L'artista emiliano Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero "Sugar" Fornaciari, ha sempre saputo catturare e ammaliare il pubblico con la sua capacità di affrontare tematiche profonde in modo leggero. La sua produzione musicale è costantemente intrisa di un respiro internazionale, pur mantenendo un forte attaccamento alle radici, come testimoniato fin dai tempi di "Diamante" e ribadito con il nuovo album di inediti, "D.O.C.", pubblicato per l'etichetta Polydor/Universal Music. Questo album, una vera "bomba di energia tra gospel, soul e blues", si presenta come una "denominazione di origine controllata" che "marchia" un artista mondiale sempre attuale e pronto a sorprendere.

Il Significato Profondo di "D.O.C."
"D.O.C." non è solo un titolo per Zucchero, ma una vera e propria dichiarazione d'intenti. L'artista ci investe, ci fa ballare e riflettere, come da anni ci ha abituati. La "denominazione di origine controllata" in questo contesto assume un significato più profondo della mera garanzia di qualità. Zucchero suggerisce che tale "marchio" non è sempre indice di sostanza; piuttosto, può essere un vezzo, un logo che innalza ma dà poca importanza alla vera essenza, come spesso accade nella società contemporanea. L'album è una denuncia alla società odierna, un invito a riscoprire l'autenticità contro l'immagine e il falso. "Vorrei che la gente si manifestasse com'è veramente e non nascondendosi dietro ciò che non è," ha dichiarato Zucchero, ponendo l'accento sulla distinzione tra apparire ed essere.
Zucchero, non parlo più di politica ma tempi difficili e bisogna stare attenti
Zucchero, con "D.O.C.", vuole anche lanciare un messaggio di convivenza e rispetto, pur in presenza di idee diverse. In un mondo sempre più condizionato dall'odio e dalla paura del diverso, l'artista auspica un ritorno alla genuinità di un tempo, quando il confronto avveniva senza insulti, rispettando l'altro. Questa concezione, difficile da attuare oggi, è un pilastro della filosofia che permea l'intero lavoro. "Qualcuno può pensare che 'il diavolo' si stia avvicinando all'acquasanta," riflette Zucchero, ma in realtà il suo intento è promuovere un dialogo costruttivo e sincero.
Un Sound Eclettico: Gospel, Soul, Blues ed Elettronica
L'artista emiliano è noto per la sua propensione a combinare caratteristiche e generi diversi, un approccio che paragona all'arte culinaria, dove si mescola e si tenta di creare qualcosa di nuovo e gustoso. "L’idea era quella di rinnovarmi mantenendo il mio sound," ha dichiarato. "D.O.C." è un album che fonde i grandi cori gospel e brani più lenti e ricchi d'amore, il tutto sapientemente condito con un tocco di elettronica che arricchisce senza mai guastare. Questa ricerca di rinnovamento, pur restando fedele a se stesso, è stata la sfida più grande dopo quattordici album, e Zucchero ha deciso di affrontarla partendo proprio dal suono.
L'album vanta la partecipazione di numerosi musicisti, un coro gospel imponente, diversi batteristi e persino la sezione fiati di Quincy Jones. Per integrare i suoni elettronici, Zucchero si è affidato a quattro giovani produttori che hanno saputo creare "suoni caldi che, in piccole dosi, caratterizzano un po’ tutto l’album", conferendo un'atmosfera unica e riconoscibile.

La Tracklist e le Sue Riflessioni
L'album si compone di undici brani originali e tre bonus track, ognuno dei quali contribuisce a delineare il variegato panorama emotivo e concettuale di "D.O.C.":
- Spirito Nel Buio
- Soul Mama
- Cose Che Già Sai ft. Frida Sundemo
- Testa o Croce
- Freedom
- Vittime del Cool
- Sarebbe Questo il Mondo
- La Canzone Che Se Ne Va
- Badaboom (Bel Paese)
- Tempo Al Tempo
- Nella Tempesta
- My Freedom (Bonus Track)
- Someday (Bonus Track)
- Don’t Let It Be Gone ft. Frida Sundemo (Bonus Track)
Si parte con brani energici e impegnati come "Spirito nel buio", il secondo singolo estratto dall'album, che simboleggia una spiritualità ritrovata o costantemente ricercata, che eleva l'animo. "Soul mama" è un mix scatenato, paragonabile per energia e impatto a un brano di Aretha Franklin.
