L'universo musicale italiano è un crocevia di storie affascinanti, evoluzioni stilistiche e pionieristici percorsi imprenditoriali. Dalle prime intuizioni delle case discografiche indipendenti, capaci di scommettere su generi all'epoca controversi, fino alle sfide imposte dalla modernità e dalla globalizzazione, il panorama sonoro del nostro paese ha sempre offerto spunti di riflessione e innovazione. In questo contesto, etichette come Expanded Music, Italian Records e Durium, insieme a fenomeni televisivi come Discoring e icone musicali come Jenny Luna, hanno contribuito a plasmare il gusto e le tendenze di intere generazioni, trasformando la musica in un vero e proprio "juke box" culturale che continua a risuonare, evocando ricordi e anticipando nuove sonorità.

Le Radici Sperimentali: Da Harpo's Bazaar all'Italian Records
La storia di alcune delle etichette più influenti nel panorama musicale italiano ha inizio con progetti che trascendono la mera attività discografica, immergendosi in contesti culturali e sociali vibranti. Il progetto Harpo's Bazaar, ad esempio, non nasce direttamente come etichetta, ma come cooperativa culturale. Questa iniziativa prende forma nel 1977 a Bologna, grazie a un gruppo di studenti e amici del professor Gianni Celati, docente d'inglese al DAMS. Con un furgone sgangherato, battezzato per l'appunto Harpo's Bazaar, i fondatori girarono per Bologna con una cinepresa super 8 durante i tre giorni del Convegno nazionale contro la repressione, a settembre del '77. Le riprese realizzate in quell'occasione sono poi diventate, trent'anni dopo, il video "Cineamatori Militanti". I componenti iniziali, come riportato nei titoli di coda dello stesso video, erano Aldo Castelpietra, Gianni Celati, Leonardo Giuliano e un altro co-fondatore.
L'idea di trasformare questa esperienza "movimentista" in una cooperativa, con l'obiettivo di creare un lavoro creativo, fu di Leonardo Giuliano, descritto come un sognatore e imprenditore utopista. Fu sempre Leonardo, tra i fondatori della Fonoprint, a presentare al gruppo Harpo's Bazaar Gianni Gitti e, successivamente, Cialdo Capelli, Antonella Leporati, Oderso Rubini e Anna Persiani. Tutti insieme, a quel punto, fondarono la cooperativa. In seguito, anche Nino Iorfino e Jean-Luc Dorn entrarono a farne parte. Con il contributo attivo di tutte queste persone fu possibile realizzare l'evento Bologna Rock e dar vita all'Italian Records. Gianni Gitti, in particolare, viene ricordato come una persona speciale, il vero scopritore degli Skiantos, di cui registrò il primo album intitolato "Inascoltabile" e lo prestò ad Harpo's Bazaar.
Nel 1980, la Harpo's Music, etichetta discografica di Harpo's Bazaar, si trasforma in Italian Records. Quello stesso anno segna anche la nascita di Expanded Music. Le due case discografiche erano strettamente collegate: nel 1980 Harpo's Bazaar aveva già perso alcuni dei soci iniziali e non aveva la forza economica per continuare, necessitando di un socio finanziatore. Per questa operazione, la cooperativa non era lo strumento migliore. Harpo's Bazaar fu quindi messa in liquidazione e fondarono l'Expanded Music Srl. Da quel momento l'Italian Records è diventata una delle etichette dell'Expanded Music. Ad entrare nelle vesti di socio finanziatore fu Federico Venturoli del Disco D'Oro di Bologna. Il nome Expanded Music nacque come omaggio al libro "Expanded Cinema" di Gene Youngblood, pubblicato nel 1970 e considerato la bibbia del cinema sperimentale.
