Riqualificazione Ibrida delle Aree Urbane: Una Prospettiva Integrata per Città Sostenibili e Resilienti

Il tema della rigenerazione urbana si inserisce pienamente all’interno della rotta tracciata dall’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite “Città e comunità sostenibili”, che invita i Paesi a promuovere lo sviluppo urbano sostenibile per creare città inclusive, sicure e resilienti. La rigenerazione urbana è uno degli strumenti più concreti per avvicinarsi a questo traguardo, trasformando aree degradate o sottoutilizzate in luoghi vivi, accessibili, capaci di generare relazioni, servizi e nuove opportunità per chi li abita. In questo articolo, si esplorerà nel dettaglio cosa si intende per rigenerazione urbana, quali tipologie di intervento prevede, quali obiettivi persegue e qual è il quadro normativo di riferimento in Italia, con un'attenzione particolare alla riqualificazione ibrida e agli esempi concreti.

Agenda 2030 Obiettivo 11

Il Concetto di Rigenerazione Urbana: Oltre la Semplice Ristrutturazione

Come anticipato, il concetto di rigenerazione urbana è pienamente coerente con il goal 11 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Per rigenerazione urbana si intende l’insieme dei programmi e degli interventi che puntano a recuperare e riqualificare parti di città degradate, dismesse o sottoutilizzate, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la sicurezza, sia dal punto di vista sociale che ambientale. Si tratta dunque di un concetto che è ben più ampio del “ristrutturare edifici”, prevedendo un approccio integrato che lavora contemporaneamente sul piano architettonico e infrastrutturale (ovvero sugli spazi, sugli edifici e sui servizi), sul piano sociale ed educativo (promuovendo le relazioni e maggiori opportunità per bambini, giovani e famiglie) e su quello economico e culturale (supportando il lavoro, le attività produttive e la vita comunitaria).

In questa prospettiva, la rigenerazione urbana diventa un processo di trasformazione e valorizzazione del territorio, che restituisce senso e funzione a luoghi feriti o svuotati, creando contesti in cui persone e comunità possano tornare a vivere, apprendere e costruire il futuro. La rigenerazione urbana è il processo di trasformazione e miglioramento di aree urbane esistenti per ripristinare o potenziare la qualità, la funzionalità e l'attrattiva. Coinvolge la riqualificazione degli edifici, la riabilitazione di aree dismesse, la riqualificazione degli spazi pubblici e il coinvolgimento della comunità. La rigenerazione urbana è un processo integrato e multidimensionale volto a riqualificare e rivitalizzare aree urbane degradate o dismesse. Questo processo può comprendere macrointerventi, come la riqualificazione di interi quartieri, o microinterventi, come la ristrutturazione di singoli edifici o spazi pubblici.

La Natura Ibrida delle Città e la Necessità della Rigenerazione

Le città sono da sempre caratterizzate dalla presenza di spazi urbani costruiti e definiti sulla base della funzione che essi assumono nel contesto in cui si trovano. L’esclusione dell’Italia dai Mondiali, ad esempio, evidenzia una crisi profonda del calcio nazionale, legata anche alla perdita degli spazi di gioco spontaneo, mostrando come la funzione sociale e culturale degli spazi sia vitale. Non c’è altra condizione umana così poliforme come la città. Le città sono strutture ibride. Ibride di funzioni, di attori, di sistemi tecnologici. La città diffusa, patchwork indistinto di funzioni diverse e di diversa scala, interrelazione di realtà sociali di diversa natura, rappresenta una delle forme umane contemporanee più inefficienti, per sua caratterizzazione il migliore campo di sperimentazione/ibridazione di nuove forme produttive e dell’abitare, un’opportunità da non perdere.

Gli spazi pubblici e privati con caratteri di utilizzo transitorio o indefinito rappresentano una sfida analitica per chi si occupa di leggere e interpretare le città contemporanee: questi spazi sono identificati impropriamente come vuoti e solo in parte si possono ricondurre a categorie note e formalizzate di uso. Tenendo conto di prospettive disciplinari diverse si è quindi individuato un concetto sufficientemente vago ma ricco di potenziali suggestioni analitiche, l’ibrido, come guida nel confronto tra posizioni e con casi reali. L’indefinitezza di alcuni spazi all’interno della città storica o gli spazi «untitled» nella cartografia di Torino nel primo Novecento, privi di funzione già compresi nella maglia viaria esistente o tra le vie in progetto, sono esempi di questa ibridità che non scaturisce da una mancanza di azione, ma è spesso l’esito di progetti che hanno lasciato vuoti, incompiuti e fuoriscala.

