La fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 videro Fiat protagonista nel segmento delle medie compatte con la Tipo, eletta Auto dell'Anno nel 1989 e venduta in quasi due milioni di esemplari. Tuttavia, il successo della Tipo era destinato a durare meno dei tradizionali cicli di vita delle precedenti vetture della Casa Torinese. Le indagini di mercato in tutta Europa rivelarono un forte desiderio di personalizzazione tra i guidatori di auto di fascia media. Questo portò alla rapida nascita, in soli due anni sotto la direzione del Centro Stile Fiat di Peter Davis, con Nevio Di Giusto a capo del design, di un progetto ambizioso: la creazione di due vetture basate sull'evoluzione del pianale della Tipo, ma con identità distinte.

Il "claim" dello spot pubblicitario, "Fiat Bravo. Fiat Brava. La scelta", sottolineava proprio questa dualità, offrendo al cliente l'opportunità di scegliere tra due carrozzerie e un'ampia gamma di motorizzazioni sin dal lancio.
Il Design Esterno: Personalità Distintive su una Base Comune
Entrambe le vetture, Bravo e Brava, furono sviluppate sulla stessa piattaforma, evoluzione del pianale della Tipo, caratterizzato da una rigidità torsionale raddoppiata. Nonostante le molte analogie, presentavano altrettante differenze che le rendevano adatte a target di pubblico differenti.
Le due vetture condividevano la parte anteriore della carrozzeria: dalla calandra ai parafanghi, cofano motore, montante e parabrezza, oltre a pianale, meccanica e ciclistica, sebbene con tarature differenti.
Fiat Bravo: Grinta e Sportività
La Fiat Bravo si configurava come una hatchback tradizionale nell'impostazione ma originale nel design. Con la sua configurazione a tre porte, si caratterizzava per un design sportivo e dinamico. La parte posteriore, in particolare, mostrava una discreta dose di muscoli, senza eccessi. I parafanghi posteriori erano bombati fino alla base del cristallo laterale, con la curvatura che si raccordava, attraverso le coperture plastiche degli originali gruppi ottici, al portellone più largo nella parte inferiore. Il design della Bravo, curato da Peter Fassbender sotto la supervisione di Ermanno Cressoni, all'epoca direttore del Centro Stile Fiat, puntava su una linea piacevole ai giovani, sportiva e quasi da coupé a cinque porte (nella successiva generazione).

Innovativo era il disegno dei fari posteriori della Bravo: la luce di posizione era triplicata con tre lampadine a formare un cerchio, nel quale trovava posto la freccia, anch'essa di forma circolare, e circolari erano anche lo stop e il fanale che da un lato era dedicato alla luce di retromarcia, dall'altro alla retronebbia. Questa soluzione estetica, pur non avvalendosi di tecnologie LED all'epoca, anticipava tendenze future nel design automobilistico.
Fiat Brava: Comfort e Praticità
La Fiat Brava era una berlina a cinque porte che puntava su comfort e praticità, con uno stile posteriore decisamente più personale. Presentava un caratteristico terzo volume rialzato appena accennato, definito come "due volumi e mezzo". Il baule era bombato e si raccordava al lunotto molto inclinato. La vettura mostrava la sua unicità nei gruppi ottici posteriori, divisi in tre segmenti orizzontali che emergevano dalla carrozzeria, contornando la parte terminale del parafango posteriore.

Anche in questo caso, la soluzione per le luci, ideata da Mauro Basso, era innovativa per l'epoca. I fari erano rari nel loro genere, inglobati nella carrozzeria da cui fuoriuscivano solo alcune strisce, con tre strisce sottili per ogni lato (due rosse e una centrale bianca) e una striscia più lunga nel portellone del bagagliaio, contenente lo stop centrale. Soluzioni di questo tipo sono comparse da poco per i fari a LED, dimostrando una visione avanguardista nel design.
Il frontale di entrambe le vetture era tipicamente anni '90, con fari piccoli e sottili collegati a una mascherina anteriore altrettanto striminzita, che al centro sfoggiava il logo a quattro barre Fiat dell'epoca. Il paraurti anteriore lasciava poi spazio a una presa d'aria più generosa, indispensabile per far respirare i motori sotto il cofano. Il cofano aveva un andamento estremamente ascendente, partendo dalla sottile mascherina e proseguendo fino all'inizio del parabrezza.