Bologna 1977: comunicazione e movimento
L'Epoca d'Oro di Expanded Music: Dalla New Wave alla Dance Floor Corporation (DFC)
Le prime pubblicazioni dell'Expanded Music fugavano ogni dubbio sul tipo di inclinazione stilistica a cui l'etichetta era legata. Inizialmente, Expanded Music pubblicava dischi new wave, post punk ed industrial provenienti dall’estero e firmati da band come Tuxedomoon, Throbbing Gristle, Bauhaus, Modern English, Thomas Leer & Robert Rental, Lounge Lizards e Flesh Eaters, giusto per citarne alcuni. Queste scelte artistiche, tuttavia, dovevano confrontarsi con un mercato discografico italiano ai tempi dominato dal cantautorato. Con le sole produzioni dell'Italian Records, l'attività non era sostenibile, e serviva allargare il catalogo.
Non essendo direttamente coinvolto nella direzione artistica dell'Italian Records, campo esclusivo di Oderso Rubini, uno dei fondatori si ritagliò un suo spazio. Conosceva abbastanza bene l'inglese e, dopo il DAMS, si iscrisse a giurisprudenza studiando diritto privato e diritto d'autore. Con questi strumenti, si avventurò in giro per il mondo ad acquisire licenze di dischi da pubblicare in Italia, poiché ai tempi prendere un disco in licenza costava molto meno che produrlo.
Dal 1983 in poi, analogamente a quanto avveniva per Italian Records, anche l'Expanded Music si aprì progressivamente a generi musicali ballabili, l'italo disco in primis. L'italo disco rappresentava uno dei periodi d’oro della produzione indipendente italiana. Tuttavia, all'epoca, la dance era spesso vista di traverso nel nostro Paese, specialmente dalla stampa e dalle radio. Per gran parte della stampa specializzata italiana, l’italo disco era considerata "di Destra" e non degna di attenzione, al contrario della new wave, che era "di Sinistra".
Nel 1983, i Gaznevada pubblicarono “I.C. Love Affair” che, nella versione remixata da Claudio Ridolfi, faceva l’occhiolino all’italo disco. Per la prima volta un brano dell’Italian Records finiva in classifica e veniva pubblicato anche all’estero. Nonostante “I.C. Love Affair” fosse ben lontano dall’essere un successo internazionale dell’italo disco, fece scorgere comunque all’Expanded Music una luce in fondo al tunnel. Ovviamente non tutti furono d’accordo con quella svolta dance e la complicità tra i soci iniziò a vacillare. Le produzioni che seguirono furono un tentativo interessante di coniugare la new wave con la dance ma, come si apprese in seguito, la musica dance ha delle regole e se non le si rispettano i dischi non possono funzionare. Così il successo di “I.C. Love Affair” non si ripeté e l’Expanded Music precipitò in una nuova crisi economica. Il feeling tra i soci si consumò ulteriormente fino alla definitiva separazione.

Nel corso degli anni, però, l’attrazione per la dance, sbocciata nel pieno dell’ondata italo disco, divenne sempre più forte. Infatti, Expanded Music fu tra le prime, in Italia, a scommettere sulla musica house, precisamente dal 1987, quando nacque la DFC, acronimo di Dance Floor Corporation, etichetta con una vocazione per il sound ballabile inscritta chiaramente nel DNA. Alla fine degli anni Ottanta, l’italo disco era ormai in declino e, con la diffusione del campionatore, nasceva e proliferava la musica house. Nella filosofia della DFC c’era molto dell’esperienza maturata con le pubblicazioni internazionali dell’Expanded Music e della stessa Italian Records: non cercare il commerciale ad ogni costo e avere una grafica riconoscibile. A tal proposito, Anna Persiani realizzò per l’Italian Records alcune delle più belle copertine pubblicate in Italia.
In quella fase, Ricky Persi fu il principale collaboratore. Oltre a conoscere bene la musica dance, aveva la capacità di scovare e far lavorare insieme persone con qualità complementari. La DFC aveva un obiettivo preciso: far ballare. Non importava se un disco fosse commerciale o meno, i DJ dovevano riconoscere dalla copertina che fosse un DFC e comprarlo a scatola chiusa con la certezza di usarlo in pista.
