Il ruolo degli studenti cristiani e, più ampiamente, dell'educazione cristiana all'interno del sistema scolastico, rappresenta una dimensione cruciale per la formazione delle nuove generazioni e la promozione di valori quali la pace, l'inclusione e il dialogo interculturale. In contesti globali sempre più complessi e spesso segnati da conflitti e divisioni, le scuole a gestione cristiana e l'insegnamento della religione cattolica (IRC) si configurano come luoghi privilegiati per seminare speranza e costruire ponti.

La Scuole Cristiane in contesti complessi: L'esempio di Beit Hanina
Un esempio significativo di come le scuole cristiane operino in ambienti delicati è il complesso scolastico a gestione cristiana situato nel quartiere arabo di Beit Hanina, a Gerusalemme Est, sulla strada per Ramallah. Questo complesso accoglie 615 studenti ed è formato da due istituti: la Terra Sancta School, con la scuola dell’infanzia e la primaria fino alla settima classe; e la Helen Keller School, destinata a bambini ciechi, ipovedenti, sordi e con bisogni educativi complessi, che ospita 40 studenti. In questa realtà, un allievo su dieci è cristiano, mentre gli altri sono musulmani.
All'interno di queste istituzioni, la routine quotidiana include il canto dell’inno della scuola e la preghiera con le parole di san Francesco. Questa scuola, come tutti gli istituti promossi dalla Custodia di Terra Santa, si configura come un luogo di inclusione e di educazione alla pace. La sua peculiarità è essere la prima scuola cristiana inserita pienamente nel sistema statale israeliano, seguendo quindi il curriculum locale. Questa scelta strategica offre agli allievi la possibilità di imparare al meglio l’ebraico, facilitando così la prosecuzione degli studi e l'accesso all'università senza anni propedeutici. Tale opportunità contribuisce, inoltre, ad aiutare le famiglie a resistere alla tentazione di emigrare da una terra stremata dalle guerre, dagli odi e dalle divisioni.
Il direttore, fra Paulo Francisco Paulista, frate minore brasiliano, ama ricordare che bambini e ragazzi fanno della scuola «un santuario di pietre vive. Dio si manifesta nei loro sorrisi, ogni giorno». In tempi di guerra, violenza e paura, tragicamente familiari ai popoli del Medio Oriente, la scuola diventa un rifugio sicuro «dove ai bambini si restituisce la possibilità di essere bambini. E di sognare». La storia di Celine, un'allieva non vedente che con il suo talento per il canto ha potuto abbattere un muro, testimonia il potere trasformativo di questi ambienti educativi.
Commissari e frati a lezione in Custodia
La Colletta del Venerdì Santo e il Sostegno alle "Pietre Vive"
Dare il proprio contributo alla Colletta del Venerdì Santo, un gesto concreto di comunione ecclesiale e di solidarietà con la Chiesa Madre di Gerusalemme, ha un significato profondo che va oltre il semplice sostegno economico. Certamente, significa aiutare i frati minori della Custodia di Terra Santa a prendersi cura delle basiliche del Santo Sepolcro a Gerusalemme, dell’Annunciazione a Nazareth, della Natività a Betlemme e di tutti i 55 santuari loro affidati. Ma significa anche e anzitutto aiutarli a prendersi cura delle “pietre vive” - i cristiani, le loro famiglie, le loro comunità - perché resistano alla tentazione di emigrare.
Questa colletta dona nuova linfa alle attività delle parrocchie e delle scuole, alle opere caritative, ai progetti sociali e agli interventi di emergenza con i quali la Custodia promuove giustizia e pace a favore dei cristiani e delle persone di ogni credo. Tra queste opere generative di speranza spicca proprio la scuola di Beit Hanina.
Fra Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, nella sua lettera per la Colletta, sottolinea che «Oggi più che mai è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza. Questo cammino passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace». Gli ultimi anni sono stati «particolarmente gravosi per le comunità cristiane del Medio Oriente», con il conflitto che ha azzerato i pellegrinaggi, togliendo lavoro e reddito a molte famiglie. Inoltre, crescono le manifestazioni di intolleranza e violenza a danno dei cristiani, e le situazioni che mettono alla prova la libertà di culto, come dimostra l'episodio in cui è stato impedito al patriarca di Gerusalemme e al custode di entrare al Santo Sepolcro nella Domenica delle Palme.
