La viticoltura italiana, un pilastro dell'economia e della cultura nazionale, si trova ad affrontare sfide sempre più pressanti legate alla sostenibilità ambientale e alla necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici. In questo contesto, i vitigni ibridi, noti anche come PIWI (acronimo di Pilzwiderstandsfähige Reben, ovvero vitigni resistenti ai funghi), stanno emergendo come una soluzione promettente. Sebbene la loro presenza nel panorama viticolo italiano sia ancora marginale, con un dato ufficiale del CREA che quantifica la viticoltura PIWI italiana in circa lo 0,5% dell'area vitata totale (circa 720.000 ettari secondo l'OIV 2023, che si traduce in circa 3600 ettari a PIWI), l'interesse e la ricerca in questo settore sono in costante crescita. In particolare, la Regione Piemonte sta esplorando le potenzialità di questi vitigni, definendo normative e percorsi autorizzativi per il loro impianto e la sperimentazione.

Il Contesto Normativo e Amministrativo in Piemonte
Per intraprendere la coltivazione di vitigni ibridi in Piemonte, il conduttore deve essere preventivamente autorizzato dalla Regione. Questa autorizzazione ha una validità limitata di 3 anni a partire dal suo rilascio, periodo entro il quale l'impianto deve essere effettivamente realizzato. L'Organizzazione Comune di Mercato (OCM) vitivinicolo impone che tutti i vigneti con una superficie superiore a 1.000 mq siano iscritti nello Schedario Viticolo. Questo registro è fondamentale poiché vi è registrata anche l'idoneità dei vigneti a produrre vini a denominazione di origine protetta. Di conseguenza, ogni estirpo o impianto di un nuovo vigneto deve essere comunicato alla Pubblica Amministrazione competente. L'impianto di un nuovo vigneto è, inoltre, soggetto alla detenzione di un diritto di impianto, un sistema che regola l'espansione delle superfici vitate.
Il servizio regionale permetteva in passato di compilare e inviare le domande di richiesta di contributo per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti secondo il Regolamento (CE) 1234/2007, mantenendo una base dati consultabile. Analogamente, era possibile la compilazione e l'invio online delle comunicazioni relative all'utilizzo delle acque reflue di cantina, evidenziando un impegno verso pratiche agricole più sostenibili.
L'Evoluzione dei Vitigni PIWI: Dalle Origini alla Ricerca Moderna
La storia dei vitigni resistenti affonda le sue radici nel XIX secolo, quando le devastanti epidemie di oidio (1854), peronospora (1878) e fillossera (1863) misero in ginocchio la viticoltura europea. La reazione immediata fu la ricerca di soluzioni alternative. Inizialmente, si investì nella vite americana, specie come l'Isabella, il Clinton e il Noah, che dimostrarono resistenza e produttività. Tuttavia, questi vitigni presentavano pronunciati sentori "foxy", considerati non piacevoli. Questo spinse la ricerca verso gli incroci ibridi tra Vitis Vinifera europee e vitigni autoctoni del Nord America.
Albert Seibel, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, fu una figura pionieristica, producendo oltre 16.000 nuovi ibridi. Circa 1.500 di questi furono iscritti a registro e arrivarono a costituire 140.000 ettari di vigneto nella sola Francia, rappresentando un quarto del vigneto nazionale, con un'influenza significativa anche in tutta Europa e in Brasile. Nonostante questi sforzi, la ricerca per individuare viti perfettamente utilizzabili per la produzione di vino di qualità fu ardua. Diego Tomasi, esperto del settore, ha spiegato che da centinaia di vinificazioni, solo poche viti si rivelarono realmente idonee, mostrando una resistenza variabile e difficilmente conciliabile con la produzione e la qualità desiderate.
La ricerca in questo campo subì un rallentamento, per poi riprendere vigore nella seconda metà del Novecento presso l'Institut für Rebenzüchtung di Geilweilerhof in Germania. La Romania emerse come un importante produttore di questi incroci, utilizzandoli per metà del suo vigneto (oltre 120.000 ettari).

