L'industria automobilistica moderna si fonda su un pilastro fondamentale: la sicurezza. I sistemi di ritenuta, progettati per proteggere i passeggeri in caso di collisione, sono diventati parte integrante dell'esperienza di guida. Tra questi, l'airbag si è affermato come uno degli innovatori più significativi, evolvendosi da un dispositivo futuristico a una componente standard su quasi tutti i veicoli. Tuttavia, la storia recente ha rivelato una falla catastrofica in questo sistema di sicurezza, legata ai dispositivi prodotti dalla giapponese Takata. Vicende che hanno portato a incidenti tragici, richiami su scala globale e profonde riflessioni sulla catena di fornitura e la responsabilità nell'industria.
L'Inizio di una Serie Tragica: Il Primo Incidente e la Scoperta del Difetto
Sedici anni fa, una liceale americana, alla guida della propria auto, viene colpita da alcuni frammenti provenienti dall’esplosione violenta dell’airbag. Le ferite sono mortali. Questo evento, sebbene uno dei primi a essere ampiamente documentato, segnò l'inizio di una lunga e dolorosa serie di incidenti, attribuibili ai dispositivi difettosi progettati e venduti dalla Takata. L'incidente di Reims l'11 giugno 2025, pur essendo uno degli ultimi registrati, riaccende i riflettori su una problematica che affligge il settore da anni.
All’inizio degli Anni 90, l’azienda giapponese inizia a distribuire nuovi modelli di airbag sul mercato. Diverse case costruttrici li scelgono per le proprie auto. La Takata, proprio per abbattere i costi di produzione, sceglie una sostanza chimica diversa dal tetrazolo utilizzato fino a quel momento dalle altre aziende. Le bombolette di gonfiaggio degli airbag della casa giapponese funzionano con il nitrato d’ammonio, più economico e facilmente reperibile (è utilizzato anche nei fertilizzanti e nei pacchetti di ghiaccio istantaneo), ma estremamente instabile. In particolari condizioni di caldo e umidità, in mancanza di agenti essiccanti, può esplodere violentemente.

Questa instabilità intrinseca del propellente è il cuore del problema. Il nitrato d'ammonio, a differenza di composti più stabili, è suscettibile alla degradazione nel tempo, specialmente se esposto a climi con elevata umidità e temperature elevate. Quando questo propellente degradato entra in combustione durante l'attivazione dell'airbag, la sua espansione può diventare incontrollata, generando una pressione interna eccessiva. Tale pressione può causare la rottura letterale del contenitore metallico dell'airbag, trasformando il dispositivo di sicurezza in un proiettile letale. Parti metalliche o plastiche vengono così scagliate con forza esplosiva nell'abitacolo, colpendo i passeggeri con conseguenze anche gravissime, come nel caso dell'esplosione di un magazzino al porto di Beirut che aveva causato 200 morti e 7.000 feriti il 4 agosto del 2020, un evento che, sebbene non direttamente collegato agli airbag, evidenzia la pericolosità intrinseca di grandi quantitativi di nitrato d'ammonio se non gestiti correttamente.
Indagini, Richiami e la Portata Globale dello Scandalo
Fin dai primi incidenti degli Anni 2000, partono le inchieste delle autorità competenti, come la National Highway Traffic Safety Administration americana. L’alto numero di vittime, i morti sono 27 solo negli Stati Uniti con centinaia di feriti, dà il via a una lunga storia di richiami sul territorio globale. La prima a intraprendere questa strada fu Honda nel 2008, poi seguirono un'ampia gamma di costruttori tra cui Ford, Bmw, Mazda, Citroën, DS, Toyota, Skoda, Volkswagen, tra gli altri. I veicoli coinvolti, secondo i dati giapponesi, sarebbero circa 100 milioni, un numero che testimonia la pervasività del problema e la vastità della rete di fornitura globale.

Questi richiami rappresentano una delle più vaste operazioni di sicurezza mai viste nel settore automobilistico. Il costruttore giapponese è al centro di una delle più grandi crisi del settore automotive. La Takata Corporation, un produttore di componentistica per airbag, elettronica, cinture di sicurezza e volanti, fondata nel 1933 con sede in Giappone e stabilimenti in Europa, fra cui nove in Germania, è entrata in procedura di bancarotta nel giugno del 2017 e poi è stata dichiarata fallita. Takata controllava il 20% del mercato degli airbag, sulla base di 46.000 dipendenti in 56 stabilimenti sparsi in 20 Paesi con un fatturato di 663 miliardi di yen, ma con debiti di oltre mille miliardi di yen per i costi spesi nelle campagne di richiamo. Questo debito colossale è una diretta conseguenza delle azioni necessarie per affrontare il difetto.