La prima profonda riflessione arriva con "Cose che già sai" / "Don't let it be gone", interpretato in collaborazione con l'elegante artista svedese Frida Sundemo. Questa canzone è una preghiera crescente che esplora il sottile confine tra amore umano e amore universale.
"Testa o croce", nato dalla collaborazione con Davide Van de Sfroos, riporta l'ascoltatore nella sfera rurale e bucolica delle origini di Zucchero. Per la prima volta, l'artista parla apertamente di Roncocesi, il suo paese natale. "A 10 anni sono stato sradicato da Roncocesi, la frazione di Reggio Emilia dove ero nato. Era il mondo di don Camillo e Peppone. Il prete era soprannominato don Tagliatella e litigava con mio zio Guerra, un maoista convinto. Papà non voleva mai far entrare il prete a benedire casa. Alla domenica però mi mandavano a portargli le uova. Dopo che ci siamo trasferiti non mi sono mai più sentito a casa," ha raccontato Zucchero. Questo brano, denso di ricordi personali, passa dal particolare della giovinezza del cantante al significato universale di "casa" per chi l'ha persa o la sente lontana. È un sentimento di sradicamento che Zucchero provò intensamente quando si trasferì a Forte dei Marmi, un'esperienza che ha lasciato un'impronta indelebile nella sua percezione di appartenenza.

A metà dell'album, troviamo "Freedom", il brano che ha anticipato l'uscita di "D.O.C.". Scritto in collaborazione con l'artista britannico Rag'N'Bone Man, è il pezzo più attuale e ricercato dell'intero album, un riuscito mix tra innovazione e tradizione. Nel video di "Freedom", un cavallo, che evoca il cartoon "Spirit" in cui Zucchero cantava, viene metaforicamente "domato" con modi rudi. Tuttavia, la purezza di una ragazzina comprende che uno spirito libero non può essere recintato e lo aiuta a fuggire per riunirsi al suo branco, ritrovando la vera libertà. Questa immagine, per l'artista, può richiamare la figura di Greta Thunberg, simbolo di una generazione che scende in piazza per il proprio futuro. Zucchero esprime tenerezza per questi ragazzi, che vede fragili, senza grandi ideali o progetti, forse persi in un eccessivo benessere o privati dei sogni e delle canzoni.
"Vittime del cool" esplica in maniera diretta il significato che Zucchero ha voluto dare a tutta la nuova produzione: una denuncia alla società odierna, un invito a riscoprire l'autenticità contro la superficialità. Il testo è un divertente e azzeccato gioco di parole tra italiano e inglese, che sottolinea l'ironia della situazione.
Si prosegue con "Sarebbe questo il mondo", un'altra traccia che esprime la delusione per le aspettative giovanili non esaudite. È una richiesta di poter tornare indietro, al passato, alla genuinità, alla natura che tutto circonda e crea, un brano nostalgico e poetico che invita alla riflessione.
"La canzone che se ne va" nasce dalla collaborazione con Pasquale Panella e Daniel Vuletic. Questo pezzo, di caratura superiore, fa volare sulle ali dell'amore, con una malinconica melodia che sfocia in un pazzesco coro gospel finale, quasi un monologo intriso di emozione. È un inno alla canzone stessa, che non ha padroni, fa soffrire, ritorna e si eleva dentro l'individuo. La forza di una canzone è la sua libertà, la capacità di essere interpretata in mille modi diversi, diventando un faro anche nella tempesta, donando luce e speranza. Zucchero riflette sulla perdita di questo faro nella musica moderna, in cui il rap e la trap, pur con la loro abbondanza di parole, rischiano di confondere e lasciare poco.
Zucchero, non parlo più di politica ma tempi difficili e bisogna stare attenti
"Badaboom (Bel Paese)" è una descrizione vibrante, con il ritmo incalzante di Tom Jones, dell'Italia che abbiamo ereditato, con le sue complessità tra droga, mafia e intrighi. Zucchero tratta il Belpaese come un padre affettuoso che rimprovera un figlio, esprimendo il desiderio di viverci e l'invito a lottare per renderla una nazione migliore.
"Tempo al tempo", scritta in collaborazione con Francesco De Gregori, collega e amico di vecchia data, è un inno di speranza. È un modo di dire dei nonni, una fusione tra passato, presente e futuro, tra giovinezza e vecchiaia, un inno alla vita vera, alla pioggia che bagna, agli istanti e ai "per sempre", alla ricerca di un dio che è in tutte le cose. La collaborazione con De Gregori, già sperimentata trent'anni fa con "Diamante", si rinnova, dimostrando la profondità del loro legame artistico.
