Nel vasto e complesso panorama del commercio internazionale, la corretta gestione documentale riveste un ruolo di primaria importanza per garantire la fluidità delle operazioni e prevenire spiacevoli complicazioni a livello doganale. Tra i documenti più richiesti durante l’importazione o l’esportazione di beni, il certificato di origine (spesso abbreviato in CO o C/O) si configura come uno strumento fondamentale. Questo documento attesta il luogo di produzione, fabbricazione o lavorazione sostanziale di una merce e assume un ruolo chiave nel determinare i dazi doganali, nell'applicazione di accordi commerciali preferenziali e nel rispetto delle normative locali. In questo articolo esploreremo in modo approfondito cos’è il certificato di origine, quando serve e come richiederlo, con esempi pratici e indicazioni per evitare errori, ponendo particolare attenzione al suo utilizzo nel contesto dell'importazione di veicoli.
Cos'è il Certificato di Origine e Perché è Cruciale
Il certificato di origine è un documento ufficiale che dichiara che un determinato prodotto esportato è stato interamente ottenuto o significativamente trasformato in un determinato Paese, attestando così la sua nazionalità commerciale. La sua funzione non si limita a una mera identificazione geografica del prodotto; esso permette alle autorità doganali del Paese importatore di applicare i dazi doganali in base agli accordi bilaterali o multilaterali in vigore tra i Paesi coinvolti. La corretta emissione di questo documento contribuisce, inoltre, alla trasparenza commerciale e alla lotta contro il dumping e le pratiche scorrette.

Nel contesto del commercio internazionale, poter contare su una documentazione chiara e accurata è essenziale per garantire operazioni fluide ed evitare complicazioni a livello doganale. Il certificato di origine è essenziale per garantire il corretto sdoganamento delle merci nel Paese di destinazione. Potrebbe essere necessario ai sensi delle normative del Paese importatore o su richiesta del cliente. Alcuni Paesi richiedono un CO per determinate categorie di prodotti, mentre altri lo richiedono in modo generalizzato. Per sapere se per un determinato Paese è necessario un certificato di origine, è possibile utilizzare risorse come Access2Markets.
Tipologie di Certificato di Origine: Preferenziale e Non Preferenziale
Esistono due principali tipologie di certificati di origine della merce, ciascuna con finalità specifiche: preferenziale e non preferenziale. Comprendere le differenze tra queste due tipologie è fondamentale per una gestione corretta delle procedure doganali.
Certificato di Origine Non Preferenziale
Il certificato di origine non preferenziale è la forma più comune e viene richiesto per ragioni statistiche, di etichettatura, o per adempiere a normative locali nei Paesi importatori. Indica il Paese di origine del bene ma non comporta agevolazioni tariffarie. Questo tipo di certificato può essere richiesto anche in caso di embarghi, restrizioni o misure antidumping. Origine non preferenziale significa che le merci non possono beneficiare di un trattamento speciale nel Paese da cui provengono; la dicitura si riferisce all’origine commerciale delle merci.
Certificato di Origine Preferenziale
Il certificato di origine preferenziale consente al bene esportato di beneficiare di una riduzione o esenzione dei dazi doganali nel Paese di destinazione, sulla base di specifici accordi commerciali (come quelli stipulati tra l’UE e determinati Paesi extra-UE). Origine preferenziale indica che le merci fanno parte di un accordo commerciale bilaterale o multilaterale che di solito porta a riduzioni o esenzioni tariffarie. Esempi noti di certificati di origine preferenziale sono:
- EUR.1 o EUR-MED per gli scambi con Paesi con cui l’Unione Europea ha siglato accordi commerciali.
- Form A per il Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG).
Questa tipologia richiede che le merci soddisfino i criteri di origine preferenziale previsti dall’accordo specifico, il che implica il rispetto di regole di origine più stringenti. Il certificato di origine viene rilasciato essenzialmente quando non c'è un accordo fra i paesi per l'ottenimento di benefici daziari. Diversamente, se esistono accordi tra le parti, l'origine delle merci, definita in questo caso preferenziale, viene attestata dalle autorità doganali sulla base di tali accordi.
In sostanza, la distinzione tra certificato di origine preferenziale e non preferenziale risiede principalmente nelle implicazioni doganali e negli accordi internazionali. Il certificato preferenziale consente l’accesso a dazi ridotti o nulli, grazie a specifici accordi commerciali tra Paesi, ed è subordinato al rispetto di regole di origine più stringenti. Al contrario, il certificato non preferenziale non dà diritto a benefici tariffari, ma viene spesso richiesto per motivi doganali, statistici o normativi nei Paesi di destinazione. Entrambi sono fondamentali, ma vanno utilizzati in base al tipo di esportazione e alla normativa vigente nel Paese importatore.