Il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, nella lettera con cui invita a sostenere la Colletta pro Terra Sancta, istituita da san Paolo VI, scrive: «Una Terra Santa senza credenti è una terra perduta, perché si smarrisce la memoria viva, che è la continuità con la fonte della salvezza che ci ha rigenerati in Cristo». L'appello lanciato da fra Ielpo, che riprende le parole di Leone XIV, invita a vivere questo gesto che intreccia carità, preghiera e digiuno per la pace, e che aiuta i frati minori - presenti da oltre otto secoli in Terra Santa - a sostenere la vita della comunità cristiana e delle persone fragili e povere di ogni fede a Gerusalemme e in Palestina, Israele, Giordania, Cipro, Siria, Libano, Egitto, Etiopia, Eritrea, Turchia, Iran e Iraq. Le cifre del sostegno della Colletta sono impressionanti: diciotto scuole con dodicimila studenti; tre istituti accademici; 630 alloggi per famiglie bisognose; sei case dei pellegrini; cinque case per malati e orfani; 55 santuari; 280 missionari; 1.100 posti di lavoro. Dietro ogni numero, si celano storie di riscatto e percorsi di speranza, giustizia e pace.
L'Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella Scuola Pubblica: Tra Catechesi e Identità Culturale
Il tema del rapporto tra l'insegnamento della religione cattolica (IRC) nella scuola pubblica o parificata e la catechesi è fondamentale per comprendere la missione educativa della Chiesa. Sebbene con profili distinti, entrambe le modalità mirano a favorire l'incontro con Cristo e con il fatto cristiano, e dovrebbero interagire maggiormente. L'opera educativa della Chiesa, rivolta a fanciulli, ragazzi e giovani, si realizza per molteplici vie, che includono la catechesi in ambito prevalentemente parrocchiale e l'insegnamento della religione nella scuola.
L'IRC si colloca in una prospettiva propria, la cui legittimità nell'ordinamento scolastico italiano è fondata sull'articolo 9, comma 2 del Concordato del 1984, il quale afferma: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado».

Profilo della Catechesi
La catechesi, come ampiamente sviluppato dopo il Concilio Vaticano II e ripreso nell’esortazione apostolica Catechesi Tradendae di San Giovanni Paolo II, è un’educazione della fede che comprende un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziare i fedeli alla pienezza della vita cristiana. Il suo fine specifico è far maturare la fede iniziale e educare il vero discepolo di Cristo mediante una conoscenza più approfondita e sistematica della persona e del messaggio di Gesù Cristo. Si tratta di far crescere, a livello di conoscenza e nella vita, il seme della fede deposto dallo Spirito Santo con il primo annuncio e trasmesso con il battesimo.
Le caratteristiche essenziali della catechesi includono:
- È un’attività d’insegnamento che ha come scopo l’approfondimento del primo annuncio della fede, attraverso un percorso di conoscenza sistematica della dottrina cristiana, a partire dalla persona, parola e opera di Cristo Signore.
- Si svolge in ambito ecclesiale esplicito, con la famiglia cristiana come primo ambiente decisivo.
- È strettamente collegata alla celebrazione dei Sacramenti, in particolare quelli dell’iniziazione cristiana, e diventa anche scuola di preghiera.
- Oltre a un profilo conoscitivo con contenuti organici e completi, è orientata alla vita del credente e si esprime nella liturgia, nella carità, nella formazione morale e nell’appartenenza vissuta a una comunità cristiana.
- Per sé suppone una scelta, almeno implicita, di fede da parte dei destinatari ed è liberamente offerta a chi desidera crescere nella viva conoscenza di Cristo e della sua parola.
La catechesi è un elemento ineliminabile di un cammino educativo nella fede, che, dentro un contesto preciso di Chiesa, accompagna la maturazione del credente, in ogni tappa della sua esistenza, facendosi progressivamente carico delle domande e delle sfide che un cristiano incontra nei suoi ambienti normali di vita (scuola, università, lavoro, famiglia).
Finalità e Caratteristiche dell'IRC
L'insegnamento della religione cattolica (IRC) nella scuola, pur essendo promosso dalla Chiesa con la passione di annunciare il Vangelo alle giovani generazioni, accetta e condivide la prospettiva del Concordato che lo qualifica e lo distingue dalla catechesi. Le sue caratteristiche proprie derivano dalla situazione in cui si colloca:
- È insegnamento della religione cattolica, perciò i contenuti sono costituiti dalla visione di Dio, dell’uomo e del mondo che appartiene oggettivamente alla fede della Chiesa. Non è storia delle religioni in senso asettico, né solo studio della Bibbia come testo letterario, ma offre una conoscenza del fatto religioso attestato nelle grandi tradizioni storiche e culturali, con particolare riferimento al cristianesimo.