"Nella tempesta" è una delicata perla, con il sottotitolo "suspicious time", la prima bozza di titolo che Zucchero aveva in mente per l'album. Caratterizza il disco come una descrizione e una denuncia dei difficili tempi che stiamo vivendo, senza dimenticare un pizzico di positività e speranza. "E l'amore che ci resta quaggiù, come una spia nella tempesta," canta Zucchero, riflettendo sulla luce che persiste anche nei momenti più bui. Questa traccia è profondamente influenzata dal ricordo del padre, ateo e comunista, che in punto di morte compì un inaspettato atto di fede, un'immagine che ha toccato Zucchero e ha fatto luce nel suo disco. Le bonus track includono le versioni in inglese di "Freedom", "Cose che già sai" e "Vittime del cool". "Alla fine, mi sono accorto che in ogni canzone c’era qualcosa, come se fosse uno spirito, che mi portasse ad un inizio di redenzione. Sono molto geloso di quest'album, lo reputo molto intimo," ha confessato Zucchero.
Radici e Ritorno a Casa
Le radici, il ritorno e il concetto di casa sono un vero e proprio leitmotiv di "D.O.C.". Zucchero ha scelto di trasferirsi in un ex mulino della Lunigiana proprio per far crescere suo figlio con le sue stesse radici contadine, un atto d'amore per tramandare un mondo ormai lontano. Il dialetto reggiano, la lingua dell'anima e dell'infanzia di Zucchero, appare in "Tempo al tempo", con una frase che rievoca la nonna che chiama "Delmo, Delmo, vin' a ca'", come già avvenuto in "Diamante". Questa lingua, insieme alla civiltà contadina, rappresenta un valore che si sta perdendo, sostituito dalla superficialità dei social media e dall'apparenza.

Per Zucchero, i social hanno portato a una grande solitudine, alla perdita del contatto umano diretto e personale, condizionando i giovani e allontanandoli dalla vera libertà. L'artista lamenta la mancanza di sincerità e autenticità nei rapporti, mascherati da un benessere apparente che nasconde paure e fughe da se stessi. Anche i conflitti e i disastri globali, attraverso il filtro del virtuale, finiscono per non sembrare reali. L'artista, pur ateo, esprime ammirazione per Papa Francesco, che percepisce come "genuino, uno del popolo", capace di dare voce agli emarginati e alla sofferenza, parlando "pane al pane e vino al vino". Questa ricerca spirituale, che alterna il profano dei pezzi veloci al sacro delle canzoni più intime, è palpabile in tutto l'album.
Un Album Colorato e Intimo
"D.O.C." è un album "colorato che ci inonda di rosso e blu elettrico passando per l’arancio, il marrone e il verde". È un lavoro impegnato, ma intriso di sole e di una forte voglia di rinascita. L'arrangiamento potente, curato dallo stesso Zucchero insieme a Max Marcolini e Don Was, riflette la sua visione artistica. Concepito nella "Lunisiana Soul" a Pontremoli, il suo buen retiro dove rivive le antiche radici familiari tra cavalli, cani, oche, granai, vino e olio prodotti dai suoi contadini, e registrato tra Los Angeles e San Francisco, l'album è il risultato di un profondo processo creativo. La Lunisiana Soul è per Zucchero una "ideale terra di mezzo del cuore", un benefico lusso esistenziale che pochi possono concedersi, ma che ben si confà alla matrice orgogliosamente rurale del bluesman padano. "D.O.C." è un disco omogeneo e molto blues, ma allo stesso tempo diversificato, frutto della volontà di Zucchero di sorprendere se stesso e il suo pubblico, pur rimanendo fedele alla sua essenza.
Zucchero, non parlo più di politica ma tempi difficili e bisogna stare attenti
Il Super Tour Mondiale di "D.O.C."