La Ricerca Moderna e le Nuove Generazioni di Vitigni Resistenti
Con l'avvicinarsi del nuovo millennio, le istanze di sostenibilità ambientale hanno acquisito maggiore forza. Studi europei evidenziarono che il vigneto, pur coprendo solo l'8% della superficie coltivata, era responsabile dell'80% dell'uso di antiparassitari. Questo scenario ha stimolato la ricerca verso nuovi strumenti che agissero sulla genetica, dando il via ai primi studi sui marcatori molecolari.
Nel 1998, l'Università di Udine ha avviato un programma di miglioramento genetico, inaugurando quella che viene definita la "terza generazione" di varietà resistenti alla peronospora e all'oidio. Queste nuove varietà mantengono una proporzione preponderante di genoma del genitore nobile, cercando di preservare le caratteristiche qualitative originali. Nel 2018, è nata la quarta generazione di vitigni resistenti di Glera da parte di VCR (Vivai Cooperativi Rauscedo), un progetto autonomo reso possibile grazie a vent'anni di collaborazione con l'Università di Udine e all'autorizzazione della Regione Veneto per l'impianto di vigneti sperimentali nel 2024.
Yuri Zambon, dell'Università di Udine, ha precisato che non si tratta di piante geneticamente modificate in laboratorio, bensì di incroci mirati. Il polline del donatore resistente viene utilizzato per impollinare la varietà nobile, mimando un processo naturale ma indirizzandolo. Questi "matrimoni combinati" hanno portato alla selezione di cloni che, pur mantenendo una base genetica della Glera tradizionale, mostrano una maggiore resilienza alle patologie fungine.
Il contributo dei vitigni Piwi ad una vitivinicoltura sostenibile, obiettivo del progetto Vitaval
I Nuovi Cloni di Glera: Caratteristiche e Potenziale Enologico
I Vivai Rauscedo, grazie alle conoscenze condivise con l'Università di Udine, hanno lavorato intensamente alla creazione di nuovi vitigni resistenti di Glera. Dopo sette anni di microvinificazioni, i risultati sono stati valutati in occasione del Vinitaly 2026. Sono stati presentati otto assaggi da quattro nuovi cloni vinificati allo stesso modo ma coltivati in due località diverse (Refrontolo e Rauscedo), confrontati con un campione testimone di Glera VCR101.
I cloni, denominati Glera R2, VCRR4, VCRR5 e VCR151199, sono stati selezionati tra 80.000 semenzali per la loro sviluppata resistenza alle principali patologie della vite, in particolare peronospora e oidio. Al contempo, hanno dimostrato di mantenere una buona affinità con le caratteristiche nobili del vitigno originale, soddisfacendo le necessità produttive, geografiche e vendemmiali della denominazione.
Le varietà presentate, ottenute attraverso incroci mirati e programmi di ricerca avanzata, mantengono una base genetica proveniente dalla Glera tradizionale. L'obiettivo è preservarne identità, qualità e tipicità, introducendo al contempo caratteristiche di maggiore resilienza e adattabilità.
Analisi Sensoriale dei Nuovi Cloni di Glera:
- Glera R2: Caratterizzato da un tipico colore tenue e una carbonica sottile che suggerisce una certa densità materica. Al naso prevale il frutto (mela matura, pera) su note floreali (acacia, gelsomino), con accenni di pietra e agrume in buccia. Risulta più definito nei profumi rispetto alla Glera tradizionale, ma con bollicine più sottili e sparute.
- VCRR4: Al naso spiccano fiori gialli (margherita, iris, gardenia), nettarina e pera succosa, con un cenno vegetale di erba fresca. Presenta una maggiore freschezza al naso, con bollicine fini ma numerose. La bocca è fresca, sapida e sottile, a tratti citrina e cremosa, con note finali di fiori bianchi e mandorla cruda. Colore più delicato rispetto all'R5, con bollicine più fini e veloci.
- VCRR5: Il naso è fine ed elegante, con fiori di glicine, sentori di albedo, pera, susina acerba, rosa bianca e melone bianco. In bocca è intenso, cremoso e sapido, con una sensazione rocciosa e citrina da buccia di limone. Presenta odori più importanti, bollicina più grossa e lenta, indicativa di maggiore vischiosità.
- VCR151199: Al naso si percepiscono fiori gialli e zagara, cedro in buccia e ananas, risultando il più intenso e aperto tra i campioni. Colore e bollicine sono simili in spessore e velocità all'R4. I profumi sono leggermente più fini, con note di mela e pera, ciclamino, gesso e un tocco mentolato. In bocca è pieno, ammandorlato, materico, più simile a un vino fermo che a uno spumante, con chiusura su note di frutta gialla, fiore bianco e una leggera nota ammandorlata.