Quando e Perché il Certificato di Origine Diventa Necessario
Il certificato di origine diventa necessario in molte operazioni di commercio internazionale, ma non è sempre obbligatorio. La sua richiesta dipende principalmente dal Paese di destinazione, dalla tipologia di merce esportata e dagli accordi commerciali in vigore. Comprendere quando serve questo documento è essenziale per evitare ritardi, sanzioni o blocchi doganali.
La stampa in azienda dei certificati d'origine
Il certificato di origine è un documento doganale ufficiale che certifica il Paese in cui la merce è stata prodotta. Molti clienti vogliono sapere in quali occasioni bisogna attrezzarsi con i software giusti, come SpeedyCO. Nello specifico, possiamo definire il certificato di origine come un documento che attesta dove la merce è stata prodotta o ha subito l’ultima trasformazione sostanziale. Viene rilasciato esclusivamente dalle Camere di Commercio competenti per territorio. Questo documento è necessario quando si vende merce in Paesi che non hanno raggiunto accordi commerciali. Tra quelli dell’Unione Europea, ad esempio, non c’è bisogno di procedere su questo punto.
Il certificato è richiesto quando:
- Il Paese importatore impone obbligatoriamente la prova dell’origine della merce per applicare normative locali, restrizioni o per motivi di sicurezza economica e politica.
- L’esportatore desidera ottenere benefici da accordi commerciali preferenziali, come la riduzione o l’esenzione dei dazi doganali; in questo caso è necessario un certificato di origine preferenziale.
- È prevista una lettera di credito internazionale che menziona esplicitamente il certificato come condizione per il pagamento.
- L’importatore ne richiede la presenza per motivi fiscali, assicurativi o contrattuali.
- Si esportano beni verso Paesi soggetti a misure antidumping, embarghi o restrizioni commerciali, dove è obbligatorio provare che la merce non provenga da determinati Stati.
Il certificato di origine per esportazione è quindi uno strumento che, sebbene talvolta visto come semplice formalità, ha implicazioni cruciali: consente di dimostrare la legittimità del prodotto, di agevolare l’ingresso nei mercati internazionali e di evitare complicazioni che potrebbero compromettere l’intera spedizione. Per questo motivo è buona prassi informarsi in anticipo sulle normative doganali del Paese di destinazione e prevederne l’emissione anche quando non espressamente obbligatorio. L'utilizzo del certificato di origine è limitato ai rapporti tra Unione Europea e Paesi extracomunitari, poiché in ambito comunitario è sufficiente che le merci siano accompagnate dalla fattura di vendita, sulla quale è consuetudine dichiarare l'origine.
Il certificato di origine è rilasciato quando le merci sono in corso di spedizione. Nel caso in cui la spedizione sia già avvenuta, e la merce è già dal cliente estero da oltre un mese, è possibile richiedere il certificato di origine a posteriori. Quest’ultimo punto vale se la merce è già a destino da oltre tre mesi. In ogni caso, queste sono occasioni particolari. Di base, il certificato di origine serve nel momento in cui la merce è in movimento, non dopo. Può essere rilasciato anche a fronte di fatture proforma. In tutti i casi in cui viene emessa fattura proforma bisogna indicare i motivi, sia nel corpo della stessa sia con dichiarazione a parte su carta intestata a firma del legale rappresentante.
Chi Rilascia il Certificato di Origine e Come Richiederlo
Nella maggior parte dei Paesi, il rilascio del certificato di origine è di competenza delle Camere di Commercio e, solitamente, i richiedenti devono avere un indirizzo commerciale o residenziale nella giurisdizione di tale Camera.
La Procedura Standard per Ottenere il Certificato di Origine
La procedura standard negli Stati Uniti è la seguente:
- Preparare tutta la documentazione relativa all’esportazione (ad es. fattura, packing list).
- Accedere alla piattaforma online della Camera di Commercio (come essCert o SWIFTcert).
- Compilare il modulo con i dati dell’esportatore e del destinatario, la descrizione dei prodotti, il codice HS e il riferimento alla fattura.
- Caricare la documentazione a supporto.
- Inviare la richiesta per la verifica.
- Dopo l’approvazione, il certificato viene rilasciato in formato digitale o cartaceo con il timbro della Camera.
