Il macabro ritrovamento di corpi smembrati o l'essere rinchiusi in un bagagliaio accanto a un cadavere sono scenari che evocano immediatamente l'ombra di un serial killer nell'immaginario collettivo. Questo non solo per la ferocia e il sangue freddo necessari a compiere tali atti, ma anche perché cinema e letteratura ci hanno spesso presentato questi assassini in tale luce. Tuttavia, la realtà è spesso più complessa e sfumata, talvolta dettata dal panico post-delitto piuttosto che da un sadismo seriale, sebbene, in alcuni casi, le due cose possano coincidere.
L'Incubo di Cignano di Offlaga: Una Vicenda che Richiama il Delitto del Circeo
Nelle tranquille campagne della Bassa Bresciana, a Cignano di Offlaga, si consumò una vicenda atroce nella notte tra il 17 e il 18 dicembre 1993, che in un primo momento richiamò alla mente il celebre delitto del Circeo. Quella notte, una donna rimase chiusa per ore nel bagagliaio di un’auto accanto a un cadavere, proprio come successe poco meno di vent’anni prima a Donatella Colasanti. La similitudine, seppur agghiacciante, presentava una differenza cruciale: il corpo con lei nel baule non era quello di un’amica, ma quello di suo cognato, il 42enne Giuseppe Facchetti.

La sera del 17 dicembre 1993, la situazione sfuggì loro di mano. Durante la rapina, in cui si accaparrarono il Rolex d’oro della vittima e il portafoglio con poche centinaia di migliaia di lire, per impedire all’uomo di scappare gli spararono in faccia con un fucile da caccia a canne segate. Facchetti non morì sul colpo, ma fu chiuso nel baule con la cognata, che assistette al suo ultimo respiro. La donna riuscì a salvarsi la mattina successiva, trovando il modo di aprire il bagagliaio con il cric e correre in strada a cercare aiuto. I responsabili vennero arrestati e condannati in via definitiva. Questa storia, a distanza di 30 anni, è stata oggetto di una puntata del podcast «Delitti bresciani», intitolata «L'omicidio del bagagliaio», che ha ricostruito la vicenda e incluso la testimonianza in tribunale della donna, la quale ha raccontato il trauma di quella notte. Trova spazio anche il racconto del sottotenente Emilio Sanacore e del luogotenente Giovanni Caluisi, all’epoca giovani marescialli dei carabinieri al primo incarico e ancora oggi in servizio nel Bresciano.
Omicidi e Smembramenti: Il Panico Post-Delitto e il Terrore Seriale
In molti casi, la frammentazione di un corpo non è segno distintivo di un serial killer, ma piuttosto una reazione disperata al panico che subentra dopo un delitto improvviso. L'obiettivo principale diventa sbarazzarsi della prova del reato, rendendo il riconoscimento difficile e l'occultamento più agevole.