Nel 1989, proprio su DFC, arrivò “Sueño Latino” del progetto omonimo, pietra angolare di quel fenomeno che crebbe rigoglioso nei primi anni Novanta sotto forma di dream house, alternativa clubbistica alla piano house che sfociò con risultati strepitosi nel mainstream internazionale. L’affermazione mondiale arrivò due anni dopo con “Sueño Latino” del progetto omonimo, successivamente impreziosita dai remix di Derrick May e riconosciuta pietra miliare di un momento probabilmente irripetibile per creatività e dinamismo. Investire denaro nella house music in Italia in quel periodo significava scommettere su un genere emergente, lontano dalle consuetudini.
In breve tempo la DFC si rivelò un inesauribile serbatoio di hit: da Atahualpa a Ramirez, da Glam a Moratto, passando per Paraje e tutta la parentesi italodance di Afrika Bambaataa. Proprio nel 1990, si raggiunse il primo posto in classifica con “Ultimo Imperio” degli Atahualpa. Nel 1991 arrivò “Just Get Up And Dance” di Afrika Bambaataa, mentre il 1992 e il 1993 furono gli anni di Ramirez con pezzi come “Orgasmico”, “Terapia” ed “El Gallinero”. Per il 1994, si può citare “Eins, Zwei, Polizei” di Mo-Do (al numero uno delle classifiche europee); nello stesso anno, dei cento singoli più venduti in Italia, quattordici erano dell’Expanded Music.
La Tentacolare Attività di Expanded Music: Sottoetichette e Successi Internazionali
L’attività di Expanded Music era tentacolare e multiforme e si materializzò attraverso svariate sottoetichette (Dance And Waves, B4, Plastika, Audiodrome, PRG, Steel Wheel, Mantra Vibes, giusto per citare le più note) da cui emerse una miriade di nomi che scandirono con incisività la dance nostrana, tra cui Einstein Doctor DJ, Mato Grosso, Ava & Stone, Steam System, Virtualmismo, V.F.R. e Mo-Do. Creare tante etichette fu un errore dovuto all’indecisione della strada da prendere. Ogni DJ/produttore pensava di potersi distinguere solo se avesse avuto un’etichetta sulla quale non pubblicassero altri, ma, come si imparò presto, non è l’etichetta a fare il DJ.
In grande rilievo anche le licenze prese oltralpe, da KLF a Sunbeam, da Transformer 2 a Capricorn, da Technotronic a 2 Fabiola, da Junk Project a Trancesetters, da ASYS a Marco Bailey, passando per produzioni più settoriali come Encephaloïd Disturbance, Idjut Boys & Laj, Aurora Borealis, Unit Moebius, Cortex Thrill, Yves Deruyter e vari episodi della saga Code. Tra tradizione e sfrontatezza, la casa discografica emiliana conquistò dunque un numero sempre maggiore di consensi, facendo registrare un balzo prestazionale non indifferente.
Diverse sono le storie dietro i grandi successi. “Sueño Latino” ha una storia ricca di aneddoti, tanto che nel 2015 è stata pubblicata sul fronte della copertina della ristampa in occasione del venticinquesimo anniversario. Per “Just Get Up And Dance”, la cosa più difficile fu convincere Bambaataa, leader della Zulu Nation, a cantare un testo non suo, scritto da David Sion. A proposito di “El Gallinero”, esiste un video su YouTube che conta oltre nove milioni di visualizzazioni, intitolato “Gallinazo y la Bolsa de Coca”, in cui i protagonisti sono Paco Stanley e Mario Bezares, ai tempi gli uomini di spettacolo più famosi in Messico, che ballano il pezzo di Ramirez. Stanley fu ucciso nel 1999 e questo video riaprì le indagini. Su “Eins, Zwei, Polizei” si ricorda che Fabio Frittelli alias Mo-Do, doveva registrare un’altra canzone e in studio, invece di dire al microfono il solito “uno, due, tre, prova” se ne uscì con “eins, zwei, polizei”, recitando una filastrocca della nonna. Infine, “Camels” di Santos, inizialmente sul retro di “The Riff”, divenne un successo mondiale dopo essere stata suonata a Ibiza da Judge Jules.
