Andrea Agnelli e l'Affare Volkswagen: Un Retroscena Tra Sport, Finanza e Dinamiche Familiari

La presidenza di Andrea Agnelli alla Juventus, durata ben dodici anni, è stata indubbiamente un periodo ricco di successi sul piano nazionale, anche se meno glorioso in Europa. Tuttavia, la sua gestione si è conclusa in un clima di tensioni e profonde criticità, culminate nelle dimissioni in blocco dell'intero Consiglio di Amministrazione. Un elemento, apparentemente marginale, ma carico di significato, emerso nella sua lettera di saluto ai dipendenti, è il riferimento a un "deal con Volkswagen (pochi lo sanno)", un episodio che getta luce su dinamiche complesse che vanno oltre il semplice ambito sportivo.

Andrea Agnelli e il logo Volkswagen

Il "Deal Segreto" con Volkswagen: Un Affare Mai Concretizzato

Nel 2012, con la scadenza degli sponsor di maglia BetClic e Balocco, la Juventus era alla ricerca di un nuovo partner. È in questo contesto che si inserisce la vicenda del presunto accordo con Volkswagen. Secondo quanto rivelato dal settimanale Panorama e confermato dallo stesso Agnelli nella sua missiva, si arrivò a un passo dalla chiusura di un accordo di sponsorizzazione quinquennale con il colosso automobilistico tedesco. Questo avrebbe portato il marchio Volkswagen a campeggiare sulle maglie dei giocatori bianconeri per un periodo significativo, con un potenziale contratto di 5 anni.

L'ex presidente della Juventus ha ricordato, non senza un velo di orgoglio, questo "deal" come uno dei "risultati straordinari" della sua gestione, menzionandolo nella lista dei traguardi raggiunti, che include lo Stadium, i nove scudetti maschili consecutivi, le serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, e i cinque scudetti femminili consecutivi. Un dettaglio che, per stessa ammissione, "in pochi hanno capito".

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Tuttavia, questo accordo con Volkswagen non si concretizzò mai. La Juventus chiuse invece un accordo triennale con il marchio Jeep per 35 milioni di euro, sponsorizzazione che vide il brand della galassia Fiat associarsi al club fino al 2015 e poi di nuovo fino ad oggi. È interessante notare come questo "deal segreto" con Volkswagen sia stato, paradossalmente, la chiave per strappare un accordo così vantaggioso con Jeep. La "quasi intesa" con i tedeschi permise ad Agnelli di ottenere condizioni economiche significative dal gruppo Fiat.

Il Contesto Familiare e le Reazioni di Marchionne e Elkann

Dietro la mancata concretizzazione dell'accordo con Volkswagen si celano dinamiche più profonde, legate ai rapporti interni alla famiglia Agnelli e al controllo di Exor. Sergio Marchionne, all'epoca amministratore delegato di Fiat e figura di spicco nella galassia Agnelli, sarebbe "andato su tutte le furie" venendo a conoscenza della trattativa con Volkswagen. L'idea che un marchio concorrente potesse apparire sulle maglie della Juventus, club storico fiore all'occhiello del casato e controllato da Exor così come FIAT, era evidentemente inaccettabile.

Secondo il giornalista Gigi Moncalvo, autore di libri sulla famiglia Agnelli, Marchionne avrebbe espresso la sua ira a John Elkann, rimproverandolo per aver permesso al cugino Andrea di condurre una trattativa così delicata "di nascosto". Marchionne avrebbe persino chiesto a Elkann: "Tu mi combini un casino del genere? Lo sai quello che succede dentro la Juventus o lasci questo qui a briglia sciolta?". Questo episodio, mai confermato ufficialmente dalla Juventus, ma oggetto di voci negli ambienti finanziari, evidenzia una tensione latente e una volontà di Andrea Agnelli di "emanciparsi da Exor", resistendo alle "sirene tedesche".

La reazione di John Elkann fu decisa: il contratto con Volkswagen fu "immediatamente stracciato", e si fu "costretta la Jeep a fare la sponsorizzazione". Questo episodio, che John Elkann "se la legò al dito", segnò un punto di non ritorno nei rapporti tra i cugini, portando John a decidere di "mettere qualcuno che controllasse la condotta del cugino, che impedisse che costui combinasse altre porcherie del genere". La vicenda, pur risalendo a un decennio prima, è stata richiamata da Agnelli proprio per dare un messaggio a chi vuole "guardare un po' più a fondo la parabola della Juventus degli ultimi anni".

Sergio Marchionne e John Elkann

Le Dimissioni del CdA e le Inchieste Giudiziarie

Le dimissioni in blocco del Consiglio di Amministrazione della Juventus sono arrivate all'unanimità dopo un consiglio straordinario tenutosi alla Continassa. Oltre ad Andrea Agnelli, hanno firmato le dimissioni il vicepresidente Pavel Nedved, l'amministratore delegato Maurizio Arrivabene, e gli altri membri Laurence Debroux, Massimo Della Ragione, Katryn Fink, Daniela Marilungo, Francesco Roncaglio, Giorgio Tacchia e Suzanne Keywood. La decisione è maturata in un momento particolarmente delicato, con un'inchiesta della Procura di Torino in corso con l'accusa di falso in bilancio e dopo le ultime contestazioni della Consob.