Il termine rigenerazione urbana è stato declinato nel corso degli anni con diverse accezioni, alternando definizioni più chiare ad approcci più confusi che spesso enfatizzano retoriche proprie dell’agire in ambito urbano. Emerge con chiarezza, nello scenario attuale, come la trasformazione di aree vuote (brownfield o altra tipologia) sia ormai lontana dalla rigenerazione esplorata e attuata negli anni ’90 del XX secolo (l’approccio integrato e la stagione dei programmi complessi) e come invece si concretizzi sempre più come una mera operazione di trasformazione fisica, che punta a massimizzare i profitti. Questa tendenza è riscontrabile in diversi contesti urbani europei e italiani.

Concetto di città ibrida e multifunzionale

Tipologie di Intervento nella Rigenerazione Urbana Ibrida

Come in parte già detto, la rigenerazione urbana non è il frutto di singole azioni ma di un insieme coordinato di interventi che vanno oltre la semplice riqualificazione dello spazio fisico. Le tipologie di intervento possono riguardare:

  • Il recupero del patrimonio esistente: Interventi di ristrutturazione, restauro, riqualificazione funzionale e messa in sicurezza di edifici pubblici e privati, come scuole e spazi culturali, per restituirli alla comunità con nuove funzioni sociali, educative o culturali. Questo si lega alla necessità di riqualificare il parco di abitazioni residenziali italiano, costituito per oltre il 70% da immobili con più di 40 anni e pessime condizioni architettoniche, strutturali, impiantistiche ed energetiche. La riqualificazione/riconversione energetica coinvolge la stragrande maggioranza delle nostre città.
  • La riqualificazione degli spazi pubblici e del verde urbano: Progetti che riguardano piazze e parchi, integrando, ad esempio, le infrastrutture verdi e blu come strumenti chiave per i servizi ecosistemici e la resilienza climatica urbana, migliorando la gestione idrica, la qualità dell’aria e il comfort urbano. Le pavimentazioni drenanti, per esempio, sono una componente strategica nel progetto del verde outdoor, migliorando la gestione delle acque meteoriche, preservando la salute del suolo e valorizzando l’estetica del paesaggio.
  • La rigenerazione di aree dismesse o degradate: La trasformazione di vecchie aree industriali e ferroviarie in disuso in nuovi poli dedicati a servizi pubblici, cultura, formazione, sport. Ripensare spazi e luoghi del passato industriale, come le Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino, dismesse nei primi anni ’90 e ora un centro culturale, è un esempio significativo.
  • Azioni che riguardano il cosiddetto “housing sociale”: Il recupero di alloggi inutilizzati per realizzare residenze studentesche o spazi abitativi a prezzi calmierati per fasce di popolazione svantaggiate. La questione abitativa è tra le criticità socio-economiche più urgenti in Europa, e la casa non è più solo un tema proprio del mercato immobiliare, ma un’infrastruttura che incide su lavoro, territori, competitività e scelte di vita.
  • Il miglioramento energetico e ambientale: Interventi di efficientamento energetico, l’utilizzo di fonti rinnovabili. Il risparmio energetico è il vero nodo tecnico per ridurre la fragilità di edifici e città, servendo ad abbassare il fabbisogno alla fonte attraverso involucro, orientamento, strategie passive e progetto climatico.
  • La rigenerazione a vocazione educativa, culturale ed economica: Tramite progetti che si pongono l’obiettivo di trasformare scuole, spazi culturali o poli formativi in veri e propri “hub di comunità”, come il recupero di alloggi inutilizzati per realizzare residenze studentesche.
  • Progettazione Urbana di Genere: Ridefinire l’accessibilità urbana considerando mobilità, sicurezza e servizi. Integrare questa prospettiva consente di progettare città più efficienti e inclusive, superando il modello dell’utente standard.
  • Ruolo dei luoghi religiosi: Come lenti di osservazione privilegiate per analizzare la “super-diversità” del tessuto urbano, essendo spazi di pratiche culturali, sociali ed economiche multiformi, e analizzando dinamiche di ibridazione, come i cosiddetti luoghi multireligiosi o condivisi.