I primi casi di malfunzionamento degli airbag Takata si sono materializzati nel 2008 negli Stati Uniti. A quel punto la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), l’organizzazione di tutela degli automobilisti americani, ha aperto un’indagine sugli airbag Takata. Nel 2013 Takata è stata costretta a richiamare 3,6 milioni di automobili per incidenti con danni alle persone causati dagli airbag. Ma ancora oggi, i richiami di airbag Takata difettosi continuano. Ogni casa automobilistica coinvolta ha dovuto gestire la complessa logistica di informare i proprietari, organizzare la riparazione e coprire i costi, spesso aggravati da ritardi e difficoltà nel reperire i pezzi di ricambio corretti.
Nuovi Modelli Difettosi e Campagne di Richiamo Continue
Secondo le indagini della NHTSA, poi, emergerebbe un secondo modello di airbag difettoso, sempre prodotto dalla Takata, che non utilizza il nitrato d’ammonio ed è montato anche su auto più recenti. Senza una lista completa delle auto interessate, le case automobilistiche continuano ad avviare nuove campagne di richiamo, anni dopo i primi airbag difettosi. Questa situazione crea un clima di incertezza e frustrazione sia per i produttori che per i consumatori.
L’ultima iniziativa degna di nota è quella avviata da Citroën nel maggio 2024, riguardante 441.000 veicoli tra C3 e DS3 prodotte tra il 2009 e il 2019. In questo contesto, sarebbe coinvolta anche l’auto dell’incidente di Reims. Le autorità francesi ipotizzano un errore nell’invio della lettera che chiedeva di sospendere la guida alla conducente poi deceduta, evidenziando non solo il difetto tecnico, ma anche le criticità nella gestione della comunicazione di sicurezza.
AIRBAG KILLER TAKATA: Anche i Giapponesi le combinano grosse!
Il caso ruota attorno a uno dei più gravi difetti industriali nella storia dell’automotive: gli airbag prodotti da Takata, marchio giapponese ormai fallito nel 2017, risultano potenzialmente letali. Il problema risiede in un propellente chimico che, con il tempo e sotto particolari condizioni climatiche (soprattutto caldo e umidità), si degrada e può provocare l’esplosione del dispositivo in modo incontrollato. In questi casi, parti metalliche dell’airbag possono essere proiettate con violenza nell’abitacolo, ferendo gravemente - o uccidendo - i passeggeri. A oggi si contano 18 vittime in Francia legate a questi malfunzionamenti. L’ultimo caso, avvenuto a inizio giugno, ha coinvolto una donna di 37 anni. A marzo, un ulteriore decesso si era verificato nella regione d’oltremare di Guadalupa. Numerose sono anche le persone ferite, tra cui un adolescente rimasto coinvolto nello stesso incidente di Reims.
Il richiamo interessa veicoli prodotti tra il 1998 e il 2019 e coinvolge anche altre importanti case automobilistiche - tra cui Honda, Toyota, Nissan, BMW, Volkswagen, Ford, Tesla e Ferrari - che da anni sono impegnate in campagne di sostituzione di milioni di airbag difettosi in tutto il mondo.
La Risposta dei Costruttori e le Indicazioni per i Proprietari
Di fronte all'escalation di incidenti e alla crescente pressione delle autorità e dell'opinione pubblica, le case automobilistiche hanno dovuto intensificare i loro sforzi. Nel comunicato congiunto tra le parti, è stata annunciata una nuova collaborazione volta a migliorare la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica sui richiami di sicurezza. Lo scandalo globale legato agli airbag difettosi prodotti dalla giapponese Takata torna a scuotere Stellantis e, in particolare, il marchio Citroën.
Dopo l'incidente di Reims, il ministro dei Trasporti francese, Philippe Tabarot, ha richiesto ufficialmente il ritiro dalla circolazione di tutte le Citroën C3 e DS3 interessate dal richiamo sugli airbag Takata. La misura si è trasformata rapidamente in una decisione drastica da parte del costruttore: il gruppo Stellantis ha annunciato il blocco immediato di 441 mila veicoli in tutta Europa, indipendentemente dall’anno di produzione. Di questi, 82 mila si trovano in Francia. «Data la situazione attuale, abbiamo deciso di mettere i veicoli in modalità 'stop drive' per accelerarne la gestione e la riparazione», ha dichiarato Xavier Chardon, neo ceo di Citroën, in un’intervista all’agenzia Afp. Si tratta di una mossa senza precedenti nella storia recente del gruppo e che riguarda anche esemplari già oggetto di precedenti campagne di richiamo.

La nuova direttiva di blocco interessa principalmente Francia, Germania e Belgio, ma si estenderà a tutti i mercati europei dove i modelli C3 e DS3 risultano ancora in circolazione con airbag Takata non sostituiti. In Francia, una prima fase di ritiro ha preso avvio nella primavera 2024 nel sud del Paese, mentre a inizio 2025 era previsto un ulteriore step nel nord. L’accelerazione imposta dagli ultimi eventi tragici cambia ora drasticamente il ritmo e l’intensità delle operazioni.