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di conferire l'incarico di Direttore Generale al dott. Maurizio Scanavino, amministratore delegato del Gruppo Gedi, che continuerà a ricoprire tale carica. Il Consiglio proseguirà la propria attività in regime di prorogatio sino all'assemblea dei soci convocata per il 18 gennaio 2023, per la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione. L'unica eccezione è stata Daniela Marilungo, consigliere non esecutivo e indipendente, che ha rassegnato le proprie dimissioni con dichiarazione separata, motivando l'impossibilità di esercitare il proprio mandato con la dovuta serenità e indipendenza, ritenendo di non essere stata messa nella posizione di poter pienamente "agire informata" a fronte di temi di sicura complessità. Il Consiglio di Amministrazione ha preso nota dei commenti della dott.ssa Marilungo, non condividendoli.

Il Consiglio di Amministrazione della Juventus

Le criticità evidenziate dalla Consob riguardano in particolare le c.d. "manovre stipendi" del biennio 2019/20-2020/21. La Juventus ha ritenuto di rivedere al rialzo la stima di probabilità di avveramento delle condizioni di permanenza in rosa per quei calciatori che hanno rinunciato a parte dei compensi e con cui sono state successivamente concluse integrazioni salariali o "loyalty bonus". Sulla base delle possibilità di adozione di legittime metodologie di contabilizzazione alternative, si è valutato di far decorrere l’accrual pro-rata temporis degli oneri a partire dalla data più remota tra quelle di partenza di una c.d. "manovra stipendi". Tali revisioni di stime e di assunzioni comportano rettifiche delle stime di oneri di competenza a fine giugno 2020, fine giugno 2021 e fine giugno 2022, prevedendone l’accrual pro-rata temporis, secondo lo "straight line approach" (uno tra gli approcci ammessi dai principi contabili). Gli effetti di tali rettifiche sono sostanzialmente nulli sui flussi di cassa e sull’indebitamento finanziario netto, sia degli esercizi pregressi che di quello appena concluso e futuri, e non sono materiali sul patrimonio netto al 30 giugno 2022.

La "Guerra Civile" tra Elkann e Agnelli

Molti osservatori, tra cui il giornalista Gigi Moncalvo, hanno interpretato le dimissioni come il culmine di una "guerra civile" tra John Elkann e Andrea Agnelli. Un conflitto profondo e sotterraneo, che parte da lontano e che attendeva solo una resa dei conti. Il ritorno di Calvo un anno prima, nel ruolo di Chief of Staff, era già un sintomo del "cerchio che si stava stringendo attorno ad Agnelli ad opera degli stessi Elkann".

Le rivelazioni fuoriuscite dalla "Vecchia Signora", un mondo da cui storicamente non filtrava nulla (l'esame truccato di Suarez, i documenti riservati, i video di Nedved, gli spifferi sulle plusvalenze fittizie, fino ai rilievi della Consob e all'apertura dell'inchiesta della Procura di Torino), sono state interpretate come "tessere di un mosaico di guerra tra l'attuale gestione e gli Elkann".

Moncalvo definisce le dimissioni del CdA juventino come un "vero e proprio colpo di Stato fatto in maniera subdola dagli uomini e dalle donne di John Elkann". Egli sostiene che il CdA uscente rappresentava per l'80% John Elkann, e che, nonostante Andrea Agnelli formalmente comandasse, il CdA non era nelle sue mani o sotto il suo controllo. La convinzione è che John Elkann sia "soddisfatto della definitiva estromissione del cugino dalla gestione della Juventus".

Questa estromissione non è stata, tuttavia, frutto solo di intrighi. La gestione Agnelli sconta "gravissime lacune" e "imperdonabili errori", a partire dagli "acquisti senza senso e investimenti fuori portata" che hanno poi portato a "toppe peggiori del buco: la Superlega e le plusvalenze". Tutti effetti di una gestione "disastrosa" negli ultimi anni, che si è "infilata in un vicolo cieco" e ha solo peggiorato la propria situazione.

Le dimissioni del CdA della Juventus

Il Messaggio di Andrea Agnelli e la Nuova Rotta di John Elkann

Nella sua lettera ai dipendenti, Andrea Agnelli ha rivendicato con orgoglio i "risultati straordinari" ottenuti dal 2010, ma ha anche ammesso di star affrontando "un momento delicato societariamente" in cui "la compattezza è venuta meno". Ha citato Friedrich Nietzsche, con la frase "And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music" (ovvero "quelli che non potevano sentire la musica pensavano che quelli che ballavano fossero matti"), per esprimere la sua visione e la sua volontà di continuare a lavorare per un calcio migliore.

Questo "momento delicato societariamente" ha portato John Elkann a rilasciare un'intervista a La Stampa di Torino, che segna un "cambio di rotta e di paradigma" rispetto alla gestione Agnelli. Elkann ha espresso la speranza che "insieme alle altre squadre e al governo possiamo cambiare il calcio nel nostro Paese, per costruire un futuro sostenibile e ambizioso", sottolineando che "è in gioco il futuro della serie A e del calcio italiano, che sta diventando marginale e irrilevante". Questa "decisa sterzata" rispetto al recente isolazionismo della Juventus, che lottava contro la Lega Serie A e gli altri club, era fuori dall'ECA e in contrasto con l'UEFA, è un chiaro segnale di un riposizionamento strategico di John Elkann, volto a ricostruire una credibilità perduta.

La Juventus, in questo contesto di profonda trasformazione, si trova ad affrontare non solo le conseguenze delle inchieste giudiziarie, ma anche la necessità di ridefinire la propria identità e il proprio ruolo all'interno del panorama calcistico italiano ed europeo, sotto una nuova guida che cercherà di allineare gli interessi sportivi con una gestione più sostenibile e trasparente.

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