L’aspetto che lega tutte queste tipologie di interventi è una visione olistica, che vede il convivere di aspetti, infrastrutturali, economici, sociali e culturali. Altro aspetto che rappresenta una sorta di filo conduttore della rigenerazione urbana è il coinvolgimento di una pluralità di attori pubblici, privati, Terzo Settore e cittadini nel processo di progettazione e realizzazione.

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Gli Obiettivi della Rigenerazione Urbana Ibrida

Così come l’approccio alla rigenerazione urbana si contraddistingue per essere olistico e integrato, allo stesso modo gli effetti dei relativi interventi non sono mai circoscritti a un unico obiettivo. Tali interventi consentono infatti di mettere in moto un meccanismo virtuoso con ricadute positive e di crescita molteplice per il territorio e per il tessuto sociale. Gli obiettivi della riqualificazione urbana possono essere sintetizzati come segue:

  • Riqualificazione del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici: Renderli nuovamente vivibili e sicuri, contrastando il degrado delle infrastrutture fisiche, economiche e sociali. Questo si traduce anche nel recupero di locali per la realizzazione di mense universitarie, caffetterie e aule studio, come nel concorso di progettazione a Napoli.
  • Riduzione del consumo di suolo: Privilegiando il riuso, e dell’espansione urbana incontrollata.
  • Sostegno allo sviluppo economico locale e creazione di nuovi posti di lavoro: Un ambiente urbano riqualificato e sostenibile attrae investitori privati e pubblici, stimolando l'economia locale e creando opportunità.
  • Miglioramento della qualità della vita degli abitanti: Attraverso una maggiore sicurezza, servizi più efficienti e quartieri più inclusivi.
  • Attivazione di processi partecipativi: Che coinvolgono cittadini, Terzo Settore, scuole e imprese nella definizione e nello sviluppo degli interventi, come il Patto di corresponsabilità attento ai processi e alle relazioni.
  • Rafforzamento della sostenibilità ambientale: Migliorando l’efficienza degli edifici, aumentando la capacità dei territori di resistere e di reagire a eventi climatici o calamità naturali. Le certificazioni LEED e i criteri ESG guidano oggi la rigenerazione urbana a Milano, evidenziando il passaggio da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità misurabile.
  • Valorizzazione dell’identità e del patrimonio culturale locale: Ad esempio, attraverso le scuole e i centri culturali si possono trasformare gli spazi in veri e propri “presìdi di comunità”. La trasformazione dell'ex opificio Fornace Penna a Scicli in un centro civico e parco pubblico attraverso un concorso internazionale di architettura è un esempio di come la tutela e le nuove funzioni collettive possano valorizzare l'archeologia industriale.

Analizzando i singoli vantaggi esaminati, emerge come si tratti di obiettivi interconnessi tra loro. Ed è proprio in questa visione integrata, dove ogni intervento è parte di un’ecosistema, che si inseriscono anche le opere di riqualificazione urbana realizzate da diverse iniziative e fondazioni. Le dimensioni di impatto che la rigenerazione a base culturale genera vanno oltre la dimensione quantitativa, abbracciando impatti culturali, sociali, relazionali ed economici.

Obiettivi interconnessi della rigenerazione urbana

Quadro Normativo e Finanziario della Rigenerazione Urbana in Italia

In Italia non esiste ancora una legge quadro unica che disciplina la rigenerazione urbana, quanto un insieme di norme riguardanti l’urbanistica, l’edilizia, il welfare urbano e la finanza pubblica. In particolare, i riferimenti chiave sono contenuti nel Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001), nel Decreto Sblocca Cantieri (D.L. 32/2019 convertito in L. 55/2019) e nelle leggi regionali. L’evoluzione della legislazione urbanistica italiana è stata spesso segnata dalla mancata definizione dei principi fondamentali statali.

Sul piano delle risorse, un ruolo importante è svolto dalle leggi di Bilancio degli ultimi anni, in particolare la L. 160/2019 e la L. 234/2021, che hanno introdotto e rifinanziato programmi di rigenerazione urbana a favore dei Comuni, spesso in integrazione con i fondi del PNRR. La rigenerazione urbana in Italia dispone oggi di circa 6,5 miliardi di euro tra PNRR e programmi complementari. Il problema non è più la disponibilità delle risorse, ma la capacità di trasformarle in interventi concreti. Le amministrazioni locali, in quanto livello governativo più vicino ai cittadini, sono chiamate ad affrontare le questioni inerenti il clima in maniera globale. Le istituzioni, i professionisti e le imprese sono chiamate al confronto e all’azione per corrispondere all’esigenza di trasformare le reciproche conoscenze in cultura diffusa, condivisa e applicabile nell’immediato.