Tuttavia, non tutti i brani in cui si vedeva del potenziale riuscirono a sortire i risultati sperati, come “Bye Baby”, “All Aboard” e “Yeh Yoh” di Ava & Stone, tutti prodotti da Graziano ‘Tano’ Pegoraro. Negli anni Novanta, gli esiti di tanti artisti dance erano direttamente proporzionali al supporto offerto dai network radiofonici e, in parte, dalle tv in occasione di programmi come Festivalbar, Un Disco Per L’Estate o Mio Capitano. Ciononostante, si è sempre creduto più alla pista che alla radio o televisione. I media erano importanti, ma servivano quando il disco era già un successo. La musica dance è “democratica” perché se un pezzo non funziona in discoteca, non c’è promozione che tenga e non potrà mai avere successo. Al contrario, se è valido in pista, anche senza il supporto della radio, potrà essere scovato dalle migliaia di DJ sempre a caccia di novità.
L'influenza di Albertino di Radio DeeJay, pur significativa in Italia nei primi anni Novanta, non fu totalizzante. Ci sono tanti dischi che non ha trasmesso ma che sono diventati ugualmente delle hit. L’influenza di Radio DeeJay finiva in Italia; da Lugano in poi, i dischi vendevano solo se piacevano e non perché in Italia erano suonati da una radio in particolare. Albertino ha sicuramente avuto un effetto positivo sulle produzioni italiane, selezionava pezzi interessanti ed era uno stimolo per chi lavorava in studio. Nonostante le rare visite a Radio DeeJay, non era raro per l’Expanded Music avere più titoli contemporaneamente nella famosa Pagellina.
Bologna 1977: comunicazione e movimento
L'Innovazione di Discoring: Il Juke Box Audiovisivo della Rai
Formidabile Discoring è una trasmissione musicale prodotta dalla Rai, sotto la Direzione Intrattenimento Prime Time, che ha iniziato la sua messa in onda il 26 agosto 2025. Questo nuovo Discoring non è solamente un doveroso omaggio al suo fondatore Gianni Boncompagni, in quanto il format non si presenta come un semplice documentario, ma è una vera "macchina del tempo" sensoriale, forte dell'immenso archivio di oltre 400 puntate originali (1977-1989). Il primo e unico Discoring, attraverso le sue scelte stilistiche e il suo approccio innovativo, è stato un esempio pionieristico della televisione pubblica europea, rappresentando un vero laboratorio di linguaggio televisivo prima dell'avvento dei canali tematici musicali come MTV, Videomusic, Music Box, Match Music, Video Italia.
Discoring non era solo musica, era un linguaggio: la "discoteca televisiva" o juke box audiovisivo che fungeva da strumento culturale per il pubblico dei giovanissimi che discuteva le hit parade. Oggi, quel rito collettivo viene riproposto non per spiegare, ma per far rivivere le emozioni originali a chi c'era e a chi ne ha solo sentito parlare. Un percorso articolato attraverso uno dei programmi musicali emblematici della Rai, plasmato da Boncompagni.
Gli episodi andati finora in onda il 26 agosto, l'8 settembre, il 22 dicembre nel 2025 in prime time su Rai 2 hanno il sapore dell'eccezionalità. Qua e là si ripropongono le performance canore, custodite dalle Teche Rai, lungo 13 anni fra le 14 edizioni che ha fatto entrare nelle abitazioni degli italiani la musica di casa nostra e gli artisti internazionali del momento.