È fondamentale sottolineare che le varietà oggetto di studio sono attualmente destinate esclusivamente a fini di ricerca e non sono ancora impiegabili nella produzione di vini a denominazione di origine protetta. La sperimentazione in corso rappresenta un passaggio cruciale per comprendere il loro potenziale futuro, nel pieno rispetto dell'identità delle denominazioni.
Il Futuro della Viticoltura Sostenibile e il Ruolo dei PIWI
Il tema delle varietà resistenti rappresenta uno degli ambiti più interessanti della ricerca viticola applicata. Diego Tomasi enfatizza che questo percorso richiede rigore scientifico e visione, con l'obiettivo non di sostituire i vitigni tradizionali, ma di comprenderne l'evoluzione possibile in un contesto di sostenibilità ambientale e locale. I nuovi incroci offrono la possibilità di indagare soluzioni capaci di ridurre l'impatto ambientale, mantenendo al centro il rapporto con il territorio e i suoi abitanti.
L'interesse verso queste soluzioni è intrinsecamente legato alla loro capacità di contribuire a una viticoltura più sostenibile, in particolare attraverso la riduzione dell'impiego di trattamenti fitosanitari e il contenimento dell'impatto ambientale complessivo. Yuri Zambon aggiunge che disporre di una gamma di varietà resistenti significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, preservando l'identità dei vitigni autoctoni.
La ricerca in questo campo è un processo lungo, che può durare quasi vent'anni dall'ideazione alla commercializzazione. Il processo deve fare i conti con le interferenze ambientali, che possono influenzare la risposta resistente delle piante alle malattie. L'obiettivo ideale è fornire ad ogni regione italiana alternative resistenti per i propri vitigni tipici, sperimentando anche su varietà spagnole, francesi e su ibridi completamente nuovi.
Finanziamenti e Prospettive per la Viticoltura PIWI
Le politiche di sostegno alla viticoltura includono importanti dotazioni finanziarie. Per la campagna 2025/2026, la dotazione finanziaria disponibile ammonta a 6.800.000 euro. Ulteriori risorse, derivanti da economie di altri interventi nel settore vitivinicolo a livello regionale o nazionale, potranno essere impiegate per finanziare altre domande ammissibili, attingendo dalla stessa graduatoria.
Una parte di questa dotazione, pari a 249.000 euro, è destinata al pagamento delle domande di saldo di progetti pluriennali delle campagne precedenti. Pertanto, per il finanziamento delle domande della campagna 2025/2026 sono disponibili 6.551.000 euro. All'interno di questa somma, sono garantite riserve finanziarie specifiche: 1.310.200 euro per le domande relative ai "vigneti eroici e storici" e 982.650 euro per le domande relative al reimpianto di vigneti estirpati a seguito di provvedimenti obbligatori per motivi fitosanitari. Qualora queste riserve non vengano utilizzate, saranno destinate agli interventi principali.
Il contributo riconosciuto è pari al 50% dei costi di ristrutturazione e riconversione dei vigneti, definiti sulla base della Tabella Standard dei Costi Standard (TSCU), riportata nell'allegato 1 al Bando. Le specifiche attività ammissibili sono dettagliate nel successivo paragrafo 6 e relative alle tipologie di vigneto realizzato.
Per le autorizzazioni di reimpianto anticipato, è consentito aver trasmesso su SIAP la richiesta di autorizzazione al reimpianto, che dovrà risultare concessa entro la chiusura dell'istruttoria di ammissibilità. Non sono ammesse autorizzazioni rilasciate sulla base della conversione di diritti di reimpianto acquistati da altri produttori, conformemente alle direttive della Commissione Europea e alle normative regionali.
I richiedenti devono inoltre aver presentato, se dovuta, la Dichiarazione di vendemmia e di produzione e non essere soggetti a esclusioni dall'intervento di Ristrutturazione e riconversione vigneti, come previsto dalla normativa vigente. Questi requisiti assicurano che i finanziamenti siano destinati a progetti che contribuiscono effettivamente alla modernizzazione e alla sostenibilità della viticoltura.
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