Si è manifestata oramai da diversi anni la necessità di perseguire l’obiettivo della Rigenerazione urbana, soprattutto nella città diffusa, attraverso normative e azioni dirette/concrete che non suppongano l’utilizzo di tecnologie e strategie lontane dall’uso corrente, bensì perseguirlo attraverso l’uso del mezzo quotidiano per il raggiungimento dell’equilibrio energetico e dell’equilibrio del sistema città come obiettivo finale. Passo cruciale per il raggiungimento di tali obiettivi è l’efficientamento del patrimonio edilizio, inteso come miglioramento delle caratteristiche tecnologiche degli edifici ai fini della riduzione del consumo energetico e della sua rigenerazione intesa come miglioramento della qualità edilizia complessiva, architettonica, del comfort abitativo e del suo valore economico finale.

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Resilienza Urbana e Sostenibilità Ambientale: Pilastri della Rigenerazione Ibrida

In biologia, la resilienza si riferisce alla capacità di un ecosistema di recuperare e auto-ripararsi dopo essere stato danneggiato. Un concetto che si distingue da quello di resistenza, ossia la capacità di opporsi agli eventi dannosi senza subire modifiche significative. I cambiamenti climatici, con l’intensificarsi di eventi naturali estremi, stanno mettendo a dura prova le città, rivelando tutte le carenze della progettazione del passato. Questo è il cuore del concetto di resilienza urbana, che si intreccia in modo indissolubile con quello di sviluppo sostenibile e rigenerazione urbana.

Le città resilienti, sistemi urbani che non si limitano ad adeguarsi ai cambiamenti climatici, ma si modificano progettando risposte sociali, economiche ed ambientali innovati. Equilibrio del sistema città, pianificazione, programmazione e realizzazione di città non solo sostenibili, ma soprattutto resilienti, in grado di rispondere concretamente alle sfide del futuro, di resistere alle sollecitazioni impulsive, capaci di adattarsi alle esigenze della collettività e alle trasformazioni. La sostenibilità è un pilastro fondamentale della rigenerazione urbana. Sostenibilità energetica implica l'adozione di tecnologie e pratiche che riducano il consumo energetico e promuovano l'uso di fonti rinnovabili. La sostenibilità ambientale mira a preservare e migliorare la qualità dell'ambiente urbano attraverso interventi che riducono l'inquinamento, migliorano la gestione delle risorse idriche e favoriscono la creazione di spazi verdi.

La progettazione bioclimatica oggi non è più opzionale: serve a governare comfort estivo, carichi termici e resilienza climatica. Con il riscaldamento globale in accelerazione, progettare su dati climatici storici e su requisiti minimi non basta più. Gli interventi da mettere in atto per affrontare gli eventi naturali avversi variano, ovviamente, in base al rischio climatico specifico da affrontare. Una priorità comune emerge chiaramente: la necessità di puntare sull’inverdimento delle aree urbane.

Un esempio concreto è il progetto RESILIO, avviato nel 2018 ad Amsterdam, che sta già producendo risultati tangibili. Nella capitale olandese i tetti sono stati trasformati in “spugne urbane” grazie al programma “Amsterdam Rainproof”, un’iniziativa che mira a creare una rete capace di aumentare la capacità di assorbimento dell’acqua piovana della città. L’obiettivo è contrastare l’eccessiva impermeabilità del suolo, immagazzinando l’acqua piovana generata da eventi estremi per poi riutilizzarla nei periodi di siccità. Proprio per questo, sono stati realizzati 12.683 metri quadrati di tetti blu-verdi intelligenti, dotati di una tecnologia in grado di trattenere e rilasciare l’acqua in base alle diverse condizioni meteorologiche. Se guardiamo all’Italia, invece, è stato il Comune di Milano a intraprendere un percorso simile. Nel 2017, infatti, ha istituito la Direzione di Progetto Resilienza Urbana (Dpru) per sensibilizzare e preparare la città agli impatti del cambiamento climatico.

La resilienza urbana e la rigenerazione urbana sono due concetti strettamente interconnessi, ma distinti. La rigenerazione urbana, per esempio, è un processo che richiede tempo e i cui risultati sono visibili nel lungo periodo. Inoltre, mentre la rigenerazione urbana si concentra su progetti specifici in diverse aree della città, la resilienza riguarda l’integrità dell’intero contesto urbano. Tuttavia, questi due concetti si dimostrano sempre intimamente legati.

