sportivi, chiamato HGT. Rispetto alla mitica Punto GT e alla leggendaria Uno Turbo, il successo della Punto HGT fu molto più limitato. I motivi? Esteticamente, le caratterizzazioni sportive erano davvero troppo poche, e condivise con la più lenta ed economica Sporting. In più, in FIAT, durante il periodo di crisi del 2002, il focus aziendale si spostò drasticamente su piani di riassetto industriale, influenzando le priorità tecnologiche e il posizionamento di mercato del modello.
tags: #realizziamo #portiere #skoda #fabia