Restyling e Aggiornamenti
Al Salone dell'Auto di Parigi del 1998, viene presentata la gamma rivisitata di Bravo e Brava. Le modifiche esterne riguardano soprattutto la calandra con nuove mascherine: nera per la tre porte e cromata per la berlina. Le modifiche interessano anche altri dettagli come gli specchietti in tinta, nuovi cerchi in lega e differenti coperture per quelli in acciaio. Durante questo restyling furono introdotti anche fascioni paracolpi verniciati, contribuendo a un aspetto più curato.
Gli Interni: Funzionalità e Dettagli
Gli interni delle Fiat Bravo e Brava, sebbene figli del loro tempo, presentavano uno stile interessante e curato, con differenze principalmente legate alla configurazione della carrozzeria e a dettagli estetici.
Punti in Comune e Distinzioni Chiave
Gli interni differivano, oltre che per l'accesso al divano posteriore, solo per alcuni dettagli, come il cruscotto. La tre porte (Bravo) aveva quadranti circolari, enfatizzando il suo carattere sportivo, mentre la berlina (Brava) presentava quadranti a semicerchio, un dettaglio che denotava un'impostazione più classica e orientata al comfort.

La plancia, a sviluppo verticale, era condivisa anche con la più grande Marea, realizzata sulla stessa piattaforma. I materiali utilizzati per la plancia, come da tradizione Fiat di quegli anni, erano prevalentemente rigidi ma assemblati con cura, con finiture generali di buon livello, superiore rispetto alla Stilo.
La console centrale era "divisa" in una parte superiore, che conteneva anche lo schermo multimediale (nelle versioni più avanzate o come optional), e una inferiore, con i comandi della climatizzazione, che proseguiva nel tunnel. Comoda la posizione rialzata del cambio, vicino al volante regolabile in altezza.
Davanti al passeggero, oltre al cassetto portaoggetti, le prime versioni prive di airbag per il passeggero sfoggiavano un comodo tascone portatutto, un dettaglio pratico e tipico dell'epoca. Al centro della plancia, invece, si trovavano tutti i comandi del climatizzatore manuale, le bocchette dell'aria, la presa accendisigari 12 V e in cima la radio, dotata di RDS e mangiacassette, che sfoggiava un impianto decisamente interessante per l'epoca, con 6 altoparlanti già sulla versione SX.
Abitabilità e Spazio di Carico
L'abitabilità risultava buona, con una capacità di carico del bagagliaio della Brava pari a 380 litri, che salivano a 1.165 abbattendo i sedili posteriori, un punto di forza rispetto alla concorrenza. Sebbene sulla carta più spaziosi rispetto all'Alfa 147, gli interni non erano abbondanti come quelli della Stilo. I sedili anteriori erano ben conformati ed elegantemente rivestiti, oltre che provvisti di poggiatesta attivi (spesso optional). Il divano era comodo per due occupanti, mentre l'eventuale terzo aveva poco spazio per le gambe, una critica comune per le vetture di quel segmento. Tutto migliorava se si era in quattro.

Il vano bagagli della Bravo peccava nell'altezza della soglia, ma per capacità vinceva sulla concorrenza. L'apertura del portellone era ampia e non c'erano problemi neppure quando si dovevano stivare oggetti "di grossa taglia". Prima di abbassare gli schienali, andava ribaltata in avanti la seduta, ma a operazione conclusa il pavimento non risultava perfettamente piatto, formando un fastidioso gradino.
Dettagli e Finiture
I tessuti usati per i sedili e i pannelli porta erano tipicamente anni '90, con velluti dai colori e dalle fantasie sgargianti, totalmente improponibili su un'auto di oggi, ma che contribuivano al fascino nostalgico delle vetture dell'epoca.
Il cruscotto, rinnovato nella grafica durante il restyling del 1998, presentava strumenti principali di facile lettura, contenuti in due montature cilindriche tagliate a "fetta di salame" sulla Bravo, mentre sulla Brava si manteneva il design a semicerchio. Questi dettagli conferivano un tocco sportivo e personale all'abitacolo.
Nonostante la qualità generale fosse gradevole, stonano alcuni particolari mal rifiniti, come i bordi "grezzi" delle tasche nelle portiere e le viti "a vista" che fissavano i fanali. I vani portaoggetti erano numerosi ma piccoli, e la plastica del tunnel centrale era rigida. Le alette parasole mancavano dell'utile luce di cortesia.