La narrazione del primo episodio, dedicato agli anni '80, è curata da Paola Pardo e arricchita dai ricordi di alcune delle figure più autorevoli legate alla storia del programma, tra cui Barbara Boncompagni, Renzo Arbore, Carlo Conti, Jocelyn e Claudio Cecchetto. La rassegna di brani selezionati per l'occasione è arricchita dalle testimonianze di volti che hanno segnato quel periodo, come Anna Pettinelli, Mauro Micheloni, Awanagana, Gianni De Berardinis, Sergio Mancinelli, Flavia Fortunato e Federica Gentile, quest'ultima considerata erede di quella stagione con il nuovo Playlist. Tra i brani ricordati, "Thank You D.J." di Den Harrow.
Il secondo episodio, "Le origini del programma", esplora le prime edizioni trasmesse dal 1977 al 1981, un periodo in cui il programma consolidò la sua formula e la sua rilevanza nel panorama televisivo italiano. L'indimenticabile Gianni Boncompagni, ideatore e conduttore, apre l'episodio con una nota ironica sulla trattativa per l’ingaggio delle Ritchie Family, giocando su un'idea di rifiuto iniziale, per poi rivelare la presenza del gruppo femminile. Tutte le prime quattro annate del programma si inseriscono in un contesto storico e musicale caratterizzato dalla diffusione della disco music e delle nuove tendenze popolari (dal rock alla musica d'impegno, dal folk pop al funk rock, all'elettronica). L'edizione 1978-'79 segna una tappa significativa con l'introduzione della visione a colori, pur mantenendo per un po' la registrazione in bianco e nero, fino alla storica puntata a colori del 3 agosto 1978 per Discoring Estate. La transizione al formato video e l'utilizzo delle videocassette rappresentano un cambiamento tecnologico importante per la televisione dell'epoca, che ancora si trovava nell'era analogica. Un altro momento significativo è il primo provino di Claudio Cecchetto, che segna l'inizio della sua carriera televisiva. Accanto alle testimonianze dei protagonisti dell'episodio precedente, interviene pure Rosanna Vaudetti, figura storica della Rai e moglie di Antonio Moretti, il primo regista della trasmissione. Si ricordano brani come "Baba Yaga - Che Gatta!" dei Boney M.
Il terzo capitolo, "Formidabile Discoring Natale", è stato concepito come un regalo di fine anno: una puntata speciale che prosegue il viaggio attraverso uno degli show musicali più iconici della televisione italiana. La puntata natalizia rappresenta un'opportunità per fare gli auguri ai telespettatori e celebrare la festa insieme ai protagonisti di Discoring, tra cui conduttori e cantanti che hanno calcato la scena del programma, come Jocelyn, Gianni Togni, Ron, Awanagana, Loretta Goggi, Claudio Cecchetto (ritornato per una volta nelle vesti del VJ), Sabrina Salerno (che confessa: "era un programma veloce, con le classifiche, i cantanti… dovrebbe tornare in onda nuovamente: la musica è tanto importante"), Jo Squillo (che rammenta: "facevo punk, adottarono la mia scenografia senza problemi"), Ryan Paris (che ricorda i passi appresi da Garrison Rochelle), Gazebo, P. Lion, Isabel Russinova (che afferma: "è un programma senza tempo, che segna la nostra modernità"), Drupi, Ivana Spagna, Scialpi, David Zed, Sergio Caputo, Marcella Bella, Alba Parietti, i Via Verdi, Johnson Righeira, Giorgio Verdelli, il toscano Riccardo Azzurri, Vince Lancini e Den Harrow. Tutti questi artisti hanno contribuito a costruire il mito del programma. Tra le canzoni presenti, "Last Night A D.J." degli Indeep e "Riccardo Cioni & D.J. F.T." dei Wham! e Ph.D. P.

Durium: L'Eccellenza Italiana nella Produzione Discografica e la Storia di Jenny Luna
La Durium è stata una casa discografica italiana, attiva tra gli anni trenta e il 1989. Parte del catalogo ed il marchio sono stati successivamente rilevati dalla Dischi Ricordi, che ne ha fatto uso per alcune riedizioni. Il suo marchio iniziale era costituito dalla scritta Durium in stampatello, sormontata dalla stilizzazione di tre trombe e un'aquila. Nell'immediato dopoguerra questo logo fu abbandonato in favore di un'immagine stilizzata di un disco con tre raggi interni, attraversato dalla scritta Durium in corsivo. È oggi un marchio non utilizzato.