In quasi tutti i casi è possibile accedere a un elenco di “riparatori” autorizzati per fissare un appuntamento e provvedere alla sostituzione. L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma di richiamo mondiale che coinvolge milioni di veicoli. Le istruzioni per la sostituzione degli airbag sono chiare: una volta confermato l’appuntamento per la sostituzione dell’airbag, verranno fornite dalla casa automobilistica delle indicazioni sui passaggi da seguire per portare l’auto nelle officine autorizzate per la fase di richiamo. Se necessario, Citroën si dice pronta ad offrire opzioni di mobilità alternative per soddisfare le esigenze individuali, il tutto in formula gratuita.
Per controllare se la propria auto è coinvolta in un richiamo, si può inserire il numero di telaio nelle pagine web dedicate di ogni marchio. Il sito del Ministero dei trasporti pubblica informazioni aggiornate sulle campagne attive, mentre per quelle meno recenti i bollettini semestrali con gli elenchi completi dei modelli disponibili online si fermano al 2020. Il portale Stellantis, per esempio, permette di scoprire, inserendo il numero di telaio (VIN), se il proprio veicolo è interessato dal richiamo. In questo portale dedicato alle operazioni di richiamo dei veicoli messo a punto da Stellantis, si trovano evidenziati i marchi automobilistici coinvolti.
Implicazioni Legali e il Caso Italiano
La vicenda ha avuto profonde ripercussioni anche sul piano legale. La morte di Martina Guzzi, 24 anni, avvenuta a Catanzaro il 28 maggio, dopo un incidente frontale in cui è stata coinvolta la Citroën C3 del fidanzato che stava guidando, è stata attribuita non all'incidente stesso, ma al malfunzionamento dell'airbag. È ciò che scrivono i periti della procura della città calabrese, confermando i sospetti del sostituto procuratore Saverio Sapia. Se tutto ciò venisse confermato, si tratterebbe della prima vittima accertata in Italia degli airbag Takata. Proprio 4 giorni prima dell’incidente che è costato la vita alla giovane calabrese, il 24 maggio, era stato diffuso un richiamo che la Citroën aveva inviato a oltre 600.000 proprietari di C3 e DS 3 prodotte tra il 2009 e il 2017 relativo proprio agli airbag Takata. Il fidanzato di Martina Guzzi aveva ricevuto la lettera che lo invitava a portare la propria C3 in assistenza e assicura di aver scritto alla Citroën rendendosi disponibile per sistemare il problema: “Ma da loro nessuna risposta”, denuncia Andrea Rubini, che con Gesigroup si sta occupando della tutela dei diritti della famiglia di Martina.

La vicenda ha già messo radici anche nelle aule giudiziarie italiane. Lo scorso aprile, infatti, il Tribunale delle Imprese di Torino ha dichiarato ammissibile la class action promossa da Codacons, Adusbef e Assourt contro Groupe Psa Italia e Stellantis. Al centro del procedimento vi è proprio il difetto degli airbag Takata installati su circa 190 mila Citroën C3 e DS3 prodotte tra il 2009 e il 2019. Secondo le associazioni, si tratta di una delle più significative azioni collettive mai intentate nel settore auto in Italia. Il Tribunale, con un’ordinanza firmata dalla presidente del collegio Silvia Vitro, ha stabilito che tutti i proprietari dei modelli interessati potranno aderire all’iniziativa legale. Il risarcimento richiesto complessivamente ammonta a 285 milioni di euro, articolato in due voci: 30 euro al giorno per ogni periodo in cui il veicolo non è utilizzabile e 1.500 euro per il danno morale, in particolare il disagio psicologico derivante dalla consapevolezza di guidare un'auto potenzialmente pericolosa. Gli automobilisti coinvolti avranno 150 giorni di tempo per aderire alla class action, attraverso una pagina dedicata sul sito ufficiale del Codacons. La prossima udienza è fissata per novembre 2025, quando il giudice dovrà quantificare l'entità del risarcimento spettante a ciascun consumatore.
Le implicazioni per Stellantis, e più in generale per l'industria, sono significative. Si profila un nuovo fronte di crisi che rischia di avere ripercussioni economiche e reputazionali significative. L’esplosione del caso in Francia e il contenzioso in Italia potrebbero generare un effetto domino anche in altri mercati, con richieste di risarcimento, campagne di richiamo più estese e una crescente pressione sul gruppo. La vicenda degli airbag Takata serve da monito, evidenziando come la ricerca del risparmio sui costi di produzione possa avere conseguenze catastrofiche, compromettendo non solo la sicurezza dei consumatori ma anche la stabilità economica e la reputazione dei giganti industriali. Le autorità e le case automobilistiche continuano a lavorare per risolvere questa crisi, ma il percorso è ancora lungo e disseminato di sfide.