Spot 80-90: Fiat Bravo e Brava (1995) | Tecatà, l'archivio vintage della pubblicità
Sicurezza e Dotazioni
La dotazione di serie era rassicurante: ESP, cerchi in lega da 17" (sulle versioni più equipaggiate della Bravo 2007) e sei airbag (il settimo, che protegge le ginocchia del guidatore, era disponibile come optional sulla Bravo più recente). I poggiatesta attivi, che riducevano il rischio di infortunio in caso di tamponamento, erano anch'essi optional o di serie solo sulle versioni più alte. Di serie, ogni Fiat Brava offriva l'autoradio con mangiacassette, il volante e il sedile guida regolabili in altezza, il tergilunotto, il riscaldamento (senza clima), l'immobilizer e poco altro.
La top di gamma ELX, invece, offriva di serie tutte queste dotazioni e in più aggiungeva vetri elettrici, contachilometri parziale, contagiri (che sulla S era sostituito da un orologio), fendinebbia, sedili posteriori sdoppiati e i cerchi in lega, la radio High top di gamma, la predisposizione per il Telepass e anche, a richiesta, sedili, volante e cambio in pelle, lavafari e sedili anteriori riscaldati.
I risultati dei crash-test EuroNcap erano eccellenti: la media Fiat era un'auto moderna e sicura. La progettazione accurata e moderna del telaio della Fiat Bravo era confermata dai risultati nei crash test dell'EuroNcap, dove aveva ottenuto cinque stelle (il massimo) per la protezione di guidatore e passeggeri, tre stelle per la tutela dei bambini fissati agli appositi seggiolini e due per la protezione dei pedoni in caso di investimento (riferito alla Bravo del 2007). Per la prima generazione (Bravo/Brava 1995) i risultati Euro NCAP del 1998 erano soddisfacenti per l'epoca.
Motorizzazioni e Prestazioni
La gamma motori, ampia sin dal lancio, rappresentava un punto di forza per Bravo e Brava, offrendo una "scelta" non limitata solo alle due carrozzerie.
Motori a Benzina (Prima Generazione)
Al lancio, la nuova gamma motori benzina comprendeva tre unità quattro cilindri tutti catalizzati:
- 1,4 litri 12V (tre valvole per cilindro) da 80 CV: disponibile negli allestimenti S e SX. Questo motore, pur essendo il base, era apprezzato per la sua sorprendente silenziosità ed elasticità, anche se successivamente fu sostituito dal 1.2 Fire 16V per inaffidabilità e scarse prestazioni.
- 1,6 16V 103 CV: per le versioni EL e ELX, denominato "Torque".
- 1,8 16V 116 CV: chiamato GT per Bravo, EL ed ELX per Brava. Questo motore Pratola Serra era dotato di 113 CV e prestazioni vivaci.
- 2 litri 20V da 147 CV: top di gamma, montato solo sulla tre porte e prendeva il nome di Bravo 20V HGT. Questo raffinato motore, derivato dalla Lancia K, era un cinque cilindri con due alberi a camme in testa, variatore di fase lato aspirazione, quattro valvole per cilindro con punterie idrauliche, contralbero di equilibratura e iniezione multipoint Bosch con accensione diretta. Garantiva una velocità massima di 210 km/h e un'accelerazione 0-100 in soli 8,5 secondi (218 km/h e quasi 3 CV in più dal valore riportato a 6100 giri/min secondo alcune fonti). L'impianto frenante era adeguato alle prestazioni, con quattro dischi (anteriori ventilati) e ABS.
Con il restyling del 1998, il motore 1,2 16 valvole da 80 CV, già montato sulle piccole Lancia Y e Fiat Punto, sostituì il 1,4 12 valvole. La Bravo 20V HGT vide la potenza salire a 155 CV, per una velocità massima di 213 km/h.
Motori Diesel (Prima Generazione)
Tra i primi aggiornamenti alla gamma ci furono due propulsori turbodiesel 1910 cm³ a quattro cilindri, eroganti rispettivamente 75 CV e 100 CV. Quest'ultimo motore era in grado di sviluppare una discreta coppia già a bassi regimi e la turbina entrava in funzione non appena si raggiungeva la soglia dei 2000 giri/min.
Nell'ottobre del 1998, i 1,9 turbodiesel furono aggiornati con il nuovo JTD a iniezione diretta common rail da 105 CV, dotato del primo sistema di iniezione "common rail" già in uso su altre vetture del Gruppo. Questo motore divenne ben presto il bestseller della gamma motori di Fiat Brava.
Gamma Motori (Seconda Generazione, 2007-2014)
La Fiat Bravo, lanciata nel 2007, presentava una gamma motori completamente rinnovata:
- 1.4 FIRE 16V da 90 cavalli Euro 4: l'unica motorizzazione disponibile all'esordio, abbinata a un cambio manuale a sei rapporti.