Negli Stati Uniti, il certificato di origine viene solitamente rilasciato dalle Camere di Commercio locali. Gli esportatori possono anche rivolgersi a fornitori di servizi accreditati, autorizzati a emettere certificati validi. Customs and Border Protection (CBP) non rilascia direttamente i certificati di origine, ma può richiederli durante le operazioni di sdoganamento nel Paese di destinazione.

Procedure in UE e Cina
In molte altre aree del mondo, la procedura è simile. Sia nell’Unione Europea che in Cina, le Camere di Commercio locali sono le principali autorità incaricate del rilascio dei certificati di origine. In particolare, in Cina esiste anche un documento specifico chiamato Form E. Questo certificato attesta l’origine delle merci destinate ai Paesi dell’area ASEAN, nell’ambito di un accordo commerciale preferenziale. Per ottenere il Form E, le merci devono essere interamente prodotte o sostanzialmente trasformate in Cina, rispettando i criteri di origine stabiliti dall’accordo di riferimento. Come il certificato standard, anche il Form E viene rilasciato da Camere di Commercio o autorità commerciali autorizzate in Cina ed è ampiamente utilizzato per beneficiare di tariffe doganali agevolate nei mercati asiatici.
Il certificato può essere richiesto SOLO PER CONTO di imprese ITALIANE o dell'UNIONE EUROPEA.
Compilazione del Certificato di Origine: Esempio e Dati Essenziali
La compilazione del certificato di origine è una fase delicata che richiede precisione e conoscenza delle normative doganali. Qualsiasi errore, omissione o incongruenza tra i dati riportati e gli altri documenti di spedizione (come fattura commerciale, DDT o polizza di carico) può causare ritardi in dogana, respingimenti o perdita di agevolazioni tariffarie. È quindi fondamentale compilare il documento con attenzione, seguendo le indicazioni fornite dagli enti competenti.
I Dati da Inserire nel Certificato di Origine
Il certificato di origine, sia esso preferenziale o non preferenziale, si compone di più sezioni che devono essere riempite in modo coerente. I dati richiesti includono generalmente:
- Casella 1 "Speditore": indicare il nome o la denominazione sociale e l’indirizzo completo dello speditore, come risulta dal Registro Imprese. Dati dell’esportatore: nome completo, indirizzo e partita IVA.
- Casella 2 "Destinatario": indicare il nome o la denominazione sociale e l’indirizzo completo dell’acquirente estero. Il nome del Paese deve essere indicato per esteso (le sigle non sono ammesse). Dati del destinatario (importatore): nome, indirizzo completo e nazione di destinazione.
- Casella 3 "Paese di origine": indicare il nome completo del Paese di origine della merce. Lo Stato in cui le merci sono state prodotte o trasformate in modo sostanziale. Se la merce è di origine italiana o dell'UE, bisognerà compilare o il paragrafo 1 o il paragrafo 2, inserendo la ragione sociale e l'indirizzo del produttore/fabbricante o anche solo il Paese di produzione/fabbricazione.
- Casella 5 "Osservazioni": questo spazio serve per riferire informazioni che non potrebbero essere inserite altrove e che potrebbero rivelarsi utili per l’identificazione della spedizione. È un campo libero, utilizzabile per le diciture e informazioni che non possono essere inserite altrove. La compilazione è facoltativa (tranne che per i certificati destinati all'Iraq).
- Casella 6 "Numero d’ordine, marche, numeri, quantità e natura dei colli, denominazione delle merci": va inserita qui una descrizione completa delle merci, elencate per numero d’ordine progressivo, marche, sigle, quantità e natura dei colli. Descrizione dettagliata delle merci: deve essere chiara, tecnica e coerente con la descrizione nella fattura commerciale, ricorrendo sia ai termini tecnici propri dei prodotti esportati, sia la denominazione commerciale. In alternativa, è possibile utilizzare una descrizione generica seguita da "secondo fattura allegata", ma in questo caso la fattura deve contenere solo i suoi elementi essenziali e le informazioni previste dal C.O.
- Codice doganale (HS Code): sistema armonizzato di classificazione delle merci.
- Quantità, tipo di imballaggio, peso netto e lordo. Indicare la quantità dei prodotti da esportare, precisando l’unità di misura utilizzata (peso, volume, pezzi, ecc.).
- Riferimenti alla fattura commerciale: numero, data e valore della fornitura. Tutte le informazioni inserite, tuttavia, devono essere presenti anche in fattura.
- Luogo, data di emissione e firma dell’esportatore (o del dichiarante).
- Timbro e firma dell’autorità competente (es. Camera di Commercio).
