La Lancia Appia, un nome che evoca storia e ingegneria automobilistica italiana, ha attraversato diverse incarnazioni, culminando in alcune delle più affascinanti interpretazioni carrozzate. La seconda serie, in particolare, ha rappresentato un punto di svolta, aprendo le porte a creazioni "fuoriserie" che hanno saputo unire l'eccellenza meccanica Lancia con l'arte dei carrozzieri italiani. Tra queste, la versione coupé si è distinta per eleganza, comfort e un pizzico di sportività, rendendola un oggetto di desiderio per intenditori e collezionisti.

La Nascita di un Mito: L'Appia e la sua Evoluzione
L'Appia nacque nella primavera del 1953, succedendo all'Ardea e affiancando la più grande Aurelia. Fin da subito, la vettura fu concepita come un'auto di "buona razza Lancia", caratterizzata da un aspetto di giovane aristocratica, elegante e sobria. Il suo motorino, sebbene complesso e raffinato, era generoso e la sua meccanica, come la linea, osava andare controcorrente, una caratteristica distintiva di molte Lancia dell'epoca. Inizialmente, le vendite della berlina Appia prima serie non decollarono come sperato, anche a causa della forte concorrenza, in particolare quella dell'Alfa Romeo Giulietta.
Fu in questo contesto che il professor Fessia, entrato in servizio alla Lancia nel 1955, diede il via alla seconda serie Appia, presentata al Salone di Ginevra nel marzo 1956. Questa nuova versione mirava a migliorare le prestazioni e l'appeal della vettura, fornendo una base più solida per future elaborazioni. Sebbene la prima serie non avesse ricevuto carrozzerie fuoriserie, principalmente a causa dell'impegno della Lancia nel settore agonistico e in una profonda ristrutturazione, l'interesse dei carrozzieri per la piattaforma Appia era evidente.
La Seconda Serie e l'Era delle Carrozzerie Fuoriserie
Con l'avvento della seconda serie, la Lancia, pur non mostrando un interesse diretto nella promozione commerciale di carrozzerie speciali, decise di mettere a disposizione dei carrozzieri ulteriori pianali. Questa mossa si rivelò fondamentale per la nascita di alcune delle più belle versioni dell'Appia.
L'Appia Coupé Pininfarina
Tra le più iconiche di queste creazioni spicca l'Appia Coupé realizzata da Pininfarina. Dopo un primo "pezzo unico" dalla linea convenzionale, Pininfarina realizzò una seconda berlinetta decisamente più attraente e originale. Questo coupé, in veste pressoché definitiva, fu presentato al Salone di Ginevra nel marzo 1957 e, meno di due mesi dopo, nei primi giorni di maggio, entrò nel listino ufficiale Lancia con un prezzo di 1.835.000 Lire.
La versione "definitiva" si distingueva dalla pre-serie principalmente nella fanaleria di coda: i fanalini rotondi lasciarono il posto a fanalini a diedro incorporati nelle pinne (ora più pronunciate) e fanalini rossi supplementari montati appena sopra il paraurti. Costruita sul telaio predisposto dalla casa torinese per le creazioni "fuoriserie", la vettura era dotata di un motore più potente e di un cambio con comando a cloche. L'abitacolo era curatissimo, con due sedili anteriori ribaltabili e un divanetto posteriore, venendo definito "coupé a due posti più due di fortuna", in linea con la moda dell'epoca.
Le modifiche subite dal coupé Pininfarina nei suoi sei anni di vita furono poche ma significative. Le prime si ebbero nel 1957, dopo pochi esemplari, con la scomparsa della scritta "Pininfarina" in corsivo sotto gli stemmi laterali, la soppressione del lampeggiatore all'interno della "V" e il montaggio di nuove coppe-ruote (le stesse delle Appia berlina). Nell'estate del 1958, la vettura fu trasformata in "quattroposti" con altre piccole modifiche alla carrozzeria. Un leggero potenziamento del motore (da 53 a 54 HP) avvenne nella primavera del 1959, dopo l'uscita della terza serie berlina. All'inizio del 1960 fu adottato il doppio circuito dei freni, e nel maggio/giugno dello stesso anno il motore ricevette ulteriori variazioni, tra cui una nuova testata, un nuovo collettore con condotti di alimentazione separati, un nuovo carburatore e modifiche alla distribuzione.