- 1.4 turbo T-Jet da 120 e da 150 cavalli: presentati a fine estate 2007, derivati dai classici FIRE e dotati di sovralimentazione, offrivano consumi contenuti, buone prestazioni ed emissioni inquinanti ridotte. Entrambi i motori rispettavano gli standard Euro 4.
- 1.4 Turbo Multiair da 140 cavalli: disponibile da giugno 2010, sostituiva il vecchio motore da 150 cavalli. Omologato Euro 5, aveva prestazioni simili ma consumi ridotti.
- Doppia alimentazione (benzina e GPL): dal dicembre 2008 era disponibile una versione realizzata grazie a un accordo con Landi Renzo.
- 1.9 Multijet diesel: disponibile al lancio in versione 8V con 120 cavalli (cambio manuale a cinque marce) oppure 16V capace di 150 cavalli (cambio manuale a sei marce); entrambi turbocompressi e con turbina a geometria variabile.
- 1.6 16V Multijet: disponibile dai primi mesi del 2008, omologato inizialmente Euro 4 ma dal maggio del 2009 anche in versione Euro 5 abbinata al filtro antiparticolato. Erogava 105 cavalli nella versione d'entrata con turbo a geometria fissa, ma era disponibile anche la più potente 120 cavalli dotata di turbina a geometria variabile. Nel 2009 fu lanciata anche la versione depotenziata a 90 cavalli e l'ecologica PurO2 con motore 1.6 Multijet 105 cavalli ed emissioni di anidride carbonica ridotte.

Il Successo e l'Evoluzione
Il mercato rispose immediatamente al lancio di Bravo e Brava nel 1995, con 220 mila ordini nei primi mesi, e il successo fu subito consacrato dall'elezione ad Auto dell'Anno 1996. Furono 1,3 milioni le Bravo/Brava prodotte tra il 1995 e il 2002.
Produzione e Commercializzazione Internazionale
Nell'ottobre 1999, Fiat iniziò la produzione della Brava in Brasile nello stabilimento di Betim, dove il modello sostituiva la Tipo. La vettura brasiliana presentava delle unificazioni con la Marea, sia per adattamento alle strade locali sia per unificazione di componenti. In 4 anni, furono prodotte 43.000 autovetture. Alcuni esemplari di Fiat Brava furono acquistati dall'Arma dei Carabinieri e allestiti per le C.I.O. (Compagnie di Intervento Operativo).
La Bravo/Brava fu commercializzata anche in Giappone.
La Seconda Generazione: Fiat Bravo (2007-2014)
La Fiat Bravo è un'autovettura di segmento C, costruita dalla casa automobilistica italiana Fiat Group Automobiles dal 2007 al 2014. Nata dal Progetto 198 guidato da Gianfranco Romeo, ha sostituito la Fiat Stilo, un modello che non aveva riscosso il successo sperato. Il compito di questa vettura era di rilanciare Fiat nel segmento delle medie compatte, dopo il successo ottenuto dalla Grande Punto in quello delle utilitarie. Per farlo, si presentava con la sola carrozzeria berlina 2 volumi a 5 porte.
Lo sviluppo post-progettuale fu affidato all'austriaca Magna Steyr, che collaborò con i tecnici Fiat prevalentemente nella fase di prototipizzazione e collaudo dell'autovettura, allo scopo di avere in brevissimo tempo una macchina finita (il progetto definito fu approvato dai vertici solo nell'aprile 2006). Il design della Bravo 2007, curato da Alberto Dilillo insieme a Emanuele Bomboi e Frank Stephenson, si basava su un'evoluzione dello stile Giugiaro introdotto dalla Grande Punto.

Il frontale era dominato da una calandra sdoppiata rifinita con cromature, con la zona superiore che inglobava il nuovo marchio Fiat a sfondo rosso. Nella parte inferiore dei paraurti erano presenti delle leggere nervature in rilievo con delle prese d'aria che ospitavano i fendinebbia (presenti per le versioni di punta o a pagamento). La fanaleria frontale a forma di goccia si integrava perfettamente tra il cofano motore e i passaruota laterali. La fiancata era caratterizzata dalla linea di cintura che risaliva lungo il posteriore ed era resa filante grazie alla vetratura sottile dalle cornici cromate (per le versioni di punta).