Situazioni analoghe si sono riscontrate in diverse parti del mondo:
- Baltimora (2012): Alexander Kinyua, appena uscito di prigione su cauzione, confessò di aver ucciso Kujoe Agyei Kodie, 37 anni, e di averne mangiato cuore e cervello, conservando alcune parti e gettando il resto. I resti furono scoperti dal fratello dell'assassino nel seminterrato, in due contenitori di metallo.
- Berlino (stesso periodo): Luka Rocco Magnotta, attore porno canadese, finì in manette accusato di aver assassinato il suo amante cinese e di aver diffuso in rete immagini del sezionamento del corpo con un rompighiaccio.
- Los Angeles (tre anni dopo): Lo chef David Viens, messo sotto torchio per la scomparsa della moglie, confessò di averla legata e imbavagliata dopo un litigio. Accortosi della sua morte il mattino successivo, fu colto dal panico e decise di tagliarla, bollirla per quattro giorni e gettare i resti nelle fogne.
- Italia: Anche nel nostro paese, casi di cadaveri fatti a pezzi hanno spesso indirizzato l'immaginario verso il serial killer. A Roma, furono trovati otto scatoloni contenenti i resti di Riccardo Chiurco, un insegnante in pensione, occultati con calce e borotalco. La figlia, Stefania, ammise di averlo sezionato a causa di uno spirito che la tormentava, e fu considerata incapace di intendere e di volere. Federico Leonelli, con problemi psicologici e forse sotto l'effetto di droghe, tentò di fare a pezzi il cadavere di una colf che aveva ucciso, presumibilmente per liberarsene. A Perugia, nel 2010, Antonio Leandri, ex insegnante di educazione fisica, uccise il padre e disseminò il corpo in diverse parti della provincia. A Teramo, nel 2010, il corpo di Adele Mazza fu ritrovato in cinque pezzi; l'ex convivente, Romano Bisceglia, fu condannato all'ergastolo.
- Milano (2004): Dalla cantina di un condominio proveniva un odore nauseabondo. I carabinieri trovarono otto sacchetti con i resti di Maria Arena, 77 anni, ex cantante lirica. Il figlio Boris Zubine, con un passato criminale, ammise di aver ucciso la madre perché non sopportava che non apprezzasse la sua relazione con una nuova compagna, e di averla poi sezionata.
Questi casi dimostrano come il sangue freddo, spesso associato agli smembramenti, possa in realtà nascere dall'esigenza disperata di occultamento e dalla paura di essere scoperti, piuttosto che da una pulsione seriale.
Il Giallo del Vivione: Il Caso Gatti e i Cadaveri Decapitati
Un altro caso di grande risonanza in Italia, sebbene non legato a un serial killer, è quello che ha avuto luogo a Brescia, culminato con il ritrovamento di cadaveri fatti a pezzi in un burrone. La vicenda ebbe inizio con la scomparsa degli zii di Guglielmo Gatti, Aldo Donegani e Luisa De Leo, rispettivamente di 77 e 61 anni, da una casa bresciana il 30 luglio. L'allarme scattò quando un nipote di Luisa, un carabiniere, li trovò irreperibili. Guglielmo Gatti, che abitava al piano superiore, dichiarò di non essersi accorto di nulla.
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Roma e i Misteri Irrisolti: Il "Collezionista di Ossa" e il Corpo della Magliana
A Roma, si sono verificati due casi inquietanti che, per la loro natura, potrebbero suggerire l'azione di un serial killer, sebbene rimangano in gran parte irrisolti.
Il primo, risalente al 2010, vide il ritrovamento di uno scheletro alla Magliana, accanto a un portafogli e un mazzo di chiavi scomparsi sette anni prima. La particolarità agghiacciante fu che le ossa non appartenevano a una sola persona, ma a cinque individui diversi: tre donne e due uomini. L'identità delle vittime rimane un mistero e il caso fu ribattezzato quello del “collezionista di ossa”. La Procura aprì un'inchiesta, ma ad oggi non si è giunti a una risoluzione.

Edmund Kemper: Il "Killer delle Studentesse" e la Nascita del Mostro
La seconda metà del Novecento è spesso ricordata come l’“Età dell’oro” dei serial killer, un periodo storico con il più alto tasso di assassini seriali noti in attività, in particolar modo negli Stati Uniti. Tra questi, Edmund Emil Kemper III, detto Ed, occupa un posto di rilievo. Conosciuto anche semplicemente come «Ed Kemper» o il "Killer delle studentesse", è uno degli assassini seriali più efferati della storia americana, attivo nei primi anni settanta.

