Gli anni '60 rappresentano un'epoca d'oro per l'innovazione nel campo dell'amplificazione, un periodo in cui i primi tentativi di combinare diverse tecnologie gettarono le basi per l'audio ad alta fedeltà e per gli strumenti musicali. L'amplificatore, inteso come il cuore pulsante di qualsiasi sistema hi-fi, iniziò a definire la sua rilevanza sonora, diventando un elemento cruciale per gli audiofili e i musicisti. Diversi produttori hi-fi di lunga data e altamente considerati per i loro prodotti mossero i primi passi quando una o due persone condividevano un obiettivo comune: portare sul mercato un amplificatore stereo che fosse meglio di qualsiasi cosa stesse attualmente alimentando il loro sistema.

I Primi Passi nell'Amplificazione: Da Geloso a SuperMB
Gli anni '60 videro i primi tentativi di amplificazione sia nel settore consumer che in quello professionale. Tralasciando l'esperienza di metà anni '60 con un paio di amplificatori valvolari Geloso collegati ad altoparlanti Melody CIARE M250-32C montati in casse autocostruite, un esemplare significativo dell'epoca fu il SuperMB. Questo amplificatore, inizialmente concepito per chitarre e successivamente per bassi, montava uno speaker Philips AD1255/M7 ed era realizzato come combo rivestito in tolex di due colori, nero sui bordi e rosso ambo le facciate. Si trattava di un modello che ha lasciato il segno, tanto da essere utilizzato dal bassista nel Night Club del film "Il Sorpasso". Un altro esempio è l'amplificatore valvolare per chitarra FBT G.60 vintage anni '60, completamente originale e valvolare, inclusi il tremolo, che offriva una sonorità "meravigliosa, caldissima". Analogamente, il Gem Super Bass italian vintage anni '60, un amplificatore a valvole da 25W con altoparlante da 12", e il Gem Super Deluxe italian vintage anni '60, da 50W con due altoparlanti da 12", rappresentano ulteriori testimonianze della vivacità del mercato italiano. Anche l'amplificatore FBT 500 vintage anni '60 italiano, con due altoparlanti da 12", e l'Elka TRX20, un combo made in Italy anni '60 da 25WRMS con reverbero a molle, mostrano la diversità e l'innovazione del periodo.

Innovazioni Tecnologiche e Nascita di Marchi Iconici
Il decennio fu cruciale per l'introduzione di nuove tecnologie e l'affermazione di marchi che avrebbero poi segnato la storia dell'audio. Il primo prodotto in assoluto di Cambridge Audio, l'amplificatore integrato P40, lanciato nel 1968, fu anche il primo amplificatore a utilizzare un trasformatore toroidale. Questa fu un'innovazione significativa all'epoca, che oggi è un componente standard all'interno di amplificatori di fascia alta, segno che l'introduzione dell'azienda britannica ha funzionato decisamente bene. Il successore del P40, il P50, arrivò pochi anni dopo, nel 1970, come un amplificatore molto più potente con un controllo del volume attivo unico.
Anche Naim Audio, sebbene ufficialmente fondata nel 1973, affonda le sue radici nella fine degli anni '60. Il geniale Julian Vereker scelse di passare dalla costruzione delle proprie auto alla costruzione dei propri amplificatori e diffusori (per la Capital Radio di Londra), ponendo le basi per quello che sarebbe diventato un marchio di riferimento.
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Il Contributo Italiano: EME, Vox, Logan e Altri Produttori
L'Italia, in particolare le Marche, fu un crogiolo di innovazione e produzione nel settore degli strumenti musicali e dell'amplificazione. Ennio Uncini, tramite la sua azienda EME a Montecassiano, aveva molti contatti all'estero e produceva e importava per marchi come Thomas e Vox. Un testimone dell'epoca racconta di aver realizzato pedali con il marchio Vox su richiesta di Uncini, per poi produrli anche per altri distributori come Crosio di Parigi, DO RE MI (poi C D E di Alfonso Barabino) e Cavagnolo, che distribuivano Goldsound e Silversound in Francia.
Il mercato degli strumenti musicali era fortemente influenzato dalle mode. Una volta, le Marche erano un centro di produzione di fisarmoniche, poi si spostarono verso le chitarre, con aziende come Eko che facevano gli straordinari nella produzione. Questa dinamicità si rifletteva anche nel settore degli amplificatori.
Nel 1976, un ingegnere lasciò la EF-EL per unirsi alla Logan, con la quale aveva già iniziato a collaborare per gli organi. All'epoca, Logan era appena partita e si stava affermando. Logan produsse una tastiera di strings che si distinse per la sua qualità, utilizzando ben tre linee di ritardo ITT, al contrario di altre aziende come Eminent che ne usavano solo due. Il capo tecnico della Logan, Costantini, aveva condotto esperimenti alla Farfisa, rendendosi conto che più linee di ritardo portavano a un suono migliore. Questo si traduceva in tre oscillatori sfasati di 120° tra loro, con notevoli risultati finali. Sebbene Elka fosse stata la prima a produrre e presentare le Strings alla fiera di Francoforte, vendendo tutto, Logan riuscì a imporsi l'anno seguente, vincendo su tutti i fronti. L'ingegnere rimase in Logan fino al 1982, concludendo la sua carriera nel mondo degli strumenti musicali con loro a causa della crisi, a cui i produttori giapponesi contribuirono non poco copiando i design occidentali. Fino a quel momento, c'era un'abbondanza di lavoro e richieste, ma la concorrenza asiatica cambiò radicalmente il panorama.