La Bravo 2007 utilizzava il Pianale C, derivato e adattato da quello della Stilo e utilizzato anche dalla nuova Lancia Delta. Lo schema delle sospensioni prevedeva un sistema a ruote indipendenti anteriori con montante telescopico MacPherson e barra stabilizzatrice, mentre al posteriore era stato adottato il classico schema a ruote interconnesse da un ponte torcente con barra stabilizzatrice. L'impianto frenante per tutte le versioni sfruttava quattro dischi, con gli anteriori autoventilati.
Interni della Seconda Generazione (2007-2014)
La plancia della Bravo 2007 seguiva lo stile della carrozzeria esterna, ovvero un disegno curvilineo con la zona centrale che ospitava i comandi dell'autoradio e del navigatore satellitare a colori (optional), sormontato dalle bocchette d'aerazione del climatizzatore. Nella parte bassa erano raggruppati i principali comandi del clima (a comando manuale o automatico bizona), insieme al vano posacenere e al kit fumatori.
La strumentazione, dal disegno sportivo, possedeva i quadranti incassati e separati in stile Alfa Romeo 147. Le plastiche utilizzate per la plancia erano di qualità sufficiente, con la zona superiore morbida, mentre le parti inferiori insieme al tunnel centrale erano rigide. L'abitabilità risultava buona con una capacità di carico del bagagliaio pari a 400 litri, grazie anche al padiglione spiovente posteriore.
Nel febbraio 2010, viene lanciata la Bravo aggiornata, come Model Year 2010. L'auto subì minime modifiche sia a livello esterno che interno: le versioni Active disponevano della plancia a effetto carbonio e le maniglie in tinta con la carrozzeria. Nell'ottobre 2014, Fiat presentò al Salone di San Paolo la Bravo Model Year 2015 per i mercati sudamericani. La vettura ricevette un restyling, con paraurti dal nuovo disegno e gruppi ottici posteriori bordati di nero. Per la prima volta, fu reso disponibile sul mercato brasiliano il cambio automatico Dualogic.
Fine Produzione e Eredità
Nel 2014, la Bravo, dopo un riscontro di pubblico deludente in Europa, uscì ufficialmente dal mercato di riferimento europeo, lasciando uno spazio vuoto all'interno della gamma Fiat. Rimaneva invece in produzione e vendita nei paesi sudamericani, con un modello aggiornato.
Questa "uscita di scena" in Europa fu affrontata in modo dettagliato da Fiat stessa all'interno della presentazione ufficiale del nuovo progetto industriale per Fiat Chrysler Automobiles 2014-2018. La berlina due volumi di casa Fiat fu eliminata dalla gamma, insieme alla Fiat Sedici, in base alla nuova politica Fiat di separare la gamma tra modelli razionali e modelli emotivi/premium. Bravo e Sedici furono di fatto sostituiti entrambi da un'unica vettura: la Fiat 500X. La 500X seguiva la naturale evoluzione del mercato delle berline medie due volumi in Europa, ormai quasi tutte affiancate o sostituite da una crossover SUV.
L'eredità della Bravo, tuttavia, non fu del tutto raccolta dal SUV 500X. Nel 2015, infatti, fu presentato il Progetto Ægea, una famiglia di vetture medie destinate a soddisfare le diverse esigenze dei paesi del mercato EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), che portò alla nascita della nuova Fiat Tipo.
Dalle Origini ai Dettagli: Un Confronto Generazionale
Le due generazioni di Fiat Bravo, pur condividendo il nome, rappresentano due approcci distinti al segmento C. La prima generazione (Bravo/Brava del 1995) fu un esperimento di diversificazione di carrozzeria su una base comune, riscuotendo un successo immediato e il riconoscimento di Auto dell'Anno. La seconda generazione (Bravo del 2007) cercò di rilanciare il marchio nel segmento delle medie compatte, con un design più moderno e una sola configurazione a 5 porte, ma con un riscontro di pubblico meno entusiasta in Europa.
Gli interni di entrambe le generazioni riflettono le tendenze stilistiche e le esigenze funzionali dei rispettivi periodi. Se la Bravo/Brava del '95 stupiva per soluzioni estetiche innovative nei fari e per un'abitabilità onesta per l'epoca, la Bravo del 2007 puntava su un design curvilineo della plancia, una strumentazione sportiva e una qualità dei materiali migliorata, pur con qualche caduta di stile in alcuni dettagli.
Entrambe le vetture hanno contribuito a scrivere una pagina nella storia di Fiat, testimoniando la continua ricerca di innovazione e adattamento alle mutevoli esigenze del mercato automobilistico.