Il rapporto di Ed con la madre, Clarnell, era estremamente problematico. Clarnell, donna ambiziosa e volitiva, riversava su Ed tutte le sue insoddisfazioni, trattandolo con disprezzo e umiliazione, come un sostituto dell'odiato ex marito, che a suo parere era stato un fallimento. Lo obbligava a dormire in cantina, una punizione che lui detestava e che alimentò in lui un profondo risentimento. Questa dinamica familiare, unita alle tendenze sadiche del figlio che spaventavano la madre, contribuì a un ambiente tossico. La docente universitaria inglese Elizabeth Yardley ha definito la madre di Kemper un’"anti-madre", una donna che perpetra atti di crudeltà o incuria sui figli, riversando su di loro rabbia, odio e frustrazione.
L'Infanzia e i Primi Segni di Devianza
A dieci anni, Ed era un bambino eccezionalmente alto e robusto. La madre, che si sospetta soffrisse di una forte nevrosi, lo chiudeva in cantina per paura che molestasse la sorella Susan. Terrorizzato dalle notti trascorse in cantina, Ed sviluppò un profondo risentimento verso le due donne. A scuola, la sua timidezza e le sue dimensioni abnormi lo rendevano un emarginato. Frustrato dalle continue e ingiustificate punizioni, cominciò a sfogarsi sugli animali. Uccise due gatti di famiglia e si divertiva a sparare agli uccelli e agli animali selvatici con il fucile che gli era stato regalato.
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Il Duplice Omicidio dei Nonni e l'Internamento
Nel 1963, Ed scappò di casa e raggiunse il padre in California, il quale però non aveva intenzione di tenerlo con sé, vedendolo come un adolescente problematico. La soluzione fu di affidarlo ai suoi genitori, i nonni di Ed, Maude Hughey e Edmund Emil Senior, che vivevano in un ranch in Arizona. Il 27 agosto 1964, all'età di 15 anni, Ed era solo con la nonna, intenta a correggere un manoscritto. Ed prese il suo fucile calibro 22 e le sparò alla nuca due volte, pugnalandola in seguito per assicurarsi della sua morte. Coprì la testa con un telo e la nascose in camera da letto. Quando il nonno Edmund tornò a casa, Kemper gli sparò mortalmente nel vialetto. Dopo il duplice delitto, Kemper chiamò la madre, confessando tutto. Dichiarò alla polizia di aver ucciso la nonna "per vedere cosa si provasse" e il nonno perché si sarebbe arrabbiato.
Kemper fu internato nell'Ospedale Psichiatrico Criminale di Atascadero. Qui, si dimostrò un detenuto collaborativo e intelligente, impressionando favorevolmente il dottor Vanasek, il suo psicologo. Mostrando disponibilità e non aggressività, riuscì a guadagnarsi la fiducia degli psichiatri e persino a diventare assistente, partecipando alla somministrazione di test psichiatrici ad altri detenuti. Gli fu diagnosticato un quoziente d'intelligenza di 136, che in un secondo test salì a 145. La sua detenzione, trattato come minorenne, terminò dopo sei anni, al suo ventunesimo compleanno, nel 1969.
La Libertà e la Spirale Omicida
Contro il parere di molti dottori dell'ospedale psichiatrico, Kemper fu riaffidato alla madre. Una volta libero, andò a vivere con lei a Santa Cruz, poi da solo vicino a San Francisco, ma la madre rimase una presenza perenne, invadente e giudicante. Dopo un tentativo fallito di entrare in polizia, nonostante l'intervento di Clarnell per pulire la fedina penale del figlio, Ed trovò lavoro presso il California Highway Department. Il sogno di diventare poliziotto, tuttavia, non lo abbandonò mai; frequentava i locali dove gli agenti andavano a bere e conobbe lo sceriffo.
Le fantasie violente di Kemper iniziarono ad avere soggetti ben precisi: giovani donne, di buona famiglia e di bell'aspetto. Le ragazze che, secondo la madre, Ed non avrebbe mai potuto avere come fidanzate, divennero oggetto del suo odio e desiderio di dominio. Prese l'abitudine di offrire passaggi a giovani autostoppiste, mostrandosi sempre gentile, affabile, seduttivo e non minaccioso.

- 7 maggio 1972: Caricò in auto due diciottenni, studentesse del college di Fresno, Anita Luchessa e Mary Ann Pesce. Dopo averle portate in un'area deserta, le aggredì: ammanettò Mary Ann a un sedile e costrinse Anita a entrare nel portabagagli. Cercò di soffocare Mary Ann, ma lei si liberò. A quel punto, iniziò un feroce accoltellamento. Dopo il duplice omicidio, Kemper mostrò tutta la sua vena necrofila: passò ore a sezionare i corpi, esplorando le sensazioni date dalle viscere estratte e dalle teste separate dai busti. Le teste divennero veri e propri trofei, attraverso i quali prolungare le sensazioni date dalle uccisioni. Ritenne che solo con l'omicidio avrebbe potuto avere le ragazze che sua madre reputava per lui irraggiungibili. Dopo la morte e il depezzamento, le
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