- Si svolge in un ambito non-ecclesiale, ma “laico”, nella scuola pubblica di ogni ordine e grado, ed è liberamente offerto a tutti gli studenti, cristiani e non. Da qui discende il suo carattere non-confessionale, il cui primo scopo non è convertire, ma offrire una conoscenza del fatto cristiano come possibile ipotesi di significato e di lettura della realtà, affidata alla libera verifica degli studenti.
- Si inserisce nelle finalità proprie della scuola, tra cui la formazione di un soggetto umano cosciente delle sue radici e del suo passato, capace di affrontare la vita con un’ipotesi di significato e di verità.
- Tende a stabilire un contatto con altre materie trattate in ambito scolastico (storia, filosofia, letteratura, arte, scienze, studio del mondo antico greco-latino) e, pertanto, dovrebbe avere un orizzonte d’ampio respiro che favorisca l’interscambio tra cultura e fede, proponendosi quasi come momento di sintesi.
La differenza tra catechesi e IRC non risiede tanto nei contenuti, che possono coincidere nell'oggettiva presentazione della fede e della vita della Chiesa, ma nella modalità di proposta. Nella catechesi è in primo piano la formazione di una personalità credente attraverso l'introduzione alla vita della comunità cristiana, mentre nell'IRC la fede cristiana è presentata come ipotesi possibile di un significato totale per la vita, da verificare secondo la libertà dello studente e il suo percorso personale. In entrambi i casi, resta decisiva la presenza di un maestro che incarni la fede come ipotesi vissuta e verificata. Gli insegnanti di religione sono chiamati a mantenere il profilo proprio di questo insegnamento, favorendo sinergie e percorsi interdisciplinari, ma senza temere di comunicare la visione propria della fede cattolica, offrendo la loro testimonianza di uomini e donne credenti.
Difficoltà e Proposte per un Rapporto Fecondo tra Catechesi e IRC
Attualmente, si riscontra una certa disconnessione tra catechesi e IRC, che spesso operano come due mondi paralleli con rari contatti tra catechisti e insegnanti di religione. Questa situazione porta a casi in cui catechisti non frequentano l'ora di religione o studenti vivamente coinvolti nell'IRC non hanno alcun rapporto con una comunità cristiana. Tuttavia, il soggetto cristiano è uno, e una maggiore sinergia è auspicabile, riconoscendo che il bambino, il ragazzo, il giovane, oltre al tempo limitato della catechesi, trascorre molte ore a scuola, ricevendo stimoli e interrogativi che non di rado sono estranei o contrari alla fede.
Per favorire una maggiore interazione tra questi due ambiti preziosi, si possono individuare alcune piste:
- I catechisti possono chiedere ai fanciulli, ragazzi e giovani che cosa fanno nell’ora di religione, che tematiche affrontano e come sono stati presentati gli argomenti, non solo per evitare doppioni, ma anche per arricchire il percorso di catechesi e verificare lo svolgimento dell'ora di religione.
- Gli insegnanti di religione possono prendere contatto con i parroci e i catechisti, rendersi disponibili per incontri comuni e segnalare casi di ragazzi che presentano difficoltà o problematiche nel percorso di fede, favorendo un ascolto reciproco.
- Chi vive un cammino di fede in parrocchia o in un Movimento, dovrebbe essere sollecitato e sostenuto a valorizzare l'ora di religione a scuola.

Scholas Occurrentes: Un Ponte per la Cultura dell'Incontro
Un'importante iniziativa per promuovere la cultura dell'incontro per la pace attraverso l'educazione è Fondazione Scholas Occurrentes. Questa organizzazione Internazionale di diritto pontificio, creata e guidata da Papa Francesco, è presente in 190 Paesi con una rete che comprende 500.000 scuole e realtà educative di tutte le confessioni religiose, sia pubbliche sia private.
Di fronte alla crisi della pandemia di COVID-19, Scholas ha intuito l'importanza di creare un luogo d'ascolto dedicato agli studenti, agli insegnanti e ai dirigenti scolastici italiani. In collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, sono nati due progetti educativi, "Piazzetta Digitale" (a.s. 2019/2020) e "Emozioni digitali" (a.s. 2020/2021), come luoghi di ascolto e confronto sui sentimenti, desideri e sogni della comunità scolastica italiana.