L'Appia Convertibile Vignale
Parallelamente al coupé Pininfarina, Vignale preparò una spider, definita "convertibile", anch'essa esposta al Salone di Ginevra del marzo 1957 e nel listino Lancia dal maggio dello stesso anno, con un prezzo di 1.775.000 Lire. Questa versione, come il coupé, era realizzata sul telaio 812.01, specificamente destinato alle fuoriserie.
L'Appia convertibile, nei suoi quasi due anni di produzione, subì una variazione importante: nell'estate del 1958, fu montata una panchetta alle spalle dei sedili anteriori, grazie alla creazione di un apposito vano, trasformandola in una configurazione "2+2", seppur con un po' di sacrificio per i passeggeri posteriori. Un altro dettaglio modificato fu il cofano motore, che ora presentava una presa d'aria di dimensioni discrete. Nella primavera del 1960, la convertibile ricevette aggiornamenti tecnici simili a quelli del coupé, con una nuova testata, un nuovo collettore con condotti di alimentazione separati, un nuovo carburatore e variazioni alla distribuzione.
Il settimanale dell'Automobile Club d'Italia, nel suo fascicolo numero 20 del 15 maggio 1960, riportò la notizia di queste novità tecniche e un breve resoconto di una prova su strada. Sebbene la vettura fosse "assolutamente nuova" e appena uscita dalla fabbrica, la prova indicava un miglioramento nella "maggiore vivacità senza tuttavia alterare il consumo che è notoriamente molto basso". Le velocità stimate erano di 70 km/h in seconda, oltre 100 km/h in terza e 150 km/h in quarta, ritenute eccellenti per la categoria, escludendo le vere gran turismo come le Appia Zagato, capaci di prestazioni superiori. L'obiettivo dei tecnici Lancia era una maggiore brillantezza e "respiro" del motore, per consentire al guidatore un uso minore del cambio.

L'Appia Lusso Vignale
Un'altra versione derivata dall'Appia e commercializzata dalla Lancia stessa fu la "Lusso" di Vignale, una quattro posti uscita a fine 1958 ma in pratica venduta per un solo anno (1960). Questa vettura, denominata "Lusso", era una berlina a due porte veloce (140 chilometri orari) ma al tempo stesso confortevole e spaziosa, in grado di trasportare comodamente quattro persone con i relativi bagagli. A differenza delle versioni coupé e convertibile, l'Appia Lusso non aveva concorrenti diretti nel mercato italiano dell'epoca, in quanto non esistevano berline a due porte/quattro posti di cilindrata attorno al litro/litro e mezzo, con prestazioni discrete ma senza pretese sportive, realizzate con cura e lussuosamente rifinite. Tuttavia, il prezzo di vendita, prossimo a 1.800.000 Lire, la poneva quasi fuori mercato, considerando che vetture di cilindrata e dimensioni molto maggiori (come le Fiat 1800 e 2100) o con caratteristiche sportive (Alfa Romeo Giulietta Sprint) erano vendute a prezzi simili o inferiori.
La vettura presentava un parabrezza più alto di quello della berlina e nell'abitacolo i sedili anteriori erano divisi e con schienali ribaltabili per consentire l'accesso ai posti posteriori.
L'Appia Giardinetta Viotti
Al Salone di Torino dell'autunno 1959 fu esposta, come "novità" Appia, la Giardinetta di Viotti (l'allora "station wagon"), che fu immessa sul mercato qualche mese dopo. Sebbene apparisse nei listini dal febbraio 1960, le consegne ai clienti iniziarono nella seconda metà di quell'anno. Nel febbraio 1960, il prezzo era di 1.600.000 lire, scendendo a 1.540.000 un anno dopo. Probabilmente, lo scopo non dichiarato della Lancia era quello di attingere idee per realizzare la terza serie berlina, il cui lancio era imminente.