L'Evoluzione Oltre gli Anni Sessanta: Eredità e Nuove Direzioni
L'influenza degli anni '60 si protrasse nei decenni successivi, con aziende che si consolidarono e continuarono a innovare.
Gli Anni Settanta e Ottanta: Potenza e Precisione
Arcam, originariamente Amplification & Recording Cambridge, fondata nel 1976, basò il suo successo sul suo primo amplificatore, l'A60. All'inizio degli anni '80, questo amplificatore integrato slimline, al costo di 190 sterline, era considerato l'amplificatore per il mercato medio, paragonabile alla combinazione pre/finale Crimson 510/520. L'A&R A60 era un'unità con una discreta gamma di ingressi a livello di linea e uno stadio phono MM più che valido, dato che il vinile era ancora il supporto dominante. I controlli di tono erano sottili nella loro azione e potevano rivelarsi utili quando il kit di accompagnamento non era abbastanza bilanciato.
Il NAD 3020, sebbene con una potenza di 20 W per canale tutt'altro che sconvolgente, riusciva a pilotare i diffusori meglio di quasi tutti i suoi concorrenti a 85 sterline. Questo amplificatore ha messo NAD sulla mappa dei produttori hi-fi di primo piano, diventando l'amplificatore hi-fi più venduto della storia. Offriva un equilibrio liscio e corposo, con un suono coerente che si sposava alla grande con alcuni dei diffusori meno raffinati del tempo.
Nel 1977, Dieter Burmester, fondatore di Burmester Audiosystem, lanciò il 777, un preamplificatore nato dal malfunzionamento di un suo apparecchio. Questo prodotto rimane un elemento chiave dei prodotti Burmester, tanto da essere celebrato con una nuova versione, il preamplificatore Burmester 077, in occasione del 30° anniversario nel 2007.
L'Audiolab 8000A, fondata nel 1983 da Philip Swift e Derek Scotland, suscitò grande scalpore nei primi anni '80. Nonostante l'aspetto discreto, offriva un suono e funzionalità eccellenti, inclusi controlli di bassi e alti, un controllo di bilanciamento stereo e un selettore di registrazione separato. L'8000A era un passo avanti rispetto ai modelli economici dell'epoca e divenne rapidamente un classico componente hi-fi.
Esempi di Amplificatori Vintage con Caratteristiche Notevoli
Diverse testimonianze di appassionati confermano la qualità di amplificatori vintage che, nonostante il prezzo, strabiliavano per prestazioni e capacità soniche:
- Audiolab 8000A: Pulito, dinamico, dettagliato, con un'ottima riserva di potenza per i watt di targa. Considerato un affare per il suo rapporto qualità/prezzo.
- Luxman L430: Potente quanto basta (100 watt di quelli buoni), valido anche con carichi ostici, ottimamente costruito ed esteticamente splendido. Dotato di uno stadio phono di grande qualità (MM e MC). Il suono di famiglia Luxman è descritto come piacevole, mai affaticante, un po' rotondo.
- Sansui AU222: Sorprendente per la sua grinta, un po' più scuro del Leak ma più versatile per gli ascolti. A volte sembra preferire volumi più alti per esprimere appieno il suo potenziale.

Amplificatori McIntosh: Un Pilastro dell'Alta Fedeltà
Già nel 1951, McIntosh aveva realizzato il suo quarto amplificatore, il 50W2 (due pezzi che formano un amplificatore mono da 50W per canale). La storia di McIntosh iniziò nel 1946, quando Frank McIntosh, consulente di design per emittenti televisive, assunse Gordon Gow per aiutarlo a progettare un amplificatore ad alta potenza e bassa distorsione. La loro legacy continua ancora oggi con prodotti come il McIntosh MA 7900 Gold Edition, un amplificatore integrato in edizione limitata che testimonia la lunga tradizione di eccellenza del marchio.
Il Mercato degli Amplificatori nel Tempo: Un Panorama Variegato
Il mercato ha visto una continua evoluzione degli amplificatori, con modelli che si sono succeduti, ciascuno con le proprie peculiarità:
- Sansui AU X11 (1980): Un "mostro" da 30 Kg, indicativo della ricerca di potenza e robustezza dell'epoca.
- Grundig V 301 (1990): Un amplificatore stereo integrato che riflette le tendenze degli anni '90.
- Sony TA-F650ESD (1990): Un amplificatore digitale vintage integrato stereo, che segna l'introduzione delle tecnologie digitali.
- Nad C-300 (1999): Un amplificatore stereo integrato vintage di fine millennio.
- Pioneer A D1 (2000): Un amplificatore integrato stereo del nuovo millennio.
- Pioneer SA 506 (1978): Un classico amplificatore stereo integrato vintage da 25 watt per canale su 8 ohm.
- Sony SLV-AV100 (1997): Un esempio di convergenza tecnologica, un videoregistratore VHS e amplificatore in un unico dispositivo.
Questa carrellata storica evidenzia come gli anni '60 non siano stati solo un punto di partenza, ma un'incubatrice di idee e tecnologie che avrebbero plasmato il futuro dell'amplificazione, spingendo costantemente verso nuove vette di fedeltà e innovazione sonora.
Il VINTAGE nel mondo Hi-Fi - Ne vale la pena? Per me no, e vi spiego perché
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