Con l'album "D.O.C.", Zucchero si prepara ad affrontare un super tour mondiale. Questo viaggio musicale lo porterà dall'Australia alla Nuova Zelanda, toccando gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna. Un'anteprima del tour si è tenuta il 3 marzo a Londra, dove Zucchero è salito sul palco di "Music for the Marsden" alla O2 Arena. L'evento, per una buona causa, ha visto la partecipazione di stelle internazionali come Eric Clapton, Tom Jones, Mick Hucknall, Bonnie Tyler, Rick Wakeman, Yusuf / Cat Stevens, Mike Rutherford, Paul Young, Paul Carrack, John Illsey, Gary Brooker e Paul Jones. I fondi raccolti sono stati destinati alla costruzione dell'Oak Cancer Centre, il nuovissimo Royal Marsden, un centro all'avanguardia nel trattamento e nella ricerca contro il cancro. Il tour culminerà con dodici spettacolari date all'Arena di Verona, dal 24 settembre al 4 ottobre, per poi proseguire con il tour europeo.
Chi è Zucchero Fornaciari: Una Breve Biografia
Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, è un musicista e cantautore italiano di fama internazionale. La sua carriera è costellata di successi e importanti collaborazioni, con brani che mescolano armonie mediterranee al gospel, al blues e al soul, dimostrando una poliedricità e un amore per le contaminazioni che lo hanno reso unico nel panorama musicale. Prima di intraprendere la carriera musicale, Zucchero ha conseguito il diploma di perito elettronico e si è iscritto alla facoltà di medicina veterinaria. Nel corso della sua vita ha svolto diversi mestieri, tra cui il salumiere, il tornitore e il fornaio, esperienze che hanno indubbiamente arricchito il suo bagaglio umano e artistico. Nato a Roncocesi, una frazione di Reggio Emilia con duemila anime, a sette chilometri dalla città, Zucchero ha mantenuto un forte legame con le sue origini rurali, che hanno spesso ispirato la sua musica.

"Pippo, Che Cazzo Fai!": L'Aneddoto Dietro il Successo
Tra i brani più iconici e amati di Zucchero, spicca "Pippo", una canzone che ha generato curiosità e ilarità. Molti si sono chiesti l'identità di questo Pippo che, con la sua sola presenza, faceva "ridere" la compagna di Zucchero, ricevendo in cambio "sorrisi" e "mangiandosela con gli occhi". Zucchero stesso ha chiarito l'origine del brano in un'intervista del 2017 al periodico Spettakolo. L'episodio risale a un'esibizione al Rambla, un locale di Sarzana, dove il cantante della band non si presentò a causa di una lite con la sua fidanzata. Essendo sotto contratto per un mese, non potevano saltare la data. "Siccome io sapevo tutti i testi a memoria, il più anziano del gruppo mi disse di lasciar perdere il sax e di mettermi a cantare. Da allora non ho smesso più…" Quel cantante assente si chiamava proprio Pippo. "Qualche anno dopo, ripensando a quella cosa, mi è venuta questa canzone che dice 'Pippo, che cazzo fai!'," spiegò Zucchero.
Esiste anche una versione alternativa e ironica sulla genesi del brano, raccontata da Vasco Rossi. Secondo il rocker di Zocca, il Pippo in questione sarebbe Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, il celebre Pippo nazionale. Vasco ha raccontato che una sera, ubriachi, lui e Zucchero si misero a canticchiare: "Pippo che cazzo fai, Pippo che pesce sei…". L'idea era di andare insieme a Sanremo "a prenderlo per il culo". Vasco continuò a scrivere il testo quella notte, ma passata la sbornia se ne dimenticò. Qualche giorno dopo, Zucchero lo chiamò, invitandolo a cantare il brano in studio. Vasco rifiutò, spiegando che stava per uscire con il suo album "C'è chi dice no" e non poteva presentarsi a Sanremo con un brano così goliardico. La canzone fu incisa e il testo firmato da Zucchero, ma quest'ultimo continuò a dire in giro che l'autore fosse Vasco, creando un divertente equivoco con i giornalisti.
"È Delicato": Un Amore Che Non Finisce Mai Del Tutto
"È delicato", pubblicato il 5 febbraio 2007 nell'album "Fly", prodotto da Don Was per Universal Music Group, è un altro brano che ha segnato la carriera di Zucchero. Il testo, scritto da Zucchero e Ivano Fossati, esplora la natura dell'amore come una luce che persiste anche quando non è più visibile. "È delicato" narra una storia d'amore che giunge diluita dalla dolcezza di testo e musica, una storia familiare a molti: quando un amore finisce, non si esaurisce mai del tutto. Le parole affrontano la consapevolezza della fine con una tenerezza che le rende particolarmente toccanti, descrivendo quel sentimento che, pur trasformandosi, continua a vivere dentro di noi.