Il "durium" è un materiale plastico sintetico sviluppato alla fine degli anni '20, utilizzato effettivamente nella produzione di dischi fonografici. Si tratta di una resina sintetica composta da resorcina e formaldeide, sviluppata dal professor Hal T. Beans della Columbia University. La compagnia statunitense Durium Products Company, attiva tra il 1930 e il 1932, utilizzava questo materiale per produrre dischi fonografici economici, noti come "Hit of the Week". Questi dischi, venduti nelle edicole a soli 15 centesimi, erano fatti con un substrato di cartone rivestito di durium. Inoltre, la bachelite, sviluppata nel 1907, era un altro materiale plastico utilizzato in passato per la produzione di vari oggetti, inclusi alcuni tipi di dischi fonografici.
La Durium s.a. nasce nel 1935 a Milano (la denominazione originale è Durium La Voce dell'Impero) per opera di un gruppo di imprenditori milanesi tra cui Martinengo e Alberto Airoldi, che ne diventa presidente. I primi dischi pubblicati sono favole per bambini recitate e altre produzioni dedicate al mercato delle colonie e per le truppe all'estero. Negli anni 1935/1936, mancando il materiale per la produzione, vengono anche pubblicati dischi su supporto di cartone, contenenti corsi di lingue, tecnici e materiale di propaganda.
Al termine della seconda guerra mondiale, il management decise di tornare a Milano - nella nuova sede in passaggio degli Osii 2 - solo per quanto riguarda gli uffici amministrativi e di rappresentanza, poi traslati in via Alessandro Manzoni 40/42. Gli anni Cinquanta costituiscono un periodo di notevoli investimenti finanziari per l'azienda: attraverso aumenti di capitale e prestiti obbligazionari, la base dell'azienda passa dai 30 milioni di lire del 1955 arrivando a 180 milioni di lire già nel 1959. Sono soprattutto l'attività di ricerca di nuovi artisti, nonché lo sviluppo di nuove strategie di promozione e vendita, a rilanciare l'etichetta.
La Durium intuì fin dagli anni Cinquanta l'importanza di distribuire in licenza musica straniera utilizzando la propria sempre più avanzata fabbrica di Erba. Ecco quindi la distribuzione di artisti internazionali come Al Caiola, Don Costa, James Brown, Paul Anka, Mouth & MacNeal, Donna Summer, Ferrante & Teicher, Dee D. Jackson, Steve Lawrence, Eydie Gormé, Don McLean, Shirley Bassey, Plastic Bertrand, Telex e molti altri. Rovelli tentò quindi la ristrutturazione aziendale. Il primo ramo ad essere tagliato fu quello più costoso: l'incisione, produzione e stampa dei prodotti finiti. Lo stabilimento di Erba, ormai troppo costoso, fu così abbandonato. A ruota, anche le attività di registrazione e mixaggio dei dischi vennero dismesse, lasciando quindi anche gli studi di viale Troya. In questo modo, la Durium si trovò a usufruire, solo quando necessario, di studi di registrazione e di stampa terzi come fornitori. Le vendite, però, complice il catalogo non più competitivo e la carenza di nuovi artisti in grado di vendere a sufficienza, continuarono a declinare. La Kono pertanto nascerà poi come casa discografica autonoma inglobando alcuni artisti della Ariston e della Durium, entrambe fuori da ogni attività operativa nel 1989.