La valutazione d'impatto condotta in questi due progetti ha rivelato che le tre parole più utilizzate all'inizio degli incontri dagli adolescenti erano tristezza, paura e solitudine. Dopo gli incontri, si è registrata una diminuzione del 58% del livello di tristezza nei giovani italiani e del 61% del livello di nervosismo. Parallelamente, il 60.5% degli studenti ha espresso benessere riuscendo a parlare dei propri dolori e il 58% ha dichiarato positivo il potersi confrontare sui propri dolori con altri coetanei italiani. Il report delle attività svolte durante la pandemia è stato consegnato a Papa Francesco, che ha ringraziato tutti per il lavoro svolto.

L'Identità Cristiana come Nucleo dell'Educazione
Papa Francesco, in un videomessaggio in occasione del Convegno “Sin identidad no hay educación”, ha affermato che «L’identità cristiana non è un sigillo decorativo o un ornamento, ma il nucleo stesso che dà senso, metodo e scopo al processo educativo». Ha espresso profonda gioia e gratitudine per l'impegno quotidiano degli educatori, spesso non semplice di fronte a una costante trasformazione dei processi educativi, resa ancora più difficile dall’estrema digitalizzazione e dalla frammentazione culturale. La missione al servizio della Chiesa è fermento vivo non solo per le nuove generazioni, ma anche per le comunità.
Il Pontefice ha sottolineato che, sebbene ci sia una ricchezza di carismi e approcci pedagogici che formano la costellazione della paideia cristiana, non bisogna perdere di vista la centralità di Cristo, che irradia la sua luce a tutte le stelle. Senza la sua luce, la missione educativa si svuota di significato e diventa un automatismo senza quella capacità trasformatrice offerta dal Vangelo. Si tratta quindi di rispondere pienamente a una vocazione e a un progetto del tutto originale, che si incarna nelle pratiche, nel curriculum e nella stessa comunità educativa.
L'identità non è un accessorio o un trucco visibile con rituali isolati, ma il fondamento che articola la missione educativa, definisce il suo orizzonte di significato e orienta le sue pratiche quotidiane, sia nel modo di insegnare sia in quello di valutare e agire. Quando l'identità non informa le decisioni pedagogiche, rischia di diventare un ornamento superficiale che non riesce a sostenere il lavoro educativo di fronte alle tensioni culturali, etiche e sociali del nostro tempo.
Papa Francesco ha invitato a riflettere sulle parole di María Zambrano, che sosteneva che il vincolo tra presente e futuro non può prescindere dall’eredità del passato, perché «le nostre radici sono più grandi dei rami che vedono la luce». Un'educazione autentica, pertanto, promuove l'integrazione tra la fede e la ragione, non come poli opposti, ma come cammini complementari per comprendere la realtà, formare il carattere e coltivare l'intelligenza. È fondamentale che nell’esperienza educativa si promuovano metodi che coinvolgano le scienze e la storia, come pure l'etica e la spiritualità. Ciò si realizza pienamente in una comunità educativa che è come una casa, con una vera collaborazione tra famiglia, parrocchia, scuola e realtà territoriali.
Commissari e frati a lezione in Custodia
Come indicato dai Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa nella sua missione educativa riscopre la propria funzione materna. È la madre generatrice dei credenti, sposa di Cristo, che estende il suo amore in un abbraccio ecumenico ai "figli separati da essa" e ai credenti di altre religioni. Questo si concretizza nelle scuole cristiane, aperte al dialogo e all'incontro tra le differenze, dove l'educazione diventa uno strumento di pace e di cura del creato.
In occasione del Giubileo del Mondo Educativo, è stato celebrato il 60° anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, che esorta la Chiesa a «occuparsi dell’intera vita dell’uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione soprannaturale; essa perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso ed allo sviluppo della educazione». L'icona della Chiesa Madre si presenta non solo come espressione di tenerezza e carità, ma anche come guida e maestra, con il compito di generare, educare e reggere i figli, guidando con materna provvidenza la vita dei singoli come dei popoli.
L'azione educativa della Chiesa, attraverso le scuole e le attività formative, non è semplicemente un'opera filantropica lodevole, ma parte essenziale della sua identità e della sua missione. È un impegno che richiede coraggio e una speranza viva che si rinnova ogni giorno nella passione educativa.