Tetti verdi ad Amsterdam: esempio di resilienza urbana

Sustainable Drainage Systems (SuDS) e Soluzioni Basate sulla Natura (NBS)

Le tecniche di drenaggio urbano sostenibile (Sustainable Drainage Systems - SuDS), in gran parte soluzioni basate sulla natura (NBS - Nature-based solutions), sono varie e consentono di ottenere diversi risultati rispetto agli obiettivi che si vogliono raggiungere: sicurezza idraulica, miglioramento della qualità delle acque, riqualificazione aree urbane, aumento della biodiversità. A seconda della massimizzazione di un obiettivo piuttosto che un altro, si può optare per semplici trincee filtranti, piuttosto che per canali vegetati, aree di bioritenzione vegetale, stagni o aree di fitodepurazione. Le tecniche di drenaggio urbano sostenibile forniscono diversi servizi ecosistemici oltre a quello dell'allontanamento delle acque di pioggia.

I SuDS permettono la riduzione dei volumi di acque di pioggia scaricati in fognatura, aumentando l’efficienza degli impianti di depurazione esistenti a servizio di fognature miste, che si troverebbero a sfiorare minori quantità di acque in testa e a lavorare con acque più cariche e meno diluite. Si stima che una superficie a SuDS del 2-5% rispetto alla copertura impermeabile servita possa ridurre significativamente l'impatto. È possibile ridurre i volumi e/o rispettare i principi di invarianza idraulica per mezzo di aree urbane multiobiettivo, come aree verdi, parchi e piazze dell’acqua; un esempio a tal proposito è la Water Plaza di Rotterdam.

Le scale di applicazione dei SuDS per le città spugna possono essere diverse, includendo edifici e abitazioni, spazi pubblici di piccole proprietà, parcheggi, strade e la pianificazione urbanistica generale. Il retrofitting di aree verdi esistenti per il drenaggio urbano sostenibile è un'altra strategia cruciale.

Schema di funzionamento dei SuDS

Esempi Concreti di Rigenerazione Urbana Ibrida

Le città del XXI secolo evolvono verso modelli basati su prossimità, sostenibilità e qualità della vita, con la rigenerazione urbana al centro delle politiche. In questo contesto, numerosi progetti dimostrano come l'approccio ibrido possa generare un impatto significativo.

Progetti dell'Andrea Bocelli Foundation (ABF)

Nel perseguimento della propria mission “Empowering people and communities”, i temi dell’istruzione e dell’educazione sono al centro dei progetti che la Fondazione Andrea Bocelli sviluppa e porta avanti in Italia e nel mondo, in piena coerenza con l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni sulla lotta alla povertà educativa. È proprio partendo dalla convinzione che l’educazione rappresenti l’unica vera opportunità di riscatto e crescita per individui e comunità, che prendono vita i progetti di rigenerazione urbana di Andrea Bocelli Foundation. Ecco perché ABF ha scelto di intervenire nelle zone del centro Italia colpite dal sisma del 2016 all’interno del più ampio programma ABF Edu.

Quattro gli interventi già portati a termine: la scuola media “Giacomo Leopardi” di Sarnano, la scuola primaria e dell’infanzia “E. De Amicis” di Muccia, l’Accademia ABF della Musica “F. Corelli” di Camerino, l’ABF Hub Educativo 0-11 di Sforzacosta e l’Istituto “Ugo Betti” di Camerino (dove ABF è intervenuta sugli allestimenti e sugli atelier creativi). Attualmente in costruzione, invece, il nuovo IPSIA “R. Frau” di San Ginesio, che aprirà le porte agli studenti il prossimo settembre 2026, restituendo al territorio un presidio educativo strategico per la formazione tecnica e professionale delle giovani generazioni. In tutti questi casi, la rigenerazione non si è limitata alla dimensione strutturale e ricostruttiva, ma ha riguardato anche la qualità degli ambienti di apprendimento, le relazioni che essi favoriscono e il loro ruolo come spazi condivisi, in cui la scuola torna a essere motore di coesione sociale e sviluppo locale.