Per quanto riguarda la filiera produttiva, la Durium era nata prima del concetto di "campus" in cui concentrare in un'unica sede amministrazione, registrazione e produzione/stampa di dischi; concetto utilizzato da major nate nel dopoguerra quali la RCA Italiana e la CGD. Anche per praticità, possedendo già uffici e strutture attrezzate, scelse di svilupparle mantenendole però separate. Ad Erba, in via Trieste, dove era presente lo stabilimento di produzione presso cui venivano stampati gli album e prodotte le musicassette, fu proseguita tale attività con nuovi impianti, sotto la responsabilità prima di Valsecchi e successivamente di Mario Cvek. La modernizzazione procedette senza soluzione di continuità con continui investimenti, al punto che nel 1977 lo stabilimento si distingueva nel panorama italiano per la modernità degli impianti e per la qualità del lavoro. Per tutta l'epoca del vinile e delle audiocassette, buona parte dell'attività veniva svolta in conto terzi per le più famose ed importanti case discografiche italiane. La grafica e stampa delle copertine fu delegata a diversi studi e stamperie (fra cui, molto utilizzata, la Centonze di Como). La parte amministrativa fu mantenuta presso gli uffici di via Alessandro Manzoni. Dopo il fallimento, le diverse sedi, ubicate in palazzine e strutture residenziali, furono restituite e utilizzate per altri scopi.
Come molte altre case discografiche, anche la Durium ha dato vita ad alcune sottoetichette di cui la più nota è la Targa Italiana, che ha pubblicato anche alcuni album e 45 giri di Vasco Rossi. Inoltre la Durium distribuì altre etichette come la Sprint, la Titanus e la Karim, oltre alla serie Cicala, nata per composizioni classiche e interpretazioni di testi poetici. La Durium, oltre ad aver registrato e stampato per anni rispettivamente artisti e supporti per altre aziende prive di stabilimenti, ha anche curato la distribuzione per altre case discografiche. Dopo la chiusura della Durium, mentre Rovelli proseguirà la sua carriera di agente di molti artisti, tra cui Vasco Rossi, i cataloghi della Durium e della Ariston saranno al centro di contenziosi legali, venendo ceduti poi alla Ricordi e successivamente confluendo nel patrimonio dell'acquirente BMG.

Tra gli artisti di spicco lanciati dalla Durium si annoverano il Coro del C.A.I., Marino Marini e il suo quartetto (con successi come "Piove!"), e produzioni dedicate al repertorio napoletano e jazz. La Durium distribuì (ed in seguito rilevò) anche un'etichetta romana, la Dischi Adventure, specializzata nel lancio di nuovi artisti e nella pubblicazione di album di jazz. Come ricordato prima, la Royal (la cui sede era in via Indipendenza 32 a Napoli) era specializzata nel lancio di nuovi artisti, e venne dopo poco tempo inglobata nella casa madre: per questo motivo le prime emissioni presentano solo la scritta Royal, sostituita poi da Durium - Serie Royal, mentre la numerazione del catalogo continua in modo sequenziale e prosegue anche con la Serie Royal.
All'interno del ricco catalogo Durium spicca la figura di Jenny Luna. Dopo aver ottenuto un contratto discografico con la CAR Juke Box del suo scopritore Carlo Alberto Rossi, Jenny Luna debuttò discograficamente nel 1958, adottando uno stile moderno assimilabile a quello degli urlatori. Dotata di grande voce e musicalità, venne ritenuta la più idonea ad affiancare Mina, interpretando "Le mille bolle blu" al Festival di Sanremo 1961. L'anno successivo partecipò al Festival delle Rose 1965 con "Ti voglio più bene di prima" e "Ma tu che ne sai". Tra le sue pubblicazioni si ricordano: "Non ho l'erre…" (1959), "Quelqu'un viendra demain" (The Red Record, N. 1959), "Luna Tintarella di luna" (The Red Record, N. 1960), "Folle banderuola" (The Red Record, N. 1960), l'EP "Sanremo 1961" (Juke-Box, JEP 775; tracce: Benzina e cerini/Libellule/A.A.A.), "Conta le stelle/Quando…quando…quando…" (1962), "Ma quando arrivi?" (1965). Jenny Luna è stata una figura importante nella musica italiana degli anni '60, come testimoniano le fonti del "Dizionario della canzone italiana" e del "Festival di Sanremo - Almanacco illustrato della Canzone italiana".