L'Appia Sport Zagato
L'ultima nuova Appia uscì nel 1961, quando Zagato presentò la versione "Sport", caratterizzata da un passo accorciato e da una linea ancora più aggressiva e performante. Queste versioni Zagato, come la Berlinetta che ottenne un sesto posto nella classe 1100 Gran Turismo alla Mille Miglia del '57, erano in grado di "fare molto di più" in termini di velocità rispetto alle versioni coupé e convertibile.

Telaio e Numerazioni
I pianali messi a disposizione dei carrozzieri per le creazioni fuoriserie, derivate dalla seconda serie Appia, erano contraddistinti dalla numerazione del telaio 812.01. Inizialmente, furono forniti 5 pianali (numeri progressivi 1003, 1005, 1006, 1008 e 1014) nel 1956. Successivamente, la numerazione proseguì dal 1015 fino al 2756, per un totale di 1747 telai. Di questi, 13 furono utilizzati per vere e proprie fuoriserie, mentre gli altri 1734 contraddistinsero le prime berlinette Appia Zagato, le Appia coupé 2+2 Pininfarina e le convertibili Vignale derivate dalla seconda serie.
I "Quattro Uscite" nell'Impianto Frenante
L'espressione "tromba quattro uscite" nel contesto dell'Appia Seconda Serie Coupé, con le informazioni fornite, sembra riferirsi a un dettaglio specifico dell'impianto frenante, in particolare alla pompa dei freni o al serbatoio dell'olio freni. La testimonianza di un utente che ha recentemente acquistato un'Appia 2° serie con impianto frenante rifatto a nuovo, ma con il pedale dei freni che occasionalmente "affonda completamente" e l'asticina del serbatoio dei freni che "è giù", suggerisce una perdita di pressione o di olio nell'impianto.
Questa problematica è stata interpretata come una perdita nell'impianto frenante, con la necessità di verificare gocce dalla pompa, dai pistoncini o dai collegamenti. Un test proposto per individuare la perdita consiste nel sollevare l'asticina del serbatoio la sera, senza usare l'auto: se al mattino si è abbassata da sola, la perdita è probabilmente prima della pompa (spesso in uno degli attacchi della tubatura in rame che congiunge il serbatoio alla pompa); se invece l'asta si abbassa solo usando i freni, la perdita di pressione e di olio va ricercata in uno dei pistoncini. Le guarnizioni, fortunatamente, sono reperibili con facilità.
L'adozione del "doppio circuito dei freni" all'inizio del 1960 per l'Appia Coupé e convertibile, è un aggiornamento tecnico significativo che sottolinea l'attenzione alla sicurezza e alla funzionalità dell'impianto frenante. Un sistema a doppio circuito garantisce che in caso di guasto in una parte dell'impianto, l'altra parte possa ancora funzionare, fornendo una maggiore sicurezza. Questo potrebbe essere il riferimento implicito alle "quattro uscite", indicando una pompa dei freni o un sistema che gestisce in modo separato i circuiti per le quattro ruote (o assi), garantendo una distribuzione più efficace della forza frenante e una ridondanza di sicurezza.
Caratteristiche Tecniche e Prestazioni
Le dimensioni e il peso dell'Appia Coupé Pininfarina erano di un passo di 251,0 cm, una lunghezza di 415,0 cm, una larghezza di 151,0 cm e un peso in ordine di marcia di circa 940 Kg. Queste proporzioni contribuivano a conferirle un'eleganza intrinseca e un'agilità che si percepiva alla guida.
Le modifiche al motore avvenute nel maggio/giugno del '60, con una nuova testata, un nuovo collettore con condotti di alimentazione separati, un nuovo carburatore e variazioni alla distribuzione, miravano a migliorare ulteriormente le prestazioni e la fluidità di marcia. Tali interventi riflettevano l'impegno costante della Lancia nel perfezionare la sua meccanica, già apprezzata per la sua raffinatezza.