Altro significativo intervento di riqualificazione urbana è quello che ha coinvolto il secondo piano del Complesso di San Firenze, luogo storico, sede della Fondazione e di ABF Globalab, il programma di orientamento che accompagna ragazze e ragazzi tra i 16 e i 35 anni. In questo caso in particolare, la collaborazione tra pubblico e privato ha giocato un ruolo fondamentale, permettendo di unire risorse, competenze e visioni per realizzare un progetto di grande impatto sociale. Con questo intervento ABF ha dato vita a un innovativo modello di amministrazione condivisa in cui, con il Comune di Firenze, ha co-programmato e co-progettato ogni azione per la rigenerazione del bene storico e del tessuto urbano. Proprio per questo la Fondazione è stata assegnataria del primo Social Bonus. Oggi, grazie all’intervento della Fondazione, il secondo piano di Palazzo San Firenze accoglie nuovi spazi laboratoriali per lo sviluppo delle competenze trasversali e dell’orientamento professionale, ponendo l’accento sull’importanza della ricerca, della scoperta e della valorizzazione dei talenti.

Altri Esempi di Rigenerazione Urbana

  • Riconversione di edifici dismessi: L’ex sede della General Electric a Milano è stata riconvertita nella nuova sede di Luxottica grazie al progetto realizzato dallo studio Park Associati, impiegando materiali ecocompatibili e tecnologie avanzate per il controllo dell’illuminazione e del sistema di sicurezza.
  • Waterfront di Levante a Genova: Un progetto guidato da Renzo Piano che ha completamente trasformato la storica area portuale. Oltre alla creazione di nuovi spazi verdi, aree balneabili, piste ciclabili e parcheggi sotterranei, il recupero ha incluso il Palasport e la costruzione di nuovi edifici a basso impatto ambientale.
  • Residence Princype Eugenio a Milano: Progettato da Marco Piva, integra il sistema costruttivo Isotex in legno-cemento per realizzare un involucro ad alte prestazioni.
  • Concorso di progettazione per un nuovo centro polivalente a Bareggio: Si tratta di un'iniziativa per la realizzazione di un nuovo centro nell’area AT1 - Ex Cartiera, con scadenza all'11 maggio 2026.
  • Dissuasori fissi anti-sfondamento a Genova: Garantiscono sicurezza nei ponti mobili del waterfront di Genova, sostituendo i guardrail e migliorando prestazioni e integrazione architettonica.

Palazzo San Firenze, sede di ABF Globalab

Progetti di Drenaggio Urbano Sostenibile (SuDS)

Numerosi progetti in Italia stanno integrando le soluzioni SuDS per la rigenerazione urbana e la resilienza idraulica.

  • Riqualificazione a Villa Casati: L'idea progettuale si basa sulla volontà dell’Amministrazione comunale di estendere l’intervento di riqualificazione urbana nei dintorni di villa Casati tramite interventi nella zona retrostante la villa con diverse tipologie SuDS. La scelta è quindi ricaduta su un intervento multiobiettivo, che possa unire i benefici della deimpermeabilizzazione SuDS alla rigenerazione urbana, garantendo un approccio sostenibile di tipo conservativo. Il progetto ha previsto la risistemazione del parco mediante la realizzazione di sistemi appartenenti alle soluzioni NBS che consente di raccogliere e trattare le acque di pioggia provenienti dalla falda del tetto di villa Casati, le quali sono raccolte tramite i due pluviali esistenti che convogliano l’acqua all’interno delle due aree di bioritenzione di area totale 33 m2. Le due aree di bioritenzione sono impermeabilizzate, e sul fondo è posto un tubo di drenaggio che convoglia l’acqua verso il serbatoio di accumulo, mentre l’acqua in eccesso tramite in troppopieno è convogliata verso la trincea infiltrante nel prato, per poi infiltrare nel terreno. Il serbatoio di accumulo ha un volume utile di 16 m3 e una pompa per il riutilizzo dell'acqua per l'irrigazione. Sono state anche realizzate piantagioni di arbusti per 744 m2 e aree a prato polifita per 495 m2, oltre a una collinetta inverdita e il mascheramento della cabina del metano con piante rampicanti. Questo intervento contribuisce a veicolare benefici multipli e servizi ecosistemici, razionalizzando aree di sosta, percorsi pedonali e accessi, e migliorando il microclima locale.