- Indicare il mezzo di trasporto utilizzato (aereo, nave, autocarro) o "trasporti misti" in caso di mezzi diversi. Se conosciuti possono anche essere riportati i dettagli del container, del porto di destino.
- In caso di certificati di origine preferenziale, potrebbe essere necessaria una dichiarazione da parte del produttore sull’origine preferenziale dei beni, da allegare alla domanda.
N.B. In via eccezionale, la Camera di Commercio può accettare provvisoriamente la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà del richiedente che indichi: 1) qual è il Paese di origine; 2) il motivo per cui la documentazione probatoria non viene allegata all'istanza e 3) l'impegno a fornirla in caso di controllo a campione.
Esempio di Certificato di Origine Compilato
Prendiamo come esempio una spedizione di componenti meccanici da un’azienda italiana a un cliente in Canada. Questo esempio illustra la complessità e l'attenzione ai dettagli richiesta nella compilazione.
Certificato di Origine a Posteriori
Il Certificato di Origine è rilasciato, in genere, per merci in corso di spedizione. Nel caso in cui la spedizione sia già avvenuta, e la merce è già dal cliente estero da oltre un mese (o, in alcuni casi, da oltre tre mesi), è possibile richiedere il certificato di origine a posteriori. In tal caso, andrà allegata una dichiarazione resa dal legale rappresentante/procuratore, ai sensi dell’art. 47 del DPR 28.12.2000 n. 445, che indichi i motivi del ritardo nella richiesta.
Costi e Modalità di Rilascio
Il rilascio di un certificato di origine comporta vari costi che possono variare a seconda del Paese e dell’ente che lo emette. Le spese da sostenere per ottenere un certificato di origine variano a seconda del Paese e della Camera di Commercio locale. In generale, i costi oscillano tra circa 30 e 150 euro. Per quanto riguarda i tempi, con più di 5 fatture di esportazione oppure più di 10 fornitori, la consegna potrebbe avvenire anche dopo 4 giorni.
Legalizzazione del Certificato di Origine
In via generale, i documenti rilasciati dalle Camere di Commercio, devono essere legalizzati presso la stessa CCIAA che ha provveduto al rilascio. In alcuni casi, però, la legalizzazione camerale non è sufficiente. Anche per quanto riguarda alcuni Stati che non hanno ancora aderito alla Convenzione dell’Aja, la legalizzazione in CCIAA potrebbe non essere accettata e potrebbe essere richiesta un'ulteriore legalizzazione presso le rappresentanze diplomatiche o consolari.
Il Certificato di Origine nel Contesto dei Veicoli da Importare
L'importazione di veicoli, in particolare quelli storici, presenta specificità riguardo al certificato di origine.
Veicoli Storici Provenienti dall’Estero
Per i veicoli storici provenienti dall'estero, i documenti di circolazione esteri assumono il valore di certificazione di origine del veicolo. Pertanto, ai fini della nazionalizzazione, è da ritenersi idonea anche la documentazione non più valida ai fini della circolazione nello Stato di origine. Questo principio è cruciale per l'immatricolazione in Italia di veicoli con un passato documentale complesso.
Veicoli Storici Provenienti da Paesi UE
L’immissione in circolazione dei veicoli storici provenienti da Paesi Ue è subordinata a un controllo tecnico-amministrativo preventivo di tutta la documentazione da parte della Motorizzazione. Questo controllo può avvenire per via amministrativa o mediante visita e prova.
- Per via amministrativa (senza vedere il veicolo): se il mezzo (che non deve aver subito modifiche, trasformazioni o allestimenti rispetto all’origine) è munito di Coc o di scheda tecnica i cui dati permettano l’identificazione d’ufficio di una omologazione nazionale.
- Mediante visita e prova (ossia con collaudo di identificazione presso la Motorizzazione): se i requisiti precedenti non sono soddisfatti.
È inoltre necessario un Documento tecnico che consenta la corretta compilazione della carta di circolazione italiana con tutti i dati necessari per il monitoraggio comunitario dei parametri tecnici e ambientali. Questo documento non è necessario nel caso il veicolo abbia già avuto una precedente targa italiana. Potrebbe essere alternativamente un Coc o una scheda tecnica. Il Coc (Certificate Of Conformity) è rilasciato dalla Casa costruttrice ed esiste solo per i veicoli prodotti per il mercato europeo: dal 1996 per le auto, dal 1999 in poi per le Moto.
Oltre a un controllo fiscale da parte dell'Agenzia delle Entrate, è fondamentale l'accertamento dei requisiti di idoneità alla circolazione. La qualificazione e l’iscrizione in uno dei registri costituiscono i presupposti per la classificazione dei veicoli di interesse storico e collezionistico. La loro circolazione su strada è, invece, subordinata alla verifica della sussistenza dei requisiti di idoneità alla circolazione.