Lancia Appia 2 serie 1957
La Concorrenza e il Ruolo dell'Appia nel Mercato
Nel periodo dal 1957 al 1963, le vetture con caratteristiche simili a quelle del coupé Appia erano poche. L'Alfa Romeo Giulietta Sprint fu per quasi un decennio la protagonista in questa fascia di mercato. Anche per l'Appia convertibile, l'avversaria principale era un prodotto Alfa Romeo: la Giulietta Spider, una delle più riuscite creazioni di Pininfarina, che riscosse un successo straordinario. La Giulietta Spider, potendo offrire prestazioni velocistiche decisamente superiori a un prezzo sostanzialmente uguale, frenò la diffusione dell'analogo prodotto Lancia.
Nonostante la forte concorrenza, l'Appia, nelle sue diverse incarnazioni, continuò a essere apprezzata dagli intenditori. Come scritto da Ferruccio Bernabò, noto giornalista e "lancista" sfegatato, in un articolo del 1963, l'Appia era una vettura "fedele, silenziosa, sempre pronta", che "non arricchiva certamente i meccanici delle officine". La sua affidabilità era proverbiale, con esemplari che superavano i 150.000 chilometri senza revisioni di sorta. La rivista "Quattroruote" fece percorrere a un'Appia, senza soste, 160.000 chilometri sulle strade italiane, "cento volte la Mille Miglia", a testimonianza della sua robustezza e del suo "cuore generoso".
L'Addio all'Appia e l'Eredità alla Fulvia
Il 27 aprile del 1963, l'ultima Appia uscì dalla linea di montaggio, l'esemplare numero 103.161. Questo evento fu accompagnato da una "simpatica manifestazione" a cui presenziarono i dirigenti della Lancia, un momento di commiato per una vettura che aveva segnato un'epoca.
Il vibrante articolo di Ferruccio Bernabò sull'addio all'Appia ne riassumeva perfettamente il sentimento: "Eri nata signora, insomma. Forse un pochino gracilina, nei tuoi primi mesi di vita… Poi, il tempo fece presto a ristabilire la verità. Eri una vettura raccolta, di forme aggraziate, agile, con un motorino magari un po' complesso, raffinato, generoso." L'ammirazione per l'Appia si trasformò in entusiasmo con la seconda serie, che le diede "un nuovo vestito che slanciò la tua linea, e ritoccarono il tuo motore con una iniezione di brio che completò la tua personalità."
L'Appia, nelle sue diverse vesti di coupé elegante, convertibile ariosa o berlinetta sportiva, vinse concorsi d'eleganza, si fece ammirare nei Saloni internazionali e fu imbattibile nelle gare di velocità e consumo, accumulando un "lungo ricco albo d'oro che la Lancia conserverà tra i documenti più significativi di un'epoca, l'epoca Appia."
La sua "ultima, felice trasformazione" fu con la "terza serie", che rappresentò il suo trionfo definitivo. Nonostante la nascita di macchine di cilindrata simile in tutto il mondo, gli automobilisti tornavano all'Appia con "la fiducia incrollabile che quanto potevi dare tu, nessun'altra ci sarebbe riuscita."
L'Appia lasciò un'eredità pesante al modello che doveva raccoglierla: la Fulvia. Bernabò concluse il suo articolo con una rassicurazione: l'ultima "sorella", la Fulvia, era "della tua stessa razza, ha ereditato le tue migliori virtù. Già adesso sta diventando la automobile degli intenditori, come tu stessa un tempo: chi ha posseduto un'Appia, ha già o avrà una Fulvia. Vedi dunque che puoi andare orgogliosa!"
L'Appia Seconda Serie Coupé e le sue varianti carrozzate rimangono un simbolo dell'ingegno e della bellezza del design automobilistico italiano, testimonianza di un'epoca in cui la passione per l'automobile si fondeva con l'arte e la meccanica di precisione.