  • Intervento di retrofitting in Via Metastasio: Consiste nel posizionamento di 10 aree di bioritenzione lungo un lato della carreggiata di via Metastasio, a partire da via Panigada fino a via Mercantini, per una lunghezza di circa 280 m. Le aree di bioritenzione sono state realizzate con l’aggiunta di un tubo drenante che convoglia le acque di runoff che non infiltrano nel terreno verso i pozzi perdenti. La riqualificazione della via ha permesso di ottenere spazi adatti alla costituzione di una fascia vegetale formata sia da alberi che da arbusti tappezzanti e specie erbacee per un totale di circa 1.200 metri quadri.

  • Progetto di Bovisio Masciago: Ha seguito il principio della progettazione multidisciplinare di sistemi di drenaggio sostenibile (SuDS), promuovendo un intervento di retrofitting SuDS in grado di fornire benefici in termini di quantità di acqua, qualità dell'acqua, biodiversità e amenità, e creando una lunga infrastruttura verde lineare nell'area urbana. L'intervento consiste nel ridurre la larghezza della strada esistente per recuperare spazio includendo circa 1000 m2 di sistemi di bioritenzione e una pista ciclabile. I SuDS sono stati progettati per trattenere eventi di pioggia di bassa intensità, consentendo di evitare di scaricare in fognatura mista, in media, 10000 m3/anno, drenando una superficie impermeabile di circa 12000 m2. Per la qualità dell'acqua, i medium porosi dei sistemi di bioritenzione sono stati selezionati per un trattamento efficace degli inquinanti. Circa 1000 m2 di superficie pavimentata sono stati rinverditi e piantumati con 14 diversi arbusti e 7 diversi alberi, contribuendo anche alla riduzione dell'isola di calore, al controllo dell'inquinamento atmosferico e all'attenuazione del rumore.

  • Piani Integrati Urbani CMM Spugna (Città Metropolitana di Milano): Ha l'obiettivo di alleggerire la rete fognaria di diversi comuni, con 26 interventi progettati in 10 comuni. Il progetto ha scelto di proporre soluzioni non convenzionali appartenenti alle famiglie dei “Sistemi di drenaggio urbano sostenibile” (SuDS) o delle “Soluzioni basate sulla natura” (NBS). Queste soluzioni sono multifunzionali e permettono di gestire le acque piovane in superficie, evitando di sovraccaricare la rete fognaria e gli impianti di trattamento esistenti e riducendo i fenomeni di allagamento locale. Nello specifico, l'obiettivo dei progettisti è stato quello di sfruttare la possibilità di finanziare interventi di desealing per una vera e propria riqualificazione delle aree. Tra le soluzioni proposte vi sono: rain garden, bacini di detenzione, trincee drenanti, pavimentazioni permeabili, fossi vegetati e moduli geocellulari infiltranti.

  • Intervento a Besozzo: Prevede la deimpermeabilizzazione del parcheggio pubblico in via Milano e la riqualificazione del parco limitrofo con soluzioni di drenaggio urbano sostenibile. Le acque meteoriche che cadono sulla superficie della strada e dei parcheggi di via Milano sono gestite tramite elementi SuDS multi-obiettivo, quali pavimentazioni permeabili, bacini asciutti con aree di bioritenzione e bacini di detenzione umidi.

  • Interventi a Varedo (MB): Riguardano la de-impermeabilizzazione di via F. Kennedy e la gestione tramite SuDS delle acque meteoriche raccolte dai tetti della scuola F. Nello specifico del progetto, l’acqua raccolta dal tetto della scuola, che attualmente recapita nella rete fognaria mista, verrà inviata ad un rain garden di circa 157.5 m2 per rimuovere possibili inquinanti.

  • Riqualificazione di Piazza Papa Giovanni XXIII a Corsico (MI): Con la realizzazione nella parte superiore di un parcheggio con pavimentazione permeabile, con aree di bioritenzione nelle aiuole tra gli stalli dei parcheggi.

  • Interventi a Carvico: Riguardano due interventi di deimpermeabilizzazione. Il secondo intervento riguarda la disconnessione delle caditoie dalla fognatura esistente nella zona del piazzale antistante la chiesa e la realizzazione di aree di bioritenzione per la raccolta e il trattamento delle acque meteoriche provenienti dal piazzale. È prevista inoltre la realizzazione di moduli geocellulari infiltranti nell’area verde sul retro del piazzale.

Questi esempi dimostrano come la rigenerazione urbana, in particolare quella ibrida, sia un approccio dinamico e multifunzionale, capace di rispondere alle sfide contemporanee e di costruire città più vivibili, sostenibili e resilienti.

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