Veicoli Storici Provenienti da Paesi Extra-UE
Il principio generale europeo in base al Regolamento (Ue) 2018/858 sancisce che un veicolo proveniente da un Paese extra-UE, per essere immatricolato in Europa, debba rispondere alle normative Ce in vigore al momento della richiesta di immatricolazione in Europa (in questo momento Euro 6D per le auto o Euro 5 per le moto).

Alla regola generale, l’Italia permette l’immatricolazione in deroga se il veicolo è al seguito di connazionale rimpatriante (già intestato all’estero da almeno 6 mesi alla stessa persona che trasferisce la propria residenza in Italia), o se il veicolo ultraventennale può essere iscritto in uno dei Registri storici.
Il Collaudo di Identificazione
Il collaudo di identificazione è un passaggio cruciale per l'immatricolazione di veicoli importati. La competenza territoriale del collaudo è stabilita secondo quanto previsto dall’articolo 236 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada: “Presso l’ufficio della Direzione generale della Motorizzazione competente in relazione alla sede della ditta che ha proceduto alla modifica. Quando quest’ultima è effettuata da più ditte, senza che per ogni stadio dei lavori eseguiti venga richiesto il rilascio di un certificato di approvazione, l’ufficio della direzione generale della Motorizzazione competente per la visita e prova è quello nel cui territorio di competenza ha sede la ditta che ha operato l’ultimo intervento in materia”. Il collaudo deve effettuarsi nella Motorizzazione di competenza in base alla provincia relativa all’ultima ditta intervenuta nei lavori la cui lista è riportata nella quarta pagina del Crs.
La Competenza del CPA (Centro Prova Autoveicoli)
Sono di competenza del Centro Prova Autoveicoli le visite e prove (collaudi) relativi a veicoli storici la cui data di costruzione è anteriore al 1° gennaio 1960. E a veicoli storici per i quali al punto (K) della carta di circolazione estera sia riscontrabile una omologazione individuale nazionale e la Motorizzazione ritenga che sia necessaria la valutazione da parte di un CPA in merito alle eventuali deroghe concesse e alle prescrizioni alternative adottate, nonché in merito alla necessità di sottoporre il veicolo a visita e prova. Tali deroghe sono, altresì, soggette al parere favorevole della Divisione 3 della Direzione generale per la Motorizzazione, sulla base del rapporto che il CPA redige e trasmette alla Divisione stessa.
Documentazione Accessoria per le Spedizioni Internazionali
Se ci si occupa di spedizioni internazionali, è fondamentale capire a quali scopi servano i diversi documenti. Oltre al certificato di origine, altri documenti sono essenziali per il corretto svolgimento delle operazioni:
- Fattura commerciale: La fattura commerciale è un documento dettagliato fornito dal venditore all’acquirente in cui sono indicati i prodotti venduti, le quantità, i prezzi e l’importo totale dovuto. È il documento principale per lo sdoganamento, in quanto indica il valore della merce e i termini della vendita.
- Bolla di accompagnamento: La bolla di accompagnamento riporta l’inventario completo degli articoli inclusi in una spedizione, con le quantità, le descrizioni e le specifiche dell’imballaggio. È utile per confrontare il contenuto di una spedizione con l’ordine di acquisto o la fattura commerciale.
- Polizza di carico: La polizza di carico è un documento di trasporto fondamentale che conferma la ricezione della merce per la spedizione, fungendo da contratto tra il mittente e il corriere. Funziona come titolo di proprietà e può essere utilizzata per trasferire la proprietà della merce durante il trasporto.
- Moduli CN22/CN23: I moduli CN22 e CN23 si utilizzano per le dichiarazioni doganali quando si spediscono articoli su scala internazionale. Il modulo CN22 viene utilizzato solitamente per pacchi di valore inferiore a una certa soglia, mentre il modulo CN23 viene utilizzato per spedizioni di valore più elevato. Questi moduli forniscono informazioni dettagliate sul contenuto del pacco, incluse le descrizioni, le quantità e i valori, per garantire un espletamento adeguato delle pratiche doganali.
È importante verificare con il proprio partner commerciale che ci si stia riferendo allo stesso tipo di “Certificato di origine” e che la documentazione fornita sia completa e accurata. I certificati di origine svolgono un ruolo fondamentale nelle procedure doganali, contribuendo a garantire la conformità alle normative sulle importazioni e favorendo il commercio internazionale.